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Capaci, lo Stato si rivela, 23/05/1992

"Falcone è morto, e io getto al vento un centinaio di pagine. Se gettando tutte le altre potessi restituirvi Falcone, lo farei adesso, dal mio balcone in Sant'Eustorgio: starei lì a guardarle volare sugli alberi, davanti alla chiesa di mattoni rossi. Ma la vita è così, dice Laura,, è solo la vita, che è così, e altro non c'è da dire."

Luca Rossi, ultime righe da: I disarmati, Arnaldo Mondadori Editore,1992

Falcone e Borsellino, foto di Tony Gentile

Ho vissuto nella stessa casa di Luca, di cui penso di essere amico, intendendo per ciò non la semplice frequentazione di quando viveva a Milano, ma la stima nella sua capacità di tradurre in scrittura il racconto. I successivi suoi successi di scrittura e di sceneggiatura lo testimoniano. Insieme abbiamo anche condiviso quei momenti di allucinata consapevolezza.
Il suo libro racconta molto bene in un'inchiesta "giornalistica", ma non solo, preparata in un anno. Ci  racconta i protagonisti e i sopravvissuti della lotta antimafia fino a quel maledetto giorno. Lo stato era assente o complice dalle storture e le verità ancora debbono emergere e dopo 25 anni non trovano risposte, come la strage di Ustica e di altre che hanno segnato e distrutto un paese che voleva camminare diritto.
Un paese di valori, di dignità, di memoria e anche di speranza che questi straordinari uomini ci hanno scolpito con la loro storia fino alla fine e oltre ad essa.
L'Italia che noi sentiamo e che vogliamo e di cui ci sentiamo orfani è testimoniata dalla loro vita.
Questo sentire, questa grande dignità umana mi ricorda molto il pensiero e la granitica forza dell'irredentismo di mio nonno, fiumano, combattente dalla prima guerra mondiale e amico di Gabriele d'Annunzio. Terre irredente, una speranza ancora una volta disillusa dallo Stato Italiano.
Oggi la TV di stato affida a un Fazio qualsiasi la commemorazione. Un personaggio che si è dimesso dall'Ordine dei Giornalisti perché ha preferito e difeso la sua capacità di essere testimonial pubblicitario, antitetico alla nostra professione. 


Il 23 maggio 1992, sull'autostrada A 29, nei pressi dello svincolo di Capaci nel territorio comunale di Isola della Femmine, a pochi chilometri da Palermo, la fine dello Stato. Nell'attentato persero la vita il magistrato antimafia Giovanni Falcone, sua moglie Francesca Morvillo e tre agenti della scorta, Vito Schifani, Rocco Dicillo, Antonio Montinaro. Gli unici sopravvissuti furono gli agenti Paolo Capuzza, Angelo CorboGaspare Cervello e l'autista giudiziario Giuseppe Costanza.
L'uccisione di Falcone venne decisa nel corso di alcune riunioni delle "Commissioni" regionali e provinciale di Cosa Nostra, con un'alta supervisione, avvenute tra il settembre-dicembre 1991, e presiedute dal boss Salvatore Riina, nelle quali venero individuati anche altri obiettivi da colpire. Nello stesso periodo, avvenne anche un'altra riunione nei pressi di Castelvetrano (a cui parteciparono Salvatore Riina, Matteo Messina Denaro, Vincenzo Sinacori, Mariano Agate, Salvatore Biondino) in cui vennero decisi e organizzati gli attentati contro il giudice Falcone, l'allora ministro Claudio Martelli e il presentatore televisivo Maurizio Costanzo. Falcone fu lasciato solo come prima Dalla Chiesa.
Se mai la magistratura, "falchi" permettendo vorrà fare chiarezza, come per Ustica ci ha provato Rosario Priore, quel senso profondo dello Stato non sarà perduto.


L'Italia era allora così rappresentata:

Presidente della Repubblica: Francesco Cossiga
Presidente del Senato: Giovanni Spadolini
Presidente della Camera: Oscar Luigi Scalfaro
Presidente del Consiglio: Giulio Andreotti
Vice Presidente del Consiglio e Ministro della Giustizia: Claudio Martelli
Ministro degli Interni: Vincenzo Scotti
Ministro degli Esteri: Gianni De Michelis
Ministro di Bilancio e programmazione economica: Paolo Cirino Pomicino
Ministro delle Finanze: Rino Formica
Ministro del Tesoro: Guido Carli
Ministro della Difesa: Virginio Rognoni
Ministro della Pubblica Istruzione: Riccardo Misasi
Ministro dei Lavori Pubblici: Giovanni Prandini
Ministro dell’Agricoltura: Giovanni Goria
Ministro di Trasporti e aviazione civile: Carlo Bernini
Il Ministro del Lavoro e Previdenza sociale: Franco Marini
Ministro del Commercio estero: Vito Lattanzio
Ministro della Marina mercantile: Ferdinando Facchiano
Ministro delle Partecipazioni statali: Giulio Andreotti
Ministro della Sanità: Francesco De Lorenzo
Ministro di Turismo e spettacolo: Carlo Tognoli
Ministro dei Beni culturali e ambientali: Giulio Andreotti
Ministro dell’ Ambiente: Giorgio Ruffolo
Ministro della Funzione pubblica: Luigi Scalfaro
Ministro di Università e ricerca scientifica: Antonio Ruberti
Ministro degli Affari sociali: Rosa Russo Jervolino (senza portafoglio)
Ministro delle Aree urbane: Carmelo Conte (senza portafoglio)
Ministro di Italiani all’estero e immigrazione: Margherita Boniver (senza portafoglio)
Ministro del Mezzogiorno: Calogero Mannino (senza portafoglio)
Ministro delle Politiche comunitarie: Pierluigi Romita (senza portafoglio)
Ministro della Protezione civile: Nicola Capria (senza portafoglio)
Ministro dei Rapporti con il Parlamento: Egidio Sterpa (senza portafoglio)
Ministro delle Regioni: Francesco D’Onofrio (senza portafoglio)
Governatore della Banca d’Italia: Carlo Azeglio Ciampi
Presidente della Fiat: Gianni Agnelli
Amministratore delegato della Fiat: Cesare Romiti
Segretario Politico della Democrazia Cristiana: Arnaldo Forlani
Segretario Generale del Partito Marxista-Leninista (PMLI): Giovanni Scuderi
Coordinatore Nazionale del Movimento per la Democrazia-La Rete: Leoluca Orlando
Segretario del Partito Democratico della Sinistra (PDS): Achille Occhetto
Segretario del Partito della Rifondazione Comunista (PRC): Sergio Garavini

Non va assolutamente dimenticato il ruolo fondamentale dell'allora Presidente del Consiglio: Giulio Andreotti.

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