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Sarenco, (Isaia Mabellini) Vobarno (BS) 1945 – Brescia, 6/02/2017

“Sono sempre stato costretto a creare scandali per spiegare me stesso…

Opporre Opposizione, scritto in nero, con alcune lettere rosse per formare la parola poesia. La poesia, per me, esiste solo come lotta, come opposizione a qualcosa. Opposizione ideologica, opposizione politica, opposizione linguistica. Credo che la mia poetica possa essere riassunta in questo titolo. Opporre Opposizione, ai Rossi e ai Neri, l’eterno conflitto…

La poesia è violenza, cioè: la trasgressione della spietata logica della società d’opulenza e del suo razionalismo metodico ed autoritario. D’altra parte è anche la trasgressione della civiltà stessa: o la poesia, e l’arte in genere, trasforma profondamente i costumi oppure non è niente.”

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Sarenco, Isaia Mabellini, nasce a Vobarno (Brescia), nel 1945.
Dopo gli studi di filosofia compiuti presso l’Università di Milano inizia la sua attività artistica come poeta lineare nel 1961 (cfr. La condizione instabile, Archivio Denza 1974), per poi passare rapidamente alla ricerca verbo-visiva. A partire dal 1963 entra in contatto con il fiorentino Gruppo 70 e stringe personale amicizia con Eugenio Miccini. Sempre nel 1963 fonda e dirige la prima di moltissime riviste di esoeditoria di cui sarà ideatore nella propria carriera, Il Tarlo Valsabbino. Fin da questi primi anni di militanza nel mondo artistico svolge un’intensa attività editoriale e organizzativa, ed espone in Italia e all’estero le sue opere, entrando in contatto con artisti come Ugo Carrega, Julien Blaine, Jean-François Bory, Jochen Gerz, Paul De Vree, Jean-Claude Moineau e critici come Gillo Dorfles. Nel 1968 fonda con Enrico Pedrotti la Galleria-Libreria La Comune di Brescia e poco più tardi inaugura le pubblicazioni della rivista «Amodulo» e delle omonime Edizioni. Sempre nella città lombarda Sarenco aprirà negli anni importanti spazi espositivi come la galleria Amodulo (1970) e lo Studio Brescia (1972). Nel 1971 fonda con Paul De Vree la rivista «Lotta Poetica» tentando di unire il lavoro della casa editrice Amodulo con quello della belga De Taffelronde. Sotto la direzione dei due, la rivista avrà una vita piuttosto lunga e sarà edita in tre serie (1971/1975; 1982/1984 e 1987). Nel 1972 Sarenco espone per la prima volta presso la Biennale di Venezia (vi tornerà altre due volte, nel 1986 e nel 2001). Nello stesso anno fonda con Eugenio Miccini, la casa editrice SAR.MIC con lo scopo precipuo di promuovere il lavoro di numerosi poeti visivi italiani e internazionali. Nel 1977, sempre con Miccini, dà vita alla casa editrice Factotum Art e alla conseguente rivista «Factotum» (1977/1979). In questi anni partecipa attivamente anche alla programmazione della galleria Centro di Paolo Berardelli a Brescia e si impegna in prima persona nello sviluppo dell’Archivio Denza di poesia visiva con cui collabora dal 1970. Negli anni Ottanta fonda la rivista di dischi «RadioTaxi» (1982/1984), con la quale pubblica in versione audio importanti autori di poesia d’avanguardia e sperimentale. Nello stesso periodo apre a Illasi (Vr) la Domus Jani, centro di ricerca culturale e fonda con Miccini Verona Voce. Il mensile intelligente di Verona. Nel 1984 realizza il suo primo cortometraggio, Collage, e l’anno seguente viene invitato al XLII Festival del cinema di Venezia. Negli anni successivi realizzerà altri cinque film: In attesa della terza guerra mondiale nel 1985, Benvenuto grande cinema nel 1987, Pagana nel 1988, Safari nel 1990 e Performance nel 1993. Dal 1982 Sarenco intraprende numerosi viaggi in Africa che lo porteranno ad instaurare un legame profondo con questa terra, tanto da decidere di trasferirsi per un lungo periodo in Kenya e di dedicarsi con grande entusiasmo alla promozione dell’arte e della fotografia africana. Da questo momento in poi l’Africa diventa protagonista all’interno della sua produzione artistica: l’opera più emblematica di questo suo nuovo percorso è senza dubbio l’installazione La platea dell’Umanità, presentata alla Biennale di Venezia del 2001. Il lavoro è composto dall’assemblage di oltre 300 opere: dipinti, disegni, tavole incise, sculture di grandi dimensioni realizzate a Malindi in Kenya, da artisti e artigiani locali. Personaggio senza dubbio eclettico Sarenco si dedica nel corso degli anni anche alla sperimentazione video e sonora; nei suoi lungometraggi riprende l’idea del collage montando, senza un apparente intento narrativo, scene di diversa ambientazione e tematica. Scrive il suo primo soggetto cinematografico nel 1968, che poi gira nel 1984 con il titolo Collage. A Malindi apre quindi una galleria d’arte e pubblica raccolte poetiche e poetico-visive, come Malindi dias, Malindi e M.A.L.I.N.D.I., e organizza importanti esposizioni come la Prima Biennale d’Arte Contemporanea di Malindi. L’anno successivo viene invitato a presentare la pellicola al Festival del Cinema di Venezia. A questa ne seguono altre cinque: In attesa della terza guerra mondiale nel 1985, Benvenuto grande cinema nel 1987, Pagana nel 1988, Safari nel 1990 e Performance nel 1993. Anche negli ultimi anni, tra l’Italia e il Kenia, Sarenco persevera nella propria azione di promoter, organizzatore culturale e artista visivo. Tra le ultime imprese ricordiamo la fondazione della rivista «Sarenco’s», la nuova seria di «Lotta Poetica» (The New Lotta Poetica), la costituzione della Galleria Sarenco Club e di alcuni centri come l’Archivio Europeo del Film e del Video d’Artista.
Sarenco ha realizzato con Sergio Dangelo Bella come la bella Blanzesmano, Edizioni rare 1988; con Paul de Vree, Il libro 1968-71, Amodulo 1976; con Richard Onyango M.A.L.I.N.D.I., Parise 1991. Molto più numerosi e rilevanti i libri d’artista, o i libri di poesie visive pubblicati individualmente da Sarenco, tra cui non si può non ricordare Achtung Dichter pubblicato dall’editore Sampietro come “fuori numerazione” nella collana «Underground/A» (1972).

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Ricorda Renato Corsini, direttore del Macof:Nel 2016 avevamo curato insieme la mostra Due poeti a Brescia alla Fondazione Berardelli. E l’anno scorso abbiamo condotto con un’esposizione su Fabrizio Garghetti la rivalutazione di un archivio che racconta la nostra storia recente da un punto di vista affascinante”.
Gli ultimi tempi sono stati un calvario. Il trapianto, la dialisi, le ricadute. Le febbri. La broncopolmonite che ha colpito, infine, un fisico ormai provato. Ma la curiosità per la vita non è mai venuta meno.
Gian Paolo Laffranchi: “Due anni fa era stato colpito da un ictus, eppure dopo 3-4 mesi era già in piedi. Una forza d’animo pazzesca. Solo una settimana fa parlavamo di nuove mostre. Un carattere forte.

Il precursore della poesia visiva è stato salutato da una quindicina di intimi senza cerimonie funebri per sua espressa volontà.

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Principali mostre

1970 – Stedeljik Museum, Amsterdam
1972 – Biennale di Venezia; Documenta di Kassel
1986 – Biennale di Venezia
1995 – Rocca di Umbertide
2001 – Biennale di Venezia
2002 – Mostra Nazionale Svizzera, Biel
2004 – Fondazione Mirò, Barcellona; Biennale di Siviglia
2006 – Castello Visconteo, Pavia
2007 – Biennale di Malindi
2008 – Franco Riccardo, Napoli
2009 – Centre Culturel Français, Pointe Noire; Centro Allende, La Spezia; Fondazione Berardelli, Brescia; Biennale di Malindi, Malindi


 

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The Danish Girl di Tom Hooper

La delicatezza coniugata con un’interpretazione corale straordinaria, una fotografia splendida, tocca un tema della identità sessuale che non trova confronto.

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The Danish Girl è un film del 2015 diretto da Tom Hooper, adattamento del romanzo La danese (The Danish Girl), scritto nel 2000 da David Ebershoff e liberamente ispirato alle vite dei pittori danesi Lili Elbe e Gerda Wegener.

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1908, Einar Wegener / Lili Elbe. Viejle Museum

Il film ha come protagonista Eddie Redmayne nei panni di Lili Elbe, una delle prime persone a essere identificata come transessuale e la prima a essersi sottoposta a un intervento chirurgico di riassegnazione sessuale, e Alicia Vikander nei panni di Gerda Wegener; fanno inoltre parte del cast Matthias Schoenaerts, Ben Whishaw, Amber Heard e Sebastian Koch.
Il film è stato presentato in concorso alla 72ª Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia il 5 settembre 2015, è stato distribuito in versione limitata nelle sale statunitensi il 27 novembre 2015; in Italia è uscito il 18 febbraio 2016, con un incasso in Italia di oltre 4.000.000 di euro.

Gerda Wegener

Gerda Wegener

Nella Copenaghen degli anni venti la ritrattista Gerda Wegener è sposata con il pittore paesaggista Einar Wegener; i due vivono con alcune tensioni: la disparità tra la notevole fama di lui e quella meno significativa di lei; inoltre non riescono a concepire un bambino nonostante numerosi tentativi. Ciò nonostante entrambi si amano e sono complici l’uno dell’altra.

Einar Wegener

Einar Wegener

Un giorno Gerda chiede a Einar di posare per lei al posto di una modella donna, la ballerina Ulla, impegnata nelle prove di uno spettacolo; quasi per gioco l’uomo assume l’identità di Lili Elbe, il suo alter ego femminile. Successivamente Gerda gli chiede di accompagnarla a una festa per artisti indetta proprio da Ulla nei panni di Lili; i due sposi studiano quindi il travestimento adatto per Einar, che arriva alla festa completamente vestito, truccato e con una parrucca da donna. Inizialmente Einar è molto imbarazzato dalla sua nuova identità; alla festa però conosce Henrik, un pittore omosessuale che, pur sapendo chi lui sia in realtà, finge di essere attratto da Lili per sedurlo.
Gradualmente Einar comincia a prendere coscienza del fatto di essersi sempre riconosciuto nel sesso opposto, nonostante abbia sempre tentato di nasconderlo a se stesso e alla società; comincia perciò a lasciarsi sempre più spesso dietro i panni maschili per essere Lili. Ciò ha ovviamente ripercussioni sul matrimonio con Gerda, che comincia a percepire suo marito molto distante da sé; tuttavia non abbandona mai il suo fianco, e comincia a dipingere dei ritratti usando Lili come modella.
Einar, combattuto tra la lotta per la sua identità e le implicazioni morali che ciò comporta, consulta un medico che lo sottopone a un doloroso intervento di castrazione chimica; ciò non fa che incrementare il suo desiderio di essere Lili. Intanto i ritratti di Lili fatti da Gerda hanno successo, e i due si trasferiscono a Parigi. Gerda nutre la speranza che la nuova vita parigina possa in qualche modo ridarle suo marito, ma accade il contrario: Einar diventa sempre più insofferente alla sua vita maschile. In un estremo tentativo di aiutarlo, Gerda ricontatta Hans, un impresario d’arte di cui in passato Einar era stato innamorato. Lui gli si presenta nei panni di Lili, ma si accorge di non essere ricambiato; Gerda, dal canto suo, rimane sedotta da Hans ma è fermamente decisa a non abbandonare quello che lei ritiene ancora suo marito.
Man mano che il desiderio di Einar si fa sempre più forte, i due consultano diversi psicologi, ma nessuno sembra considerare l’uomo più che un pervertito e in taluni casi schizofrenico. La loro ultima speranza risiede nel dottor Warnekros, che da tempo studia e progetta un intervento di riassegnazione sessuale: quando spiega a Einar di cosa si tratta, l’uomo decide di offrirsi come cavia nonostante si tratti di una procedura sperimentale, mai osata prima e potenzialmente molto pericolosa.
Einar si sottopone come prima cosa a un intervento di orchiectomia, che sembra andar bene; per un breve periodo Lili e Gerda convivono da amiche sotto lo stesso tetto, e Lili cerca di ricostruirsi una vita completamente diversa da quella che aveva Einar, lavorando come commessa in una profumeria e desiderando una relazione con un uomo. Tuttavia, il suo smodato desiderio di terminare tutto in fretta la porta a sottoporsi a una vaginoplastica dopo troppo poco tempo: la donna muore il giorno dopo il secondo intervento, tra le braccia di Gerda.
Gerda e Hans ricercano i paesaggi che Einar amava dipingere; mentre visitano un fiordo a lui particolarmente caro, una sciarpa che Lili aveva donato a Gerda vola in aria, e lei la lascia andare, finalmente libera.

Wegener: "Conte la fontaine

Wegener: “Conte la fontaine”

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Bud Spencer, Napoli, 31/10/1929 – Roma, 27/06/2016

Quando il Padreterno mi chiamerà, voglio andare a vedere che cosa succede. Perché se non succede niente, m’incazzo. M’hai fatto alzare ogni mattina per ottantasette anni per non andare, alla fine, da nessuna parte? Io, di fronte a tante cose enormi che non comprendiamo, mi posso attaccare solo a lui. E sperare che quando mi chiamerà, mi si chiarirà tutto. Perché oggi, mi dia retta, non si capisce proprio più niente”.

Se ne è andato con un: “Grazie“.


Bud Spencer, nome d’arte di Carlo Pedersoli (Napoli, 31 ottobre 1929 – Roma, 27 giugno 2016 ), attore, camoine di pallanuoto e di nuoto. Il “gigante buono” del cinema italiano e della rivincita del spaghetti- wester e del cinema “dotto” con Olmi e non solo.
Particolarmente noto per i suoi film in coppia con Terence Hill (con il quale, nel 2010, ha ricevuto il David di Donatello alla carriera.
Il primo italiano a scendere sotto il minuto nei 100 m stile libero, oltre ad essere stato più volte campione italiano di nuoto a stile libero e in staffetta.


Cinema
Bud Spencer in Al di là della legge (1968) senza la sua caratteristica barba.
Bud Spencer e Terence Hill in Lo chiamavano Trinità… (1970).
Bud Spencer e Giuliano Gemma in una scena del film Anche gli angeli mangiano fagioli (1973).
Terence Hill e Bud Spencer in un scena del film … altrimenti ci arrabbiamo! (1974).
Bud Spencer in Pari e dispari (1978).
• Quel fantasma di mio marito, regia di Camillo Mastrocinque (1950) – Non accreditato
• Quo vadis? (Quo Vadis), regia di Mervyn LeRoy (1951) – Non accreditato[35]
• Siluri umani, regia di Antonio Leonviola (1954) – come Carlo Pedersoli
• Un eroe dei nostri tempi, regia di Mario Monicelli (1955) – come Carlo Pedersoli
• Addio alle armi (A Farewell to Arms), regia di Charles Vidor (1957) – Non accreditato
• Il cocco di mamma, regia di Mauro Morassi (1957) – come Carlo Pedersoli
• Annibale, regia di Carlo Ludovico Bragaglia ed Edgar G. Ulmer (1959) – come Carlo Pedersoli
• Dio perdona… io no!, regia di Giuseppe Colizzi (1967)
• Oggi a me… domani a te!, regia di Tonino Cervi (1968)
• Al di là della legge, regia di Giorgio Stegani (1968)
• I quattro dell’Ave Maria, regia di Giuseppe Colizzi (1968)
• Un esercito di 5 uomini, regia di Italo Zingarelli (1969)
• La collina degli stivali, regia di Giuseppe Colizzi (1969)
• Gott mit uns (Dio è con noi), regia di Giuliano Montaldo (1970)
• Lo chiamavano Trinità…, regia di E.B. Clucher (1970)
• Il corsaro nero, regia di Lorenzo Gicca Palli (1971)
• …continuavano a chiamarlo Trinità, regia di E.B. Clucher (1971)
• Quattro mosche di velluto grigio, regia di Dario Argento (1971)
• Si può fare… amigo, regia di Maurizio Lucidi (1972)
• Torino nera, regia di Carlo Lizzani (1972)
• …più forte ragazzi!, regia di Giuseppe Colizzi (1972)
• Una ragione per vivere e una per morire, regia di Tonino Valerii (1972)
• Anche gli angeli mangiano fagioli, regia di E.B. Clucher (1973)
• Piedone lo sbirro, regia di Steno (1973)
• … altrimenti ci arrabbiamo!, regia di Marcello Fondato (1974)
• Porgi l’altra guancia, regia di Franco Rossi (1974)
• Piedone a Hong Kong, regia di Steno (1975)
• Il soldato di ventura, regia di Pasquale Festa Campanile (1976)
• Charleston, regia di Marcello Fondato (1977)
• I due superpiedi quasi piatti, regia di E.B. Clucher (1977)
• Piedone l’africano, regia di Steno (1978)
• Lo chiamavano Bulldozer, regia di Michele Lupo (1978)
• Pari e dispari, regia di Sergio Corbucci (1978)
• Uno sceriffo extraterrestre… poco extra e molto terrestre, regia di Michele Lupo (1979)
• Io sto con gli ippopotami, regia di Italo Zingarelli (1979)
• Piedone d’Egitto, regia di Steno (1980)
• Chissà perché… capitano tutte a me, regia di Michele Lupo (1980)
• Occhio alla penna, regia di Michele Lupo (1981)
• Chi trova un amico, trova un tesoro, regia di Sergio Corbucci (1981)
• Banana Joe, regia di Steno (1982)
• Bomber, regia di Michele Lupo (1982)
• Cane e gatto, regia di Bruno Corbucci (1983)
• Nati con la camicia, regia di E.B. Clucher (1983)
• Non c’è due senza quattro, regia di E.B. Clucher (1984)
• Miami Supercops – I poliziotti dell’8ª strada, Bruno Corbucci, (1985)
• Superfantagenio, regia di Bruno Corbucci (1986)
• Un piede in paradiso, regia di Enzo Barboni (1991)
• Botte di Natale, regia di Terence Hill (1994)
• Fuochi d’artificio regia di Leonardo Pieraccioni (1997)
• Al limite, regia di Eduardo Campoy (1997)
• Figli del vento, regia di José Miguel Juarez (1999)
• Cantando dietro i paraventi, regia di Ermanno Olmi (2003)
• Pane e olio, regia di Giampaolo Sodano (2008)
• Tesoro, sono un killer, regia di Sebastian Niemann (2009)

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Da Milano all’Oriente di Pasolini, Urban Center, Milano

Lunedì 9 maggio ore 18.00
Ingresso libero fino a esaurimento posti


“Pasolini è stato il primo al mondo a fare saggi di linguistica e anche cinema. Mentre tutti gli altri facevano solo letteratura e saggistica o decidevano di dedicarsi solo al cinema, lui ha fatto l’uno e l’altro, portandoci a suo modo, all’interno del suo lavoro, le conoscenze linguistiche che aveva maturato studiando e elaborando nuove possibili visioni”.
Roberto Villa

Pasolini ritratto da Roberto Villa

Pasolini ritratto da Roberto Villa

Il fotografo Roberto Villa incontra Pier Paolo Pasolini a Milano nel 1972.
Il poeta e regista friulano è in procinto di girare “Il fiore delle mille e una notte“, ultimo film della “Trilogia della Vita”. Da questo incontro nasce un documento unico: oltre 300 scatti che raccontano l’esperienza dei cento giorni trascorsi sul set del penultimo film realizzato da Pasolini.
Fu lo stesso regista a invitare il fotografo a seguirlo in Iran e nello Yemen, per seguire le fasi di lavorazione del film nel suggestivo scenario delle città di Isfahan e di Sana’a e molte altre come le immagini mostrano.
Roberto Villa rimase sul set per ben cento giorni e, oggi, attraverso i suoi scatti, abbiamo a disposizione uno straordinario documento che ci mostra Pasolini e la sua troupe al lavoro sul set del filmNon un semplice backstage, ma una rappresentazione reale e fiabesca al tempo stesso delle persone e dei luoghi che fanno da sfondo all’opera di Pasolini.
La proiezione di una selezione delle fotografie di Roberto Villa offrirà l’opportunità di parlare del cinema e della poesia di Pasolini insieme al regista Max Mazza e al giornalista Roberto Mutti.
Introduzione e lettura di poesie a cura di Francesco Meola e Mele Ferrarini.


Roberto Villa, nato a Genova il 21 settembre del 1937, risiede e lavora a Milano. Laureato in elettronica, ha costituito nel 1957 la società AudioVisualCommunication, che, oltre a operare come studio fotografico e pubblicitario, svolge anche attività di didattica nell’ambito della comunicazione audiovisiva. Dopo avere partecipato con Bruno Munari e Marcello Piccardo a progetti di ricerca e didattica sul linguaggio audiovisivo, Villa ha studiato computergrafica al MIT (Massachussets Institute of Technology). Dal 1966 al 1969 dirige a Genova la Galleria di arte d’avanguardia “Carabaga”, frequentata da Ceccato, Chiesa, Fontana, Laura, Munari, Quartucci e Strehler.
In quel periodo, inizia a collaborare con la televisione realizzando numerosi ‘caroselli’ e scrive articoli per il quotidiano “Il Lavoro” di Genova, per la rivista di fotografia “Popular photography” e per altre testate. Nel 1967 Villa inizia l’attività di fotografo e nel 1969 assume l’Art Direction della rivista “Fotografiamo”. Dal 1973 diviene collaboratore di “Playboy” e realizza numerosi servizi fotografici anche per “Vogue”, “Photo Magazine”, “Harper’s Bazaar”, “Esquire”, “Photo13”, “Epoca”, “National Geographics”, “Manchete”, “Amica”, “Gioia” e “Grazia”. Nel 1973 viene invitato da Pier Paolo Pasolini a fotografare le riprese del film Il fiore delle Mille e una notte, nello Yemen e in altri paesi. L’anno dopo, è sul set del film di Alberto Sordi, Finché c’è guerra c’è speranza e realizza un ampio servizio fotografico, anch’esso conservato nel Fondo Villa della Cineteca di Bologna.
All’inizio degli anni Settanta collabora con la RAI come assistente alla regia e nel 1973 realizza una serie di documentari televisivi sullo spettacolo “Pilato sempre”, diretto e interpretato da Giorgio Albertazzi. Nel 1974 estende l’attività della sua agenzia, che da allora collabora con Aiwa, Mitsubishi, Tandberg, Olympus, Philips, Canton, gli editori Rusconi e Rizzoli. Inoltre la AudioVisualCommunication è la prima ad adottare il PC IBM, importato dagli Stati Uniti.
Nel 1981 realizza una lunga serie di registrazioni di musica Jazz interpretata da Eddie Miller, Lino Patruno, Severino Gazzelloni, Spigle Wilcox, Enrico Intra, Bud Freeman, Carlo Bagnoli, Teddy Wilson, Tullio De Piscopo e W.B. Davison, edite in LP e CD.
Negli anni Ottanta collabora all’”Enciclopedia Multimediale” Grolier, a “La Domenica del Corriere” (adottando in modo pionieristico l’illustrazione digitale e la foto elettronica), a “Millecanali”, all’ “Enciclopedia Multimediale” edita da Kosmos, al “Fotonotiziario” (dove introduce Video Broadcast e Compurtgrafica). Nel 1988 è incaricato della direzione tecnica della rivista “Monitor”; nel 1992 è responsabile della fotografia digitale per la rivista “Creative”; nel 1994 è direttore tecnico di “Geotec”, rivista di Architettura e tecnologie per l’edilizia.
Svolge anche un’intensa attività didattica: nel 1968 tiene seminari sulla ripresa e regia televisiva per l’AFIP; dal 1977 al 1980 insegna semiologia e fotografia presso l’Istituto Europeo di Design a Milano; nel 1979 dirige i corsi di formazione professionale per Sharp sulle tecniche di ripresa; nel 1990 collabora con la Thomson France, partecipando a stage sull’utilizzo del digitale. Nello stesso anno progetta e conduce il corso di scenografia digitale per il COR (Centro Operativo Regione Lombardia). Nel 1993 partecipa al Sicof ’93 e a Icographics ’93 con il progetto di fotografia virtuale cui lavora da oltre un decennio e l’anno successivo organizza un convegno sulla “Realtà virtuale” a Milano cui partecipano rappresentanti di FIAT Design, Alitalia, IBM, Silicon Graphics, FIAT Communication, Politecnico di Milano e altri enti e istituzioni. Nel 1995 cura un ciclo di seminari per la Facoltà di architettura dell’Università di Milano e dal 1996 tiene corsi di comunicazione e nuove tecnologie per la Regione Lombardia. Dal 1998 progetta e tiene corsi per il Fondo Sociale Europeo: i primi sono incentrati su “Archiviatore Multimediale di Beni Culturali”, “Esperto in Telelavoro e Internet” e “Art Director Multimediale”, nel 1999 su “Fotografo Digitale”, nel 2000 su “Esperto in Telelavoro e Internet”.
Nel 2008 ha donato alla Cineteca di Bologna il suo archivio, comprendente fotografie, pubblicazioni e prezioso materiale tecnico audio, video e fotografico che ha utilizzato durante la sua attività, tuttora in corso.


Urban Center
Galleria Vittorio Emanuele, 11/12
Milano
tel. 02.884 56555 – fax 02.884 52401

via Pier Paolo Pasolini, il 7/05/2016 viene dedicato il nuovo tratto viario adiacente a via Daimler, a Milano Gallaratese

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Sigmar Polke, Palazzo Grassi e Teatrino, Venezia

Sigmar Polke a cura di Elena Geuna e Guy Tosatto, Palazzo Grassi, dal 17/04 al 6/11/2016 [caption id="attachment_76591" align="alignnone" width="770"] François Pinault[/caption] Palazzo Grassi presenta la prima esposizione retrospettiva dedicata in Italia a Sigmar Polke (1941-2010). La mostra, ideata da Elena Geuna e Guy Tosatto, direttore del Musée de Grenoble, in stretta collaborazione con The Estate of Sigmar…
Per saperne di più