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Archivi categoria : Artisti

Mariapia Fanna Roncoroni (Milano, 1925 – Villorba, 18/02/2018

"...ma la vita non è forse un continuo lunapark, con le sue montagne russe, i suoi tunnel degli orrori, i suoi specchi deformanti, i suoi tiri al bersaglio?
E l’artista nel fare arte riflette la propria vita con i suoi continui trabocchetti in questo labirintico lunapark.   

Per me il pittore è come Diogene che cercava l’uomo con la lanterna.

Ho iniziato il mio percorso artistico osservando con disegno e pittura il mondo del figurativo, dedicandomi anche all’illustrazione di testi di Tagore, Wiechert, Pavese, Steinbeck.

Dal 1965 ho incominciato a scolpire modellando teste-ritratto in terracotta e lavorando alle fusioni in bronzo.

Il ritratto può essere paragonato ad una sonata, deve avere un tema, un suo centro intorno al quale giocano, in differenti ruoli, i temi secondari.

Accostare i colori è un gioco difficile e appassionante: ci sono colori che vicini sono un dramma, altri sono rima, altri gridano, altri sono un canto o un pianto o uno sbadiglio, altri sghignazzano o sorridono e così all’infinito: si può fare sinfonia o arido studio tecnico."

Mariapia Fanna Roncoroni


Mariapia Fanna Roncoroni, nata a Milano nel 1925 dove ha iniziato a studiare pittura alla Scuola di Arturo Colombo e illustrazione con Mario Vellani Marchi, ha frequentato l’Ecole des Beaux Arts di Ginevra e ha studiato affresco alla Academia de Bellas Artes di Buenos Aires. Dal 1965 si dedica alla scultura.
Nel 1977 inizia la sua ricerca sul segno-simbolo LUILEI e sul Labirinto.
Insieme a Sara Campesan e ad altri colleghi fonda a Mestre nel 1978 il centro culturale Verifica 8+1, che diventa un punto di riferimento internazionale dell’arte strutturalista per un trentennio. Dallo stesso anno inizia a occuparsi anche di MailArt, collaborando attivamente alle numerose iniziative nel campo.
Nel 1978 il regista Petr Ruttner proietta al Festival Internazionale del film d’arte di Asolo (TV) e a Milano al centro San Fedele il filmato Emmepi (1978) sul lavoroo dall’artista.
Dal 1991 chiude la sua ricerca sul segno-simbolo LUILEI e sul Labirinto, inchiodando dei libri, inizialmente di carta e di gesso, poi di legno, terracotta, cartone e plexiglas, che chiama Libri Muti.
Nel 1992 la casa editrice Electa pubblica una sua monografia.
Sul suo lavoro sono stati realizzati dal regista Petr Ruttner i filmati Emmepi (1978), Labirinti (1988), Libri muti (1994) e da Benedetto Fanna Muta Protesta (2001).
Nel 1995 è invitata da Le Venezie alla mostra che si tiene al Museo Nazionale Villa Pisani a Stra (VE) nell’ambito della XLVI Biennale di Venezia.
Viveva e lavorava in campagna, a Villorba, nei pressi di Treviso. Nel suo atelier sono esposte campionature di tutto il suo lungo percorso artistico.

PERSONALI
1951 Milano, Galleria Gussoni, Treviso, Galleria del Libraio; 1969 Verona, Galleria S. Luca; 1971 Oderzo (TV), Circolo Culturale Quattro Cantoni; 1971 Roma, Galleria Numero; 1972 Macerata, Galleria d’Arte Moderna, Roma, Galleria Fiamma Vigo, Venezia, Galleria Numero; 1976 Torino, Galleria Doria; 1977 Mestre, Galleria Fidesarte. Diverse istituzioni museali e centri di cultura in Italia e all’estero ospitano sue personali; 1978 Milano, Galleria delle forme d’arte; 1979 Treviso, Ca’ Noal, Belluno, Museo Civico; 1980 Savona, Centro d’arte Il Brandale, Bologna, Galleria d’arte Duemila; 1981 Enschede (Paesi Bassi), Galerie Tardy; Pavia, Collegio Cairoli; 1982 Padova, Galleria La Chiocciola, Milano, Galleria Il Mercante; 1983 Firenze, Caffè Voltaire; 1984 Ferrara, Palazzo dei Diamanti; 1984 Treviso, Galleria Borgo; 1985 Milano, Centro culturale Luska; 1987 Stoccolma, Istituto Italiano di Cultura; 1986 Vienna, Galleria Intakt; 1989 e 1994 Buenos Aires, Centro Culural de la Ciudad de Buenos Aires; 1990 Milano, Galleria Avida Dollars; 1992 Roma, Libreria Remo Croce, Ferrara, Biblioteca Ariostea; 1993 Udine, Galleria Artesegno, Levico (TN), Galleria Falchi; 1994 Buenos Aires, Galleria Lisemberg, Biella, Galleria Dialoghi; 1995 Imola, Galleria Quadrum, La Spezia, Circolo Culturale Il Gabbiano; 1996 Milano, Galleria D’Ars; 1997 Villorba, Sede Comunale; 1998 Oderzo, Centro Culturale Ca’ Lozzio, Enna, Di Stefano Appuntamenti; 1999 Cortina, Splendid Hotel Venezia; 2001 Olgiate Comasco (CO), Biblioteca Comunale, Gallarate (VA), Civica Galleria d’Arte Moderna, New York, West Wood Gallery; 2002 Udine, Galleria Nuovartesegno, Castellanza (MI), Villa Pomini; 2004 Possagno (TV), Gipsoteca Canoviana; 2005 Portogruaro (VE), Spazio Arkema, Feltre (BL), Palazzo Monte di Pietà; 2006 Villorba (TV), Auditorium “Mario Del Monaco”; 2007 Bassano del Grappa (VI), Chiesetta dell’Angelo.

PERFORMANCES
Ha portato le sue performances nel 1982 a Parigi, Grand Palais; nel 1983 a Firenze, Caffè Voltaire e a Roma, Spazio dell’Immagine e del Segno; nel 1984 a Pordenone, in uno spazio all’aperto; nel 1985 a Milano, Centro Culturale Luska e a Roma, Galleria il Luogo dell’Immagine e del Segno.

COLLETTIVE
1971 Roma e Venezia, Galleria Numero; 1972 Basilea, Fiera Campionaria Art 3 e Düsseldorf, IKI; 1974 Parigi, Salone Internazionale d’Arte Contemporanea; presente dal 1975 al 2002 a Bologna, Arte Fiera; 1977 Brescia, Galleria Sincron;1979 Bergamo, Galleria Fumagalli; 1981 Parigi, Grand Palais, Venezia, Fondazione Bevilacqua La Masa; 1982 Parigi, Espace Cardin; 1985 Udine, Ente Fiera, Roma, Arte In, Buenos Aires, Magazzini Harrods; 1987 Milano, Biblioteca Comunale di Palazzo Sormani; 1988 Copenhagen, Kongeus Hove, Toronto, Del Bello Gallery; 1989 Venezia, Ateneo di S. Basso, Brescia, Galleria Sincron; 1990 Milano, Artestruktura, Osaka, Triennale; 1991 Gallarate, Museo; 1994 Budapest, Museo Petöfi, Treviso, Palazzo dei Trecento, Zagabria, Istituto Italiano di Cultura, Padova, Mostra Mercato Arte; 1995 Milano, Galleria Vismara, Pavia, Castello Belgioioso, Firenze, Fortezza da Basso, Strà (VE), Museo Nazionale di Villa Pisani, mostra collaterale della XLVI Biennale Internazionale d’arte di Venezia; 1996 Milano, Miart; 1997 Milano, Centro Culturale Bertold Brecht, Firenze, Biblioteca Nazionale Centrale, New York, Scuola N.Y. Guglielmo Marconi, S. Francisco, Frank V. De Bellis Collection, Firenze, Fortezza da Basso, Lisboa, Museo Pessoa, Treviso, Villa Letizia; 1998 Roma, Istituto di Cultura Portoghese, Zagabria e Vienna, Istituto Italiano di Cultura, Fiere di Bologna, Reggio Emilia, Milano (Miart), Bari, Pordenone, Padova, Forlì, Vicenza; Trevi, Palazzo Lucarini, Bari, Museo Nuova Era, Gallarate, Galleria Civica; 1999 Spittal (Austria), associazione Dante Alighieri, Wielsberke (Belgio), Fondazione Demedtshuis, Foggia, Museo del Territorio, Treviso, Palazzo dei Trecento, Venezia, Bac Art Studio; 2000 Milano, Galleria Hoepli, Marseille (Francia), Palais des Congrès, Fiere d’Arte Padova, Torino, Artissima; 2004 Frascati, Scuderie Aldobrandini, Lilith; 2009 Ivrea,Museo della Carale Accattino, Trento, Museo dell’Areonautica G. Caproni, Treviso, Le Venezie di Villa Letizia, Venezia, Art Gallery Perl’A; 2010 Mouans -Sartoux, Festival du livre, Mestre (VE), Candiani, Castelfranco (TV), Galleria Art e Media, Racconigi (CU), Castello di Racconigi, Milano, Galleria d’Ars; 2011 Oderzo (TV), Ca’ Lozio, Matino (LE), Museo d’Arte Contemporanea; 2012 Ferrara, Galleria del Carbone, Milano, Biblioteca Nazionale Braidense, Ivrea (TO), Museo dell’Accattino, Treviso, Museo di S. Caterina; 2014 Santiago de Compostela, I Convegno Internazionale di Mailart, Treviso, Museo di S. Caterina, Contro la violenza: 25 novembre chiamata alle arti.

MAILART
Mailartista, convinta dell’utilità sociale della rete mondiale di scambio di messaggi artistici istituita dall’arte postale; partecipa attivamente alle diverse manifestazioni e mostre in tutto il mondo:
1981 Milano, Galleria Apollinaire; 1987 Minden e Kassel (Germania), in Messico e a Rotterdam; 1990 Firenze, Uffizi, Milano, Avida Dollars, Villorba, Villa Fanna; 1997 Berreiro (Portogallo), Biblioteca Municipale; 1998 Pisa, Accademia d’Arte, Santos (Brasile), Biennale Internazionale d’Arte Postale, Rio de Janeiro (Brasile), Mail Art Brazil 500 años; 1999 Firenze, Art Studium.

BIBLIOGRAFIA
M. Zerbi (a cura di), Maria Pia Fanna Roncoroni, Milano, Electa, 1992;
M. Zerbi (a cura di), Mariapia Fanna Roncoroni: Libri Muti , Faenza, Ed. Faenza, 1995;
M. Zerbi (a cura di), Mariapia Fanna Roncoroni, Gallarate, Ed. Civica Galleria d’Arte Moderna, 2001.
Carlo Barilari

HANNO SCRITTO DI LEI
"Dagli ovoidi, che esplodono come per voler trascendere la loro stessa perfezione, si passa alla… sintesi coloristica dei LUILEI, simbolo dell’opposto maschile e femminile; nel tormento della lotta e nell’anelito ad un superamento è un cammino pieno di fascino permeato da profonda spiritualità."
Carlo Barilari
"Fanna Roncoroni possiede, tra le numerose e stratificate componenti del suo bagaglio culturale, un solido aggancio al costruttivismo – è tra i fondatori del Centro Verifica 8+1 – non più adottato come referente formale, ma presente nella metodologia fattuale dell’artista. Permane …una predisposizione a ragionare in termini di progetto e risulta conseguente la definitiva versione del Labirinto in cui sono confluiti gli innumerevoli LUI e le vitali LEI."
Franco Batacchi
"Con la sua opera la Fanna Roncoroni tenta di compiere una sorta di contromovimento, rende estraneo e “altro” ciò che è parso da sempre consueto e ovvio. La parola in se stessa ha anche un valore “figurale” e non solo linguistico, è forma e non solo idealità di significato… il LUILEI riscopre la dimensione simbolica della parola mettendo in luce l’essenza figurale della scrittura; il labirinto prosegue con questo intento diventando non soltanto l’archetipo conosciuto, ma… pura forma estetica… il libro muto, ligneo, reso illeggibile da un chiodo antico che ne fissa i lembi, non può parlare, non può offrire il testo. Avulso dalla scrittura, si mostra nel suo aspetto formale, nella sua concretezza di oggetto e di elemento spaziale. Si può parlare dell’arte della Fanna Roncoroni come… del portare alla luce ciò che è celato nel fondo materiale della parola e degli oggetti, alludere all’”altro” che inabita le cose."
Emiliano Bazzanella
"Mariapia Fanna alla Galleria Gussoni, presentata da Mario Vellani Marchi. E’ una giovane disegnatrice che ha gusto, finezza, e senso della costruzione, e che si dedica specialmente alla illustrazione di libri."
Leonardo Borgese
"Ciò che colpisce immediatamente nelle sue opere è la mancanza assoluta di alcun compiacimento di gusto; l’artista è rude, aspra, tuttavia viva e non tende ad imitare la natura ma a rivelarla. Nelle sue esperienze, Al razionalismo matematico si accompagnano interpretazioni sensitive e sentimentali che ritrovano nel genere cinetico un’arte di tensioni percettive e illusioni di movimento prodotte dal rapporto tra forma e colore. Le indagini sulla ricerca LUILEI, quale sistema di forze parallele e discordi, si identificano in lettere a vista in cilindri, le inconsapevoli lontanaze oceaniche del messaggio in bottiglia."
Luigina Bortolatto (Corriere della sera, 7 giugno 1951)
"Reale e immaginario, memoria e fantasia, operatività manuale e levità mentale si fondono, intrecciano, liberandosi a vicenda da costrizioni sintattiche: i dadi della vita o della sorte precipitano nel vuoto, ma il clown cammina, in sottile equilibrio, sopra le loro rovine. Ha percorso la strada verso la scultura… nell’evidente volontà di dar corpo a intuizioni fragili, delicatissime; e tuttavia di quelle intuizioni era appunto la fragilità, la levità, la sottigliezza penetrante che a lei importava catturare ed esprimere. Così… attraversando l’esperienza straordinaria della poesia visiva, cioè la riflessione, ad alto grado di liricità, sul messaggio minimale del segno, ella è ritornata ad esprimersi con tecniche e materiali di gracile corporeità… nel LUILEI, tema simbolico e tema grafico insieme, regno ossessivo della ripetizione e radice del labirinto."
Rossana Bossaglia

"C’è una nuova nascita nell’ovoide bucato, che non è quella recepita dall’esterno, ma che coincide invece con il racconto della nostra storia, nel ridefinirla, nell’uscir da sé. Non consiste nell’effetto di un atto arbitrario della volontà e neppure nel riscontro neutrale di un percorso oggettivo. È un processo paradossale, un processo di necessità mediante il quale bisogna re-inventarsi, per divenire alla fine quello che si è. Si trema nel bucare la materia e l’arco di questa tensione – l’inquietante campo di forze che attraversa lo spazio della nostra esistenza creativa – è portato a compimento da una risoluzione etica essenziale. Si tratta di una delle strade possibili, ma Mariapia Fanna Roncoroni sceglie proprio quella, guidata dall’esattezza intellettuale dell’emozione, che ci fa riconoscere il nostro essere nell’auspicio di ciò che non siamo ancora. La sceglie, con tutto il dolore del percorso. Il progetto, in Mariapia, non è esattamente riducibile alla rappresentazione del visibile. L’artista procede piuttosto su un binario parallelo, di ri-creazione dell’esistente, nell’attenzione allo spazio interiore del mondo. Si rivolge a ciò che sfugge abitualmente, ossia a quell’apertura che permette alla luce di filtrare, consegnando così ogni cosa al suo assoluto. Il soffio, il seme, l’essere raggiante di ciò che ancora deve venire. Il ritmo del suo agire non è scansione di un ordine logico, ma relazione con il silenzio, con la musica che lo abita, con il movimento ondulatorio del tempo: con Novalis se si toglie il ritmo del presente, si toglie anche il presente… Allo stesso modo, i cataloghi arborei di Fanna Roncoroni, i libri trafitti, le sequenze LUILEI sono incarnazione ed appartenenza. Costruiscono verità. È questo l’essere-nel-mondo di cui parla Heidegger: l’esserci fin dal principio e – potremmo aggiungere – l’esserci che si oppone alla dimenticanza, l’esserci che denuncia, contro la lacerazione della vita, contro l’allontanarsi dell’uomo da sé, contro la mancanza di rispetto. Questa è verità posta in opera. L’iniziale strappo, il brancusiano ovoide forato ha nutrito il procedere futuro. Diviene talora impossibile separare forma e materia: la tensione, in queste opere, è più importante della definizione; l’annuncio conta più dell’evidenza. Così l’artista diviene custode del messaggio, ancora in potenza nonostante il trascorrere degli anni, del proprio destino. Custode che non si rassegna, non si abitua, non si siede. Insieme appello e interrogazione."
Francesca Ruth Brandes Uscir da sé
"LUILEI (El y Ella) constituyen el nùcleo generador, trama y urdimbre del tejdo de la vida. LUILEI son eternos y constantes principios que se articulan en una infinidad de situaciones y de juegos. LUI, el factor masculino como una presencia fría, racional, mòvil y protagonista. LEI, el factor feminino como un càlido y màgico soporte firme, receptor y generativo. LUILEI asociados indisolublemente en un original juego de figuras y fondo, de encuentros y de fugas, de armonias y de oposicíon. Las innumerables trayectorias posibles de estos episodios emergen como señales: entre el rojo magenta y el negro grisàceo van dejando la traza de los eternos y cambiantes Laberintos (de la casa, de la pareja, del cosmos, del yo…) donde se desarrollan las historias personales; la gran historia. En este escenario la figura fugitiva y fantasiosa del Payaso aparece y desaparece como la fresca presencia de un lúdico testigo, del espíritu irónico y superior."
Raul Bulgheroni
"In tema di disegno, notevole mi sembra la mostra di Mariapia Fanna alla Gussoni di Milano, in via Manzoni. Questa giovane è novizia alle mostre. Eppure essa ha doti di illustrazione non nel senso banale, assai formate. La metà circa delle opere esposte sono destinate a libri, con grande varietà, da “Chytra” di Tagore alla “Novella pastorale” di Wiechert, a Pavese, alla Drigo, a Steinbeck, a Webb. Particolarmente efficace è la Fanna nei gruppi, il cui movimento è studiato per successione di gesti, con un ritmo che non tradisce il senso letterario e che è d’altra parte molto figurativo. Anche il segno è serio, chiaroscurato senza esagerazioni, chiuso nel sentimento dell’opera. Una buona disegnatrice, anche se, data la giovane età, discontinua."
Raffaele De Grada
"Incredibilmente nomade e disinibita nella sua avventurosa ricerca espressiva, ha forse trovato nel libro… l’oggetto formale in grado di contenere tutte le sue ossessioni immaginative. Trasformandolo… in un evento plastico, esercitando cioè su di esso il puro linguaggio della scultura… I Libri Muti affermano l’appartenenza alla più interessante ed aggiornata scultura contemporanea, antistatuaria e antimonumentale, plasticamente armoniosa."
Enzo Di Martino (Conversazione alla Radio, 5 giugno 1951)
"Cos’altro sono infatti il Labirinto o il Libro Muto…se non la mancata risoluzione dell’enigma col quale come artista ha misurato il proprio progresso nell’avanzamento in zone d’ombra in cui ha scandagliato le contraddizioni e l’ineffabilità dell’esistenza interiore riducibile soltanto a simbologia? La Roncoroni, nonostante la gravità dell’assunto, adotta ed esplicita, sempre, uno stile lieve ed ironico."
Anna Maria Di Paolo
"Il mio rapporto con Maripia Fanna Roncoroni è iniziato nel 1995 con un piccolo catalogo di Libri Muti trovato per caso in una bancarella e continuato con una mia silente ma chiaroveggente ammirazione sino allo scorso anno quando ho conosciuto personalmente l’artista e visitato il suo atelier… La ricerca dell’ultimo periodo intitolato Muta Protesta, è dedicata ad una dolorosa e inquietante, ma attualissima, riflessione sulla violenza della società contemporanea sui Bambini. Una società in cui l’artista può solo levare il suo grido di dolore e denunciare la violenza in atto contro la cultura, la conoscenza, l’arte e che significa violenza contro il seme dell’umanità futura. Il verdetto è inappellabile, l’artista mette in Bare Inchiodate i sogni dei bambini e la coppia LUILEI. Muta Protesta è un’installazione di grande impatto scenografico e di grande valenza morale. Al centro della scena campeggia una domanda inquietante, una sola parola: “Perché?” E vengono immediatamente in mente le violenze perpetrate nei confronti dei bambini guerrieri in Africa, degli orfani iracheni o afgani, dei kamikaze palestinesi, dei bambini costretti all’analfabetismo, quelli all’accattonaggio, quelli che perdono le gambe sulle mine, i disperati della favelas, i bambini ostaggi delle mafie, le bambine orientali costrette alla prostituzione, i bambini brasiliani rapiti per espianti di organi, i bambini violati dai pedofili. Un’orchestra di violenza da cui si leva un solo grido: “Libera nos a malo” e in cui si vede una mano accarezzare pietosamente i chiodi, quasi ad intonare un canto di grazia e di pietà, una carezza intima al respiro del mondo, alla speranza di un mondo migliore. Muta Protesta è un moderno Sit-In grondante attenzione e redenzione di un’intera società superficiale distratta e violenta. Muta Protesta è una svolta visuale, un nuovo teatro sociale dell’arte, dove interagiscono pittura, scultura, parola, suono, per rivendicare un ruolo e una presenza dell’uomo che non dimentichi il contesto sociale che lo circonda. Muta Protesta è in realtà una preghiera e una supplica all’olocausto e al genocidio in atto dell’infanzia e della vita. Muta Protesta è una disobbedienza estetica, un’inadempienza alle regole del gioco culturale, una macchina poetica ed un fuoco esistenziale. Muta Protesta è un’azione poetica perturbante, certamente non rispondente ai canoni della bellezza, ma un’opera esteticamente ed intrinsecamente bella, complessa, virtuosa e piena di Pathos. Muta Protesta è anche un’eresia estetica e religiosa catartica: l’eccesso delle bare inchiodate e trafitte da enormi chiodi di ferro battuto, ci ricordano i chiodi con cui fu crocifisso Gesù, e il flusso di energia che ci trasmette arriva come un turbine. Il rifiuto, il disgusto, la negazione di questa violenza annientano gli esegeti del sublime. All’urlo muto della Storia, la Roncoroni oppone il suo devastante silenzio, il suo fare creativo legato all’esperienza ed all’amore per la natura e per l’umanità ferita."
Donato Di Poce
"L’antica figura del labirinto nella brocca etrusca di TRAGLIATELLA (620 a.C.) — e c’è molto di etrusco nei ritratti scultorei e nelle sculture criptiche di Mariapia — è definita come truia, parola che significa arena o luogo di danza. La parola labirinto designò in origine una danza, nulla di drammaticamente conchiuso quindi…. Ma la danza classica è sacra e votiva. Noterete facilmente che leggendo il labirinto nome, dalle molte lettere, di Mariapia Fanna Roncoroni, si ritrova non troppo nascosto l’anagramma di ARIANNA. Per questo mi pare giusto chiudere con i versi di una tavoletta di Cnosso del 1400 a.C.: “Un vaso di miele per tutti gli dei / Un vaso di miele per la Signora del labirinto”.
Giò Ferri, Milano 10/01/2010
"Il labirinto è però, anche, oggetto di gioco, scomposto e ricomposto secondo possibilità calcolabili in base a leggi combinatorie. Attraverso la componente ludica…è possibile organizzare e sfidare il fato ed il destino. Il gioco può allora diventare, e diventa, scacco alla razionalità usata per organizzare il mondo…e momento di riappropriazione di autonomia come capacità di scelta, di movimento, di orientamento, dunque di libero arbitrio esistenziale."
Carla Chiara Frigo
"Mettere in “forma di libro” oppure “far libro” oppure “librismo” da parte degli artisti è una pratica dell’arte che in questi ultimi decenni ha avuto uno sviluppo enorme. Appare quasi scontato che il libro, così carico di significati e istituzionale luogo del sapere, del pensiero, dei sentimenti, della ragione, sia fonte d’indagine nel processo operativo di molti artisti."
Gino Gini 
"La vita cambia le sue stesse condizioni e con essa le metafore che la rappresentano. Milioni di LUI stanno incolonnati ordinatamente, certi di proseguire senza più dover spingere o trascinare; intanto non si avvedono dei guizzi che avvengono e delle piccole correnti di LEI che avanza con forza rinnovata. Al mare grande della libertà arriveranno prima, non ci sono dubbi, magari con fatica enorme, ma questo non importa. Non si può più andare con il passo di una storia che ormai è favola, trapassata nel momento stesso in cui avviene. I fiumi continueranno a solcare le piane assolate, ma non saranno più gli stessi, perché niente e nessuno sarà più lo stesso, nemmeno la storia."
Romana Loda
"Sai cosa sono i tuoi labirinti per me? Il mio Paese, i miei problemi, l’aspirazione di giungere ad un porto e vedere invece come si chiudono porte… ma non spaventarti; i tuoi labirinti sono positivi… Si entra in essi con il piacere del gran gioco (LUILEI) per uscirne quando si vuole, col sorriso, soddisfatti, in pace. Prenderò i tuoi labirinti come esempio per vivere i miei. Paradosso. i tuoi labirinti per non perdermi."
Mara Keuchan (Dalla cartella LUILEI, editore Campanotto)
"Il merito di Maria Pia Fanna Roncoroni sta proprio nell’essere riuscita a spogliare la sua scultura … di ogni provvisorietà. Accade la stessa cosa quando il pezzo scultoreo supera la sua funzione di ritratto per assurgere a simbolo di valori umani universali."
Vittoria Magno
"Le vie della ragione hanno… molte facce: persino quella dell’invenzione poetica. Sì, la poesia del calcolo; ma anche la poesia dell’avventura, che si traduce nella misura composita dell’irrealtà."
Giuseppe Marchiori
"La sua opera mette in evidenza un grande problema dell’arte contemporanea, già ben intuito da Paul Klee, la dialettica tra forma e figurazione, tra schema scientifico della visione e della psicologia della forma e la ricerca delle motivazioni che divengano motivo o contenuti figurativi. La percezione suggerisce la figurazione, e la figurazione stimola la percezione."
Attilio Marcolli
"Una ricerca che riesce non soltanto a mettere in luce la fredda razionale bellezza degli elementi puri, ma a caricarli di una vitalità che si colloca al di là di ogni regola scientifica. Si avverte infatti in questi elementi solidi che si compenetrano per diventare una forme unica, l’incontro fisico di due identità fuse in un rapporto ideale…"
Augusto Minucci 
"Ho visto libri sonori, libri cancellati, libri fusi; ma i libri della Fanna Roncoroni contengono parole magiche, misteriose, che vivono nel legno. Libri tornati allo stato vegetale come l’uomo tornerà alla terra; inchiodati, inchiavardati con perentorietà e violenza. Libri stuprati, I grossi chiodi di primitivi da età del ferro penetrano veementi il legno dando al rapporto LUILEI un significato vitalistico costruito sull’antinomia amore/odio."
Bruno Pozzato (da La Stampa, 1976)
"Luogo esterno e interno, della vita e della riflessione, il labirinto assomiglia al “mandala” che è sintesi dello spazio e immagine del mondo. LUI invade il labirinto e si identifica con il labirinto, LEI, come Arianna, offre il filo che conduce all’uscita, la chiave della comprensione…LEI quasi un’esplosione, un fiorire sul nero, serioso, monotono e preponderante “campo” visivo del LUILEI e che si staglia come momento diverso e creativo, stimolante interruzione che valorizza l’esperienza della vita."
Giorgio Segato 
"Le doti di Mariapia Fanna sono la semplicità e la chiarezza espressiva. I segni della giovane artista lo dimostrano nel modo più assoluto. Il suo istinto la porta a spiegarsi con mezzi alle volte quasi rudimentali, come del resto facevano gli artisti figurativi del nostro Medio Evo. Mariapia Fanna ha una personalità e un temperamento spiccatamente suoi. Infatti pur essendo delicatamente donna, essa non concede mai nulla al seducente fascino di quella grafia che porta inevitabilmente al segno così detto elegante. In ogni sua figura c’è una costruzione robusta, c’è un gesto che concorre all’assieme della composizione generale della scena o del racconto che essa vuole rappresentare. La Fanna non si perde mai in piacevolezze ornamentali; essa affronta la composizione con ammirevole audacia ottenendo spesso risultati eccellenti."
Mario Vellani Marchi
"La fluidità energetica ravvisabile già nelle prime opere scultoree, viene poi enfatizzata nel percorso concettuale e raccolta nei Libri Muti. Anche qui c’è uno sviluppo verso l’astrazione formale che corrisponde ad un’accentuata concettualità. Dai libri realizzati in cartone ondulato, trattato con bagno di gesso, dove permane la texture di parole… fino ai libri in legno, dove le pagine, come nel caso precedente, sono attraversate da chiodi antichi."
Sabrina Zannier 
"Emozioni sottili, fragili equilibri, volubili umori, entusiasmi e delusioni e tutto ciò che, con vorticoso ritmo, accade all’animo umano nel corso dell’esistere, ha contorni vaghi e sfuggenti, elusivi e inafferrabili…è questa la materia fluida, allusiva e astratta raccolta nei Libri Muti …serrati, socchiusi, con qualche pagina aperta, ma sempre trafitti, con gesto perentorio, decisivo, travolgente e lucido. Il libro Muto è essenza violata, offerta al sacrificio, il suo silenzio è grido e insieme pausa vibrante, è il libro crocifisso il cui cuore continua a pulsare in attesa della resurrezione…una tacita, cupa denuncia."
Myriam Zerbi

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Valentino Vago, Barlassina, 16/12/1931 – Milano, 17/01/2018

"Ci eravamo rincontrati con Alessandra Finzi, nello studio di Valentino, con calma, dopo l'inaugurazione alla Fondazione Antonio e Carmela Calderara del 24 giugno 2017, per ripercorrere insieme un po' della sua storia, i rapporti con mio padre Garibaldo e seguire le sue mani che plasmano, trasformano il colore, come per magia, in un afflato senza spazio e senza tempo verso la luce. Come in un passaggio dopo le Colonne di Ercole verso infiniti lidi, verso infiniti cieli, dove la luce è sovrana."

Gianni Marussi


Oggi, mercoledì 17, è serenamente mancato Valentino Vago. Le esequie saranno venerdì 19, alle ore 11, in San Giovanni in Laterano, piazza Bernini, Milano, quella che ha affrescato con tanto amore e che considerava "la summa" della sua pittura e che chiamava "il mio Paradiso". Valentino è tornato alla sua luce.

La malattia non gli aveva impedito di lavorare. Solo negli ultimi due mesi aveva smesso di frequentare il suo studio e la sua più recente uscita pubblica risale allo scorso ottobre, in occasione dell’inaugurazione della mostra “Oltre l’orizzonte” nelle due storiche gallerie milanesi Il Milione e L’AnnunciataIn occasione della morte del maestro la galleria Annunciata ha deciso che, in omaggio al maestro, la mostra di Vago sarà prorogata sino al 20 marzo 2018.

È la luce trascendentale che dipingo. Ogni luce esistente nel mondo esterno non mi interessa, quella che entra in una giornata di sole è luce terrena, la mia è luce dello spirito. Ho capito che si poteva dipingere senza rappresentare nulla. Da allora ho sempre proceduto cancellando il mondo. Sto facendo la cosa che ho sempre desiderato fare, cioè un quadro fatto solo di luce con un riverbero di luce ancora più potente sotto. Quella piccola differenza, o grande differenza di luce che c’è sotto è quello che sposta tutto lo spazio in una dimensione diversa.
La mia pittura esiste già a priori, e io non sono che uno strumento che ha il compito di portarla alla luce…"
Valentino Vago

Valentino Vago, "Il mio Paradiso", Chiesa di San Giovanni in Laterano, Milano, 2017

"Luminoso è il lavoro nobile; ma essendo
nobilmente luminoso esso dovrebbe
illuminare le menti, così che esse potessero
viaggiare verso la Luce Vera...”

Abate Sugerio di Saint Denis


"Siamo per le superfici grandi perchè hanno una forza inequivocabile"

 Rothko e Gottlieb

Valentino Vago, E.191, 1973, cm180x240

Due sono le sue personali, prorogate al 2 febbraio alla Galleria Il Milioneal 20 marzo 2018 alla Galleria Annunciata. Entrambe le personali sono a cura di Roberto Borghi in collaborazione con la fidata Ornella Mignone, responsabile dell'Archivio Valentino Vago.

La realtà oltre l’orizonte
All’origine della parola orizzonte ci sono i termini greci orízo, che in italiano significa «circoscrivere», òros, cioè «limite», e secondo qualche linguista anche orào, il verbo per antonomasia del «vedere». Per quanto la sua valenza etimologica sia incerta, quest’ultimo elemento ci rammenta che la linea di demarcazione fra terra e cielo è un dato ottico, qualcosa che in natura non esiste con la medesima suggestiva nettezza con cui ce la restituisce il nostro sguardo.  
Orizzonte, Davanti all’orizzonte, Immagine all’orizzonte sono i titoli ricorrenti dei lavori di Vago della prima metà degli anni Sessanta. In quelle opere realizzate da un pittore trentenne ormai distante dagli stilemi informali, si manifesta, secondo Marco Valsecchi, «una profonda sostanza luminosa» ripartita «in piani dilatati», in «allusioni di spazi infiniti» che si proiettano «sulla tangenza di una linea (l’orizzonte)».
Nei dipinti dei decenni successivi questa scansione orizzontale viene progressivamente sfumata, alterata, scomposta in più segmenti, mutata in atmosfera: «la mia più grande gioia - ha affermato di recente l’artista - è stata la liberazione dall’orizzonte che vivevo come un limite dello spazio dello spirito». Le modalità con cui si è verificato questo affrancamento rappresentano i punti nodali dell’itinerario di Vago.
Nelle opere dei tardi anni Sessanta e dei primi Settanta esposte alla galleria Annunciata, si riscontrano talvolta più orizzonti tra loro paralleli, oppure un unico orizzonte dallo spessore e dalla densità inconsueti. Più frequentemente però la linea di cesura tra terra e cielo - ma anche, come viene spontaneo credere, fra materia e spirito, determinato e indeterminato… - ha una traiettoria anomala, ondeggiante, e sembra galleggiare su di un vuoto atavico, silenzioso. C’è, in questi dipinti, un elemento acustico tanto decisivo quanto sotterraneo, che forse si spiega con le riflessioni formulate da Sergio Grossetti nel testo in catalogo della personale al Salone Annunciata del 1965: «Vago – vi si legge – crede alla pittura sino al punto di lasciarsene quasi annullare, di abolire la sua presenza personale e […] affidarsi a due soli suoni alti, intensi, vibranti, a un semplicissimo rapporto di colore e luce che investa tutto il suo trepidare, il suo vivere di uomo».
In effetti a partire dalla metà degli anni Sessanta Vago ha attuato una sorta di estinzione della personalità, un silenzio di sé finalizzato anzitutto a far percepire quei «due suoni alti, intensi, vibranti», vale a dire la luce e il colore, di cui è basilarmente composta la pittura. Probabilmente però, nel suo peculiare autoannullamento, ha anche fatto proprie queste parole di André Marchand - peraltro citate in un classico della filosofia dell’arte che, fin dal titolo, ha molto a che fare con il suo lavoro: L’occhio e lo spirito di Maurice Merleau-Ponty: «credo che il pittore debba lasciarsi penetrare dall’universo, e non volerlo penetrare… Attendo di essere interiormente sommerso, sepolto. Forse, dipingo per nascere».
Nella poetica di Vago c’è un continuo rimando alla condizione della nascita, evocata in molti dei suoi scritti e delle sue interviste, un bisogno di far sì che «l’opera nasca», anzi «si faccia» quasi da sé, per permettere poi che anche l’artista venga letteralmente «alla luce». Quest’ansia generativa, nei dipinti esposti all’Annunciata, acquista un carattere estremamente lirico, ma allo stesso tempo sottilmente drammatico: si tratta infatti delle immagini più complesse e stratificate coniate da Vago, di situazioni pittoriche ardue da decifrare, perché mai univoche, nemmeno quando sembrano meramente consistere in una o più masse di colore all’incirca rettangolari. Anche in queste opere, così come in quelle più articolate, non mancano linee fluttuanti che a volte hanno la sinuosità dei filamenti, altre volte la determinatezza delle rette, per quanto frantumate.
Giunto a uno snodo del suo itinerario espressivo, è come se l’artista maturasse la consapevolezza che lo sguardo sull’orizzonte, in quanto visione del limite che separa la materia dallo spirito, costituisce anche un’esperienza del limite stesso della visione, dell’impossibilità persino di scorgere quello che Leopardi chiama «l’ultimo orizzonte». Può darsi allora che scaturisca da qui, dalla coscienza dell’ineludibilità del limite intrinseco al vedere, l’aspirazione a rendere la pittura qualcosa di non esclusivamente visivo, ma anche in qualche modo tattile e percettivamente tridimensionale. Le numerose opere ambientali, le camerae pictae, gli interventi in edifici sacri rispondono tra l’altro al desiderio di dilatare la portata dell’azione pittorica, di ampliarla ad altri sensi, di renderla immersiva e avvolgente. Questa svolta verso la tridimensionalità si riverbera sulla creazione dei dipinti rendendoli sempre più “spaziosi” al loro interno, anche se privi di qualsiasi indicazione di profondità, e dotandoli di un cromatismo ancor più atmosferico e tattilmente invitante. Senza dubbio si tratta di una pittura «smaterializzata», come sottolinea la critica dell’ultimo decennio, ma palpabile, e autenticamente corposa, cioè dotata di una propria inconfondibile densità, di un proprio peso specifico, come se fosse, in senso lato, un corpo: d’altra parte immateriali eppure corporei, secondo la teologia cattolica, sono gli angeli, figure che Vago ha frequentato, pittoricamente parlando, negli anni Novanta, e alle quali ha dedicato una mostra alla Galleria San Fedele.  
I recentissimi dipinti esposti presso Il Milione hanno questa stessa corposità e allo stesso tempo risentono, nell’accezione letterale del termine, della quasi simultanea realizzazione dell’opera in San Giovanni in Laterano. La chiesa di piazza Bernini a Milano ospita davvero, come ha scritto l’artista stesso, «la summa dei suoi settant’anni di pittura»: Vago qui si è lasciato «interiormente sommergere» dalla luce, ha assunto un ruolo pressoché medianico, nel senso che si è fatto mediatore di una forza cromatica ascensionale che ha canalizzato verso l’apice dell’abside e ha raccolto nella cupola interna all’edificio. Un processo analogo si è verificato ideando i dipinti del Milione: in queste opere Vago, invece che «penetrare» l’orizzonte con lo sguardo, se ne è lasciato incuneare, lo ha assimilato al suo io più profondo e lo ha come dissolto nella sua interiorità.          
Così come ce la mostrano i suoi lavori del 2017, la realtà oltre l’orizzonte consiste in addensamenti di tonalità rosa e giallo nei quali non esistono autentiche cesure, ma solo vibrazioni più intense che, quando percorrono orizzontalmente la tela, si fanno talmente diafane da risultare bianche. Forse l’artista è vicino a soddisfare attraverso la pittura quel «desiderio di ritornare a prima della nascita, alla pura energia, alla grande luce» di cui parlava in un intervista del 1987: per certo comunque sappiamo che gli ultimi dipinti hanno perlopiù come titolo VV 1931, ovvero le iniziali del suo nome e l’anno della sua nascita. Secondo la folgorante massima di Franz von Baader, un filosofo romantico purtroppo dimenticato, «giovane è tutto ciò che è vicino alla propria origine». A giudicare dalle opere esposte al Milione, Vago dall’origine non è affatto lontano.

Roberto Borghi

Valentino Vago, Galleria Il Milione, 5/10/2017

 

 


Garibaldo Marussi
presentazione al Salone Annunciata il 14/12/1961

"C'è un'ala della giovane arte italiana che - estranea alle sollecitazioni della pittura del segno (Capogrossi), del gesto (Vedova), dell'informale (Vacchi), del materico (Burri) - si orienta verso soluzioni intimiste (Strazza e Scanavino ad esempio) che comportano un ripiegamento sul proprio io, una fuga dall'esterno verso l'interno, una ricerca di espressioni, di stati d'animo. Donde un liquefarsi, uno sciogliersi della materia in una luminosità incorporea che assume diafane figurazioni, quale è il caso del bolognese Romiti. Su quest'ultima strada - dopo un'esperienza iniziale che poteva avere analogie con certa pittura americana (vedi Rothko) e, su altri binari, con Poliakoff, come disse Guido Ballo - appare decisamente orientato l'ancor giovane Valentino Vago. Fin dalla sua prima comparsa - e sarà un anno - si ricavava la sensazione di una presenza reale, fuori dalle mode e, per certo verso, dalle correnti. Era una presenza timida, quasi nascosta. Una voce in sordina. ma c'era già, non espressa con graffi, con strappi, con violenze, bensì con trascolorazione del sentimento, l'annuncio di una personalità. Ho accennato poc'anzi a Romiti, ma potrei dire Morandi: questo per l'impalpabile e segreto affacciarsi di una vibrazione poetica. Vago, infatti, parte da ragioni intime sue: il richiamo di un'ora, di un momento, di una particolare condizione umana. È solo - apparentemente - un flatus voci, una confessione a denti stretti. Lo dicono i titoli delle opere, sempre allusivi: Incombenza, Euforia, Sofferenze, e via dicendo. Ma a questi titoli corrisponde la tensione del colore, che si dilata finemente, che crea, di volta in volta, atmosfere diverse. Esso colore, tutt'altro che casuale, si diffonde in palpitazioni lievi, eppur profonde, crea un clima; raggiunge delicatezze soavi. La materia perciò, in certo senso, potrebbe apparire avara a una prima vista. Basta tuttavia soffermarvisi per scoprire quali delizie ed emozioni essa offra. Sull'orlo estremo del nulla, esaurita ed esausta, essa porge un varco inimitabile al corso della fantasia."

Garibaldo Marussipresentazione al Salone Annunciata il 14/12/1961

"... Anche il discorso di Valentino Vago, uno dei pittori più sensibili delle nuove generazioni, poggia sulla luce. Con più inquietudine direi, con più folgorazione.
Dal disteso spazio luminoso, sottilmente vibrante, quasi una dimensione dello spirito, oggi il pittore nelle due mostre parallele (Salone dell'Annunciata e Galleria Morone) ha rotto i suoi spazi sereni, fatti di palpiti di luce, di sottili e quasi impalpabili radiazioni di colori, con squarci ora di bianco, ora di nero, ora di rosso (a seconda del colore di fondo della tela, con irrequietezza - tanto per fare un paragone - che possedette Licini con le sue Amalasunte.
"

Garibaldo Marussi, Mostre a Milano, Le Arti, N°4, 1968


Ho capito che si poteva dipingere senza rappresentare nulla. Da allora ho sempre proceduto cancellando il mondo. Sto facendo la cosa che ho sempre desiderato fare, cioè un quadro fatto solo di luce con un riverbero di luce ancora più potente sotto. Quella piccola differenza, o grande differenza di luce che c’è sotto è quello che sposta tutto lo spazio in una dimensione diversa”.

Valentino Vago

Gianni Marussi e Valentino Vago, Galleria Luca Tommasi, Milano

Valentino Vago, Barlassina (Monza), 16/12/1931 -  Milano, 17/01/2018
Terminati gli studi all’Accademia di Belle Arti di Brera, nel 1955 espone alla VI Quadriennale d’Arte di Roma. La sua prima personale è nel 1960, a Milano, al Salone Annunciata presentata da Guido Ballo, e successivamente sempre al Salone Annunciata il 14/12/1961, con la presentazione di Garibaldo Marussi.*
Nel suo lungo percorso artistico ha esposto in numerose mostre personali e importanti collettive in Italia e all’estero. Si ricordano le partecipazioni a rassegne realizzate dalla Biennale di San Paolo, al Kunstmuseum di Colonia, alla Hayward Gallery di Londra, al Grand Palais di Parigi e, ancora, nei musei di Francoforte, Berlino, Hannover, Vienna.
Milano gli ha dedicato importanti antologiche, tra cui quelle a Palazzo Reale, al Pac - Padiglione di Arte Contemporanea e al Museo Diocesano di Milano. I suoi lavori sono presenti in importanti collezioni private e pubbliche italiane e straniere.
Dal 1979 si è dedicato, con continuità, alla pittura murale, dipingendo ambienti pubblici e privati in Italia e all’estero. Oltre una decina di opere abitabili sono all’interno di chiese. La prima, quella di San Giulio a Barlassina è del 1982, poi la  cupola principale, che ha una superficie di 1.400 metri quadri, della chiesa della Beata Vergine Assunta a San Giorgio su Legnano (1999-2000), mentre la più vasta (12.000 mq.), dedicata a Nostra Signora del Rosario, prima chiesa cattolica in Qatar, è stata consacrata nel 2008 a Doha. L'ultima opera ambientale, conclusa nell'estate del 2017 è quella che chiamava "Il mio Paradiso" nella Chiesa di San Giovanni in Laterano a Milano.
Nel 2011 è stato pubblicato il Catalogo Ragionato delle opere, edito da Skira, con studi di Flavio Arensi, Flavio Caroli, Claudio Cerritelli, Chiara Gatti e Giancarlo Santi. Suddiviso in tre volumi, il catalogo ripercorre attraverso circa 4000 tele tutta l'attività artistica, dagli esordi, con i lavori eseguiti all'Accademia di Brera, all'"Orizzonte nero", opera che rappresenta per l'autore l'inizio della ricerca, fino ad arrivare alla recente serie definita la "Bellezza dell'infinito" (2008-2010) e alla pittura muraria religiosa di cui Vago si è occupato a partire dal 1982, analizzata in un testo di Giancarlo Santi. In appendice è presentata un'esaustiva schedatura degli interventi realizzati in Italia e all'estero. Gli altri due volumi contengono il regesto, che garantisce una conoscenza filologica delle numerose opere autentiche e scioglie dubbi su eventuali falsi o copie.
Il 18 giugno 2013, il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, nel corso di una solenne cerimonia svoltasi al Quirinale, ha conferito il Premio Nazionale “Presidente della Repubblica”, dedicato alle personalità della cultura, dell’arte e della scienza designati dalle Accademie di Santa Cecilia, dei Lincei e dall’Accademia Nazionale di San Luca. Per l’edizione 2012 gli Accademici di San Luca hanno segnalato il pittore Valentino Vago, al quale è andato il prestigioso riconoscimento alla carriera. In tale circostanza il Presidente dell’Accademia Nazionale di San Luca, Paolo Portoghesi, ha tenuto una Laudatio dell’artista.


Chiesa di San Giovanni in Laterano
via Pinturicchio, 35
20133 Milano

Galleria Il Milione
Via Maroncelli 7
20154 Milano
Tel. e fax +39 02 290 632 72 - info@galleriailmilione.com - www.galleriailmilione.it

Annunciata galleria d'arte
via Signorelli 2/a
20154 Milano
Tel. +39 02 34537186 - Fax: +39 02 34535765 - annunciata.galleria@gmail.com

 

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RUGGERO MAGGI Non solo Libri, Libri d’artista di Ruggero Maggi, Università del Melo, Galleria di Arti Visive, Gallarate (VA), fino al 17/11/2017

Dal 19 ottobre al 17 novembre 2017, l’Università del Melo - Galleria di Arti Visive ospita la mostra di Ruggero Maggi Non solo libri che inaugura il nuovo progetto Officina Open, naturale proseguimento di Officina Contemporanea la rete culturale urbana promossa da Fondazione Cariplo nel 2013 con la partecipazione di undici importanti enti e associazioni culturali cittadine.
Officina Open nasce dalla collaborazione tra l’Università del Melo, luogo ospitante delle rassegne espositive, il Museo Maga e l’Assessorato alla Cultura del Comune di Gallarate che insieme realizzeranno una serie di piccole mostre da ottobre a maggio.
Dopo l’inaugurazione all’interno del Festival DUEMILALIBRI, termina il 17 novembre 2017, presso la Galleria di Arti Visive dell’Università del Melo.
I giorni 16 e 17 novembre negli orari di apertura al pubblico (dalle 16 alle 19 circa) sarà presente in galleria l’autore delle opere esposte, Ruggero Maggi.

 

Ruggero Maggi, artista da sempre abituato a inventare nuovi modi di fare arte, presenta una selezione di libri d’artista dove “ … il libro viene pensato e realizzato come oggetto artistico autonomo, creato per esplorare inediti territori di ricerca, per aprire finestre al di là delle quali si aprono infiniti nuovi mondi. Maggi come artista ha da sempre privilegiato la progettazione e realizzazione del libro come pratica artistica innovativa, lontana dai rigori di opere di grandi dimensioni e capace di innescare una sorta di cortocircuito tra la parola, l’immagine, il supporto, il formato e l’interazione con lo spettatore chiamato a cambiare il suo approccio con il libro e con l’opera d’arte ….” spiega Emma Zanella, curatrice della mostra, nel suo testo critico.

La mostra rientra nella manifestazione 2000libri rassegna letteraria, ideata e realizzata per la prima volta nel 1999, e giunta alla sua diciottesima edizione. Organizzata dall’Assessorato alla Cultura, vede coinvolte alcune librerie e realtà culturali del territorio e si svolgerà dal 13 al 22 ottobre 2017.

Ruggero Maggiartista e curatore. Dal 1973 si occupa di poesia visiva; dal 1975 di copy art, libri d’artista, arte postale; dal 1976 di laser art, dal 1979 di olografia, dal 1985 di arte caotica sia come artista - con opere ed installazioni incentrate sullo studio del caos, dell’entropia e dei sistemi frattali - sia come curatore di eventi.
Tra le installazioni olografiche: “Una foresta di pietre” (Media Art Festival - Osnabrück 1988) e “Un semplice punto esclamativo” (Mostra internazionale d’Arte Olografica alla Rocca Paolina di Perugia – 1992); tra le installazioni di laser art: “Morte caotica” e “Una lunga linea silenziosa” (1993), “Il grande libro della vita” e “Il peccatore casuale” (1994), “La nascita delle idee” al Museo d’Arte di San Paolo (BR). Suoi lavori sono esposti al Museo di Storia Cinese di Pechino ed alla GAM di Gallarate. Ha inoltre partecipato alla 49./52./54. Biennale di Venezia ed alla 16. Biennale d’arte contemporanea di San Paolo nel 1980.
Nel 2006 realizza “Underwood” installazione site-specific per la Galleria d’Arte Moderna di Gallarate. Nel 2007 presenta come curatore il progetto dedicato a Pierre Restany “Camera 312 – promemoria per Pierre” alla 52. Biennale di Venezia.
Dal 2011 con cadenza biennale (2013/2015/2017) presenta a Venezia con il Patrocinio del Comune di Venezia Padiglione Tibet, progetto esposto successivamente alla Biennale di Venezia, al Museo Diotti di Casalmaggiore (CR) e presso la Biblioteca Laudense di Lodi. Nel 2014 PadiglioneTibet partecipa alla Bienal del Fin del Mundo in Argentina e nel 2016 è presentato al Castello Visconteo di Pavia.
Nel 2017 Padiglione Tibet a Venezia a Palazzo Zenobio.

www.camera312.it
www.padiglionetibet.com


RUGGERO MAGGI Non solo libri - Libri d'artista di Ruggero Maggi
Dal 19 ottobre al 17 novembre 2017

Inaugurazione: giovedì 19 ottobre, ore 17.00
Orari: da lunedì a domenica 15.00|19.00
Ingresso: libero

Università del Melo - Galleria di Arti Visive 
Via Magenta 3
21013 Gallarate (VA)
Tel. 0331 708224 - udm@melo.itwww.melo.it
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Salvo. Un’arte senza compromessi, Galleria Dep Art, Milano

“Sono stato letteralmente conquistato dalla pittura: è qualcosa che mi dà spazio, che mi apre le conoscenze, le idee”. Salvo La galleria Dep Art di Milano apre la stagione espositiva con una mostra monografica dedicata a Salvo, nome d’arte di Salvatore Mangione, (Leonforte (En) 1947 - Torino, 2015). “Salvo. Un’arte senza compromessi”, terza personale che la…
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