Archivi categoria : Editoria

Paolo Baratella. L’epica della pittura, Studio Scarioni Angelucci, Milano

Il 31 Maggio 2017 presso lo Studio Scarioni Angelucci, in corso di Porta Nuova, 3 a Milano, si è tenuta la presentazione di “Paolo Baratella. L’epica della pittura” a cura del critico Roberto Borghi e del gallerista Claudio Marcantoni, con uno scritto inedito di Paolo Baratella sul suo rapporto con Milano, eEdizioni Mauri. Sono intervenuti assieme all’artista i due curatori.

L’epica è il genere letterario dei “grandi racconti”, dei miti fondativi delle civiltà, degli archetipi personificati in eroi. Paolo Baratella ha narrato pittoricamente le vicende politiche degli anni ’60 e ’70, seguendo un criterio epico, leggendo cioè La fine dell’imperialismo (come si intitola un suo celebre dipinto datato 1968) o Che Guevara (protagonista di molti suoi lavori) in una prospettiva mitologica.
D’altra parte l’epica, nella Grecia antica, si afferma in coincidenza della nascita della “città intesa come comunità”, ovvero della pólis, la parola greca dalla quale nasce il termine politica. In seguito al crollo delle ideologie che motivavano l’impegno politico degli anni ’60 e ’70, Baratella ha scelto di indagare il mito in sé, le sue strutture portanti sul piano narrativo, i personaggi e gli eventi che si collocano alle sue origini. Da questo atteggiamento sono scaturiti i grandi cicli di lavori dedicati a Odisseo e Zarathustra: anch’esse opere con ricadute in fondo politiche, se è vero che il titanismo che sta conducendo alla catastrofe ecologica, alla quale Baratella è particolarmente sensibile, ha le sue radici nella hybris, nella tracotanza di certi eroi mitici che personificano atteggiamenti archetipici della condizione umana.

Roberto Borghi


Il volume edito da «Mauri », oltre a documentare la mostra in corso fino al 17 giugno presso lo Studio Scarioni Angelucci, contempla un inedito di Paolo Baratella sul suo rapporto con Milano. In questo testo intitolato Nato tre volte, la terza a Milano, l’artista scrive: “Sono nato tre volte: a Bologna da genitori Ferraresi, a Ferrara dove sono cresciuto e ho studiato, a Milano dove sono diventato Paolo Baratella. Apro la finestra di qualsiasi casa o studio dove mi trovi a vivere girovagando, e fuori vedo Milano; dormendo sogno Milano; in qualsiasi posto la 1/2 penso. Un fantasma si aggira per Milano: sono io… Gli incontri fondamentali, persone, giovani artisti rivoluzionari o impegnati, come si usava dire, le analisi, il giudizio radicale, marxiano, sulla società che si andava formando e sulla cultura ufficiale, mi fecero prendere coscienza del mondo in cui vivevo. Mi resi conto che il mio orizzonte non era il tritacarne del benessere borghese; mi sentivo trasportato, preso, impossessato dallo scriversi in tempo reale della storia della società contemporanea partecipando ai momenti drammatici dello scontro tra potere e masse di gente sfruttata o emarginata, ultima, nella quale mi riconoscevo. La violenza con cui, durante gli scioperi e le manifestazioni di protesta, le forze dell’ordine, la celere e la mobile, sulle camionette si scagliavano in modo omicida sulla folla di manifestanti che chiedeva giustizia, era per me una cosa intollerabile, bisognava reagire. L’arte, la cultura, bisognava usarla per denunciare il malessere in cui languiva la società degli oppressi: questo il dovere, questo il senso, non c’era spazio per gli estetizzanti, cosa alla quale credo ancora, e soprattutto occorreva partecipazione, come cantava Gaber. Non era l’arte in sé a sommuovermi, ma la pressione sociale che ribolliva nei miei sentimenti e si faceva materia e gesto-manifesto nella pittura, nell’essere pittore, opzione alla quale non potevo rinunciare.

Paolo Baratella

Paolo Baratella nasce a Bologna nel 1935 da genitori ferraresi, Paolo Baratella si stabilisce nel 1935 a Milano. Nel 1964 vive per un certo periodo in Germania, paese che diventerà per lui un punto di riferimento imprescindibile, anche in termini culturali e ideologici, e nel quale esporrà ripetutamente le sue opere. Nel 1967 presenta a Milano – insieme con Giangiacomo Spadari e Fernando De Filippi – un ciclo di lavori dall’iconografia marcatamente politica che si conquistano un posto nella storia dell’arte italiana del secondo Novecento. In seguito il suo itinerario espositivo toccherà quasi tutte le capitali europee e le principali metropoli statunitensi. Ha partecipato alla Biennale di Venezia del 1994, alle Quadriennali di Roma del 1986 e 1999, alla Triennale di Milano del 1992.
Ha insegnato per più di dieci anni all’Accademia di Brera a Milano, città nella quale si è svolta gran parte della sua esistenza.


Paolo Baratella. L’epica della pittura
Informazioni: tel.: 349.4306492  • claudiomarcantoni@hotmail.com

«MAG» di Valentina Mauri & C.: info@mauri.com – www.mauri.com

Studio Scarioni Angelucci,
corso di Porta Nuova, 3
Milano

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Eleonora Fiorani: I mondi che siamo nel tempo delle ritornanze, Lupetti Editore

La Fondazione Mudima, Lupetti Editori di Comunicazione ed Eleonora Fiorani hanno presentato il libro “I mondi che siamo nel tempo delle ritornanze” di Eleonora Fiorani. Ne hanno discusso Aldo Bonomi, Gino Di Maggio con l’autrice.

Oggetto del testo sono i modi in cui oggetti, avvenimenti, modi d’essere, sensibilità estetiche si inabissano e scompaiono e poi ritornano e i modi in cui si trasformano e cambiano il loro uso, valore e il loro stesso statuto antropologico, e come è mutato e muta il nostro sguardo, mettendo in campo non solo la contemporaneità di presente-passato e futuro, ma i molti e diversi tempi che convivono, si intrecciano o si oppongono in uno spazio che è quello dell’intero globo in cui si situano le cose, gli eventi, e vivono e agiscono i diversi soggetti e le diverse culture che oggi abitano gli stessi spazi. Partendo dall’analisi del tempo e della differenza con la storia interroga le apparizioni delle lontananze con il ritorno dei miti dell’origine e dell’eden e dei quattro elementi del cosmo, il corpo di carne e dei sensi e i suoi nessi con i territori e i luoghi in cui si iscrive l’abitare. E interroga l’inconscio visivo, il potere delle forme e delle immagini di inabissarsi e poi di riapparire sotto altra forma e i codici figurativi che assicurano la più profonda comunione dei contemporanei, aprendo il campo al massimo di senso e che nella nostra fanno dell’immagine il luogo in cui tutte le cose accadono e il linguaggio che tutto parla.

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Garibaldo Marussi (Fiume, 5/09/1909 – Trieste, 3/08/1973)

Garibaldo (Garibaldi Marussich) Marussi (Fiume, 5 settembre 1909 – Trieste, 3 agosto 1973), pseudonimi: Carlo Delfino e Il Duchino. Nato a Fiume il 5 settembre 1909, giornalista, scrittore, letterato, poeta, critico d’arte, traduttore, editore, era figlio di Giovanni (Nino) Marussi, scultore, irredentista, “indomito fiumano” per Gabriele D’Annunzio, insegnante di scultura in seguito all’Accademia di Brera di Milano.

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Per saperne di più

Franca Gritti, a cura e con saggio introduttivo di Elena Pontiggia, Skira editore

Presentato il volume monografico della scultrice Franca Grittia cura e con saggio introduttivo di Elena PontiggiaSkira editore, nella gremita Sala TriennaleLab, alla Triennale di Milano.
Sono intervenuti: Cecilia De Carli, Professore Università Cattolica, Milano; Micol Forti, Direttrice Collezione d’Arte Moderna, Musei Vaticani, Roma, e Elena Pontiggia, Professore Accademia di Belle Arti di Brera.
Alla presentazione ha partecipato anche l’architetto Giovanni Cadeo, autore del progetto di restauro dell’edificio che sarà sede del Museo Archivio dell’artista, con una proiezione di immagini del progetto, ormai nella sua fase conclusiva ed è intervenuto Francesco Tedeschistorico e critico dell’arte, professore associato di Storia dell’arte contemporanea nella facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università Cattolica del Sacro Cuore.

Il libro traccia il percorso artistico di Franca Ghitti (1932-2012), scultrice di fama internazionale, dagli anni cinquanta alla sua scomparsa, le cui opere fanno parte di importanti collezioni pubbliche e private tra cui la Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma e i Musei Vaticani. 
Ne nasce una lettura globale dell’opera dell’artista che ha inizio in Valle Camonica, suo paese di nascita a cui rimane significativamente legata durante il corso della sua vita, che ripercorre tutte le tappe significative, dagli studi artistici a Milano, Parigi, Salisburgo, all’esperienza africana, alle mostre internazionali, e ne emerge il ciclico ritorno alle origini e alla sua terra, che la sprona a continui studi, approfondimenti e ricerche.
L’avvincente volume mette il lettore in contatto diretto con il personaggio e con la società artistica dell’epoca, in un intreccio che offre uno spaccato curioso e al contempo molto interessante.
Molto attenta alla scelta dei materiali, Franca Ghitti inizialmente predilige soprattutto quelli legati alla terra e al mondo del lavoro, fra cui vecchie assi di legno e avanzi di segheria. Successivamente opta anche per il ferro e i metalli, recuperati nelle antiche fucine della Valcamonica, come stampi, ritagli, tondini, chiodi, polvere di fusione, ma anche scarti di lavorazione delle industrie metalliche.
Il suo stile nel ricomporre restituisce ai materiali nuova energia e profondi significati; un linguaggio essenziale e concreto, legato alle linee, alle forme, alla geometria, che unisce in un armonico dialogo il presente al passato. Numerosi sono infatti i riferimenti alle incisioni rupestri e ai simboli primitivi delle tribù africane che si mescolano a espressioni moderne e contemporanee.
Elena Pontiggia afferma nel suo testo critico: “Quello di Franca Ghitti è un mondo complesso, un crogiolo di esperienze occidentali e primitive, di arte e architettura, di ripetizione e differenza. La sua scultura è sempre un disegno di mappe, una collezione di segni: non cerca il volume, il modellato, la massa, ma la superficie, la tavola, la pagina.
La sua arte insegna la ricerca di alfabeti che non si trovano nei libri e di mondi che non coincidono con il nostro. Insegna che le mani sanno quello che la mente non capisce, mentre il linguaggio dei segni custodisce qualcosa che le parole non registrano”.
I primi lavori in legno, realizzati negli anni sessanta, intitolati Mappe, sono tavole di legno con incisioni, ispirate alle incisioni rupestri a cui seguono altri cicli scultorei, sempre di matrice minimalista, a cui si aggiunge l’utilizzo di nuovi elementi, i chiodi, considerati dall’artista fondamentali per l’uso e la forma. Fra questi si ricordano I Rituali, Le Vicinie, Le Storie dei morti, I Reliquiari che restituiscono la cultura contadina e in cui si allude alla tradizione, alle leggende, al dialetto, ai canti, ai proverbi.
Negli anni settanta, l’esperienza africana e il suo trasferimento per alcuni anni in queste terre, conducono l’artista ad inserire nel suo linguaggio nuovi simboli, nuovi colori, nuovi materiali fra cui il cemento e il vetro, come si osserva in Orme del Tempo. Totem.
In un continuo divenire, i lavori di Franca Ghitti assumono negli anni successivi dimensioni e forme diverse sempre intrinsecamente legate al suo vissuto, come la verticalità, ispirata dalla visione dei grattacieli di Montreal e dai boschi del Labrador, che caratterizza le opere Cancelli, Libri Chiusi, Alberi. Il ritmo verticale tuttavia è spesso contrastato da un’energia orizzontale, resa dall’accostamento seriale di tessere e liste di legno, come se la materia fosse tessuta o intrecciata. In una poetica costantemente attenta al rapporto con lo spazio, alla fine degli anni ottanta si inserisce l’interesse per la forma circolare, Ciclo dei Tondi, dove il cerchio più o meno regolare evoca il concetto di ripetitività.
Anche nelle installazioni, Meridiane, sono presenti temi legati al tempo e allo spazio, ma aprono contemporaneamente nuovi orizzonti con esplicite riflessioni sulla città, sull’architettura e sul linguaggio; in Alfabeti perduti e Altri Alfabeti  realizzati alla fine degli anni novanta l’artista riscopre linguaggi dimenticati, di culture passate.
La sua ricerca artistica prosegue con continui approfondimenti, che contengono la memoria di vissuti comunitari connessi a epoche e luoghi differenti connessi alla contemporaneità.
Affermava infatti l’artista: “Non credo nell’improvvisazione. Un’opera è il risultato di una lunga meditazione, di un processo di conoscenza che dura tutta la vita”.
In seguito alla morte di Franca Ghitti, per volontà della scultrice è nata la Fondazione Archivio Franca Ghitti che si propone di promuovere l’opera dell’artista a scopo culturale in Italia e all’estero.
L’incontro in Triennale è stato accompagnato dalla proiezione del trailer del documentario “Franca Ghitti. Il film” del regista Davide Bassanesi che ripercorre i momenti più significativi della vita della scultrice.


Franca Ghitti (1932-2012) nasce in Valle Camonica. Frequenta le accademie d’arte di Milano, Parigi e Salisburgo e dagli anni Sessanta si dedica alla scultura specializzandosi nell’utilizzo di materiali quali il legno e il ferro.
Tra le principali mostre internazionali si ricordano quelle presso: Museo di Palazzo Braschi (Roma), Istituti Italiani di Cultura (Vienna, Budapest, Monaco), New York University (New York), Palazzo Martinengo e ex chiesa di San Desiderio (Brescia), OK Harris Gallery (New York), Fondazione Bilbao Bizkaia Kutxa (Bilbao), Young Arts Gallery (Vienna), Fortezza da Basso (Firenze), Museo Diocesano (Milano), University of Houston, Triennale di Milano, Biennale Internazionale di Scultura (Agliè), Castello di Brescia, Museo della Permanente (Milano), École Nationale Supérieure d’Architecture de Paris La Villette (Parigi), Università Bocconi (Milano), Museo d’Arte Contemporanea Manege (San Pietroburgo). 
Numerosi gli interventi dell’artista in spazi pubblici e privati, tra i più significativi spiccano le vetrate per la Chiesa degli Italiani di Nairobi in Kenya; il cancello per il Museo Agricolo del Castello di Brunnenburg (Merano); le opere in ferro per le sedi della Banca Credito Italiano; l’installazione Il segno dell’acqua nel Lago di Iseo; la grande scultura per la Rocca di San Giorgio a Orzinuovi (Brescia).
Il suo percorso artistico è accompagnato da numerose pubblicazioni, si ricordano le case editrici Scheiwiller, Lucini editore, Electa, Charta e Edizioni Mazzotta.
Hanno scritto di lei critici e giornalisti di rilievo quali: Giuseppe Appella, Giulio Carlo Argan, Carlo Bertelli, Paolo Biscottini, Rossana Bossaglia, Claudio Cerritelli, Enrico Crispolti, Cecilia De Carli, Raffaele De Grada, Marina De Stasio, Sebastiano Grasso, Flaminio Gualdoni, Fausto Lorenzi, Marco Meneguzzo, Anty Pansera, Pietro Petraroia, Elena Pontiggia, Gianfranco Ravasi, Roberto Sanesi, Vanni Scheiwiller, Francesco Tedeschi.


Fondazione Archivio Franca Ghitti. Nel 2013, in seguito alla morte dell’artista, nasce la Fondazione Archivio Franca Ghitti volta alla conservazione, catalogazione e valorizzazione della sua opera.
Maria Luisa Ardizzone, Professore alla New York University di New York, è presidente della Fondazione che vanta un comitato scientifico composto da nomi illustri quali: Cecilia De Carli, Professore Università Cattolica di Milano; Fausto Lorenzi, critico d’arte e giornalista; Marco Meneguzzo, Professore Accademia di Belle Arti di Brera; Margaret Morton, artista, fotografa e Professore Cooper Union, New York; Elena Pontiggia, Professore Accademia di Belle Arti di Brera.
Dal 2013 l’architetto Giovanni Cadeo dello Studio Cadeo di Brescia si dedica al progetto di ristrutturazione dell’ex casa studio dell’artista, oggi sede della Fondazione, per il progetto dell’archivio-museo dedicato a Franca Ghitti
Tra le principali iniziative realizzate dalla Fondazione si ricordano le mostre presso la Biblioteca Sormani di Milano a cura di Elena Pontiggia; il Castello di Sirmione; Villa Clerici a Milano; il Museo dell’energia idroelettrica di Valle Camonica; l’Università Cattolica di Milano a cura di Cecilia De Carli.

Franca Ghitti
a cura e con saggio introduttivo di Elena Pontiggia
Skira editore, 2016

Edizione bilingue (italiano-inglese)
24 x 28 cm, 128 pagine
110 colori e b/n, cartonato
ISBN 978-88-572-3411-3
€ 28,00


 Informazioni: roberto.crescenti@gmail.com
Ufficio stampa: IBC Irma Bianchi Communication – Tel. +39 02 8940 4694 – mob. + 39 328 5910857 – info@irmabianchi.it

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