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Archivi categoria : Architettura

Presentazione del volume: ” CARLO RAMOUS, SCULTURA ARCHITETTURA CITTÀ”, Triennale di Milano







Enrico Crispolti  presenta il volume: " CARLO RAMOUS, SCULTURA ARCHITETTURA CITTÀ", a cura di Fulvio Irace e Luca Pietro Nicoletti, con testi di Giulio Avon, Carlo Bassi, Giovanna Calvenzi, Claudio De Albertis, Fulvio Irace, Luca Pietro Nicoletti, Walter Patscheider, Antonella Ranaldi, Francesco Tedeschi, edito da Silvana Editoriale, immagini di Enrico Cattaneo, Triennale di Milano:
Sono intervenuti: Walter Patscheider, Enrico Crispolti, Fulvio Irace, Francesco Tedeschi e Luca Pietro Nicoletti, Triennale di Milano, 26/07/2017.

CARLO RAMOUS, SCULTURA ARCHITETTURA CITTÀ
Milano, Triennale, 12 luglio - 17 settembre 2017
A cura di Fulvio Irace e Luca Pietro Nicoletti.
Silvana Editoriale s.p.a.
br., ill. col.
italiano - inglese
€. 34
Peso: 1 kg


La Triennale di Milano propone per la prima volta a Milano una retrospettiva di Carlo Ramous (1926-2003), protagonista trascurato della scultura italiana del secondo Novecento che ha attraversato in pieno le fasi cruciali dell’arte moderna arrivando, all’inizio degli anni Settanta, alla dimensione dell’opera d’arte ambientale. Grazie all’assidua collaborazione con architetti e ingegneri, Ramous ha saputo reinventare la scultura in rapporto agli edifici e ha trovato nello spazio urbano il luogo ideale per la sua scultura, di cui Milano conserva importanti testimonianze per le strade cittadine.

Carlo Ramous: Scultura, Architettura, Città, Triennale di Milano


Ufficio Stampa Antea - anteapress@gmail.com

Palazzo Della Triennale
Viale Alemagna, 6
Milano

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CagliariPaesaggio, Teatro Comunale di Castello e sedi varie, un mese di eventi, concerti, mostre e performance, meeting, Cagliari

Alla conferenza stampa, MILANO, Museo del 900, 29/06/2017, hanno partecipato:
Paolo Frau, Assessore alla Cultura e al Verde pubblico del Comune di Cagliari; João Nunes, Docente universitario, Architetto di Paesaggio; Antonello Sanna, Direttore del Dipartimento di Ingegneria Civile, Ambientale e Architettura dell’Università di Cagliari; Nicola Di Battista, Architetto, Direttore di Domus.







Prende il via a luglio CagliariPaesaggio.

Cagliari protagonista e suggestivo palcoscenico di una piattaforma di riflessione sul tema nodale del paesaggio e sul rapporto tra uomo e natura: un mese di eventi, concerti, mostre e performance e 4 giorni di meeting - dal 27 al 30 luglio - con teorici e architetti del paesaggio di rilievo internazionale.
Tra gli ospiti: João Nunes, Michael Jakob, Barbara Aronson, Els Verbakel, Günther Vogt, Henri Bava, Christophe Girot, Franco Farinelli, Peter Latz, Pedro Campos Costa, João Gomes da Silva, Atelier F/C Arquitectura Paisagista, Baldios Arquitectos Paisagista, Studio Raumlabor e tanti altri.
Momenti dedicati a “Cinema e Paesaggio”, con Gianfranco Cabiddu, Salvatore Mereu, Giovanni Columbu e Enrico Pau, e alla “Fotografia e Paesaggio” con Salvatore Ligios, Giovanni Chiaramonte e Paola De Pietri.
I profondi cambiamenti socio-economici e i processi di globalizzazione in atto nella società odierna stanno determinando trasformazioni non solo nell’organizzazione territoriale e nella localizzazione delle attività, ma nello stesso legame tra società e risorse ambientali, persone e luoghi di vita e, dunque, tra uomo e ambiente. Di qui la necessità di ripensare i Paesaggi e il nostro modo di viverli, interpretarli, progettarli e comunicarli.
Lanciare nuovi sguardi, introdurre nuovi strumenti concettuali e un diverso linguaggio, innovare le pratiche di intervento sul territorio sono ormai necessità impellenti, così come è una priorità dell’architettura - e di tutta la società occidentale, dopo anni di disattenzioni e devastazioni - ripensare il rapporto tra uomo e natura, avviare una diversa dialettica tra i processi antropici e quelli naturali.

Cagliari, città dal profilo urbano e ambientale complesso e ricchissimo, mette al centro dei suoi interessi e di una più ampia riflessione proprio i Paesaggi - umani, naturali, urbani, paesaggi culturali e dell’anima - proponendo a luglio 2017 la prima edizione di CagliariPaesaggio: un mese di eventi diffusi in tutta la città che culminerà, dal 27 al 30 luglio, in quattro giorni di meeting con teorici e architetti del paesaggio di ambito internazionale, amministratori pubbliciI e intellettuali, che a qui si confronteranno sui diversi aspetti del tema.
Una piattaforma di dialogo che nella prima edizione vede tra i suoi ospiti principali - oltre al famoso architetto e paesaggista portoghese João Nunes, “padre spirituale” della manifestazione, che a Cagliari ha firmato il progetto del Parco urbano di Sant’Elia - anche Michael Jakob, Barbara Aronson, Günther Vogt, Els Verbakel, Henri Bava, Christophe Girot, Franco Farinelli, Peter Latz, Pedro Campos Costa, João Gomes da Silva, Atelier F/C Arquitectura Paisagista, Baldios Arquitectos Paisagista, Studio Raumlabor.

 

Paolo Frau, assessore alla cultura e al verde pubblico del capoluogo sardo: “Cagliari ha le caratteristiche necessarie per candidarsi a diventare, nei prossimi anni, uno dei luoghi nodali del dibattito sul paesaggio: una città la cui complessità offre innumerevoli occasioni di indagine e riflessione sul rapporto tra uomo e natura. È innanzitutto una città molto antica, che porta evidenti le tracce dei millenni che l’hanno attraversata lasciando il segno di continue sovrapposizioni e trasformazioni, ed è posta al centro di un sistema ambientale di straordinaria complessità. Infine, per la sua posizione geografica, si pone potenzialmente come osservatorio privilegiato delle trasformazioni che in questo ambito si stanno realizzando nell’area del Mediterraneo e nel mondo”.

Richiama il volo dei fenicotteri il logo della manifestazione promossa dal Comune di Cagliari e dall’Università degli Studi di Cagliari-DICAAR, con la Fondazione di Sardegna: quei fenicotteri che hanno colonizzato con oltre 20.000 esemplari le zone umide di Cagliari nonostante l’intervento dell’uomo le avesse potentemente trasformate, realizzando saline e vasche salanti.
Un miracolo, in un’area fortemente urbanizzata, divenuto uno dei simboli della città, ma anche del dialogo tra paesaggio naturale e paesaggio antropico.
Proprio questo dialogo, necessario ma non scontato, sarà il tema centrale della giornata d’apertura del meeting, il 27 luglio al Teatro Civico di Castello, con una conversazione sul paesaggio tra João Nunes, l’architetto e paesaggista svizzero Günther Vogt e Michael Jakob. Professore di Storia e Teoria del Paesaggio al Politecnico di Losanna (EPFL) e presso la Scuola di Ingegneria di Ginevra-Lullier (HEPIA), Professore Ordinario di Lettere Comparate all’Università di Grenoble nonché visiting professor presso la BIARCH di Barcellona - e con una successiva riflessione sulla “costruzione” della natura, che vedrà anche il coinvolgimento del geografo Franco Farinelli.
Seguiranno, nei giorni successivi, tavole rotonde e dialoghi su differenti fronti: da II progetto del Paesaggiocon riflessioni su Gerusalemme, Cagliari e Taranto; a Paesaggio e Cittàche metterà Milano al centro della discussione; da Politica e progetto urbanocon interventi di Marco Romano, Nicola di Battista, Antonio Longo e João Nunes, a Paesaggio e produzionein cui si spazierà dal paesaggio rurale della Sardegna a quello agricolo dell’Alentejo fino ai paesaggi minerari.
Lectiones magistralis nel corso della manifestazione saranno tenute dallo stesso Michael Jakob, da Henry Bava - botanico e architetto del paesaggio della scuola nazionale di architettura del paesaggio di Versailles - e da Peter Latz, pluripremiato paesaggista, professore di Architettura del Paesaggio all’Università Tecnica di Monaco di Baviera, già docente presso l’Università della Pennsylvania a Philadelphia e alla Harvard Graduate School of Design.
Centro motore della manifestazione - che avrà ogni anno un Paese ospite, la Svizzera in questa edizione - è il Teatro Civico di Castello, dove si terranno incontri e dibattiti, ma le diverse articolazioni del programma di CagliariPaesaggio si svilupperanno su un asse che connetterà anche l’Antico Palazzo di Città, il Dipartimento di Architettura dell’Università, il Bastione Santa Croce, il Bastione di Saint Remy e il Giardino sotto le Mura, allargandosi al Poetto, al quartiere di Sant’Elia e a tanti altri luoghi riconnessi e ricuciti al cuore di Cagliari.

GLI EVENTI IN CITTÀ
Lungo tutto il mese di luglio CagliariPaesaggio sarà infatti arricchito da eventi, mostre, allestimenti, performance che vedranno gli esponenti del mondo culturale e dello spettacolo misurarsi con scenari naturali e urbani della città, confermando riconosciute valenze paesaggistiche o indicando nuove potenzialità di ambiti oggi trascurati. Dal teatro di prosa all’interno dei parchi, al teatro di figura nei giardini, gli incontri filosofici sul paesaggio dedicati a grandi e bambini, la musica delle launeddas nello scenario industriale della Manifattura Tabacchi, le performance in spiaggia e i concerti nelle piazze. E ancora, le passeggiate al tramonto negli spettacolari scenari del Parco di Molentargius e in quello di Tuvixeddu o le passeggiate letterarie lungo diversi percorsi della città.
Tra gli appuntamenti, da a segnalare in particolare - il 6 luglio alle ore 21 - il Concerto dell’Orchestra e Coro del Teatro Lirico di Cagliari, che si apre alla città, proponendo nella scenografica ambientazione del Bastione di Saint Remy arie popolari di Verdi, Donizetti, Puccini e Rossini. Direttore Gérard Korsten e solisti Tiziana Caruso e Lavinia Bini (Soprani), Agostina Smimmero (Contralto), Angelo Villari (Tenore) e Devid Cecconi (Baritono).
Di Cinemae di Fotografiain rapporto con il Paesaggio si parlerà invece rispettivamente il 24 e il 25 sera, sempre al Teatro Comunale di Castello alle ore 19.00.
A confrontarsi in un colloquio pubblico sul diverso rapporto tra opere filmiche e paesaggio saranno il regista Gianfranco Cabiddu - che ha ambientato sull’Isola dell’Asinara la sua ultima fatica “La stoffa dei sogni” - Salvatore Mereu, Giovanni Columbu e Enrico Pau che, con “L’accabadora” (2016) uscito nelle sale nell’aprile di quest’anno e con una Cagliari del ‘43 sotto i bombardamenti, ha ottenuto importanti riconoscimenti, tra cui la menzione speciale ai Nastri d’Argento (premi del sindacato nazionale giornalisti cinematografici) per il cinema indipendente e di qualità.
Salvatore Ligios, Giovanni Chiaramonte e Paola De Pietri saranno invece protagonisti, la sera successiva, dell’incontro sul rapporto tra arte fotografica e paesaggio.
Non mancheranno neppure le mostre a proporre chiavi di lettura del paesaggio di sapore diverso: saranno una decina, ospitate in luoghi istituzionali come Palazzo di Città e l’EXMA, ma anche in siti e location inusuali come i negozi del centro storico di Cagliari. Tra le riflessioni di ambito architettonico spicca la mostra L’architettura del paesaggio in Svizzera” - The Swiss Touch in Landscape Architecture, mostra che sta girando l’Europa dedicata al Paese ospite della manifestazione, e che documenta le realizzazioni esemplari di paesaggisti e architetti elvetici. Curata da Michael Jakob per la Fondazione svizzera per la cultura Pro Helvetia, la mostra verrà inaugurata alla presenza dell’ambasciatore svizzero in Italia.
I paesaggi urbani e rurali della Sardegna tra gli anni i ‘50 e ‘60 del Novecento sono invece protagonisti di un’esposizione di grande fascino - Paesaggio e identità. Storie di luoghi, di donne e di uomini. I grandi fotografi della Magnum in Sardegnache s’inaugura il 21 luglio a Palazzo di Città, promossa dai Musei Civici di Cagliari.
La Magnum Photos, la più nota agenzia fotografica al mondo, presenta, per la prima volta, in un’unica esposizione, gli scatti realizzati in Sardegna dai suoi reporter più famosi fra il secondo dopoguerra e gli anni sessanta del Novecento. Le fotografie di Henri Cartier-Bresson, David Seymour, Werner Bischof, Leonard Freed, Ferdinando Scianna - sessantotto immagini in tutto - immortalano l’Isola nel momento del delicato passaggio da una cultura tradizionale alla cosiddetta “modernità” e fanno da controcanto, nel percorso museale recentemente rinnovato nella sede civica di Castello, alle visioni identitarie del territorio restituite dagli artisti del Novecento della Collezione Sarda (Foiso Fois, Hoder Claro Grassi, Aligi Sassu, Ubaldo Badas, Giuseppe Biasi, Pietro Antonio Manca, Stanis Dessy, Melkiorre Melis, Costantino Nivola e Pinuccio Sciola): percorso che ha il suo punto di arrivo, o di partenza, nell’opera di Maria Lai Come Daphne (1999), per la prima volta esposta al pubblico nell’atrio del museo, così da essere liberamente fruibile a tutti.
Immagine identitaria, paesaggio dell’anima anche in un’altra mostra fotografica:Sale, Sudore, Sanguedi Francesco Zizola, antropologo e fotoreporter italiano vincitore del World Press Photo of the Year nel 1996 e secondo nella sezione “Contemporary issue” del WPP del 2016 ,che si terrà dal 18 luglio presso l’EXMA, Centro Sperimentale per le Arti e le Culture Contemporanee di Cagliari dove saranno esposti i lavori dell’artista sardo che raccontano l’antico metodo di pesca del tonno rosso, la cui origine risale alla dominazione araba.
Altro è il paesaggio che emerge infine dalle viscere della terra, che si nasconde sotto i nostri piedi, che sfugge al visibile. Cagliari sottodi Marco Mattana mostra attraverso 100 foto – dall’8 luglio al SEARCH di Cagliari - le cavità più significative raccontando il mutare della città sotterranea in quasi 3000 anni.
Sottolinea l’assessore Paolo FrauUno sforzo congiunto di tutta Cagliari. Siamo orgogliosi  che già in occasione di questa prima edizione diversi tra i più prestigiosi architetti del paesaggio e teorici della materia abbiano accettato il nostro invito. È per noi solo una base di partenza perché è nostra intenzione lavorare alacremente affinché questo evento cresca e si rafforzi nel tempo diventando un punto fermo nell’agenda di chiunque sia interessato a questi temi”.


Programmi e informazioni su: www.cagliaripaesaggio.com - instagram: cagliaripaesaggio - facebook: www.facebook.it/cagliaripaesaggio

Uffici stampa: Villaggio Globale International - Antonella Lacchin - Tel. +39 041 5904893 - M. +39 335 7185874 - lacchin@villaggio-globale.it
Comune di Cagliari - Valentina Lo Bianco - M. +39 339 3275217 - valentina.lobianco@ - www.comune.cagliari.it

CagliariPaesaggio, luglio 2017
Teatro Comunale di Castello e sedi varie
Cagliari

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Carlo Ramous: Scultura, Architettura, Città, Triennale di Milano

"Con l'acciaio è possibile fare più o meno tutto, avendo anche il grosso vantaggio che, a differenza ad esempio della terracotta, del legno e dello stesso marmo, l'acciaio inossidabile rimane per sempre qual è. Quindi il pensare, mentre lavori, che stai facendo una cosa che resterà così com'è anche tra cinquecento anni, in un certo senso è di stimolo e direi, di conforto anche dal punto di vista psicologico."
Carlo Ramous


La Triennale di Milano ospita dal 12 luglio al 17 settembre la prima grande retrospettiva dedicata a Carlo Ramous (Milano, 2 giugno 1926 – 16 novembre 2003), protagonista dimenticato della scultura italiana del secondo Novecento che ha attraversato in pieno le fasi cruciali dell’arte moderna approdando, all’inizio degli anni Settanta, alla dimensione dell’opera d’arte ambientale.
Una mostra bellissima che riporta in luce un grande artista. Una mostra allestita in modo impeccabile da Luca Pietro Nicoletti e Fulvio Irace ci restituisce la creatività di un grande scultore che con i suoi interventi scultorei ha reso la forma danzante delle linee che senza basamento si intrecciano con lo spazio. Le fotografie bellissime di Enrico Cattaneo  fanno da cornice sostanziale a sculture e bozzetti.

Dopo una serie di operazioni che hanno portato al recupero e al restauro di un significativo nucleo di grandi sculture, in parte collocate in luoghi pubblici milanesi, questa mostra propone un affondo nell’intero percorso artistico di Ramous, mostrando tutti i passaggi della sua evoluzione stilistica e poetica: dal proficuo sodalizio con architetti e progettisti, che gli consentirono di realizzare, già nella seconda metà degli anni Cinquanta, alcuni significativi interventi scultorei applicati all’architettura religiosa e industriale, all’articolata concezione ambientale della scultura degli anni Settanta, dove abbandona le precedenti ricerche sul segno e sulla materia per dare respiro a forme geometriche che si articolano nello spazio con ardito calcolo degli equilibri. Riflettendo sui volumi plastici secondo idee già futuriste, Ramous concepisce la scultura come forma pronta a staccarsi da terra per librarsi nello spazio.
Come scrive Giuseppe Marchiori nel 1973, "I netti profili delle scultura di Ramous […] devono disegnarsi in uno spazio ampio: per esempio nello spazio del “paesaggio” urbano. Esiste un singolare rapporto tra queste “sigle” monumentali e lo sfondo anonimo delle periferie cittadine".
In mostra, oltre a disegni, dipinti e bozzetti preparatori, sei grandi sculture di dimensioni ambientali - tra cui Timpano e Continuità, collocate rispettivamente nel 2013 nel giardino della Triennale e nel 2017 nel Parco dell’arte dell’Idroscalo di Milano - che introducono la visita, una selezione di sculture che copre un arco temporale che va dalla metà degli anni Cinquanta agli anni Novanta e un’importante sezione dedicata ai rapporti di Ramous con gli architetti, che hanno dato vita alle facciate di Santa Marcellina e San Giovanni Bosco e allo stabilimento di Blois.

Il catalogo, edito da Silvana Editoriale, con testi di Fulvio Irace, Luca Pietro Nicoletti, Antonella Ranaldi, Francesco Tedeschi e Walter Patscheider, verrà presentato in occasione della proclamazione del vincitore del concorso fotografico indetto dal Museo di Fotografia Contemporanea di Cinisello Balsamo per promuovere la conoscenza del lavoro di Carlo Ramous.
Il Museo di Fotografia Contemporanea, in collaborazione con la Triennale di
Milano, ha proposto un concorso fotografico per promuovere la conoscenza del
lavoro di Carlo Ramous, in occasione della grande retrospettiva a lui dedicata, con
l’obiettivo di stimolare l’interpretazione creativa delle opere a scala urbana di
questo importante scultore del Novecento.
Il concorso ha interessato principalmente gli studenti delle scuole di Milano e
provincia nelle quali è presente l’insegnamento della fotografia; ai concorrenti è
stata richiesta l’elaborazione di un progetto fotografico che interpretasse una o
più opere di Carlo Ramous.
La giuria, composta da esperti di fotografia, arte contemporanea e comunicazione
visiva ha individuato il progetto vincitore (3x4 di Fausta Riva) e le tre menzioni
speciali (Tra materia e forma di Leonardo Sassi, Soggezione di Alessandra
Tardanico, Paesaggi urbani di Zoe Arcangeli), ora esposti nella mostra Carlo
Ramous Scultura Architettura Città e pubblicati nel relativo catalogo.
Il concorso prosegue aperto a tutti su Instagram fino al 14 settembre. È possibile
pubblicare i propri scatti delle opere di Ramous con gli hashtag #scultura,
#fotografia, #carloramous e il tag @mufoco.








Caro Walter,
la presenza di Carlo Ramous alla Triennale di Milano tocca diversi decenni e si materializza sia dal punto di vista prettamente artistico con l’esposizione delle sue opere, sia dal punto di vista della partecipazione e della programmazione culturale in qualità di membro del direttivo Centro Studi per molti anni.
La sua prima partecipazione risale alla X Triennale del 1954 nella Mostra merceologica - Sezione C - con una scultura in terracotta Donna che si pettina, h.170 cm, esecuzione Richard-Ginori, documentata nell’archivio fotografico. Sia il soggetto sia la tipologia plastica ricordano la successiva Grande donna seduta dello stesso autore, attualmente collocata in una nicchia nel foyer del Teatro dell’Arte.
Nella XII Triennale del 1960 troviamo la sua opera Ballata del plenilunio all’interno del percorso nel Parco della Triennale, nell’area di accesso all’esposizione internazionale. Nella stessa edizione della Triennale collabora con la commissione della Mostra delle Opere Intrasportabili - opere d’arte inserite nell’architettura nel reperimento delle opere per la mostra.
Nella successiva XIII Triennale del 1964 Ramous è membro del Centro Studi nella grande esposizione dedicata al Tempo Libero e in questa edizione realizza la decorazione a bassorilievo di una scala interna di collegamento, realizzata dagli architetti Carlo Bassi e Goffredo Boschetti. La scala presenta dei bassorilievi in cemento ed è ancora in parte visibile alle spalle dell’attuale Bookstore.
Durante i lavori preparatori della XIV Triennale del 1968, in seguito occupata il giorno stesso dell’inaugurazione, Ramous si trova membro della commissione per le linee programmatiche insieme a Marco Zanuso, Alberto Rosselli, Giancarlo De Carlo, Albe Steiner, Pasquale Morino e Aldo Rossi già dal 1966. La commissione ha il compito di sottoporre al Consiglio di Amministrazione la rosa dei nomi della Giunta Esecutiva e il programma della manifestazione. In seguito Ramous si sentirà tradito dal rifiuto della Giunta di inserire mostre d’arte nella Triennale e presenterà le sue dimissioni da membro della commissione.
Il suo contributo appare però evidente nell’intervento della Triennale nel centro storico di Pavia eseguito sempre per la XIV Triennale, con la realizzazione di una trasformazione estetica del centro cittadino, inserendo opere d’arte, esaltando aspetti cromatici sulla facciate delle case, rendendo gli stessi cittadini partecipi del cambiamento.
A distanza di quasi 45 anni Ramous torna da artista protagonista nel Palazzo dell’Arte, in occasione degli 80 anni della Triennale nel 2013 con la donazione della sua opera Grande donna seduta realizzata nel 1955 in cotto refrattario, e con le successive pose temporanee nel parco della Triennale delle grandi sculture degli anni ’70 Arco, Timpano e Continuità. Il titolo di quest’opera sembra essere il leit-motiv del rapporto tra Ramous e Triennale, un rapporto mai mancato nel tempo che ha avuto momenti di confronto aspro, ma che si è sempre dimostrato fondamentale per la visibilità internazionale dello scultore milanese.
Il Museo di Fotografia Contemporanea, in collaborazione con la Triennale di
Milano, ha proposto un concorso fotografico per promuovere la conoscenza del
lavoro di Carlo Ramous, in occasione della grande retrospettiva a lui dedicata, con
l’obiettivo di stimolare l’interpretazione creativa delle opere a scala urbana di
questo importante scultore del Novecento.
Il concorso ha interessato principalmente gli studenti delle scuole di Milano e
provincia nelle quali è presente l’insegnamento della fotografia; ai concorrenti è
stata richiesta l’elaborazione di un progetto fotografico che interpretasse una o
più opere di Carlo Ramous.
La giuria, composta da esperti di fotografia, arte contemporanea e comunicazione
visiva ha individuato il progetto vincitore (3x4 di Fausta Riva) e le tre menzioni
speciali (Tra materia e forma di Leonardo Sassi, Soggezione di Alessandra
Tardanico, Paesaggi urbani di Zoe Arcangeli), ora esposti nella mostra Carlo
Ramous Scultura Architettura Città e pubblicati nel relativo catalogo.
Il concorso prosegue aperto a tutti su Instagram fino al 14 settembre. È possibile
pubblicare i propri scatti delle opere di Ramous con gli hashtag #scultura,
#fotografia, #carloramous e il tag @mufoco.

Claudio De Albertis, Milano, 2015

"Alla Galleria Blu, che ha aperto la sua nuova sede in via Senato, ha fatto la sua ricomparsa uno degli scultori più seri delle ultime generazioni: Carlo Ramous.
È questi un artista che opera in silenzio, che non apre polemiche, che non alza barricate. È più conosciuto e stimato all'estero che non da noi, per il ben noto fenomeno. Partito dal figurativo è giunto a una forma di espressione che non ha più nessun rapporto con il mondo naturale della rappresentazione. Almeno in apparenza. Diciamo in apparenza perché le forme che lui presenta stanno dentro al naturale. Senza prepotenza, a loro perfetto agio. Sono forme di una rara eleganza, composite, che si sorreggono per agglomerati, per strutture sovrapposte, organismi, come dice Valsecchi nella prefazione. Sono sculture che hanno bisogno di vivere all'aria aperta, in una piazza, in un prato, alle soglie di un bosco.
"
Garibaldo Marussi, Le Arti, N. 3, marzo 1968

Carlo Ramous, collezione privata

Carlo Ramous nasce a Milano nel 1926; frequenta il Liceo Artistico presso
l'Accademia di Belle Arti di Bologna, per poi continuare gli studi presso
l'Accademia di Brera con Marino Marini e Giacomo Manzù, dove espone per la
prima volta un’opera nel 1946. La serie delle mostre personali di rilievo, tuttavia,
comincia più tardi, con mostre importanti presso la Galleria del Milione di Milano
(1956), la Galleria del Cavallino di Venezia (1962) la Galleira Jolas (1971). Risale
al 1962 la sua prima partecipazione con un gruppo di opere alla Biennale di
Venezia, dove viene presentato da Gillo Dorfles. Vi tornerà dieci anni più tardi
(1972) con una sala all’interno della rassegna Aspetti della scultura
contemporanea, con uno stile completamente mutato. Frattanto, mentre la critica
più attenta, sia in Italia sia all’estero, scrive del suo lavoro (Giuseppe Marchiori,
Giovanni Carandente, Guido Ballo, Enrico Crispolti, Herta Wescher, Marco
Valsecchi, Garibaldo Marussi), Ramous avvia una importante collaborazione con l’architetto Mario Tedeschi, che porta alla realizzazione delle facciate a rilievo per le chiese di Santa Marcellina a Milano e San Giovanni Bosco a Baggio, inizio di una lunga collaborazione con architetti e progettisti ben rappresentata dal monumentale intervento sullo stabilimento tipografico di Cino Del Duca progettato da Tullio Patscheider a Blois. Al contempo, la sua scultura assume presto una importante dimensione urbana, ben rappresentata dalle grandi mostre di sculture all’aperto nel centro storico di Parma nel 1972 e in Piazzetta Reale a Milano nel 1973. Una delle opere esposte allora, Gesto per la libertà, nel 1981 troverà collocazione in piazza Conciliazione a Milano, primo di una serie di monumenti collocati dall’artista in Italia e all’estero, fino alla realizzazione di Ad astra nel Chou Park a Chiba City, in Giappone (1992).
Muore a Milano nel 2003.


Carlo Ramous: Scultura, Architettura, Città 
A cura di: Fulvio Irace e Luca Pietro Nicoletti
Dal 12 luglio al 17 settembre 2017
Orari: Martedì - Domenica 10.30 - 20.30; Lunedì chiuso, La biglietteria chiude un'ora prima delle mostre
Ingresso: libero
Uffici Stampa: Antea, anteapress@gmail.com
La Triennale di Milano, Comunicazione istituzionale e Relazioni Media - tel. 02 72434247 - press@triennale.org

Triennale di Milano
Viale Alemagna 6
20121 Milano
T. +39 02 724341 - www.triennale.org

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Incontro con l’architetto e curatore Joseph Grima, dedicato al lavoro di Takashi Homma, Viasaterna, Milano

Incontro con l'architetto e curatore Joseph Grima, dedicato al lavoro di Takashi Homma in occasione della mostra La città narcisista. Milano e altre storie in Viasaterna, via Leopardi 32.

La città narcisista. Milano e altre storie presenta a Viasaterna e per la prima volta in Italia una ricognizione sul lavoro del fotografo giapponese Takashi Homma, attivo sulla scena internazionale dai primi anni Novanta.
L’esposizione si sviluppa intorno a tre tematiche principali, ricorrenti nell’intero corpus di lavoro di Homma: la città; l’incontro tra la natura e l’azione dell’uomo; l’atto di vedere e quello di rappresentare che sono alla base dell’operazione fotografica.
La città è protagonista della serie che dà il titolo alla mostra, realizzata da Homma appositamente per questa occasione. Si tratta di fotografie di frammenti di Milano in cui sono riconoscibili alcune delle architetture più iconiche: il Duomo, la Torre Branca, la Torre al Parco di Vico Magistretti, oltre ai più recenti grattacieli che hanno popolato l’orizzonte urbano negli ultimi anni, opera di Zaha Hadid e Arata Isozaki. Homma riprende queste fotografie con una camera oscura, rifacendosi non soltanto alla storia del mezzo che utilizza e della rappresentazione prospettica in generale (molti pittori, da Leonardo a Canaletto, da Caravaggio a Vermeer, hanno dipinto aiutandosi in questo modo), ma risalendo ancora più indietro: è la città che, come Narciso, si specchia nell’acqua, ritrovandosi sottosopra e offrendosi di conseguenza alla propria riscoperta. La metropoli improvvisamente rallenta nelle fotografie di Homma, il brulichio delle strade è sostituito dalla lentezza del rituale: finalmente si può esplorare ogni dettaglio.
L’interesse di Homma per l’architettura è evidente in una ulteriore selezione di immagini realizzate nel corso degli anni a edifici di grandi autori in tutto il mondo. Ci sono Alvar Aalto, Pierre Jeanneret, Le Corbusier, Oscar Niemeyer. Le fotografie di Homma rifuggono qualsiasi tecnicismo. Anziché omologarsi ai più riconoscibili codici di genere, fatti di rette perfettamente ortogonali, luci diffuse ed esclusione di qualsiasi distrazione, il fotografo giapponese riprende ogni genere di costruzione come se fosse qualsiasi altra cosa. Le architetture sono incluse in maniera perfettamente democratica nel flusso della sua opera e della sua visione. Con uno speciale interesse per le finestre, intese qui come elementari dispositivi per guardare: dentro, dando luce alle stanze, così come fuori, aprendosi sull’esterno.
La natura si inserisce nel percorso della mostra attraverso una selezione di tre serie. Le onde sono un soggetto privilegiato del lavoro di Homma fino dal 2003, quando dedica un’intera pubblicazione, New Waves, esclusivamente a questo fenomeno. Il rigore scientifico si mescola a una sensibilità impressionista. Qui si tratta però di una sequenza di onde riprese ogni anno dopo lo tsunami del 2011 e il conseguente incidente nucleare. La bellezza del mare si ammanta di una misteriosa oscurità. La potenza della natura si mescola a quella dei prodotti dell’ingegno umano. Allo stesso modo, i funghi della serie Mushrooms from the Forest (2011) sono stati fotografati esclusivamente nei boschi intorno alla centrale di Fukushima. Si tratta dunque di veri e propri ritratti di sopravvissuti, apparentemente candidi e incontaminati, eppure intrisi di veleni letali. Trails, del 2009, accosta ancora uomo e natura attraverso un inesorabile cortocircuito di bellezza e violenza: sono fotografie delle tracce lasciate sulla neve dai cervi feriti o uccisi dai cacciatori. Lungo un gelido viaggio tra rocce, ruscelli e alberi isolati, Homma usa il terreno come un foglio bianco e il sangue come inchiostro.
Al di là del soggetto specifico di ogni singolo progetto, la riflessione metalinguistica attraversa l’intera produzione di Takashi Homma, costituendone un immancabile motivo conduttore. Trails, in questo senso, è innanzitutto un’operazione di scrittura. Le onde sono un esempio perfetto di differenza nella ripetizione, fenomeno molto caro a chiunque si occupi di fotografia. Specchi (di Narciso) e finestre (delle architetture) sono poi tra le metafore più comuni e significative per riferirsi a questo mezzo. Nelle fotografie di Homma trova posto tutto questo. Sono immagini duplici: come un paio di occhiali con le lenti argentate, servono per guardare meglio, ma anche per riflettere.

La mostra: Takashi Homma: La città narcisista. Milano e altre storieresterà aperta fino al 21 luglio. 

TAKASHI HOMMA, nato a Tokyo, 1962, vive e lavora a Tokyo, un fotografo giapponese tra i più noti e celebrati. Dopo aver lavorato a Londra come fotografo commerciale per alcune importanti riviste internazionali, a partire dagli Novanta si concentra sempre più sull’analisi territoriale, eseguita prima in Giappone e poi in tutti il mondo, e sull’analisi dello stesso linguaggio fotografico che utilizza.
Protagonista di una grande mostra retrospettiva presso il 21st Century Museum di Kanazawa e la Tokyo City Opera Art Gallery. Nel 2014 inizia il progetto The Narcissistic City, pubblicato nell’aprile 2016 dall’editore inglese Mack Books e focalizzato sull’analisi degli edifici più rappresentativi e iconici di numerose città. La mostra in Viasaterna La città narcisista. Milano e altre storie è la sua prima personale in Italia e presenta in esclusiva una nuova serie di opere dedicate alla città di Milano e realizzate nel gennaio 2017.


Irene Crocco è nata a Milano nel 1975; dal 2011 al 2014 organizza nella sua casa di Milano mostre di artisti contemporanei e chiama questo progetto “Da vicino”, con l’idea di avvicinare il pubblico alle opere e agli artisti. Nel 2015 apre a Milano VIASATERNA.
In precedenza ha collaborato con gallerie d’arte, quali Antonio Colombo e Nepente, con istituzioni tra cui la Fondazione Bevilacqua La Masa e l’Archivio Storico delle Arti Contemporanee della Biennale di Venezia e con riviste di settore. È direttore artistico della Fondazione La Raia, nata nel 2013 con l’obiettivo di promuovere una discussione critica sul tema del paesaggio, attraverso incontri e interventi di artisti, filosofi, architetti e paesaggisti.


FANTOM (Selva Barni, Massimo Torrigiani, Francesco Zanot)
Dalla sua nascita tra Milano e New York nel 2009, con la pubblicazione di una rivista trimestrale e di una serie di libri distribuiti in oltre 20 paesi, Fantom è diventato un punto di riferimento nel mondo della cultura visiva contemporanea. Nel 2012, dopo l’uscita di 10 numeri, l’edizione della rivista è stata interrotta per dar vita a un collettivo curatoriale che prosegue l’investigazione degli “usi e abusi della fotografia” con mostre, un sito e progetti editoriali. Tra le mostre: le personali di Raed Yassin, Mario Milizia, Ruth van Beek e Taisuke Koyama; i progetti speciali di Batia Suter e Maurizio Anzeri per MiArt 2014 e 2015; la cura dei Rencontres Internationales de la Photo de Fès 2014.
Selva Barni ha fondato e dirige Fantom, lavora come consulente editoriale e per la fotografia per aziende e case editrici e insegna “Photography Editing and Publishing” al Master in Photography and Visual Design organizzato dalla Nuova Accademia di Belle Arti (NABA) di Milano. È stata fotografa freelance e photo editor a New York, dove ha completato i suoi studi nel dipartimento di fotografia del MoMA.
Massimo Torrigiani guida le attività del comitato scientifico del PAC di Milano ed è direttore del nascente polo per le arti contemporanee di Bari. Dal 2014 è direttore creativo di di Art in the City, un festival a Shanghai, città nella quale dal 2010 al 2012 ha diretto la fiera d’arte contemporanea SH Contemporary, e direttore artistico di Capo d’Arte, ciclo di mostre a Gagliano del Capo (LE), per il quale ha curato personali di Yang Fudong e di Soundwalk Collective. È co-fondatore e amministratore delegato dell’agenzia creativa Boiler Corporation.
Francesco Zanot, Curatore di Camera – Centro Italiano per la Fotografia (Torino), Francesco Zanot ha lavorato a mostre e pubblicazioni con alcuni dei maggiori fotografi italiani e internazionali. Ha curato libri di artisti come Mark Cohen (Italian Riviera, Punctum Edizioni, Roma), Guido Guidi (Fiume, Fantom Editions, Milano-New York), Takashi Homma (Widows, Fantom Editions), Linda Fregni Nagler (The Hidden Mother, Mack, Londra), Domingo Milella (Steidl, Goettingen). Suoi saggi sono stati recentemente pubblicati su libri dedicati al lavoro di Ettore Sottsass (Phaidon, Londra), Luigi Ghirri (Kodachrome, Mack, Londra), Antonio Rovaldi (Orizzonte in Italia, Humboldt, Milano), ed è autore con Alec Soth del volume Ping Pong Conversations (Contrasto, Roma). Direttore del Master in Photography and Visual Design organizzato da NABA Milano, ha partecipato come relatore a conferenze e seminari sulla teoria e la storia della fotografia presso numerose istituzioni italiane e internazionali, fra cui la Columbia University di New York, l’American Academy di Roma e il Politecnico di Milano


Orari: lunedì – venerdì, 12.00 – 19.00; Mattino e sabato su appuntamento
Ufficio Stampa: PCM Studio – Tel.  0287238000 – fax 0287238014 – press@paolamanfredi.com – Federica Farci, Tel. +39 342 0515787 – federica@paolamanfredi.com

VIASATERNA
Via Leopardi, 32
20123 Milano
Tel. +39 02 36725378 – www.viasaterna.com – info@viasaterna.com – Instagram viasaterna – Facebook viasaterna – Skype viasaterna

 

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