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ANDY WARHOL DA NEW YORK ALLE STELLINE, Milano, dal 19.09.2017

Torna alla Fondazione Stelline la grande fotografia internazionale con una mostra dei 20 celebri ritratti realizzati da Aurelio Amendola a Andy Warhol. Per l’occasione verrà esposta la versione virata in magenta dell’opera “The Last Supper” del maestro della Pop Art.
Continua l’attenzione della Fondazione Stelline per la grande fotografia, questa volta con una mostra dedicata ad Aurelio Amendola, e al suo lavoro su Andy Warhol.
Un percorso espositivo con cui si vuole omaggiare il maestro della Pop Art proprio a 30 anni dalla sua scomparsa, attraverso l’ormai celebre serie di 20 ritratti che Amendola - il grande fotografo dell’arte e degli artisti - ha realizzato a New York, nella Factory, in due sessioni nel 1977 e nel 1986 e attraverso l’opera di Andy Warhol The Last Supper (1986), la cui versione virata in magenta, appartenente alle collezioni del Credito Valtellinese, sarà fulcro visivo e ideale della mostra.
Per la scelta delle fotografie esposte sono state individuate queste celebri serie di scatti che da un lato evidenziano la capacità di Amendola di testimoniare lo scorrere dell’arte del nostro tempo attraverso i volti e i corpi dei suoi protagonisti, dall’altro coincidono con il momento di realizzazione di The Last Supper e delle sue infinite declinazioni.
The Last Supper è l’ultimo grande ciclo di Andy Warhol, quasi una sorta di testamento pittorico della figura più influente dell’arte della seconda metà del XX secolo. Quest’opera ha naturalmente un legame fortissimo con la città di Milano e con il nostro Palazzo: da qui è partita non solo la suggestione iconografica, ma anche la stessa idea di commissionare al maestro americano un lavoro ispirato al capolavoro leonardesco, conservato a pochi passi dalla sede della Fondazione Stelline, da quella del Credito Valtellinese, proprietario dell'opera e lugo dove venne esposta per la prima volta, e dalla sede milanese di ICE - Agenzia, che ha contribuito alla realizzazione di questa mostra.

La mostra, curata da Walter Guadagnini e Alessandra Klimciuk, è accompagnata da un catalogo Skira è stata realizzata, con il patrocinio della Regione Lombardia e del Comune di Milano, grazie al contributo dell’Associazione Pellettieri Italiani Aimpes in occasione dell’edizione 112 di Mipel, che quest’anno ha come tema la Pop Art e di cui questa mostra è il fulcro di Mipel in città, il Fuorisalone della Fiera, e al prezioso supporto di ICE - Agenzia e del Ministero dello Sviluppo economico nell'ambito del Piano straordinario per la promozione del Made in Italy e l'attrazione degli investimenti in Italia, finalizzato ad ampliare il numero delle imprese che operano nel mercato globale, ad espandere le quote italiane nel commercio internazionale e a valorizzare l'immagine del Made in Italy nel mondo. Proprio per questa edizione speciale, inoltre, è stato chiesto agli espositori di Mipel di realizzare una borsa sul tema: le 20 più  significative saranno esposte durante la mostra alla Fondazione Stelline e una prestigiosa giuria decreterà i tre vincitori.


Aurelio Amendola
è nato a Pistoia nel 1938,  Nel corso della sua carriera si dedica soprattutto all’arte contemporanea, immortalando i protagonisti dell’arte del Novecento. Negli anni è arrivato a raccogliere una vera e propria galleria di ritratti, comprendente i più rinomati maestri del XX secolo, come De Chirico, Lichtenstein, Pomodoro, Schifano, Warhol, per ricordarne solo alcuni. All'opera di Amendola si devono infatti numerose monografie dedicate ai maggiori scultori e pittori contemporanei, tra cui quelle su Marino Marini, Burri, Manzù, Fabbri, Ceroli, Vangi, Kounellis, Pistoletto, Parmiggiani, Paladino, Barni, Ruffi. Amendola inoltre è noto per le fotografie delle sculture del Rinascimento italiano: ha documentato l'opera di Giovanni Pisano, Michelangelo e Donatello. Le sue opere fanno parte di prestigiose collezioni, tra queste quella della Fondazione Maramotti, del Maxxi di Roma, della Fondazione Alberto Burri, degli Uffizi e della a Fondazione Cassa di Risparmio di Pistoia e Pescia, oltre a far parte di numerose collezioni private.


ANDY WARHOL DA NEW YORK ALLE STELLINE
Leonardo di Warhol | Warhol di Amendola

Dal 19/09/2017 al 29/10/2017
Orari: martedì – domenica, 10-20 (chiuso il lunedì)
Ingresso: libero
Info: fondazione@stelline.it - www.stelline.it - tel. +39.02.45462.411
Ufficio Stampa: Studio BonnePresse - Gaia Grassi- M. +39.339.56.53.179 - Marianna Corte - M. +39.347.42.19.001 - info@bonnepresse.com - www.bonnepresse.com

Fondazione Stelline
corso Magenta 61
20123 Milano

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Il tessuto come arte : Antonio Ratti imprenditore e mecenate, Palazzo Te, Mantova

La conoscenza del passato genera la nascita di nuove idee e crea nuove forme di bellezza.

Antonio Ratti


Inaugurazione 30 settembre


È stata presentata alla Fondazione Antonio Ratti la mostra Il tessuto come arte: Antonio Ratti imprenditore e mecenate che sarà inaugurata a Palazzo Te il primo ottobre 2017. Coprodotta dal Centro Internazionale d’Arte e di Cultura di Palazzo Te e dalla Fondazione Antonio Ratti, l’esposizione sarà visitabile fino al 7 gennaio 2018.


Il tessuto come arte: Antonio Ratti imprenditore e mecenate”, dedicata all’industriale comasco che ha realizzato un’impresa e una Fondazione riconosciute a livello internazionale, mettendo sullo stesso piano la produzione e la creatività d’impresa con l’arte e la cultura.
L’esposizione, prodotta dal Comune di Mantova, dal Centro Internazionale d’Arte e di Cultura di Palazzo Te e dal Museo Civico di Palazzo Te e realizzata in collaborazione con la Fondazione Antonio Ratti, è curata da Lorenzo BenedettiAnnie Ratti e Maddalena Terragni.

La vita di Antonio Ratti è un intreccio tra impresa e arte, creatività e promozione culturale, pubblico e privato. Il suo pensiero nasce dall’idea che la cultura, la conoscenza e l’arte siano strumenti fondamentali per interpretare il proprio tempo.
La sua passione lo porta, a soli trent’anni, a trasformare uno studio di disegno in impresa fondando nel 1945 la “Tessitura Serica Antonio Ratti”, per la creazione e la commercializzazione di tessuti per cravatte. È la prima tappa di una lunga e progressiva attività imprenditoriale che culminerà nel Gruppo Ratti, attualmente presieduto dalla figlia Donatella, che si attesta come eccellenza mondiale nella produzione di tessuti creati sviluppando una forte ricerca creativa e tecnologica.

La mostra intende restituire il ritratto di un personaggio raffinato ed elegante, poliedrico ed eclettico, che investendo nella formazione delle risorse umane e nella valorizzazione del tessuto come arte, ha saputo dare risalto alla qualità dei suoi prodotti tessili.
Alta qualità, sperimentazione e innovazione sono le caratteristiche che distinguono l’operare di Antonio Ratti, raccontate trasversalmente in un percorso che prevede un dialogo con le sale monumentali del Palazzo Te per poi svilupparsi negli spazi espositivi delle Fruttiere.
Grazie al contributo dell’architetto Philippe Rahm, la mostra racconta il tessuto
nelle sue varie forme: dalla ricca collezione di reperti antichi della Fondazione Antonio Ratti (FAR) ai grandi archivi dell’azienda Ratti; sarà possibile fare un’esperienza tattile delle diverse stoffe messe a disposizione del visitatore su una pedana centrale che attraversa lo spazio delle Fruttiere restituendo un’idea sinestetica del tessuto.

La produzione dell’azienda è presentata al pubblico con un allestimento di grande suggestione, che si rifà a quello di due grandi mostre “Ratti & Paisley: cultura del cachemire”(1986, Fashion Institute, New York) e “Ratti & Paisley” (1988, Bunka Fashion College, Tokyo). Ai preziosi manufatti si collega l’opera di Luigi Ontani: un disegno ad acquarello stampato su cotone, la cui ristampa realizzata dalla Ratti S.p.A., ripropone il progetto nato dalla collaborazione tra l’artista e l’azienda negli anni ’90.
Una parte della mostra è dedicata alla storia dell’azienda, che nel 1958 inaugura a Guanzate le moderne strutture disegnate da Tito Spini, un nuovo modello di architettura industriale che si identifica con la volontà di creare le condizioni ideali di lavoro per sostenere la qualità del prodotto, in un mondo fortemente dinamico e in continua espansione. Nel nuovo stabilimento la visione di Ratti prende forma e si realizza il ciclo completo di produzione. La Palazzina dei Servizi Sociali, luogo polifunzionale e multimediale destinato ai lavoratori, ospita importanti eventi culturali e artistici, laboratori, rassegne teatrali e concerti.

Gli impianti produttivi di Guanzate, le sedi storiche di rappresentanza nelle ville sul Lago di Como e alcuni dei concerti tenuti in azienda sono immortalati dagli scatti del fotografo industriale Roberto Zabban.
Un’importante produzione di disegni di Antonio Ratti è il ponte di collegamento con la sezione dei tessuti storici della Collezione della FAR. Il disegno è declinato nei vari significati del termine: a mano libera, tecnico, ma anche come sinonimo di progetto. Questa sezione illustra il processo tradizionale e la genesi completa di un tessuto.
Negli anni Sessanta e Settanta, la passione per il tessuto e tutte le sue declinazioni nelle diverse epoche e aree geografiche porta Antonio Ratti a dare vita ad una collezione tessile privata, strumento di studio, ricerca e ispirazione, ampliata anche in seguito alle acquisizioni aziendali di imprese storiche del settore. In mostra si può ammirare un’ampia selezione di reperti della collezione storica, ora patrimonio della Fondazione: dai tessuti copti e pre-colombiani ai velluti rinascimentali, dai serici francesi e inglesi del Seicento e Settecento alle cravates e ai nastri di fine Ottocento.
Nel 1985, dal desiderio di Antonio Ratti di trasformare la sua profonda passione per l’arte e il tessuto in una realtà attiva nel mondo della cultura, nasce la Fondazione che porta il suo nome, strumento di promozione e divulgazione culturale, ora presieduta dalla figlia Annie. Negli anni successivi viene istituito il Museo Studio del Tessuto e realizzato un catalogo multimediale della collezione. Attraverso attività come il Corso Superiore di Disegno e il successivo Corso Superiore di Arti Visive, ora CSAV-Artists Research Laboratory, si creano i luoghi in cui giovani artisti internazionali e importanti esponenti dell’arte contemporanea hanno occasione di approfondire le proprie ricerche lavorando insieme negli spazi della Fondazione.

Antonio Ratti promuove il tessuto in tutte le sue declinazioni, dall’attenzione per la storia e la tradizione nelle diverse culture del mondo, alla visione di nuove frontiere produttive, tecnologiche e geopolitiche.
Negli anni promuove importanti progetti espositivi e museali, realizzando diverse mostre sul tessuto e la sua storia. Nel 1995 sostiene economicamente la nascita di uno dei primi centri specializzati nella ricerca e nel restauro del tessile al Metropolitan Museum di New York: l’Antonio Ratti Textile Center.
L’arte contemporanea è presente in mostra con opere di artisti coinvolti nei diversi decenni nelle numerose attività culturali della Fondazione, tra questi alcuni artisti invitati a condurre e a partecipare alle passate edizioni del workshop CSAV-Artists Research Laboratory tra cui: John Armleder, Julia Brown, Jimmie Durham, Hans Haacke, Mario Garcia Torres, Melanie GilligamRenée Green Joan Jonas, Giulio Paolini, Diego Perrone, Yvonne RainerGerhard Richter.
Negli spazi esterni di Palazzo Te sono presenti importanti installazioni di artisti come Yona Friedman, Richard Nonas, Matt Mullican e Liliana Moro.
In occasione della mostra una pubblicazione antologica raccoglie testi e materiali relativi alla storia dell’azienda e a quella della Fondazione Antonio Ratti.
La pubblicazione include testi che analizzano la collezione di tessuti antichi di Antonio Ratti e scritti di artisti contemporanei che hanno partecipato alle edizioni del workshop CSAV – Artists Research Laboratory.
Il volume, realizzato con il sostegno della Ratti S.p.A. e curato dalla Fondazione Antonio Ratti, è un progetto grafico di Luc Derycke edito da MER Paper Kunsthalle.


ANTONIO RATTI 1915 - 2002
Antonio Ratti, nominato Cavaliere del Lavoro nel 1972, Honorary Trustee del Metropolitan Museum of Art di New York, è stato uno degli esponenti più significativi dell'imprenditoria italiana, nonché uno dei mecenati più illuminati della scena nazionale e internazionale. Oltre alla passione per l'arte della seta, che è diventata il fulcro della sua attività imprenditoriale, Antonio Ratti ha coltivato un forte interesse per l'arte in generale. Non a caso il suo nome è legato alle più grandi istituzioni culturali quali il Guggenheim, il Museum of Modern Art e il Metropolitan Museum of Art di New York, Palazzo Grassi di Venezia, Palazzo Reale e il Padiglione d'Arte Contemporanea di Milano.
Nato a Como il 22 settembre 1915, fonda nel 1945 la "Tessitura Serica Antonio Ratti" per la ideazione e la commercializzazione di tessuti per cravatte e foulard in seta. È la prima tappa di una lunga attività imprenditoriale che culminerà nella creazione del Gruppo Ratti - attualmente presieduto da sua figlia Donatella - uno dei più importanti produttori al mondo di tessuti ad alto contenuto tecnologico-creativo.
Dotato di una spiccata sensibilità verso l'innovazione e la ricerca non solo industriale, nel 1985 Antonio Ratti crea a Como l'omonima Fondazione, dedicata interamente alla ricerca culturale e storica nell'ambito del tessile (collezione di tessuti antichi, mostre tematiche e forum) e alla promozione dei migliori talenti nell'ambito delle arti visive.
Nel 1995 Antonio Ratti decide di finanziare la creazione al Metropolitan Museum of Art di New York di un centro per la conservazione, il restauro e la catalogazione delle collezioni tessili di proprietà del museo americano,precedentemente ospitate presso i singoli dipartimenti del Museo stesso. Nasce così l'Antonio Ratti Textile Center al Metropolitan Museum of Art, una delle strutture più grandi e meglio attrezzate, oggi aperte al pubblico nei musei d'arte, per lo studio e la conservazione dei tessili. Nel novembre del 1998 viene inaugurato il Museo Tessile della FAR - successivamente denominato Museo Studio del Tessuto - che ospita la collezione di tessuti antichi raccolta con passione e lucidità da Antonio Ratti durante tutta la sua vita. A succedergli alla guida della FAR, dopo la sua scomparsa avvenuta nel 2002, è sua figlia, Annie Ratti.


La Fondazione Antonio Ratti, Ente Morale senza scopo di lucro, Onlus, nasce nel 1985 dal desiderio del suo creatore e ispiratore Antonio Ratti di trasformare la sua profonda passione personale per l’arte e il tessuto in una realtà attiva nel mondo della cultura.
La FAR ha come fine statutario la promozione di iniziative, ricerche e studi di interesse artistico, culturale e tecnologico nel campo della produzione tessile e dell’arte contemporanea.
Presieduta da Annie Ratti e diretta da Bartolomeo Pietromarchi, si dedica ad approfondire la storia e la cultura del passato, ad indagare le tendenze attuali della cultura nazionale ed internazionale, ad analizzare i cambiamenti nel costume e nell’arte, avvalendosi quando è possibile della collaborazione con altre istituzioni.
Attraverso le attività della FAR, studiosi del tessile e dell’arte contemporanea, intellettuali e artisti affermati, insieme a giovani promesse, hanno l’opportunità di approfondire le proprie ricerche, di produrre nuovi lavori, di raggiungere il pubblico più vasto degli appassionati, la critica più avveduta, le istituzioni più prestigiose, pubbliche e private.
Nel 1995 la FAR ha contribuito alla creazione dell’Antonio Ratti Textile Center al Metropolitan Museum of Art di New York, uno spazio di 2300 mq dove sono state raccolte e catalogate tutte le collezioni tessili del Museo americano. L’Antonio Ratti Textile Center è aperto al pubblico ed è visitabile su appuntamento.
Dalla primavera del 2010, la sede della Fondazione occupa la bellissima Villa Sucota, lungo il Km della conoscenza che congiunge Como con Cernobbio, con nuove e più ampie disponibilità di spazi e di attrezzature che hanno consentito un ampliamento delle sue attività.
www.fondazioneratti.org - info@fondazioneratti.org - tel. +39.031.3384976


PALAZZO TE
, anticamente situato su un’isola posta al centro del quarto lago di Mantova ora prosciugato, Palazzo Te è uno dei più straordinari esempi di villa rinascimentale suburbana manierista.  L’intero complesso, decorato tra il 1525 e il 1535, fu ideato e realizzato da Giulio Romano (1499 – 1546) per Federico II Gonzaga (1500 – 1540) come luogo destinato all’ozio del principe e ai fastosi ricevimenti. Sin dall’origine il Palazzo si apriva, attraverso ampie logge, su vasti giardini destinati a rendere gradevole il soggiorno nel palazzo pensato su imitazione delle antiche ville romane. La struttura architettonica delle facciate esterne dell’edificio è caratterizzata dalla lavorazione a bugnato delle superfici murarie e dalla presenza dell’ordine gigante di paraste lisce doriche che ne scandiscono il ritmo. All’interno il palazzo appare organizzato attorno ad un grande cortile quadrato chiuso sui quattro lati da paramenti murari a bugnato liscio scanditi dall’ordine unico di semicolonne doriche che sorreggono una trabeazione classica a metope e triglifi. 
Sebbene anche esternamente si conservino tracce di zone decorate ad affresco, è soprattutto negli interni che il visitatore può apprezzare la preziosa decorazione ad affresco e i raffinatissimi stucchi che ornano la villa. L’intera decorazione degli ambienti fu realizzata su progetto di Giulio Romano che ideò non solo la struttura architettonica dell’edificio, ma anche gli splendidi cicli decorativi ad affresco, i camini, i soffitti, i pavimenti di tutti gli ambienti, curandone ogni dettaglio, per poi affidarne l’esecuzione a una serie di qualificati collaboratori.  Le sale del pianterreno, destinate ad accogliere gli appartamenti di Federico Gonzaga e dei suoi ospiti, conservano ancora oggi quasi integralmente le preziose decorazioni ad affresco e a stucco originali. Veri gioielli dell’arte manierista sono in particolare la Camera di Amore e Psiche e la Camera dei Giganti. 
Nelle sale del piano superiore sono attualmente esposte al pubblico le diverse collezioni del Museo: la collezione Gonzaghesca di coni, monete, sigilli, medaglie, pesi e misure; la collezione Mondadori con i dipinti di Federico Zandomeneghi e Armando Spadini e due preziose collezioni archeologiche: la collezione egizia “Giuseppe Acerbi” e quella mesopotamica “Ugo Sissa”.

Il tessuto come arte: Antonio Ratti imprenditore e mecenate
Dal 01.10.2017 al 07.01.2018
Prodotto dal: Comune di Mantova; Centro Internazionale d’Arte e di Cultura di Palazzo Te; Museo Civico di Palazzo Te
Realizzato in collaborazione con: Fondazione Antonio Ratti
Sponsor: Ratti S.p.A
Con il sostegno di: Amici di Palazzo Te e dei Musei Mantovani
Sponsor Tecnico: Apam
Team Curatoriale: Lorenzo Benedetti; Annie Ratti; Maddalena Terragni
Allestimento: Philippe Rahm
Ideazione Grafica: Luc Derycke
Esecuzione Grafica: Wanda Granata
Uffici stampa: Delos - Servizi per la Cultura di Annalisa Fattori e Paola Nobile - Tel. Dal +39 02 8052151 - delos@delosrp.it
Centro Internazionale d’Arte e di Cultura di Palazzo Te: Federica Leoni - Tel. +39 0376 369198 - ufficiostampa@centropalazzote.it
Fondazione Antonio Ratti: Anna Castelli - Tel. +39 0313384976  - annacastelli@fondazioneratti.org
Catalogo: MER. Paper Kunsthalle
Orari: Fino a sabato 28 ottobre 2017: lunedì 13.00 - 19.30; da martedì a domenica 9.00 - 19.30 (ultimo ingresso 18.30); A partire da domenica 29 ottobre 2017: lunedì 13.00 - 18.30; da martedì a domenica 9.00 - 18.30 (ultimo ingresso 17.30)
Informazioni: http://www.centropalazzote.it - Biglietteria Museo Civico di Palazzo Te Tel. +39 0376 323266 - 0376-365886 - palazzote@domino.comune.mantova.it
Ingresso: INTERO € 12,00; RIDOTTO € 8,00 (visitatori oltre i 65 anni, gruppi di minimo 20 persone, soci TCI, soci FAI, cittadini residenti a Mantova, possessori di: biglietto d’ingresso al Vittoriale degli Italiani, biglietto/abbonamento Torino Piemonte, tessera Legacoop Lombardia, coupon QUI!CULTURA, tessera soci ACI, tessera Mantova Outlet Village, biglietto Trenord); RIDOTTO STUDENTI € 4,00
(visitatori tra i 12 e i 18 anni, studenti universitari); OMAGGIO
(2 accompagnatori per gruppo o scolaresca ogni 15 unità, giornalisti, possessori tessera ICOM, membri: Polizia di Stato, Arma dei Carabinieri, Guardia di Finanza, Polizia Penitenziaria, Corpo Forestale dello Stato, Vigili del Fuoco)
Prenotazioni: da lunedì a venerdì dalle 9.00 alle 19.00; sabato dalle 9.00 alle 14.00; Call Center: 199 199 111 -  www.vivaticket.it; Pagamenti con - carta di credito (Visa e Mastercard) fino 24 ore prima della visita - bonifico o vaglia a livello nazionale, con pagamento 15 gg prima della data di visita; Estero: T +39 041 27 19013 - PAGAMENTI con carta di credito (Visa e Mastercard) fino 24 ore prima della visita
Diritto di Prenotazione: ADULTI € 1,50; STUDENTI € 0,50

Palazzo Te
viale Te 13
Mantova

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Immensità di Valentino Vago, Fondazione Antonio e Carmela Calderara, Vacciago di Ameno (NO)

Luminoso è il lavoro nobile; ma essendo
nobilmente luminoso esso dovrebbe
illuminare le menti, così che esse potessero
viaggiare verso la Luce Vera...”

abate Sugerio di Saint Denis

"Siamo per le superfici grandi perchè hanno una forza inequivocabile"

Rothko e Gottlieb

"È la luce trascendentale che dipingo. Ogni luce esistente nel mondo esterno non mi interessa, quella che entra in una giornata di sole è luce terrena, la mia è luce dello spirito."

Valentino Vago

La Fondazione Antonio e Carmela Calderara propone per la stagione 2017 la mostra Immensità, personale di Valentino Vago, che nasce quasi naturalmente come frutto di un’amicizia storica tra Antonio Calderara e Valentino Vago, testimoniata anche dalla presenza di un’opera del pittore di Barlassina all’interno della Collezione.
Alla Fondazione Calderara di Vacciago è esposta una selezione di opere che testimonia l'ultimo felice periodo dell'opera di Valentino Vago che nasce principalmente da una sensibilità per il colore che è vibrazione luminosa effusiva, fattore fondante che accomuna la ricerca del pittore di Barlassina a quella di Calderara.

Quest’ultimo, più avanzato nel suo percorso artistico, sentiva nei confronti del giovane Vago una consonanza non tanto di esiti formali, quanto più di serietà di vocazione e un comune afflato verso l’infinito e l’incommensurabile. Entrambi partono dal desiderio - o forse addirittura dalla necessità - di trasportare sulla tela, attraverso il colore e la luce, una bellezza vista e vissuta. Ma nel restituirci questa bellezza le donano un respiro di infinito.
I colori utilizzati da Vago, spesso timidi, sono il giallo, amato fin dall’inizio, il celeste, trovato nella sua peculiare sfumatura ultraterrena all’inizio degli anni ottanta, il rosa, scoperto alla metà dei settanta e il bianco che conquista sempre più spazio. Colori che l'artista ottiene con un procedimento di detournement della tradizionale tecnica della pittura ad olio, fatta di molteplici passaggi, sovrapposizioni e velature, che necessitano di lunghi tempi di asciugatura e che danno alle stesure uno spessore materico. Diversamente, il suo colore, una volta applicato, imprime un respiro vivo a qualsiasi supporto, carte, tele e pareti.
Le tele più recenti di Valentino Vago hanno progressivamente perso ogni rifermento segnico, lasciando il campo allo spazio che si fa sempre più glauco, intriso di luce di un altro mondo e ricco di vibrazioni quasi impercettibili.

Ho capito che si poteva dipingere senza rappresentare nulla. Da allora ho sempre proceduto cancellando il mondo”, come l'artista stesso dice. “Sto facendo la cosa che ho sempre desiderato fare, cioè un quadro fatto solo di luce con un riverbero di luce ancora più potente sotto. Quella piccola differenza, o grande differenza di luce che c’è sotto è quello che sposta tutto lo spazio in una dimensione diversa”.

La pittura di Vago è come se avesse inscritto nel nome dell’autore il proprio destino, che è quello di agire principalmente innescando un perpetuo movimento nella percezione dell’osservatore” come scrive Elisabetta Longari nel catalogo che accompagna la mostra. “Indeterminatezza, incompiutezza e infinità sono quasi sinonimi. Il colore, che è la forma primaria che l’energia assume, è il tramite. Assottigliato e instabile, sembra continuamente tentare una ridefinizione. Lo spazio pulsa a causa di un colore che, diversamente illuminato, sprigiona lentamente la sua tendenza al movimento, manifestando un andare verso che non giunge mai a termine. Ogni tela rappresenta uno stadio momentaneo di una trasformazione infinita, e costituisce una stazione di un lento trascolorare dal buio alla luce, fino al bianco abbacinante e incontaminato di alcune ultime tele”.

Un catalogo con testi di Elisabetta Longari e Paola Bacuzzi accompagna la mostra Immensità.

L'esposizione occupa le sale delle mostre temporanee, affacciate sullo spazio verde della secentesca sede della Fondazione Calderara a Vacciago sul lago d'Orta, dove è custodita ed esposta la collezione di respiro internazionale che l’artista ha costituito nel corso della sua vita.

Gianni Marussi e Valentino Vago, Galleria Luca Tommasi, Milano

Valentino Vago è nato a Barlassina nel 1931, vive e lavora a Milano. Terminati gli studi all'Accademia di Belle Arti di Brera, nel 1955 espone alla VI Quadriennale d'Arte di Roma. La sua prima personale è nel 1960, a Milano, al Salone Annunciata.
Nel suo lungo percorso artistico ha esposto in numerose mostre personali e importanti collettive in Italia e all'estero. Si ricordano le partecipazioni a rassegne realizzate dalla Biennale di San Paolo, al Kunstmuseum di Colonia, alla Hayward Gallery di Londra, al Grand Palais di Parigi e, ancora, nei musei di Francoforte, Berlino, Hannover, Vienna.
Milano gli ha dedicato importanti antologiche, tra cui quelle a Palazzo Reale, al Pac - Padiglione di arte contemporanea e al Museo Diocesano di Milano. I suoi lavori sono presenti in importanti collezioni private e pubbliche italiane e straniere.
Dal 1979 si è dedicato, con continuità, alla pittura murale, dipingendo ambienti pubblici e privati in Italia e all'estero. Oltre una decina di opere abitabili sono all’interno di chiese. La prima, quella di San Giulio a Barlassina, è del 1982, la più vasta (12.000 mq), dedicata a Nostra Signora del Rosario, è stata consacrata nel 2008 a Doha (Qatar).
Nel 2011 è stato pubblicato il Catalogo Ragionato delle opere, edito da Skira.
Per l’edizione 2012 del Premio Presidente della Repubblica‚ gli Accademici di San Luca hanno segnalato Valentino Vago, al quale è andato il prestigioso riconoscimento alla carriera. Dal 2014 è accademico di San Luca.

Valentino Vago, Giuseppe Guarino: Una poetica senza problematicaLe Arti, aprile 1961

Annamaria Raini, Mostre a Milano, Le Arti, dicembre 1965

La Collezione Calderara, allestita dal pittore Antonio Calderara (Abbiategrasso 1903- Vacciago 1978) nella sua secentesca casa-studio di Vacciago, si compone di 327 opere di pittura e scultura contemporanee, delle quali 56 sono di Calderara stesso e 271 di diversi artisti europei, americani, giapponesi e cinesi accomunati al maestro da rapporti di amicizia e di stima o da affinità di ricerca, tra cui Lucio Fontana, Piero Manzoni, Victor Vasarely, Kengjiro Azuma, Grazia Varisco, Dadamaino, Osvaldo Licini e Arnaldo Pomodoro. La Collezione offre pertanto un’ampia documentazione delle avanguardie internazionali degli anni Cinquanta e Sessanta, con particolare attenzione all’astrattismo geometrico, all’arte cinetica, alla op art e alla poesia visiva. Sono rappresentati anche alcuni aspetti delle avanguardie storiche. L arte di Calderara è illustrata con un gruppo di opere fra le migliori del periodo figurativo e con una selezione esemplare della successiva fase astratto-concreta.

Immensità di Valentino Vago
Apertura Fondazione: dal 15 maggio al 15 ottobre
Inaugurazione: sabato 24 giugno 2017 ore 17.

Orari: da martedì a venerdì: 15.00/19.00; sabato e domenica: 10.00 /12.00 – 15.00 / 19.00; lunedì chiuso
Ingresso: gratuito
Ufficio Stampa: Fondazione Antonio e Carmela Calderara - Anna Alemani- 338 3075244 - aalemani@libero.it – annina.alemani@gmail.com
Indicazioni stradali: Vacciago è una frazione di Ameno. Per arrivarci si prende l’autostrada dei laghi, direzione Varese, fino all’uscita, in direzione Gravellona Toce, di ARONA. Dopo il casello girare a sinistra, seguendo le indicazioni Lago d’Orta, Invorio, Armeno, Ameno, e dopo la località Lortallo, a sinistra, Vacciago.

FONDAZIONE ANTONIO E CARMELA CALDERARA, VACCIAGO DI AMENO
via Bardelli 9
Vacciago di Ameno (NO)
Tel. 0322 998192 - www.fondazionecalderara.it

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Nata la Fondazione delle Arti, Palazzetto Pisani, Venezia

 Nata a Venezia la Fondazione delle Arti - Venezia, fondazione culturale che sostiene e promuove gli eventi culturali veneziani di elevata qualità, legati alla salvaguardia dell’identità della città, del suo patrimonio artistico e storico e della qualità della sua offerta culturale.
Fondata da operatori culturali e soci esperti, la Fondazione delle Arti è guidata da Olivier Lexa, Presidente e Direttore Artistico, con Viola Romoli, Co-direttrice Artistica, sotto la supervisione di un comitato consultivo internazionale, formato da personalità di spicco della cultura e dell’imprenditoria, guidato dalla Presidente Alice Tibaldi Chiesa.
La Fondazione delle Arti - Venezia si propone come un punto d’incontro privilegiato per un pubblico di alto profilo locale e internazionale, un nuovo protagonista a sostegno delle arti e della cultura, la cui identità sposa i principi di eccellenza, invenzione, creatività e dialogo con culture e tradizioni di tutto il mondo che da sempre hanno contraddistinto lo spirito della Serenissima.
Il progetto, concepito appositamente per la città di Venezia, nasce dalla volontà di creare un canale di comunicazione di riferimento per il sostegno e la valorizzazione di eventi artistici di eccellenza. Una sorta di hub informativo, sino a oggi assente, ma sempre più necessario, a causa di un turismo di massaaggressivo, che rende difficoltoso l’accesso all’informazione culturale a vantaggio di iniziative commerciali.
La Fondazione delle Arti - Venezia supera le logiche commerciali per intervenire con un approccio sartoriale, facendo della condivisione e dell’impegno nel fare arte e cultura il punto focale attorno cui ripensare valori antichi, senso identitario e costruire un nuovo futuro per la città e il territorio.
Con l’obiettivo di dare una risposta efficace ai principi fondanti della Fondazione delle Arti, in parallelo al programma di comunicazione, nasce con il sostegno della Fondazione il Club delle Arti, circolo internazionale che offre e seleziona eventi culturali per ospitare e accompagnare i soci al centro della vita della Serenissima, alla scoperta dell'anima di Venezia.
Il Club delle Arti, con sede a Palazzetto Pisani, edificio storico nel cuore pulsante della città, in una posizione esclusiva sul Canal Grande, propone una nuova e dedicata forma di accoglienza per vivere la città, tra il fascino della sua cultura millenaria, arte contemporanea e bellezza senza tempo, con la volontà di costruire una rete capace di mettere in comunicazione tra loro soggetti diversi, dai produttori di cultura ai fruitori stessi, per creare relazione, valore e portare nuova linfa al mondo della cultura.
Il programma esclusivo di servizi e agevolazioni dedicato agli associati del Club delle Arti, insieme al percorso di valorizzazione della vita culturale veneziana promosso dalla Fondazione delle Arti, sono un punto di incontro e condivisione privilegiato, costruito per dare vita a una nuova ricercata esperienza di fruizione e comunicazione delle arti e della cultura di Venezia, in linea con lo spirito della città, da sempre finestra spalancata sul mondo.
La presentazione ufficiale della Fondazione delle Arti avrà luogo nel wekeend del 24 e 25 giugno, con una serie di appuntamenti di livello internazionale a Venezia.

Contatti per la stampa: PCM Studio - press@paolamanfredi.com - Tel. +39 02 87286582 - Paola C. Manfredi: paola.manfredi@paolamanfredi.com

Palazzetto Pisani
Sestiere di S. Marco, 2814
30100, Venezia

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