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Archivi categoria : 16ª Biennale di Venezia Mostra Internazionale di Architettura

Michel Comte: Black Light, White Light, Triennale di Milano, 28/11/2017

“Quando mio nonno (il primo aviatore svizzero) Alfred Comte attraversò le Alpi nel 1914 per la prima volta, ritornò con immagini incredibili di maestosi ghiacciai: gigantesche masse bianche coprivano quasi per intero le catene montuose. Quasi un secolo più tardi, ho scalato molte vette e mi sono reso conto del rapido scioglimento dei nostri ghiacciai e delle calotte glaciali globali. Per tre decenni sono quindi tornato negli stessi luoghi e ho scattato molte immagini da elicotteri aperti, scivolando tra le nuvole, o semplicemente arrampicando e testimoniando la scomparsa delle calotte glaciali e dei ghiacciai del mondo."

Michel Comte

Michel Comte, © Gianni Marussi, 28/11/2017

 

La grande installazione di Michel Comte: Black Light, White Light rivela la forza ispiratrice della natura e della bellezza. Dopo l’inaugurazione di Light al MAXXI di Roma il 14 novembre l’artista svela alla Triennale di Milano Black Light, White Light una nuova grande installazione, seconda tappa di un percorso espositivo che esplora l'impatto del declino ambientale sui ghiacciai e sui paesaggi glaciali del mondo.
Con il suo studio dei paesaggi naturali attraverso sculture su larga scala, fotografie, video installazioni e proiezioni, Michel Comte mette in evidenza il rapido processo di cambiamento del clima, l’innalzamento dei livelli degli oceani e la progressiva riduzione
delle superfici dei ghiacciai, essenziali per la nostra sopravvivenza su questo pianeta.
Due mostre fanno parte di questa straordinaria presentazione: Light a Roma presso il MAXXI dal 14 novembre al 10 dicembre 2017 e Black Light, White Light alla Triennale di Milano dal 28 novembre al 1 gennaio 2018.

Il lavoro di Comte nasce dalla sua ultradecennale passione per l'arrampicata e l'aviazione,
che gli ha offerto l'opportunità di osservare e rappresentare paesaggi glaciali in tutto il mondo.
L'installazione alla Triennale di Milano invita i visitatori in un mondo silenzioso e luminoso dove è possibile apprezzare la preziosa energia che il pianeta Terra - insieme all'umanità - può produrre. In questa seconda tappa del percorso espositivo, l'artista prevede che sia possibile immaginare come le traiettorie possano essere definite; che il nostro destino non sia semplicemente scritto nelle stelle.

Black Light, White Light rivela come il potere della natura e della bellezza ci può ispirare per creare un mondo migliore.
Siamo al punto di svolta, e grazie alle nuove tecnologie e alla conoscenza di oggi abbiamo la possibilità di intraprendere un reale cambiamento verso il meglio.” - sottolinea l’artista Michel Comte - “I visionari hanno dimostrato ciò che un uomo con una vera convinzione e un piano d’azione sia in grado di raggiungere. La nostra visione deve essere chiaramente orientata verso la luce. Con Light, voglio sottolineare che noi abbiamo il potere di creare un futuro migliore e più pulito… Questo progetto dimostra il rapido processo di cambiamento climatico e di innalzamento del livello degli oceani, associato alla riduzione delle superfici glaciali, essenziali per la nostra sopravvivenza”.
Light e Black Light, White Light sono le prime tappe di un percorso espositivo che si articolerà in diversi luoghi nel mondo tra il 2017 e il 2018. Non si tratta soltanto della presentazione di una raffinata serie di opere, ogni tappa ha l’ambizione di agire come richiamo alla realtà e alla verità, come dichiarazione politica e chiamata alle armi. 
Black Light, White Light presenta con grande potenza l’effetto del cambiamento climatico sugli habitat glaciali del pianeta. Per questo il WWF Italia ha deciso di sposare questo progetto accompagnandolo con una serie di attività di sensibilizzazione sul tema del climate-change, in parallelo alla campagna “Planet is Calling”, che punta a rendere consapevole il grande pubblico sulla necessità di rispondere con azioni concrete ai forti segnali che il Pianeta ci ha lanciato nel corso del 2017.

Il 28 novembre 2017, la Triennale di Milano apre la seconda parte del progetto Light.
L'aspetto di questa installazione deriva da una lunga storia personale di esplorazione del globo e di osservazione delle gigantesche superfici dei ghiacciai.
Noi siamo ora a un punto di non ritorno, abbiamo la possibilità con le nuove tecnologie e la nostra conoscenza di intraprendere un reale cambiamento verso un futuro migliore. Black Light, White Light, con un linguaggio molto semplice ma concettuale, ci mostra il potere della natura e della bellezza che ci dovrebbe guidare verso un pianeta più pulito. Elon Musk ha dimostrato ciò che un uomo con una vera convinzione e un piano d’azione sia in grado di raggiungere. L'energia pulita e i nuovi modi per costruire le città possono darci vite migliori e aria pulita da respirare.
L'arte contemporanea ci offre la libertà e il potere di parlare concretamente di questi temi e la seconda parte di Light mostra che possiamo cambiare direzione.
L'installazione in Triennale ci porta in un mondo silenzioso, dove tutti dovrebbero sentire quanto sia importante valorizzare l'energia preziosa che la Terra, insieme agli uomini, può produrre.
Qualcosa che si libra nell’aria potrebbe cambiare la nostra vita e la nostra visione deve essere chiaramente diretta verso la luce. Ciò che la NASA ha scoperto fin dalla fine degli
anni '50 sta ora guidando la nostra strada verso il futuro.

Michel Comte
Water is the oil of future”, 1975 at Club of Rome

Michel Comte, Light, 2017, AialikGlacier

WWF 2017, ANNO HORRIBILIS PER IL PIANETA

Uragani, incendi, sbiancamento coralli, ondate di calore, isole di plastica. Nell'Album del WWF  i 7 segnali lanciati dalla Terra.
Parte oggi la Campagna “Planet is Calling” per rispondere al grido del Pianeta con azioni immediate e concrete
E la sede WWF si  veste con un messaggio per il Pianeta 

Acceleratore dei fenomeni: i cambiamenti climatici, di cui si discute in questi giorni alla COP23 di Bonn.
Nel 2017 abbiamo visto un brutto film e a raccontarcelo è stato il nostro Pianeta. Abbiamo assistito ad un Anno horribilis a giudicare dalle immagini che ci ha mostrato: uragani e alluvioni, riduzione delle banchise polari e dei ghiacciai, moria di barriere coralline per i fenomeni di sbiancamento, si sono succeduti in tante parti del mondo e con un’intensificazione dei fenomeni accelerata, presenza pervasiva delle plastiche nei mari e negli oceani, continuo degrado di ambienti naturali straordinariamente importanti, come le foreste, perdita continua di specie viventi, segnali sempre più evidenti di una sesta “estinzione di massa” dovuta all’intervento umano, siccità , con ondate di calore che hanno innescato più facilmente anche incendi persino in regioni remote come Siberia e Groenlandia. Non ultimo, l’incremento delle ondate di flussi migratori dai paesi più poveri, a dimostrazione del forte legame tra crisi degli habitat e crisi umanitaria.  
Per rispondere all’SOS del Pianeta il WWF ha lanciato oggi la sua iniziativa “Planet is Calling” come prima fase della sua Campagna di Natale “WWF is Calling”. Questa mattina la sede WWF di Roma si è vestita del messaggio per il Pianeta con uno striscione che resterà  visibile fino a fine anno e inaugurato con alcuni degli Ambassador dell’Associazione: Michele Carpente, Elena Di Cioccio e Alessandro Tersigni. Il WWF ha anche realizzato l’ALBUM 2017, sette segnali, lanciati in diverse parti del Pianeta, che mostrano l’impressionante effetto del crescente cambiamento climatico e di altre nostre azioni insostenibili: i tanti “frames” scorrono anche nella clip video “PLANET IS CALLING” - 30 secondi con una sequenza in crescendo di episodi a cui abbiamo assistito nel corso dell’anno e che, nel loro insieme, denunciano una preoccupante accelerazione dei fenomeni estremi e delle crisi di sistemi naturali.
Il lancio della Campagna è avvenuto anche in coincidenza dell’inaugurazione a Roma, presso il Museo MAXXI, del progetto d’arte contemporanea Light di uno dei più importanti artisti e fotografi al mondo, Michel Comte. Si tratta di una raccolta di lavori che esplora l’impatto ambientale del riscaldamento globale sui ghiacciai del pianeta. Il WWF ha deciso di sposare questo progetto anche in continuazione del percorso di partnership avviato col MAXXI per diffondere la cultura e la sensibilizzazione in difesa dell’ambiente. Nel corso della sua Campagna il WWF realizzerà una serie di attività di sensibilizzazione sul tema climate-change e accompagnerà  la tappa di Light presso la Triennale di Milano.
Per il WWF l’urgenza è quella di invertire subito questa tendenza: i sistemi complessi si stanno avvicinando a situazioni critiche che noi stessi potremo non essere in grado più di invertire. Ecco perchè il fattore tempo è così importante. Il momento per agire è ora, e non possiamo solo aspettare che governi e autorità  si attivino per tempo, possiamo essere tutti ora attori del cambiamento. Nelle prossime settimane il WWF proseguirà  la sua Campagna WWF is Calling raccontando le storie dei tanti “Eroi di Natura” che stanno cambiando, con grandi e piccole azioni quotidiane, il senso di questa corsa verso la perdita di specie e habitat attraverso soluzioni per combattere il cambiamento climatico e per adattare le proprie comunità  ai fenomeni già  in atto.

ALBUM 2017: L’ANNO IN CUI IL PIANETA HA ACCELERATO LA SUA CRISI
La visione di insieme dei momenti più significativi va oltre la sequenza temporale: l’accelerazione evidente denuncia il fatto che per molti processi di persistente degrado dei sistemi naturali siamo ormai molto vicini al sorpasso di punti critici, oltre i quali la nostra capacità  di azione per sovvertire la situazione può essere quasi nulla. La successione degli uragani nell’area atlantica e soprattutto della loro forza e intensità  ha lasciato colpiti molti studiosi; la visione di tre uragani insieme, Katia, Irma e Josè, fotografati dai satelliti, ha sorpreso tutti. Una fotografia satellitare così è apparsa una significativa preoccupante novità. Globalmente nella stagione si sono scatenati ben 16 uragani. Inoltre, per diversi ecosistemi forestali che costituiscono una fonte indispensabile di ossigeno e di sequestro di CO2, in condizioni di forti ondate di calore e prolungati periodi di siccità  non sono più “sequestratori” di anidride carbonica (biossido di carbonio) ma diventano emettitori di CO2.
Il cambiamento climatico del quale si sta discutendo in questi giorni nel nuovo summit a Bonn (la 23ª conferenza delle Parti, COP, della Convenzione ONU sui cambiamenti climatici) è un facilitatore di questi processi. Quest’anno si è rafforzata la concentrazione di anidride carbonica nella composizione chimica dell’atmosfera che ha sorpassato le 400 ppm (parti per milione di volume) già nel 2016. Una concentrazione simile non è presente nell’atmosfera da almeno 800.000 anni (dati accertati dalle bolle d’aria presenti nei carotaggi dei ghiacci di questo lungo periodo) e, secondo i dati paleoclimatologi indiretti, le 400 ppm sono state raggiunte 3-5 milioni di anni fa durante la metà del Pliocene; in quel periodo i ghiacciai della Groenlandia e dell’Antartide si erano fusi o ritirati, il livello dei mari era superiore di 10-20 metri rispetto al livello attuale e la temperatura era di 3-4°C superiore a quella attuale.
È necessaria una grande pressione pubblica sui governi e sulle autorità politiche, e il WWF si batte per realizzare concretamente l’Accordo di Parigi sul clima e l’Agenda 2030 con i suoi 17 Obiettivi di Sviluppo Sostenibile, documenti sottoscritti da tutti i paesi del mondo in sede Nazioni Unite, nonchè un grande Patto internazionale sull’ambiente, come indicato dal Presidente francese Macron alle Nazioni Unite, che metta insieme l’impegno di tutti per salvaguardare i sistemi naturali di tutto il mondo che costituiscono la base fondamentale del nostro sviluppo e del nostro benessere” - ha dichiarato Donatella Bianchi, Presidente del WWF Italia - “Al fianco di questa opera di pressione tutti possiamo fare qualcosa ogni giorno, con azioni concrete, per ridurre il nostro impatto sulla natura. E già oggi sono tanti gli esempi di soluzioni adottate da comunità in tante parti del mondo che stanno facendo la differenza. Grazie al WWF puoi fare parte di chi si preoccupa del nostro futuro, di quello dei nostri figli, figlie e nipoti e delle generazioni che verranno. E della natura che garantisce il nostro futuro”.

Michel Comte: Black Light, White Light
A cura di: Jens Remes
Dal 28 novembre 2017 al 1 gennaio 2018
Ingresso: Libero Orari: Martedì - Domenica 10.30 - 20.30

Ufficio Stampa italiana: Lara Facco - press@larafacco.com - Tel.+39 02 36565133 - M.+39 349 2529989
Ufficio Stampa internazionale: Júlia Frate Bolliger at Pickles PR - julia@picklespr.com - T.+ 49 176 25155891

Triennale di Milano
Viale Alemagna 6
Milano

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Carlo Ramous: Scultura, Architettura, Città, Triennale di Milano

"Con l'acciaio è possibile fare più o meno tutto, avendo anche il grosso vantaggio che, a differenza ad esempio della terracotta, del legno e dello stesso marmo, l'acciaio inossidabile rimane per sempre qual è. Quindi il pensare, mentre lavori, che stai facendo una cosa che resterà così com'è anche tra cinquecento anni, in un certo senso è di stimolo e direi, di conforto anche dal punto di vista psicologico."
Carlo Ramous


La Triennale di Milano ospita dal 12 luglio al 17 settembre la prima grande retrospettiva dedicata a Carlo Ramous (Milano, 2 giugno 1926 – 16 novembre 2003), protagonista dimenticato della scultura italiana del secondo Novecento che ha attraversato in pieno le fasi cruciali dell’arte moderna approdando, all’inizio degli anni Settanta, alla dimensione dell’opera d’arte ambientale.
Una mostra bellissima che riporta in luce un grande artista. Una mostra allestita in modo impeccabile da Luca Pietro Nicoletti e Fulvio Irace ci restituisce la creatività di un grande scultore che con i suoi interventi scultorei ha reso la forma danzante delle linee che senza basamento si intrecciano con lo spazio. Le fotografie bellissime di Enrico Cattaneo  fanno da cornice sostanziale a sculture e bozzetti.

Dopo una serie di operazioni che hanno portato al recupero e al restauro di un significativo nucleo di grandi sculture, in parte collocate in luoghi pubblici milanesi, questa mostra propone un affondo nell’intero percorso artistico di Ramous, mostrando tutti i passaggi della sua evoluzione stilistica e poetica: dal proficuo sodalizio con architetti e progettisti, che gli consentirono di realizzare, già nella seconda metà degli anni Cinquanta, alcuni significativi interventi scultorei applicati all’architettura religiosa e industriale, all’articolata concezione ambientale della scultura degli anni Settanta, dove abbandona le precedenti ricerche sul segno e sulla materia per dare respiro a forme geometriche che si articolano nello spazio con ardito calcolo degli equilibri. Riflettendo sui volumi plastici secondo idee già futuriste, Ramous concepisce la scultura come forma pronta a staccarsi da terra per librarsi nello spazio.
Come scrive Giuseppe Marchiori nel 1973, "I netti profili delle scultura di Ramous […] devono disegnarsi in uno spazio ampio: per esempio nello spazio del “paesaggio” urbano. Esiste un singolare rapporto tra queste “sigle” monumentali e lo sfondo anonimo delle periferie cittadine".
In mostra, oltre a disegni, dipinti e bozzetti preparatori, sei grandi sculture di dimensioni ambientali - tra cui Timpano e Continuità, collocate rispettivamente nel 2013 nel giardino della Triennale e nel 2017 nel Parco dell’arte dell’Idroscalo di Milano - che introducono la visita, una selezione di sculture che copre un arco temporale che va dalla metà degli anni Cinquanta agli anni Novanta e un’importante sezione dedicata ai rapporti di Ramous con gli architetti, che hanno dato vita alle facciate di Santa Marcellina e San Giovanni Bosco e allo stabilimento di Blois.

Il catalogo, edito da Silvana Editoriale, con testi di Fulvio Irace, Luca Pietro Nicoletti, Antonella Ranaldi, Francesco Tedeschi e Walter Patscheider, verrà presentato in occasione della proclamazione del vincitore del concorso fotografico indetto dal Museo di Fotografia Contemporanea di Cinisello Balsamo per promuovere la conoscenza del lavoro di Carlo Ramous.
Il Museo di Fotografia Contemporanea, in collaborazione con la Triennale di
Milano, ha proposto un concorso fotografico per promuovere la conoscenza del
lavoro di Carlo Ramous, in occasione della grande retrospettiva a lui dedicata, con
l’obiettivo di stimolare l’interpretazione creativa delle opere a scala urbana di
questo importante scultore del Novecento.
Il concorso ha interessato principalmente gli studenti delle scuole di Milano e
provincia nelle quali è presente l’insegnamento della fotografia; ai concorrenti è
stata richiesta l’elaborazione di un progetto fotografico che interpretasse una o
più opere di Carlo Ramous.
La giuria, composta da esperti di fotografia, arte contemporanea e comunicazione
visiva ha individuato il progetto vincitore (3x4 di Fausta Riva) e le tre menzioni
speciali (Tra materia e forma di Leonardo Sassi, Soggezione di Alessandra
Tardanico, Paesaggi urbani di Zoe Arcangeli), ora esposti nella mostra Carlo
Ramous Scultura Architettura Città e pubblicati nel relativo catalogo.
Il concorso prosegue aperto a tutti su Instagram fino al 14 settembre. È possibile
pubblicare i propri scatti delle opere di Ramous con gli hashtag #scultura,
#fotografia, #carloramous e il tag @mufoco.








Caro Walter,
la presenza di Carlo Ramous alla Triennale di Milano tocca diversi decenni e si materializza sia dal punto di vista prettamente artistico con l’esposizione delle sue opere, sia dal punto di vista della partecipazione e della programmazione culturale in qualità di membro del direttivo Centro Studi per molti anni.
La sua prima partecipazione risale alla X Triennale del 1954 nella Mostra merceologica - Sezione C - con una scultura in terracotta Donna che si pettina, h.170 cm, esecuzione Richard-Ginori, documentata nell’archivio fotografico. Sia il soggetto sia la tipologia plastica ricordano la successiva Grande donna seduta dello stesso autore, attualmente collocata in una nicchia nel foyer del Teatro dell’Arte.
Nella XII Triennale del 1960 troviamo la sua opera Ballata del plenilunio all’interno del percorso nel Parco della Triennale, nell’area di accesso all’esposizione internazionale. Nella stessa edizione della Triennale collabora con la commissione della Mostra delle Opere Intrasportabili - opere d’arte inserite nell’architettura nel reperimento delle opere per la mostra.
Nella successiva XIII Triennale del 1964 Ramous è membro del Centro Studi nella grande esposizione dedicata al Tempo Libero e in questa edizione realizza la decorazione a bassorilievo di una scala interna di collegamento, realizzata dagli architetti Carlo Bassi e Goffredo Boschetti. La scala presenta dei bassorilievi in cemento ed è ancora in parte visibile alle spalle dell’attuale Bookstore.
Durante i lavori preparatori della XIV Triennale del 1968, in seguito occupata il giorno stesso dell’inaugurazione, Ramous si trova membro della commissione per le linee programmatiche insieme a Marco Zanuso, Alberto Rosselli, Giancarlo De Carlo, Albe Steiner, Pasquale Morino e Aldo Rossi già dal 1966. La commissione ha il compito di sottoporre al Consiglio di Amministrazione la rosa dei nomi della Giunta Esecutiva e il programma della manifestazione. In seguito Ramous si sentirà tradito dal rifiuto della Giunta di inserire mostre d’arte nella Triennale e presenterà le sue dimissioni da membro della commissione.
Il suo contributo appare però evidente nell’intervento della Triennale nel centro storico di Pavia eseguito sempre per la XIV Triennale, con la realizzazione di una trasformazione estetica del centro cittadino, inserendo opere d’arte, esaltando aspetti cromatici sulla facciate delle case, rendendo gli stessi cittadini partecipi del cambiamento.
A distanza di quasi 45 anni Ramous torna da artista protagonista nel Palazzo dell’Arte, in occasione degli 80 anni della Triennale nel 2013 con la donazione della sua opera Grande donna seduta realizzata nel 1955 in cotto refrattario, e con le successive pose temporanee nel parco della Triennale delle grandi sculture degli anni ’70 Arco, Timpano e Continuità. Il titolo di quest’opera sembra essere il leit-motiv del rapporto tra Ramous e Triennale, un rapporto mai mancato nel tempo che ha avuto momenti di confronto aspro, ma che si è sempre dimostrato fondamentale per la visibilità internazionale dello scultore milanese.
Il Museo di Fotografia Contemporanea, in collaborazione con la Triennale di
Milano, ha proposto un concorso fotografico per promuovere la conoscenza del
lavoro di Carlo Ramous, in occasione della grande retrospettiva a lui dedicata, con
l’obiettivo di stimolare l’interpretazione creativa delle opere a scala urbana di
questo importante scultore del Novecento.
Il concorso ha interessato principalmente gli studenti delle scuole di Milano e
provincia nelle quali è presente l’insegnamento della fotografia; ai concorrenti è
stata richiesta l’elaborazione di un progetto fotografico che interpretasse una o
più opere di Carlo Ramous.
La giuria, composta da esperti di fotografia, arte contemporanea e comunicazione
visiva ha individuato il progetto vincitore (3x4 di Fausta Riva) e le tre menzioni
speciali (Tra materia e forma di Leonardo Sassi, Soggezione di Alessandra
Tardanico, Paesaggi urbani di Zoe Arcangeli), ora esposti nella mostra Carlo
Ramous Scultura Architettura Città e pubblicati nel relativo catalogo.
Il concorso prosegue aperto a tutti su Instagram fino al 14 settembre. È possibile
pubblicare i propri scatti delle opere di Ramous con gli hashtag #scultura,
#fotografia, #carloramous e il tag @mufoco.

Claudio De Albertis, Milano, 2015

"Alla Galleria Blu, che ha aperto la sua nuova sede in via Senato, ha fatto la sua ricomparsa uno degli scultori più seri delle ultime generazioni: Carlo Ramous.
È questi un artista che opera in silenzio, che non apre polemiche, che non alza barricate. È più conosciuto e stimato all'estero che non da noi, per il ben noto fenomeno. Partito dal figurativo è giunto a una forma di espressione che non ha più nessun rapporto con il mondo naturale della rappresentazione. Almeno in apparenza. Diciamo in apparenza perché le forme che lui presenta stanno dentro al naturale. Senza prepotenza, a loro perfetto agio. Sono forme di una rara eleganza, composite, che si sorreggono per agglomerati, per strutture sovrapposte, organismi, come dice Valsecchi nella prefazione. Sono sculture che hanno bisogno di vivere all'aria aperta, in una piazza, in un prato, alle soglie di un bosco.
"
Garibaldo Marussi, Le Arti, N. 3, marzo 1968

Carlo Ramous, collezione privata

Carlo Ramous nasce a Milano nel 1926; frequenta il Liceo Artistico presso
l'Accademia di Belle Arti di Bologna, per poi continuare gli studi presso
l'Accademia di Brera con Marino Marini e Giacomo Manzù, dove espone per la
prima volta un’opera nel 1946. La serie delle mostre personali di rilievo, tuttavia,
comincia più tardi, con mostre importanti presso la Galleria del Milione di Milano
(1956), la Galleria del Cavallino di Venezia (1962) la Galleira Jolas (1971). Risale
al 1962 la sua prima partecipazione con un gruppo di opere alla Biennale di
Venezia, dove viene presentato da Gillo Dorfles. Vi tornerà dieci anni più tardi
(1972) con una sala all’interno della rassegna Aspetti della scultura
contemporanea, con uno stile completamente mutato. Frattanto, mentre la critica
più attenta, sia in Italia sia all’estero, scrive del suo lavoro (Giuseppe Marchiori,
Giovanni Carandente, Guido Ballo, Enrico Crispolti, Herta Wescher, Marco
Valsecchi, Garibaldo Marussi), Ramous avvia una importante collaborazione con l’architetto Mario Tedeschi, che porta alla realizzazione delle facciate a rilievo per le chiese di Santa Marcellina a Milano e San Giovanni Bosco a Baggio, inizio di una lunga collaborazione con architetti e progettisti ben rappresentata dal monumentale intervento sullo stabilimento tipografico di Cino Del Duca progettato da Tullio Patscheider a Blois. Al contempo, la sua scultura assume presto una importante dimensione urbana, ben rappresentata dalle grandi mostre di sculture all’aperto nel centro storico di Parma nel 1972 e in Piazzetta Reale a Milano nel 1973. Una delle opere esposte allora, Gesto per la libertà, nel 1981 troverà collocazione in piazza Conciliazione a Milano, primo di una serie di monumenti collocati dall’artista in Italia e all’estero, fino alla realizzazione di Ad astra nel Chou Park a Chiba City, in Giappone (1992).
Muore a Milano nel 2003.


Carlo Ramous: Scultura, Architettura, Città 
A cura di: Fulvio Irace e Luca Pietro Nicoletti
Dal 12 luglio al 17 settembre 2017
Orari: Martedì - Domenica 10.30 - 20.30; Lunedì chiuso, La biglietteria chiude un'ora prima delle mostre
Ingresso: libero
Uffici Stampa: Antea, anteapress@gmail.com
La Triennale di Milano, Comunicazione istituzionale e Relazioni Media - tel. 02 72434247 - press@triennale.org

Triennale di Milano
Viale Alemagna 6
20121 Milano
T. +39 02 724341 - www.triennale.org

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