SiteLock

Archivi categoria : Estero

Graziano Villa: La GRANDEUR di parigi, Palazzo Graziani, San Marino, 31/07/2016

In questo particolare momento storico, dove Parigi è stata ferita dai nuovi vandali, il mio è un omaggio alla Città  della Libertà, della Cultura e dell’Arte dove è nata la Fotografia”.

Graziano Villa


Graziano Villa, uno tra i più importanti fotografi ritrattisti (ha lavorato per riviste come AD-Architectural Digest, CAPITAL, AMICA, DOVE, CLASS, TRAVELLER, FORTUNE, VANITY- FAIR), in collaborazione con il Segretariato all'Istruzione e alla Cultura della Repubblica di San Marino, ha realizzato una mostra fotografica dedicata a Parigi: "La GRANDEUR di parigi". Una selezione di stampe fotografiche delle grandi architetture parigine, con elaborazioni artistiche per accentuare la loro “anima grafica”.
L'esposizione è allestita presso Palazzo Graziani, a San Marino e rimarrà  aperta dal 31 luglio al 30 settembre 2016. 
La Mostra è un tributo fotografico per ricordarci della Grandeur di Parigi, Terra di Libertà  che, come San Marino, ha dato rifugio a tanti esuli.

Il peso di una questione irrisolta

Girando lo sguardo mi accorgo di una grande lastra argentea appesa alla parete dello stand del gallerista con  la Tour Eiffel, catturata di sghimbescio, che pareva dovesse cadere sul Mondo, come il peso di una questione irrisolta domina l’azione di un qualcuno che è solo e che da quel peso viene reso sempre più solo. Nessuna firma sull’opera monumentale, nessun segno che la distinguesse fra i capolavori che affollavano d’arte gli immensi padiglioni della fiera di Rimini, ma nella sua instabile grandiosità quella ‘Tour’ era l’opera più forte in quel momento, rievocando le stragi che un mese prima, al Bataclan e negli altri luoghi dell’incontro di Parigi, avevano violato con insana brutalità, la città dell’accoglienza, colpendo gli indifesi, indiscriminatamente. 
Con Lichtenstein e Warhol, Sironi e Balla, Dorazio e Fontana, capaci di proiettare l’immaginario nell’iperspazio della grande cultura d’occidente, la ‘Tour’ di Graziano Villa traduce questo straordinario panorama di idee dipinto dai geni del ‘900, indicandone la fragilità di fronte alla contraddizione generata fin dall’epoca del mercantilismo, accentuatasi nel periodo coloniale, quindi in quello dell’imperialismo, per finire con la globalizzazione finanziaria. È il dilemma fra sviluppo e sottosviluppo, fra ricchezza e povertà, fra lusso e fame, fra opportunità e disperazione, fino a ieri dominato dalla predominanza ‘culturale’ se non quando dalla potenza militare, ed oggi sfuggito di mano, generatore delle brutalità più incredibili, capace di trasfigurare l’animo ed annichilire ogni forma di umanità. Quel peso/torre, pronto a squarciare la coscienza, diventa così a poco a poco un progetto che naviga fra i simboli della grandezza di Parigi, li rielabora fino ad astrarne le forme affinché da essi emergano le emozioni più recondite. 
Graziano Villa facendo esplodere il rosso nei cieli del Louvre o de La Défense, interpreta il nostro bisogno di indagare su quel peso, cercare di capirne il senso profondo, e così avviare quel processo di metabolizzazione e superamento, altrimenti impossibile senza che la catarsi sia ultimata. Un nodo maturato in quattrocento e forse cinquecento anni di storia, oggi giunto al pettine e che la generazione attuale deve affrontare e tentare di sciogliere. Che fa il Piccolo Stato di fronte all’immane grandezza e potenza degli agenti in gioco? Che può fare se non favorire il dialogo, dare messaggi d’accoglienza, e generare generosità? 
Così nasce il progetto di rendere omaggio alla città di Parigi aggiungendo parole a quelle già espresse dall’artista Villa, che, indagando sulla ‘Grandeur’, mette a nudo la fragilità della nostra cultura di fronte alla questione irrisolta, che per mezzo millennio abbiamo finto di non conoscere, perché in fondo era comodo bearci del nostro progresso, trascurando il piccolo particolare che purtroppo gran parte di esso era dovuto  alle risorse che provenivano da Paesi sconosciuti, lasciati all’oblio, tanto che ancor oggi quando l’uomo viene violentato e muore il nostro coinvolgimento emotivo dipende dalla distanza in chilometri da noi e dalla nostra civiltà. 
Quel dramma è invece qui, ci dice Graziano Villa, e c’è un’intera metropoli europea, proprio quella che della libertà e fraternità ne ha fatto una bandiera inserendola fra i principi della sua rivoluzione, a ricordarcelo. Libertà, ecco cosa ci unisce ai fratelli francesi che nella storia l’hanno sempre difesa e così facendo hanno dato aiuto alla Repubblica di San Marino affinché mantenesse intatta la propria indipendenza. Un tributo alla grandezza di Parigi, non c’è modo migliore per confermare la nostra amicizia.

Giuseppe Maria MorgantiSegretario di Stato Istruzione e Cultura, San Marino, 26 maggio 2016


ARCHITETTURA E FOTOGRAFIA INSIEME PER CREARE UN’UNICA OPERA D’ARTE

Per Fellini il cinema era immagine e la luce ne era il fattore fondamentale. Mio zio Federico sosteneva: “...La luce è ideologia, colore, tono, profondità, atmosfera, racconto. La luce è ciò che aggiunge, che cancella, che riduce, che esalta, che arricchisce, sfuma, sottolinea, allude, fa diventar credibile e accettabile il fantastico, il sogno, o, al contrario, rende fantastico il reale, dà miraggio alla quotidianità più grigia, aggiunge trasparenze, suggerisce tensioni, vibrazioni. La luce scava un volto,o lo leviga, crea espressione dove non c’è, dona intelligenza all’opacità, seduzione all’insipienza. La luce disegna l’eleganza di una figura, glorifica un paesaggio, lo inventa dal nulla, dà magia a uno sfondo...
Ho imparato da Federico che la luce è il primo effetto speciale, inteso come trucco, come inganno, come malìa, bottega alchemica, macchina del meraviglioso. 
...La luce è il sale allucinatorio che bruciando sprigiona le visioni; e ciò che vive sulla pellicola vive per la luce. La scenografia più elementare e rozzamente realizzata può con la luce rivelare prospettive inattese, insospettate e calare il racconto in una atmosfera sospesa, inquietante; oppure, spostando appena un cinquemila, e accendendone un altro in controluce, ecco che ogni senso di angoscia si dissolve e tutto diventa sereno, familiare, rassicurante...
Per Federico il film si scriveva con la luce, lo stile si esprimeva con la luce.
Sono partita da qualcosa che conosco molto bene per comprendere come architettura e fotografia, grazie alla luce, possano creare insieme un’unica opera d’arte, testimoniando ancora una volta l’indissolubile rapporto tra Arte e Fotografia.
" ...Bisogna guardar lavorare la luce. È la luce che crea…"  
Non è un concetto preso a caso, infatti il termine fotografia ha origine da due parole greche: phos (luce) e graphis (grafia), quindi letteralmente fotografia significa ‘scrivere con la luce’. 
Quando il fotografo Graziano Villa ha pensato a questo “Tributo a Parigi” ha pensato ad un percorso di “luci e ombre” con uno stile da direttore della fotografia più che da semplice fotografo. Villa ha cercato nei suoi scatti di catturare la luce che l'architettura emana. Fotografare le architetture, gli permette di giocare con le ombre e i punti di vista, chiedendogli sempre un coinvolgimento attivo. L'uomo è volutamente assente nelle immagini in mostra mentre fa la sua comparsa il silenzio. L'unico suono che si percepisce guardandole è quello del vento. Mi sono sempre piaciute le parole che lo zio Federico, fa recitare a Roberto Benigni nel finale de “La voce della luna”(1990): 
...se ci fosse un po' più di silenzio, se tutti facessimo un po' più di silenzio, forse qualcosa potremmo capire...”. 
Attuali oggi più che mai !

Francesca F.Fellinigiornalista - curatrice della mostra
francesca.fellini@federicofellini.info - www.federicofellini.info


Parigi : Capitale della Fotografia.

L’inscindibile e fecondo legame tra la Ville Lumière e la fotografia è storicamente noto. Culla dell’invenzione fotografica, Parigi ha coltivato, per oltre un secolo e mezzo, l’immaginario visivo di cittadini di tutto il mondo, offrendosi come scenario perfetto per le prime sperimentazioni di vedute fotografiche. Le sue strutture architettoniche sono state, fin dagli esordi della tecnica fotografica, un soggetto ideale da riprendere, sia per la loro bellezza maestosa, sia perché rispondevano al requisito, inizialmente indispensabile, dell'immobilità richiesta dal lungo tempo di posa.
Tra i primissimi risultati di Louis Daguerre vi è la fotografia scattata al Boulevard du Temple di Parigi, un dagherrotipo del 1838, ricordata anche come la prima veduta urbana capace di fermare sulla lastra fotosensibile una figura umana - il cliente di un lustrascarpe - arrestatasi sul trottoir per diversi minuti. Qualche anno più tardi, William Fox Talbot pubblicava una serie di calotipi che ritraevano architetture e vedute dei boulevards parigini (nel suo ‘The Pencil of Nature’, 1844).
In un’ottica di documentazione del patrimonio architettonico francese nasceva, negli anni Cinquanta dell’Ottocento, la prima grande campagna fotografica di committenza pubblica; l’Administration des Beaux-Arts-Commission des Monument Historiques incaricava Édouard Baldus, Gustave Le Gray, Hippolyte Bayard, J.L.Henri Le Secq e Auguste Mestral di riprendere, su specifici itinerari concordati, una lista di monumenti parigini per evidenziarne lo stato di conservazione al fine di un loro eventuale restauro. Ma è nella seconda metà del XIX secolo, con il piano rinnovamento urbanistico dei centri storici delle principali città europee, che la capitale francese diviene oggetto di ampie rilevazioni fotografiche, compiute con lo scopo di preservare la memoria della vieille ville. Di lì a poco, infatti, Parigi avrebbe cambiato volto diventando la moderna metropoli dei monumentali edifici pubblici, parchi e giardini, ‘grands boulevards’.
Con l’affinarsi delle tecniche fotografiche e il diffondersi del mezzo, la possibilità di documentare la città e di riportarne una visione personale diventava, a cavallo del secolo, un’opportunità.
Eugène Atget scattò migliaia di fotografie della sua amata Parigi, privilegiando un approccio lento e riflessivo, scegliendo come soggetti gli edifici storici e i loro dettagli. Fotografò serialmente le inferriate dei palazzi, le fontane e le statue dei parchi e delle chiese medievali, producendone stampe che vendette a musei, biblioteche - fra cui la Biblioteca Nazionale di Francia - e altre istituzioni pubbliche. Ma anche vetrine di negozi, vetture in piccoli vicoli, umili venditori con carretti erano oggetto privilegiato dello sguardo di Atget. La sua ricerca diventerà un enorme archivio sulla città, descrivendone ‘monumenti e aspetti’, così come recitava l’insegna fuori dal suo studio.
Parigi è rimasta, per tutto il Novecento, oggetto di innumerevoli omaggi da parte di grandi fotografi, che ne hanno celebrato la bellezza e maestosità delle architetture. Spesso sullo sfondo di scene di vita quotidiana.
George Brassaï si abbandonava alla Parigi notturna, rovesciandone la visione acquisita di Ville Lumière. Le sue riprese partivano dal reale per perdersi nel surreale, trasformando il rigore classico dell’architettura parigina - Place de la Concorde, Notre Dame e così via - in apparizioni della città. Per Robert Doisneau, la città diventava il luogo prediletto di ricerca dell’intima affinità tra ambiente e uomo. Nonostante il suo sguardo fosse prevalentemente umanistico, la presenza della città e dei suoi edifici, talvolta enormi palazzi periferici, ritornava con costanza nelle sue fotografie. Il Bacio de l’Hotel de Ville, del1950, non sarebbe stato lo stesso senza l’'edificio tipicamente parigino che ne fa da quinta. La capacità di Parigi, e delle sue architetture grandiose, di prestarsi ad uno sviluppo linguistico del mezzo espressivo ne ha fatto, e ne fa tuttora, la metropoli europea privilegiata dalla fotografia.
Graziano Villa ce ne propone una nuova visione, inattesa e del tutto personale, capace di un’indiscussa soggettività e di una forte tensione all’astrazione. Una visione grafica, modulare e insieme complessa, onirica e destabilizzante. Così è la Grandeur de Paris.

Lorenza Bravetta, Direttore CAMERA, Centro Italiano per la Fotografia
camera@camera.to - www.camera.to


"Per decenni ho ritratto personaggi di ogni genere, di ogni strato sociale e culturale, in tanti Paesi del mondo. L'ho fatto per riviste importanti come “AD-Architectural Digest”, “CAPITAL”, “AMICA”, “DOVE”, “CLASS”, “TRAVELLER”, “FORTUNE”, “VANITY-FAIR”, ecc. In questo mio peregrinare in ogni angolo del pianeta sono sempre stato affascinato dalle grandi Architetture che l'Uomo ha costruito per lasciare nel Tempo traccia del proprio passaggio e della propria esistenza. I nomi di tali icone sono scolpiti nella memoria collettiva e  continuano a testimoniare l'audacia dell'ingegno umano: la Torre Eiffel, la Muraglia Cinese, le Piramidi di Giza, le Torri Gemelle del WTC, tragicamente famose, quelle di Kuala Lumpur, il Big Ben di Londra, il “Big Boy”, appena usciti dall'aeroporto di Oslo, il Castello Sforzesco di Milano, i Fiori di Metallo della Défense a Parigi, e così via. Perché ho deciso di fare questo tributo a Parigi ? Perché dobbiamo ricordarci della Francia e di Parigi, Terra di Libertà che, come San Marino, ha dato rifugio a tanti esuli. Soprattutto in questo momento storico, nel quale Parigi è stata ferita dai nuovi vandali, è giusto dedicare un tributo alla Città della Libertà, della Cultura e dell’Arte dove è nata la Fotografia. Il mio tributo, consiste in una serie di “Ritratti” alle sue stupende Architetture.  E parlo di Ritratti a ragion veduta perché, come nel ritrarre le persone, ho tentato di personalizzare questi Giganti, di sceverare e descrivere, amplificandola, la loro struttura grafica, ovvero la loro “anima”. Ho cercato di restituire visivamente l'impatto emozionale che queste meravigliose architetture hanno suscitato su di me: un'impressione altamente soggettiva e dunque non comune perché, alla fine, lo sguardo di ciascuno di noi è comunque, sempre e assolutamente unico e inimitabile. Credo di esserci riuscito."

Graziano Villa
 info@grazianovilla.com - www.grazianovilla.com


San Marino è la più antica  Repubblica  indipendente al mondo è anche la più piccola, con i suoi 61,196 Kmq. La leggenda  narra  che Marino  sia giunto  sulle sponde del mare Adriatico nel 257 d.C. assieme a Leo e ad altri lapicidi, dalla Dalmazia, in particolare dalla città di Arbe.  La leggenda  pone la fondazione della Repubblica nell'anno 301 d.C., uno Stato che, seppur  piccolo, conserva  nel proprio seno tutti  i caratteri distintivi di una comunità organizzata, con proprie radice leggendarie, una propria storia,  una propria cultura,  un proprio territorio.
Palazzo Graziani è un edificio ubicato in posizione centrale all'interno del centro stori­co della Repubblica di San Marino, di elevato pregio con una eccellente vista panoramica. L'esistenza dell'edificio risulta  presente già nel catasto Santucci del 1825, per cui si deve ritenere che la sua edificazione sia avvenuta  in epoche  antecedenti. Precedentemente aveva funzione ad uso abitativo ed al piano terra  commerciale. Oggi, a seguito di un radicale intervento, è costituito da complessivi 7 piani, di cui 3 fuori  terra, 3 seminterrati ed una grotta-cisterna interrrata al 4° piano sottostante riportata alla luce in seguito ad un delicato  intervento di scavi. In origine tutti i piani erano  collegati  tra loro attraverso una ripida scala interna; a seguito  dell'intervento di ristrutturazione, questa  è stata elimi­ nata e sostituita da un nuovo corpo  scale-ascensore accorpato al palazzo a lato valle con­sentendone così una migliore distribuzione degli spazi interni.


Graziano Villa: La GRANDEUR di parigi
Orari: dalle 10,00 alle 18,00

Ingresso: libero
Catalogo: introduzione di: Giuseppe Maria Morganti, Segretario all'Istruzione e alla Cultura della Repubblica di San Marino; Ettore Mocchetti: Direttore di “AD-Architectural Digest - Condé Nast Ed.; Lorenza Bravetta : Direttore di “CAMERA”, Torino, ex Direttore a Parigi delle Attività di “MAGNUM PHOTOS” in Europa; Francesca Fabbri Fellini: giornalista - curatrice della Mostra
sito webhttp://www.grazianovilla.com/portfolio/la-grandeur-di-parigi/

Palazzo Graziani
Via Piazzale Lo Stradone 13,
47890 San Marino
Repubblica di San Marino

Print Friendly, PDF & Email
Condividi su:

LORIS CECCHINI, AVELINE – Antiquaire, Paris, fino al 26 novembre

Dopo l’esposizione dedicata a Michelangelo Pistoletto (2014), Pascale Marthine Tayou (2015) e Daniel Buren (2016), Galleria Aveline e Galleria Continua ospitano le opere dell’artista italiano Loris Cecchini a partire dal 16 ottobre 2017.
Nel lavoro di Loris Cecchini (Nato a Milano nel 1969), la fotografia, il disegno, la scultura e l’installazione si combinano per formare un’unica poetica. Il lavoro di Cecchini deve tanto alla sua conoscenza di un largo ventaglio di media quanto alla sua curiosità instancabile.
Cecchini propone un dialogo particolare con l’architettura del XVIII della Galleria Aveline. Delle giganti bolle in PVC flessibile emergono dalle finestre della facciata, come se fossero gonfiate misteriosamente dall’interno. La loro trasparenza e la tecnica alla loro origine rompono la solidità e la dimensione patrimoniale che caratterizzano l’hotel. 

Blaublobbing, 2006-2017, trasparent PVC, wire rope, motors, lights, variable dimensions, Ph Oak Taylor-Smith

All’interno, altre stanze turbano l’equilibrio sereno del luogo. Così, la serie di Wallwave Vibration che l’artista chiama i «corpi estrusi», è una manifestazione fisica di una pulsazione simile a un fluido, e il suo equilibrio è frammentato per formare un’onda elettromagnetica delicata. Con questo lavoro lo spazio è trasformato e la fragilità è incorporata nel supporto della struttura poiché l’artista utilizza simultaneamente lo spazio come soggetto e materia, stabilendo nello stesso tempo una nuova definizione di scultura.

LORIS CECCHINI, GALERIE AVELINE | JEAN-MARIE ROSSI, Paris, 2017

I muri della galleria sembrano risuonare, reagire animati da una pulsazione sconosciuta. Integrando elementi provenienti da diversi settori multidisciplinari della chimica alle tecnologie avanguardistiche il suo lavoro studia astutamente i limiti della creazione, questo permette di individuare costantemente i risultati artistici interessanti le cui definizioni cambiano.
Come Cecchini, lungo tutto il secolo XVIII, gli ebanisti europei hanno continuato a esplorare le loro sperimentazioni tecnologiche e formali, fino a introdurre nell’arredamento la porcellana, la lacca asiatica, il marmo e il placcaggio dei legni esotici.
La metafora organica e i movimenti costituiscono le filosofie cardini delle investigazioni dell’artista e sono le basi fondamentali nei suoi progetti. Agendo con la lente di uno scienziato, Cecchini esamina da vicino i suoi moduli cominciando inizialmente dagli studi 3D o dagli acquerelli basati sulla particolarità degli elementi naturali.
La libertà nell’accostamento dei moduli in acciaio di Cecchini corrisponde alle catene di cristalli traslucidi perfettamente allineati del lampadario fine xviii della manifattura del Granja. Le forme organiche richiamano la morfologia cellulare dispiegandosi all’infinito, mentre i cristalli dalle faccette sapientemente tagliate compongono i volumi delle differenti corone del lampadario.
Le installazioni a base di moduli di Cecchini, una successione calcolata di elementi in acciaio inossidabile generata delle sue ricerche preliminari, utilizza di nuovo l’organismo come leitmotiv nel suo lavoro per affrontare l’evoluzione complessa dell’arte in relazione alla scienza. In molteplici opere, Cecchini riunisce i suoi moduli in acciaio per formare delle finte piante rampicanti, di coralli o di cristalli, che derivano organicamente da un ventaglio di sentieri sorprendenti in contrasto con l’intenzione deliberata della propagazione.
La moltiplicazione dei moduli di Cecchini, salendo verso il cielo, sembra infinita di fronte alla scrivania stile “Boulle”, unica con le basi radicate al pavimento. Qui il lavoro manuale si esprime nel controllo dei volumi resi, mentre i moduli prodotti industrialmente prendono molteplici forme organiche. Per André-Charles Boulle, la Natura è anche sorgente di ispirazione e si traduce nel suo intarsio di metallo e di guscio di tartaruga, per i giochi di intrecci e arrotolamenti del motivo a foglie. I suoi bronzi finemente cesellati e dorati si amalgamano alla perfezione con l’intarsio. Il gioco della luce è sottile di fronte ai moduli metallici e allo splendore immacolato.

Zooffice, 2001, Lambda print, silicone, Plexiglas, 120 x 180 cm, Ph Oak Taylor-Smith

Loris Cecchini ha esposto il suo lavoro a livello internazionale con esposizioni monografiche in importanti musei come Palais de Tokio a Parigi, il Museo di arte Moderna di Saint-Etienne-Métropole, il MoMA PS1 a New York, il Duolun MoMA di Shanghai, il Centro Gallego di Arte Contemporanea a Santiago di Compostela, il Kunstverei di Heidelberg, il Quartiere di Firenze, il Centro per l’Arte Contemporanea Luigi Pecci a Prato e la Fondazione Arnaldo Pomodoro di Milano.
Ha partecipato a numerose esposizioni internazionali come la 56esima, la 51esima e la 49esima Biennale di Venezia, la 6esta e la 9na Biennale di Shanghai, la 15esima e la 13esima quadriennale di Roma, la biennale di Taiwan a Taipei, la Biennale di Valencia in Spagna, la 12esima Biennale Internazionale di Scultura di Carrara. Loris Cecchini ha inoltre partecipato a diverse esposizioni collettive in tutto il mondo tra cui quella al Ludwig Museum di Cologne, al PAC di Milano, Palazzo Fortuny a Venezia, Macro Future a Roma, al MART di Rovereto, Hayward Gallery di Londra, The Garage Centre for Contemporary Culture di Mosca, il Palazzo delle Esposizioni di Roma, le Musée d’Art Contemporain di Lione, al MOCA de Shanghai, la Deutsche Bank Kunsthalle di Berlino e molte altre. Ha inoltre realizzato diverse installazioni permanenti site-specific, come quella a Villa Celle a Pistoia, nel cortile di Palazzo Strozzi a Firenze, alla Fondation Boghossian di Bruxelles e per Cleveland Clinic’s Arts & Medicine Institute negli Stati Uniti, a Terrasses du Port de Marseille in Francia, a Shinsegae Hanam Starfield a Seoul e, durante la Biennale di Venezia del 2017, al Fondaco dei Tedeschi.

Loris Cecchini, No casting (transparencies), 2000

After the exhibitions devoted to Michelangelo Pistoletto (2014), Pascale Marthine Tayou (2015) and Daniel Buren (2016), the Galerie Aveline and Galleria Continua are delighted to host works by Italian artist Loris Cecchini as from 16 October 2017.
In the work of Loris Cecchini (born in Milan, 1969), photography, drawing, sculpture and installation combine to form a unified poetics. Cecchini’s work owes as much to his expertise of a broad range of media as to his indefatigable curiosity.
Cecchini proposes a special dialogue with the XVIIIth century architecture of the gallery Aveline. Gigantic bubbles of soft PVC emerge from windows of the facade, as mysteriously blown from the inside. Their transparency and the technicality at their origin break with the solidity and the patrimonial dimension of the mansion.
Inside, other rooms disrupt the quiet balance of the space. His serie Wallwave Vibration or what the artist refers to as ‘extruding bodies’, a physical manifestation of a pulsation resembling a fluid’s whose balance has been disseminated to form a delicate electromagnetic wave. With these works, the context of the space is transformed and fragility is incorporated within the supporting structure as the artist simultaneously uses space as a subject and material, establishing at the same time new definitions of sculpture. The walls of the gallery seem to resonate, reacting to an unknown pulsation.
Incorporating elements from various interdisciplinary fields from chemistry to groundbreaking technologies, his work playfully investigates the limits of creation generating a continuous detection of exciting art outcomes whose definitions are ever changing. Like Cecchini, throughout the xviiith century, european cabinet makers continued to push their technological and formal experiments, going so far as to introduce into the furniture porcelain, Asian lacquer, marble and veneer of exotic wood.
Biological metaphor and motion represent core philosophies behind the artist’s investigation and fundamental basis in his projects. Acting with the lens of a scientist, Cecchini closely examines his modules initially starting with basic 3D or watercolor studies moving forward toward the particularity of natural elements.
The freedom of assembly of Cecchini’s steel modules meets the perfectly aligned translucent crystal chains of the late xviiith century manufacture of the Granja. Organic forms referring to cellular morphology are deployed to infinity, while crystals with cleverly cut facets structure the volumes of the different crowns of the chandelier.
Cecchini’s module-based installations, a calculated chain of stainless steel elements originating from his preliminary inquiries again using organism, as a leitmotif in his work to address the intricate evolution of art in relation to sciences. In a wide range of works, Cecchini join together his steel modules to form a semblance of climbing plants, corals or crystals structures, organically deriving in an array of bewildering trails contrasting the deliberate intention of the propagation.
The multiplication of Cecchini modules, rising towards the sky, seems endless in front of this unique Boulle desk with his feet moor in the ground. Here manual labor is expressed in the control of volumes and renderings while the industrially produced modules take on many organic forms. For André-Charles Boulle, Nature is also a source of inspiration and is reflected in his work of metal and tortoiseshell by the interlacing and winding of foliated motifs. His bronzes precisely chiselled and gilded add to perfection with marquetry. The play of light is subtle in front of metal modules with immaculate brilliance.
Loris Cecchini has exhibited his work internationally with monographic exhibitions in major museums such as the Palais de Tokyo in Paris, the Museum of Modern Art in Saint-Etienne-Métropole, the MoMA PS1 in New York, the Duolun MoMA the Center Gallego of Contemporary Art in Santiago de Compostela, the Kunstverein of Heidelberg, the Firenze Quarter, the Center for Contemporary Art Luigi Pecci in Prato, the Arnaldo Pomodoro Foundation in Milan.


Loris Cecchini
Dal 16/10/2017 al 26/11/2017

Galleria Continua
chez
GALERIE AVELINE - JEAN-MARIE ROSSI'
94, rue du Faubourg Saint-Honoré

75008 Paris
www.aveline.com - Tél. +33 (0)1 42 66 60 29 - aveline@aveline.com
info@galleriacontinua.com -  studio@loriscecchini.org

Print Friendly, PDF & Email
Condividi su:

India’s Rockefeller Artists: An Indo-U.S. Cultural Saga, DAG Modern, New York, U.S., dal 6 novembre

Satish Gujral, Untitled,1963, Encaustic on canvas, 17.2 x 22 in. Courtesy DAG Modern - India's Rockerfeller Artists.


La mostra presenta opere di pittori e scultori indiani che hanno viaggiato negli Stati Uniti con borse di studio concesse dalla visione filantropica di John D. Rockefeller III, con il 3° Fondo JDR (1963-1979) e  il Consiglio Culturale Asiatico.
Questi artisti sono stati portati negli Stati Uniti per vedere e capire l'arte americana e anche per condividere le proprie conoscenze ed esperienze, attraverso uno scambio culturale che arricchisse le comunità.
Presenti gli artisti più importanti dell'India, tra cui V.S. Gaitonde, il cui lavoro è stato oggetto di una retrospettiva al Guggenheim, New York, nel 2013; Tyeb Mehta, uno degli artisti più presenti nelle collezioni private e pubbliche; Akbar Padamsee, Ram Kumar, Bal Chhabda e Krishen Khanna, tutti del gruppo storico di Bombay. Inoltre: Natvar Bhavsar, Jyoti Bhatt, K.G. Subramanyan, A.M. Davierwala, Avinash Chandra, Arun Bose, Paritosh Sen, K.S. Kulkarni, Vinod Dave, Bhupen Khakhar e Rekha Rodwittiya.


DAG Modern  present India’s Rockefeller Artists: An Indo-U.S. Cultural Saga in its New York gallery at 41 East 57th Street at the Fuller Building in Midtown, Manhattan.
The exhibition showcases iconic works of the Indian painters and sculptors who travelled to the US on grants enabled by John D. Rockefeller III’s philanthropic vision, first through the JDR 3rd Fund (1963–1979) and then through the Asian Cultural Council.
These artists were brought to the US to see and understand American art and also to share their own learnings and experiences through a cultural exchange that would enrich communities. The show examines why and how these artists were selected; their relationships with each other and the American art milieu; the impact of the experience on their body of work; and the creation of a community of Rockefeller artists.

Krishen Khanna, Untitled (Bandwalls), 1988, Oil on canvas, 67.7 x 52.7 in. Courtesy DAG Modern - India's Rockerfeller Artists.

The grant benefited some of India’s most important artists, among them V.S. Gaitonde, whose work formed the subject of a retrospective at the Guggenheim, New York, in 2013; Tyeb Mehta, one of the most widely collected artists in private and public collections; Akbar Padamsee, Ram Kumar, Bal Chhabda and Krishen Khanna, all associates of the then Bombay-based Progressive Artists’ Group. Natvar Bhavsar, Jyoti Bhatt, K.G. Subramanyan, A.M. Davierwala, Avinash Chandra, Arun Bose, Paritosh Sen, K.S. KulkarniVinod Dave, Bhupen Khakhar and Rekha Rodwittiya were some of the others whose contribution to Indian art practice in the twentieth century has been seminal.

This exhibition is accompanied by a 500-page publication. A product of extensive research from the Rockefeller and artists’ archives, the documentation includes interviews with the living artists and surviving family members of others, along with rare photographs. Published by DAG Modern, the catalogue tells the stories of India’s Rockefeller artists and their art as a testimony to JDR III’s impact on the Indian art landscape.

K G Subramanyan, Untitled, Oil on Masonite board, 29.7 x 35.7 in. Courtesy DAG Modern - India's Rockerfeller Artists.

DAG Modern has a history of over 20 years specializing in Indian modern art with locations in New Delhi, Mumbai and New York. The gallery is firmly established in the Indian art scene with its extensive program that includes historical museum quality exhibitions, a collection, publications, art fair presentations and educational outreach. 


India’s Rockefeller Artists: An Indo-U.S. Cultural Saga
Dal November 6, 2017 al March 2018
Orari: 10.00 - 18.00 (martedì - sabato), lunedì su appuntamento

Press: Pelham Communications: Kim Donica - kim@pelhamcommunications.com - Tel. +1 917 -607-5105 - @pelhamcomms

DAG Modern
The Fuller Building 
41 East 57th Street, Suite 708

New York, NY 10022 
Tel. +1 212 457 9037 -  newyork@dagmodern.com www.dagmodern.comdelhi@dagmodern.commumbai@dagmodern.com

Print Friendly, PDF & Email
Condividi su:

North Korea and Kim Jong Un Get a New Enemy with “The Leader is Present” by Max Papeshi, McLoughlin Gallery, San Francisco, California

"Our republic is a responsible nuclear state that--as we made clear before, will not use nuclear weapons first unless aggressive hostile forces use nuclear weapons to invade on our sovereignty.

 Kim Jong Un, 2016


The renown San Francisco based McLoughlin Gallery is pleased to present "The Leader is Present", the landmark solo exhibition featuring the groundbreaking Max Papeschi Works on view September 15 – October 14, 2017.
"The Leader is Present" is the first solo exhibition from Italian artist Max Papeschi in the U.S, focusing on North Korean Dictator Kim Jong Un as would be interpreted by world famous contemporary artists including Andy Warhol, Damien Hirst, and Banksy, among others. In the style of the infamous feature film "The Interview," starring James Franco, The North Korean leader is at center stage in these daring art works, satirically 'honoring' the 'Dear Leader' through the art pieces.

The exhibition is part of the "Welcome to North Korea Project" created with the support of Amnesty International Italy; promoting awareness and condemnation of the crimes against humanity by the North Korean regime. Fighting censorship, the artist helps to both inform and remind us of these crucial issues of human rights, while incorporating the spirit of play in to the body of the work. With "Welcome to North Korea" Papeschi, in his self-fabricated role as 'Cultural Ambassador of North Korea' as awarded by the 'Dear Leader' builds the narrative story of a contemporary dictatorship through a visual contradiction. The detention facilities become absurdist amusement parks, and the public is taken in to a parallel dimension, where the atrocities of Pyongyang’s regime are hidden by the grotesque propaganda found at www.welcometonorthkorea.org.

With his expressive and irreverent style, Papeschi discredits the 'cult of personality', taking it to the extreme with Kim Jong Un appearing in pretty shades of bright eye shadow and lipstick, in a Warholesque quadriptych; the ultimate 'pop' icon. In Papeschi's further works, between the cut of a Fontana painting or in a face-off with controversial performance artist Marina Abramovic, Kim Jong Un is even reflected as the aspiring child Mouseketeer; a Disney-loving tyrant of contradictions. The propaganda of the regime is further spoofed through the language of contemporary art divinizing the 'Dear Leader,' serving as commentary on the idiocy of bluster and war-mongering propaganda funneled through the DPRK. Included in the compelling exhibition are board games, videos of South Park, Teletubbies with a North Korean twist, an 80's video game, and even Kim Pong, which invites viewers to play against Kim Jong with the inability to ever win against the 'Supreme Leader.'

Despite Kim Jong Un's reported statement that he would not launch a first attack, and would only attack back if attacked first, the dictator has recently however threatened Japan, The U.S. mainland, South Korea, and U.S. territory Guam with total destruction. While North Korea reportedly states their actions are merely reacting in self defense to the annual military tests by South Korea and the U.S, reportedly simulating an attack on North Korea--which greatly upsets the DPRK, the DPRK has recently fired two missiles over Japanese airspace, causing the world, and particularly the people of Japan--great worry.

It is in view of these unsettling world events, in addition to the widely known human rights violations by North Korea, whereby citizens are reportedly woken up at 5 a.m. with a National Alarm Clock, and are reportedly murdered if found criticizing Jim Jong Un--that the art show 'Welcome to North Korea' is so vitally important. Where religion is banned, specific haircuts are reportedly mandated by law, the government controls the reportedly only two television stations in the country for state brainwashing, and citizens' entire family are punished 'three generations back' for the alleged crime on one person, North Korean Government is a assault against reason, and against humanity. Kim Jong Un reportedly even had his own uncle; Jang Song Thaek, and his entire blood family--including women and children--murdered in 2013. And he reportedly had his own half-brother; Kim Jong Nam, poisoned to death earlier this year.
Whereas Sony Studios was famously hacked by North Korea for releasing "The Interview" film which mocked Kim Jong Un and dealt with his assassination, 'Welcome to North Korea' similarly uses 'art as a weapon,' as the political enemy of a despotic regime. Reaching the world with the love of freedom, and the strength of individual liberty, Max Papeschi and McLoughlin Gallery bravely stand up against the face of such tyranny.
The inaugural launch of the exhibition occurred in September 2016 in Turin, Italy; and later Milan, Italy, with the Fondazione Maimeri. These highly successful shows were then followed by shows in Paris, with future exhibitions planned in Prague, Rome, Seville and Miami, after the stunning show here at McLoughlin Gallery in San Francisco, California.


The McLoughlin Gallery is a contemporary gallery serving as a site for exhibitions and public programs working with established international and local mid-career and emerging contemporary artists. The esteemed gallery represents and promotes artists working in a wide array of media including; painting, sculpture, photography, video and installation. Open from Tuesday through Saturday from 10:30 a.m. to 6 p.m, the McLoughlin Gallery is located at the 49 Geary Street, Suite 200, in San Francisco.


Max Papeschi
The Leader is Present
September 15th - October 14th, 2017
www.welcometonorthkorea.org

The McLoughlin Gallery
49 Geary, Suite 200
San Francisco, CA 94108
Joan McLoughlin - Tel: 415-986-4799 - info@mgart.com - www.mgart.com

 

Print Friendly, PDF & Email
Condividi su:

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi