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Archivi categoria : Design

MIPEL 112, 17/20 settembre, Fieramilano-Rho, Milano

Arte e creatività hanno dato il via alla nuova edizione di Mipel

Dal 17 al 20 settembre si è svolto l’evento internazionale più importante dedicato alla pelletteria e all’accessorio moda. Un’edizione speciale che, in occasione del 30esimo anniversario della scomparsa di Andy Warhol, rende omaggio al maestro della Pop Art.
Sono ispirati ai colori e alle geometrie delle opere di Andy Warhol gli allestimenti degli spazi all’interno del Padiglione 10, presso il Quartiere Espositivo Fieramilano-Rho, che hanno ospitato le nuove collezioni P/E 18 di oltre 300 brand di tutto il mondo in occasione della prossima edizione della fiera organizzata da AIMPES Servizi.
Guest star internazionale Vivienne Westwood che, attraverso due installazioni allestite nella prestigiosa area Glammy Boulevard, ha presentato due dei suoi progetti dedicati agli accessori.
Mipel in città, il fuorisalone della Fiera, ha dedicato inoltre all’estro e al genio di Warhol un’importante mostra Andy Warhol da New York alle Stelline. Leonardo di Warhol / Warhol di Amendola realizzata con la Fondazione Stelline, nella sua sede in corso Magenta 61, con il patrocinio di Regione Lombardia, Comune di Milano ed il supporto del Ministero dello Sviluppo Economico e ICE-Agenzia.
Dedicato all’artista di Pittsburgh anche lo speciale contest Mipel incontra Warhol”, che invita i brand espositori a realizzare una borsa ispirata al genio della Pop Art. I 20 migliori modelli sono stati esposti il 18 settembre presso la Fondazione Stelline, nell’ambito della mostra. La sera del vernissage sono state premiate le 3 borse vincitrici.
Forte del successo di buyer e visitatori registrati nell’ultima edizione (oltre 10.000, + 6,6% sull’edizione precedente), la manifestazione punta anche per la prossima edizione ad una forte offerta qualitativa e ad importanti collaborazioni, tra le quali quelle con Camera della Moda Italiana e Camera Italiana Buyer Moda, oltre a prestigiosi progetti di internazionalizzazione realizzati anche grazie al contributo di ICE-Agenzia e del Ministero dello Sviluppo Economico.
Sulla scia del successo delle scorse edizioni, ritroveremo confermate le due aree THE GLAMOUROUS e SCENARIO.

THE GLAMOUROUS, progetto patrocinato da Camera Italiana Buyer Moda, rappresenta un innovativo punto di congiunzione tra top buyer italiani e stilisti emergenti. Anche per la prossima edizione quattro buyer d’eccellenza italiani “adotteranno” quattro designer di tendenza, dando visibilità alle loro collezioni sia nello spazio dell’area dedicata in fiera, sia nelle vetrine dei propri store. I nomi dei prestigiosi shops partecipanti al progetto sono: Dell’Oglio Palermo 1980 di Mario dell’Oglio ha presentato Majo; Luisa di Giovanni Venturini: Corti Milano; Nugnes 1920 di Giuseppe Nugnes: Imemoi e Spinnaker di Claudio Betti: Arnoldo Battois.

SCENARIO costituisce il palcoscenico più alternativo del salone, un focus sui new brand e sulle realtà più di ricerca del panorama accessori. In un settore di SCENARIO viene consolidata la collaborazione con Camera Nazionale della Moda Italiana promuovendo l’incontro tra creatività italiana e mercati esteri con il coinvolgimento di 4 buyer internazionali chiamati a sponsorizzare i più interessanti nuovi designer italiani: HP France di Tokyo che ha presentato Maria Lamanna; Galeries Lafayette Dubai: Manurina; Lotte.com: Ninael e Metrocity: Annalisa Caricato, questi ultimi due entrambi coreani.
Di particolare interesse l’iniziativa MIPEL in CITTÀ, progetto che “apre” le porte di Mipel al pubblico con iniziative dall’elevata offerta culturale e che questa edizione regala alla città una straordinaria mostra dedicata ad Andy Warhol, in programma dal 18 settembre al 29 ottobre presso la Fondazione Stelline in corso Magenta 61.
Mipel 112: un’edizione che nasce sotto il segno di grandi sinergie di settore e che si propone di continuare con successo il costante percorso di ricerca e innovazione intrapresi da Riccardo Braccialini, Presidente AIMPES e Roberto Briccola, Presidente MIPEL.

Ufficio Stampa: Barbieri & Ridet -  barbieriridet@mipel.it  - Tel. +39 0258328232

ANDY WARHOL DA NEW YORK ALLE STELLINE
Leonardo di Warhol / Warhol di Amendola

Dal 19 settembre al 29 ottobre, torna alla Fondazione Stelline la grande fotografia con una  mostra dei 20 celebri ritratti realizzati da Aurelio Amendola a Andy Warhol. Per l’occasione viene esposta la versione virata in magenta dell’opera “The Last Supper” del maestro della Pop Art.
La mostra è a cura di Walter Guadagnini, uno dei massimi critici ed esperti di fotografia e titolare della cattedra di Storia di Fotografia all’Accademia di Belle Arti di Bologna, e di Alessandra Klimciuk, responsabile arte e cultura della Fondazione Stelline, dedicata ad Aurelio Amendola e al suo lavoro su Andy Warhol: Andy Warhol da New York alle Stelline. Leonardo di Warhol / Warhol di Amendola, dal 19 settembre al 29 ottobre 2017, con cui la Fondazione Stelline vuole rendere omaggio al maestro della Pop Art a 30 anni dalla sua scomparsa, attraverso l’ormai celebre serie di 20 ritratti che Amendola, il grande fotografo dell’arte e degli artisti, ha realizzato a New York, nella Factory, in due sessioni, nel 1977 e nel 1986, e attraverso l’opera di Andy Warhol The Last Supper (1986), la cui versione virata in magenta, appartenente alle collezioni del Credito Valtellinese, è fulcro visivo e ideale della mostra.
The Last Supper è l’ultimo grande ciclo di Andy Warhol, quasi una sorta di testamento pittorico della figura più influente dell’arte della seconda metà del XX secolo. Quest’opera ha naturalmente un legame fortissimo con la città di Milano e con il Palazzo della Fondazione, realizzato da Warhol tra il 1985 e il 1987, pochi mesi prima della sua scomparsa, durante il suo soggiorno presso il Palazzo delle Stelline, proprio di fronte al Cenacolo Vinciano, da qui è partita non solo la suggestione iconografica, ma anche la stessa idea di commissionare al maestro americano un lavoro ispirato al capolavoro leonardesco. 
Il dipinto è particolarmente raro in quanto, oltre a essere una delle ultime opere di Warhol, quella esposta è l’unica versione esistente virata in color magenta, cromia scelta dall’artista in riferimento a Corso Magenta.
PierCarla Delpiano, presidente della Fondazione Stelline: "Sono molti i motivi che rendono la Fondazione Stelline la casa naturale di questo progetto, sottolinea. A partire dal fatto che qui a pochi passi si trovi l’opera d’arte di Leonardo da Vinci, cui Andy Warhol si è ispirato nella produzione di questo suo capolavoro, che è stato esposto proprio qui nel Refettorio trent’anni fa. Inoltre, il Credito Valtellinese, proprietario dell’opera, ha sede in questo bellissimo palazzo, così come la sede milanese di ICE – Agenzia, che ha contribuito alla realizzazione di questa mostra."
Per la scelta delle fotografie esposte sono state individuate queste celebri serie di scatti che da un lato evidenziano la capacità di Amendola di testimoniare lo scorrere dell’arte del nostro tempo attraverso i volti e i corpi dei suoi protagonisti, dall’altro coincidono con il momento di realizzazione di The Last Supper e delle sue infinite declinazioni.
Andy Warhol da New York alle Stelline. Leonardo di Warhol / Warhol di Amendola è un concentrato della poetica di Warhol, che si manifesta in uno dei suoi capolavori estremi, e nel rapporto, per lui sempre centrale, con la macchina fotografica, strumento primario di assunzione del mondo e delle sue forme. Allo stesso modo, le due serie di Amendola testimoniano quanto la fotografia abbia giocato un ruolo centrale nell’affermazione di alcune figure del mondo artistico e come la forza della ritrattistica del maestro pistoiese abbia saputo raccontare tanto le opere quanto gli autori, in un legame indissolubile di vita e arte.
La mostra è accompagnata da un catalogo Skira ed è stata realizzata, con il patrocinio della Regione Lombardia e del Comune di Milano, grazie al contributo e al prezioso supporto dell’Associazione Pellettieri Italiani Aimpes in occasione dell’edizione 112 di Mipel, che quest’anno ha come tema la Pop Art e di cui Andy Warhol da New York alle Stelline. Leonardo di Warhol / Warhol di Amendola è stato il fulcro di Mipel in città, il Fuorisalone della Fiera.
Proprio per questa edizione speciale, inoltre, è stato chiesto agli espositori di Mipel di realizzare una borsa sul tema: le 20 più significative sono esposte durante la mostra alla Fondazione Stelline e una prestigiosa giuria ha decretato i tre vincitori.


ANDY WARHOL DA NEW YORK ALLE STELLINE
Leonardo di Warhol | Warhol di Amendola
Dal 19 settembre al 29 ottobre 2017

Orari: martedì - domenica, h. 10.00-20.00 (chiuso il lunedì)
Ingresso: libero
Informazioni: fondazione@stelline.it - www.stelline.it
Ufficio Stampa: Studio BonnePresse - Gaia Grassi - M. +39.339.56.53.179 - Marianna Corte - M.+39.347.42.19.001

Fondazione Stelline
corso Magenta 61
20123 Milano
Tel. +39.02.45462.411


                                                            

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Lucio Fontana Scultore: dalla Terra al Cosmo, Galleria Gracis, Milano

La mostra, che ha avuto una sua prima edizione a Londra presso la M&L Fine Art, orienta l’attenzione sull’aspetto scultoreo della produzione artistica di Lucio Fontana e comprende disegni, sculture e ceramiche, di cui alcune inedite, dagli anni Trenta agli anni Sessanta.
Molto belli i pezzi presenti e sicuramente da molto tempo non visti, il che rende la mostra imperdibile.
L’artista argentino è riuscito a trascendere le tradizionali distinzioni tra pittura, scultura, architettura e arti decorative. La mostra indaga l’ampio percorso dell’artista, a partire dai primi lavori figurativi e i progetti eseguiti su committènza pubblica ai lavori più tardivi, rispondenti ai principi espressi nel Manifesto Spaziale in cui si riflette la ricerca di Fontana su spazio, infinito ed eterno.
Tra le opere esposte: “Battaglia”, esemplificativa della nuova direzione presa dalla sua scultura, in parallelo con i primi manifesti spazialisti; “Guerrieri a cavallo”, presente alla Biennale di Venezia del 1950 e acquistata successivamente per l’Hotel Bauer di Venezia; i bozzetti della Madonna Assunta e San Michele Arcangelo (1958) per una serie di bassorilievi in terracotta destinati alla facciata della Chiesa Parrocchiale di Maria Assunta a Piani, a Celle Ligure.

Il catalogo in galleria comprende testi dello storico Paolo Campiglio e del curatore Luciano Tellaroli.


Orari di apertura: Lunedì 15.00-19:00; Martedì-Venerdì: 10:00-13:00/15:00-19:00
Ingresso: libero
Ufficio Stampach2 _ eventi culturali - Veronica Iurich - vi@ch2.it - Mob. +39 339 7784404 - www.ch2.it 

Galleria Gracis
Piazza Castello 16
Milano
tel. +39 02 877 807 - gracis@gracis.com

 

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Claudio Pantana a NewYork, ICFF, Javits Center dal 21 al 24 maggio

Il made in Italy incontra New York in occasione della settimana del design.
La mostra ICFF allo Javits Center con piu dj 700 espositori, architetti, designer e decoratori da tutto il mondo corona numerosi eventi in città.
Affermatasi come vetrina del design contemporaneo del nord america, ICFF propone le ultime tendenze, sperimentazioni e provocazioni nei vari settori.
Spazi di interesse, dall'arredamento, all'illuminazione, ai tessuti alle finiture di interni con connessioni al mondo dell'artigianato artistico e dell'arte.

L'ICFF ha accolto una folta e qualificata rappresentanza italiana con gli spazi dell'Italian Luxury Interiors, del Ceramics of Italy, di numerose aziende di varia dimensione e fama.
Particolarmente apprezzati gli allestimenti della Genesis Interiors che dagli interni per la nautica si sta imponendo nel residenziale, della Armonia Interni che con il reale "made in Italy " propone mobili di alta qualitaà, dell'Architetto Claudio Pantana che stupisce con il suo progetto "l'estetica dell'uso" presentando creazioni ( contenitori,sedie, lampade) che trascendono lo specifico dell'arte, dell'artigianato, del design e mediante l'utilizzo e l'assemblaggio di materiali  ogni volta differenti riporta a nuova vita la materia.
La mostra si conclude mercoledì 24 giugno 2017.

Claudio Pantana espone a NewYork al Javits Center i suoi nuovi lavori dal 21 al 24 maggio 2017.

Claudio Pantana, NewYork, Javits Center, Federica Pantana

Claudio Pantana alla mostra TuTuMu, Milano

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Milano design

L'infinita maratona del Design a Milano. Le presenze sono aumentate del 20 per cento. Il Salone del Mobile: 343.000. Fuori Salone 1.498 eventi. Brera District: 230.000 visitatori, Tortona District: 150.000, 5Vie: 120.000, Ventura-Lambrate: 110.000, 230.000 ml. Oltre 40 mila persone anche al Green Village di via Forcella e grande affluenza alla Fabbrica del Vapore per…
Per saperne di più

Gaetano Pesce, Frammenti Maestà Tradita, Brera, Milano

"È VERO CHE NELLA STORIA LE DONNE SONO STATE SACRIFICATE A CAUSA DEI PREGIUDIZI DEGLI UOMINI. È COME ESSERE IN PRIGIONE , È COME ANDARE IN GIRO CON QUESTO PESO AL PIEDE PER TUTTO IL TEMPO. L’UNICO MODO PER ESAMINARE QUESTO CONCETTO ERA MOSTRARE LA PALLA COLLEGATA AL CORPO DELLA DONNA CON UNA CATENA."

Gaetano Pesce


Maestà Tradita è una mostra inaugurata nell’ottobre 2016 a Firenze tra Piazza Santa Maria Novella e il Museo del Novecento, a cura di Vittorio Sgarbi e Sergio Risaliti.
Il Comune di Milano in collaborazione con il Centro Antiviolenza Artemisia Onlus e grazie al generoso supporto tecnico e logistico di Gobbetto Resine e Robertaebasta in occasione del Salone del Mobile 2017 ha  deciso di proporne alcuni frammenti per divulgarne il forte messaggio di denuncia.

Presentata a Palazzo MarinoMaestà tradita”, l’istallazione che in Brera è dedica al rispetto e contro ogni violenza di genere. A illustrare i contenuti del progetto, a stampa e operatori, l’Assessore a Politiche del lavoro, Attività produttive, Commercio e Risorse umaneCristina Tajani, il critico d’arte Vittorio Sgarbi, con il curatore dell’iniziativa Mattia Martinelli di Robertaebasta e Clarissa e Giancarlo Gobbetto di Gobbetto Resine.


Maestà tradita

Quest’anno al Salone del Mobile di Milano sarò presente con un frammento dell’esposizione Maestà Tradita, inaugurata lo scorso ottobre a Firenze in Piazza Santa Maria Novella e al Museo del '900.
Si tratta di una grande poltrona UP 5&6 coperta di vestiti femminili provenienti da culture, epoche e paesi diversi.
Il significato di questo lavoro sarà trovato da ognuno di voi, ma non è un mistero che le donne, metà della popolazione mondiale, soffrono di ingiustizie, in certi casi semplicemente economiche, ma in altri raggiungano le soglie della schiavitù.
L’ubicazione che abbiamo trovato, grazie all’aiuto di generosi sponsor (Mattia Martinelli di Robertaebasta, Gobbetto e il Comune di Milano) è di fronte al Museo di Brera, glorioso luogo dell’arte mondiale.
Intorno a questa “grande presenza” troverete alcune poltrone vestite con la tuta dei galeotti che parlano evidentemente di mancata libertà.
Spero avrete la curiosità di visitare questa installazione.

Gaetano Pesce


La metamorfosi del Pesce

Tendo ad essere sospettoso quando un contenuto, una mozione degli affetti, una battaglia per i diritti si manifesta in arte. Ci vuole autonomia e coraggio per schivare la retorica. Ci riesce, come nessuno avrebbe potuto, Gaetano Pesce che, in una città sacra per i suoi monumenti, come Firenze, in piazza Santa Maria Novella, e ora a Milano innalza meravigliosi (cioè generatori di meraviglia) monumenti alla donna. E nessuno meglio che lui riuscirebbe in quest’impresa, perché la creatività di Pesce è femminile più che maschile. È morbida più che rigida, è colorata più che monocroma, è avvolgente più che penetrante. Pesce è madre di immagini prima che padre. La sua natura femminile si avverte in un dilagare di forme incontinenti che si cristallizzano, che rendono splendenti e variegate di colori le acque del parto, come un fiume carsico che s’immerge e riemerge colpito dai raggi del sole. Pesce non è il primo artista donna in un universo maschile. Per un incredibile scambio di genere lo fu anche Orazio Gentileschi, il padre di Artemisia, pittore prima che pittrice, per l’evidenza drammatica dei suoi ammazzamenti.
Orazio sempre li evitò, per essere morbido e flessuoso, elastico e cristallino, proprio come le creature di Gaetano Pesce. Facile per un artista ottenere consenso con la denuncia, illustrando temi alti e nobili. Pesce sceglie un’altra strada: piegare la denuncia alla bellezza che muove in noi il consenso non per dovere ma per piacere, non per indignazione ma per persuasione, non per negazione ma per affermazione. Pesce afferma i diritti della donna, facendosi donna ed esprimendo la sua sensibilità femminile. Fortunata la città di Milano che può innalzare a una giusta causa un monumento non retorico ma intimamente umano.

Vittorio Sgarbi


La libertà della donna è condizione della libertà di tutti.

Questo l’incontro con le 14.000 storie di violenza di donne, bambini e bambine che dal 1995 sono arrivate al Centro Antiviolenza Artemisia e i percorsi di uscita dalla violenza che abbiamo affrontato accanto a loro ce lo hanno insegnato e ce lo continuano ogni giorno a insegnare.
Il terreno su cui cresce la violenza, nelle tante forme che assume fino a sfociare in atti eclatanti, è fatto di gesti abituali e frasi stereotipate che ci riguardano tutti e tutte fin da bambini. Frasi e gesti che limitano nel quotidiano la nostra libertà e il nostro modo di essere donne e uomini.
Una gabbia stretta. Storicamente l’ineguaglianza dei diritti fra uomini e donne e l’aderenza a un modello di pensiero che la legittima ha costruito un’identità femminile ad uso e consumo di un’organizzazione maschile dell’economia, della politica e del diritto, spesso sostenuta da gerarchie religiose anch’esse di totale appannaggio maschile. Irene Khan (ex segretaria generale di Amnesty International) dice:… "Fino a quando sarà discriminata dallo Stato, dalle leggi, dai giudici, dalla società, dal mercato, la donna avrà una vita precaria, e questo suo status deficitario,ponendola in una condizione di inferiorità in determinate relazioni sociali – familiari, lavorative – fa sentire gli uomini, soprattutto quelli che con lei intrattengono relazioni più vincolanti, nel diritto di discriminarla, maltrattarla, violarla, assassinarla…" I termini conflitto, violenza e diritti sono stati da sempre significativi su un piano reale e simbolico nella costruzione della identità maschile e femminile e delle loro interazioni sul piano socio culturale e delle relazioni intime.
Lo sguardo stesso delle donne sulla propria condizione troppo spesso sembra ancora, come è stato, quello mutuato dal linguaggio maschile e dai significati attribuiti dall’uomo alla femminilità. Una delle caratteristiche delle situazioni di dominio è il non riconoscimento della separatezza, autonomia e identità del dominato, al quale è tacitamente imposta un’aderenza all’universo di pensiero del dominante. Possiamo quindi parlare di violenza simbolica in quanto il dominato tende ad assumere su se stesso il punto di vista del dominante. L’oppressione come invisibilizzazione del mondo interno, della volontà, dei diritti e dei bisogni dell’oppresso (anche a se stesso) tende a negare la possibilità di un conflitto nel suo significato di “…Contrasto, scontro, urto aspro e prolungato di idee ed opinioni, di gusti di interessi.” (Zingarelli, Vocabolario della lingua italiana, Zanichelli, 1970).
Sappiamo bene quanta fatica sia necessaria alle donne che accogliamo ad Artemisia per arrivare a riconoscere le violenze subite e la propria sofferenza, a capire che non se ne è colpevoli, a smettere di sentirsi responsabili del mancato cambiamento di chi agisce violenza. Sappiamo dall’incontro con le tante persone che incontriamo e che sostengono la nostra mission quanto inconsapevole, automatico, sottile, pervasivo e per questo pericoloso sia il perpetuarsi di stereotipi di genere.
Nell’esperienza dei Centri Antiviolenza sono l’attenzione al valore femminile e la relazione fra donne che hanno consentito e consentono di costruire un universo di parole e di significati capace di rendere visibile e nominabile la violenza così nelle storie di vita di ciascuno, come a livello politico e culturale. Possiamo infatti affermare che l’esclusione delle donne dai diritti fondamentali, sia la logica che accompagna ogni forma di violenza verso di loro sia nella vita privata sia in quella pubblica. Ed è a causa di questa esclusione che spesso la violenza è caratterizzata da una forma di invisibilità e normalità che, lo abbiamo detto, impedisce alle donne stesse di identificarla e nominarla. Questa invisibilità e normalità non dà conto di quanto attivamente sia impedito loro di sviluppare e mantenere nel tempo le potenziali capacità umane di cui sono dotate.
È la scoperta di una propria soggettività e di un proprio desiderio che apre la strada a un conflitto che è tuttora in corso.
Abbiamo bisogno di tutti e tutte di portarlo avanti, di mantenerlo vivo, di affrontarlo questo conflitto…. Dobbiamo parlare della responsabilità che abbiamo tutti perché le radici della violenza sono culturali e la questione dell’educazione all’uguaglianza fra i generi ci riguarda.
Sappiamo che contrastare la violenza significa “nominare” la violenza normalizzata verso le donne e la disparità di potere fra i generi. Significa renderla visibile. Prezioso il contributo dell’opera del Maestro Pesce.

Teresa Bruno e Petra Filistrucchi


Gaetano Pesce
 
è uno dei più riconosciuti interpreti della cultura contemporanea internazionale, capace nella sua carriera di anticipare e declinare l’odierno universo figurativo esplorando - dal Micro al Macro - tutta la gamma della creatività umana. L’opera di Pesce abbatte i confini tra arte, architettura e industria costruendo un universo immaginifico di valore e oggetti, diventati vere icone del design e riconosciuti in tutto il mondo. Nato a La Spezia nel 1939, ma di identità veneta, si forma come architetto a Venezia insieme a personalità come Carlo Scarpa, Ernest Nathan Rogers, Bruno Zevi aderendo in seguito al Gruppo N, collettivo d’architettura che riconobbe nelle nuove materie e nella macchina i mezzi espressivi dell’ “arte nuova”: un universo creativo in cui non possono esistere separazioni tra architettura, pittura, scultura e industria, ma in cui ogni materia contamina l’altra. Le opere “multidisciplinari” di Pesce partono delle collezioni permanenti delle più importanti istituzioni culturali: (MOMA e MET di New York, il Victoria and Albert di Londra, il Centre Pompidou di Parigi, gli Uffizi a Firenze). Tra gli esempi della produzione di Pesce centrale è l’iconica serie Up del 1969: sette esemplari di sedie biomorfe che potevano essere sgonfiate e appiattite per il trarsporto, ma che una volta aperte e riespanso acquistavano di colpo le forme voluttuose. Primo prodotto industriale dotato di un esplicito messaggio politico, la Up 5 (insieme alla sorella Up6) sin dal suo debutto è stata riconosciuta come simbolo del design italiano diventando uno dei prodotti più famosi al mondo, nonchè maggiore testimonianza del design radicale e dell’arredamento degli anni Sessanta/Settanta.
Riferendosi alla sua carriera Gaetano Pesce ha detto: "Negli scorsi quarant’anni ho crecato di restituire all’architettura la sua capacità di essere utile alla mente, servendomi di immagini facilmente riconoscibili e associate in genere alla vita di strada e alla cultura popolare. Mi sono sforzato di trovare sempre nuovi materiali che si adattino alla logica della costruzione e offrano servizi adeguati ai bisogni reali delle persone. Con il mio lavoro ho cercato di trasmettere la sensazione di sorpresa, scoperta, femminilità, ottimismo, generosità e gioia."

Stefano Morelli, Giovanni C. Lettini, Sara Pallavicini


Resina tecnica d'arte

Fino alla fine degli anni ’50 le resine venivano utilizzate prevalentemente per la costruzione di barche e di aerei, ed è in quel periodo che nasce Gobbetto.Infatti è proprio in quegli anni, a cavallo tra i ’50 - ’60 che l’Azienda presieduta da Giancarlo Gobbetto brevetta la prima linea di resine monolitiche, Monosint®, ideale per i rivestimenti di pavimenti, pareti e superfici in genere nel settore industriale, per rispondere alle esigenze del settore edile – prevalentemente industrie alimentari e farmaceutiche -.In questi anni Giancarlo Gobbetto, realizza “Mare Sotto” un’opera che rappresenta il primo lavoro sperimentale che valorizza la tecnica della separazione del colore in fusione polimerica termoindurente. L’obiettivo degli anni ’80 è quello di estendere l’applicazione anche agli ambiti residenziali e commerciali. Gobbetto presenta infatti due nuove linee per interni: Dega Art® e Dega® Spatolato, che consentono di ottenere effetti spatolati, decorati e colori personalizzabili, affermandosi anche nel settore dell’architettura civile per abitazioni, uffici e spazi commerciali. L’Azienda in quegli anni conosce un grande fermento produttivo, arrivando a presentare la linea per esterni denominata Dega® Carpet.Nel 2016 la rivoluzionaria novità Floating Resin Panels: pannelli di resina personalizzabili, leggeri, creativi e waterproof, di grande impatto e adatti a sposare le esigenze di architetti, designer e privati.L’ingresso nel terzo millennio è per Gobbetto un momento di grande slancio progettuale. L’impossibile diventa possibile. Le resine diventano il materiale indispensabile utilizzato dai creativi di tutto il mondo.Il Maestro Gaetano Pesce è la prova di quanto la resina possa essere versatile e artistica così come ricercata  e rappresentativa a livello architettonico: dalla collaborazione per la realizzazione de “Il Tempo Della Diversità” presso il Museo MAXXI di Roma passando per EXPO 2015 con “L’Italia Che Balla”, dal Salone del Mobile 2016 con l’esposizione “Altra Bellezza” a Palazzo Morando di Milano e in seguito a Firenze con “Maestà Tradita” presso il Museo del Novecento.
Importante realizzazione a scopo benefico nel 2016 è quella del Policlinico S. Matteo di Pavia – reparto pediatrico e, sempre nello stesso anno a dicembre con Miami ArtBasel.
In occasione del Salone del Mobile 2017, dopo il grande successo dello scorso anno, il Maestro Gaetano Pesce dedica la sua Up5 alla condizione della donna oggi. L’installazione sarà situata davanti all’Accademia di Brera a Milano e proseguirà con Up galeotte, che richiamano la schiavitù e la limitazione della libertà, su tutto il percorso di via Fiori Chiari. Nel frattempo lo showroom di via Carroccio a Milano è sempre più frequentato da progettisti ed artisti alla ricerca di soluzioni personalizzate per valorizzare il proprio lavoro e la propria creatività; sempre affiancati dalla ricerca tecnica e applicativa dello stabilimento di Trezzano sul Naviglio.

Giancarlo Gobbetto


Roberta Tagliavini, titolare della Galleria “Robertaebasta” in Via Fiori Chiari n 2 (Milano), opera dal 1967 nel settore dell’antiquariato con specializzazione nelle arti decorative del XX Secolo.
La cura per il cliente è tale che la Galleria non si limita al solo inserimento del pezzo storico ma può riguardare, quando è richiesto, un restyling completo dell’abitazione tramite lo studio di pezzi a disegno e a misura realizzati dalla Galleria stessa. Questi pezzi avranno un impronta stilisticamente coerente e adeguata alla persona e alla casa in cui andranno collocati. Dal 1994 la direzione è stata affidata al Sig. Mattia M. Martinelli, figlio della Sig.ra Robarta Tagliavini, e Presidente dell’Associazione Commercianti di Via Fiori Chiari. Il Sig. Martinelli con slancio giovanile ha ingrandito la galleria di via Fiori Chiari 2 ed ha acquisito nuovi spazi quali le gallerie di via Fiori Chiari 3, P.zza Formentini 4/6 ed il bellissimo spazio in via Solferino fronte civico 3.
Robertaebasta tratta i migliori nomi dell’Art Decò e del XX Secolo Italiano ed Estero. Nelle Gallerie si incontrano opere di autori famosi tra i quali : Terragni, Giò Ponti, Borsani , Bugatti e Quarti, Lancia e Buffa per i mobili; Venini, Barovier, Seguso, Salviati e De Poli per i vetri; Richard Ginori, Lenci, Giò Ponti, Melandri,Chini e Nonni per le ceramiche e porcellane. E’ inoltre specializzata nell’Art Decò francese di cui si espongono opere firmate da Lalique e Daum per i vetri, Rulhmann, Leleu, Prinz e Arbus per i mobili. Negli ultimi anni la collezione è stata ampliamente arricchita di arredi e luci di design dagli Anni Cinquanta agli Anni Novanta e di numerosi pezzi unici. Nel 2017 si annuncia l’apertura di Robertaebasta a Londra, 85 Pimlico Road.


Direzione artistica: Stefano Morelli, Giovanni C. Lettini, Sara Pallavicini
Organizzazione: Mattia Martinelli, Clarissa Gobbetto, Francesca Sacchi Tommasi
Relazioni esterne: Giorgiana Ravizza, Mara Terenzi
Responsabile tecnico: Matteo Pellegrino
Squadra tecnica: Federico Senesi, Fabio Colacicchio
Fotografia: Malena Mazza, Lorenzo Picarazzi, Tommy De Martis
Suono: Om Sound sistem by Matteo Bazzicalupo - Avantgarde srl
Studio Pesce: Anna Boschiero, Sara Corda, Francesca Romana Riggio, Alessandro Bayter, Layachi Lamaakchaoui
Collaborazione: Giuliano Caimi, Renato Zorzi, Paolo Villa, Giancarlo Gobbetto, Gianluca Gobbetto, Deborah Boniardi, Roberto Boniardi, Katrina Fraser Sergio Lombardo, Letizia Lancini
Catalogo: a cura di Sara Pallavicini e Stefano Morelli. Editore Claudio Grenzi
info@claudiogrenzi.it - www.claudiogrenzieditore.it

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