Archivi categoria : Fotografia

Infinite sono le cose tra cielo e terra che gli umani non conoscono, collettiva, Galleria Milano, Milano

Inaugurazione: martedì 13 giugno 2017, ore 18,30


 Alla Galleria Milano  una mostra dedicata ai due elementi del cielo e della terra, esponendo opere di artisti che hanno mostrato fascinazione verso il loro potere ancestrale.
Da una parte il cielo, lo spazio siderale visibile dalla terra, con gli astri e i suoi agenti atmosferici. Le fotografie di Aurelio Andrighetto tentano di ricostruire l’esperienza percettiva del passaggio dalla visione diurna a quella notturna. Le potenzialità del pensiero davanti al cosmo e il metodo di osservazione del reale sono anche al centro della ricerca di Pierluigi Fresia in Constellations. La serigrafia con collage di Jim Dine proviene da un portfolio commissionatogli dalle Edizioni Alecto nel 1966, dove gli oggetti della realtà quotidiana, costante della sua poetica, sono caricati di nuove potenzialità con attenzione al contesto enviromental. Anche Joe Goode, esponente del movimento “Light and Space” – sviluppatosi sulla West Coast negli anni Sessanta – guarda all’ambiente e agli agenti atmosferici, sfidando il confine tra rappresentazione e astrazione. Così Francesco Pedrini, che immortala i tornado e l’effimera vita di una nuvola lanciandosi nella sfida impossibile di “registrare l’irregistrabile” per Elio Grazioli.
Davide Mosconi tenta di disegnare l’aria regalando immagini cosmiche, dove le costellazioni sono costituite da oggetti congelati in volo da uno scatto fotografico. Fabio Zonta nei suoi vortici, elementi d’acqua che sembrano buchi neri nella galassia, mette in atto “una sorta di evasione dalla realtà fisica”  per Mario Guderzo. Anche i lavori di Sandro Somarè indagano l’incerta liminalità visiva tra cielo e acqua: i colori tenui del mare sono rarefatti nelle sfumature di grigio disperdendo la linea dell’orizzonte; ciò che interessa non è il luogo in sé, ma la sua luce. Una lettura ironica, in chiave pop, è quella di Richard Smith che utilizza l’aquilone come supporto e tecnica.
E poi c’è la terra, spazio della materialità e delle radici, ma anche dell’imperscrutabilità della natura.
Non al polo opposto del cielo, ma complementare, come ci ricorda Aldo Tagliaferro nei suoi rapporti intimistici con entrambi gli elementi. La terra è utilizzata in tutta la sua potenza materica nell’opera di Nanni Valentini così come nel lavoro di Adelio Maronati che la utilizza direttamente sulla tela, unita ai colori a tempera. La proposta elaborata da Giannetto Bravi, concepita per Operazione Vesuvio, è costituita da un invaligiamento metaforico delle proprie origini. Nelle fotografie di Arno Hammacher, cresciuto a contatto con la natura sulla costa del Mare del Nord, tornano ricorrentemente il mare e le dune sabbiose. Luca Maria Patella riflette sulla funzione conoscitiva dell’arte applicando metodi proto-concettuali che aprono al dialogo con la scienza. Marco Vaglieri indaga la Storia con le sue storyboard, frutto di uno studio sulle zone della Prima Guerra Mondiale. Le trincee e i loro scavi, di cui racconta Vaglieri, ricordano ciò che è sotto terra: la coppia Ottonella Mocellin + Nicola Pellegrini scende nelle sue profondità in Il carbone sotto la pelle, intervento partecipativo realizzato a Barbarano in Puglia (2003) al fine di dare voce ad una comunità di ex minatori, mentre al centro di I Wanna Hold Your Hand If I Can Be So Bold (2006) sono i rapporti di coppia.
Jae-Eun Choi seppellisce duecento fogli di carta giapponese Wa-shi, prodotta per resistere ad ogni danno del tempo, in varie parti del mondo, per disseppellirli dopo qualche anno e registrare il loro deterioramento in base ai diversi tipi di terreno nel quale erano permasti. Il “potere del sottosuolo” (Choi) è sviluppato in chiave lirica e suggestiva da Luca Vitone in Et in Arcadia Ego (Lach), del 2001, dove lo scavo archeologico riporta alla luce la cultura sonora del luogo. Peter Fend, infine, offre visioni satellitari e mappe con attenzione all’ecologia globale e a questioni geopolitiche.

Infinite sono le cose tra cielo e terra che gli umani non conoscono
Dal 13 giugno al settembre 2017
Orari: da martedì a venerdì dalle ore 10,00 alle 13,00 e dalle 16,00 alle 20,00. Lunedì dalle 16,00 alle 20,00 e sabato dalle 10,00 alle 13,00.
Info: Tel. +39 02 29000352 – Tel./Fax +39 02 29003283 – info@galleriamilano.com

Galleria Milano – Arte Moderna e Contemporanea
Via Daniele Manin, 13
20121 Milano

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FONDAZIONE STELLINE PER LA MILANO PHOTOWEEK

Dal 5 all’11 giugno 2017 si svolgerà la Milano PhotoWeek e la Fondazione Stelline darà il proprio contributo con mostre, incontri e cinema all’aperto dedicato alla fotografia. La Fondazione Stelline prende parte attivamente alla Milano PhotoWeek (5-11 giugno 2017), applicando sconti per gli ingressi alle mostre fotografiche di Butturini ed Esser e organizzando eventi ad hoc,…
Per saperne di più

Satoshi Fujiwara: “EU”, Fondazione Prada Osservatorio, Milano

Fondazione Prada presenta”EU“, una mostra antologica del fotografo giapponese Satoshi Fujiwara all’Osservatorio in Galleria Vittorio Emanuele II a Milano dal 7 giugno al 16 ottobre 2017.
EU” include alcuni dei lavori più significativi dell’artista e “5K Confinement”, una commissione realizzata per “Belligerent Eyes”, il progetto di ricerca sulla produzione contemporanea di immagini proposto dalla Fondazione nell’estate 2016 a Venezia.
Curata da Luigi Alberto Cippini in un allestimento di Armature globale, la mostra propone un’alternativa ai regimi rappresentativi che stabilizzano l’attuale “identità fotografica europea”.
Come osserva Cippini, “la produzione fotografica contemporanea sembra essere determinata da rigidi standard di risoluzione, impatto e distribuzione. Un numero crescente di reporter freelance documentano quotidianamente avvenimenti sociali e politici all’interno e ai margini dell’Unione Europea, producendo immagini che sebbene libere da forme rigide di classificazione, rimangono sottostanti a determinati regimi estetici, di accessibilità, spaziali e di contenuto. Queste costrizioni permettono e sostengono il lavoro delle nuove generazioni di fotografi, aumentando la possibilità di pubblicazione dei loro scatti e contribuendo alla formazione di un gusto medio e neutrale”.

La mostra si divide in due sezioni: la prima parte, ospitata al piano inferiore dell’Osservatorio, ricostruisce la commissione “5K Confinement”, mentre il secondo piano ospita una retrospettiva che espande e riunisce opere dalle serie “#R” (2015 – in corso), “THE FRIDAY: A report on a report” (2015), “Police Brutality” (2015), “Venus” (2016 – in corso), “Continent” (2017 – in corso), “Animal Material” (2016 – in corso), “Mayday” (2015), “Scanning” (2016) e “Green Helmet” (2016). “5K Confinement” (2016) testimonia l’intervento spaziale e architettonico all’interno di Ca’ Corner della Regina, sede veneziana di Fondazione Prada, durante lo svolgimento del prototipo di scuola sperimentale di cinema “Belligerent Eyes”.
Creando un remake dei metodi del fotografo giapponese Ikko Kagari, autore di un manuale voyeuristico per la realizzazione di ritratti femminili in infrarossi, Fujiwara si è confrontato con l’installazione architettonica del progetto documentando l’ambiente tecnologico e svelandone gli apparati di sorveglianza integrati.
Il secondo piano è dedicato ad una raccolta di immagini scattate in diverse capitali europee. Nella serie “#R” (2015 – in corso), l’artista presenta una decostruzione di apparenti scontri tra polizia e manifestanti. Alterando volontariamente l’origine e il contesto e riducendo il campo di visione, Fujiwara riflette in questi scatti sul potenziale uso del reportage fotografico e della  sua distribuzione come strumento di consenso e critica.
Venus” (2016 – in corso) documenta il comportamento del pubblico di una fiera erotica tedesca, mentre in “THE FRIDAY: A report on a report” (2015), la sua attenzione si focalizza sui fotogiornalisti e i reporter televisivi durante gli attacchi terroristici di Parigi del novembre 2015. Fujiwara contrae le informazioni sul contesto esterno per evidenziare una violenza visiva determinata da costrizioni ambientali e da una percezione ridotta della sicurezza.
L’allestimento di “EU” è costituito da sequenze di immagini assemblate, volte a eliminare qualsiasi contesto narrativo lineare. Un’operazione che trae origine dalla rielaborazione dell’architettura espositiva disegnata da Herbert Bayer per la mostra “The Road to Victory: a procession of photographs of the nation at war”, tenutasi al MoMA di New York nel 1942. Porzioni di telecamere consumate dall’uso, assieme a diversi formati di presenza umana e sorveglianza convergono in una sorta ditazibao, in cui le storiche forme di informazione pubblica in uso durante la rivoluzione culturale cinese sono combinate a forme di costruzione e associazione visiva attualmente diffuse, quali i software di editing video ed elaborazione digitale.
Come sostiene Cippini, l’allestimento si presenta come “un conglomerato di formati e standard di definizione che registra l’assuefazione al consumo di immagini e la necessità di dialogare con le forme meno visibili di propaganda contemporanea”.

EU” è accompagnato da una pubblicazione, “5K Confinement. HD Environment Surface Surveillance “, a cura di Luigi Alberto Cippini ed edita da Fondazione Prada.  


Satoshi Fujiwara (Kobe, Giappone, 1984), attraverso una peculiare scelta delle inquadrature, della distanza focale dai soggetti ritratti e della definizione eterogenea delle fotografie crea un’azione pressante e critica sull’osservatore, deviando dai canoni standard del foto-giornalismo e da una dimensione esclusivamente documentaristica, producendo in questo modo un nuovo lessico emergente.  


Osservatorio è un spazio espositivo dedicato alla fotografia e ai linguaggi visivi, situato in Galleria Vittorio Emanuele II a Milano.
È un luogo di esplorazione e indagine delle tendenze e delle espressioni della fotografia contemporanea, della costante evoluzione del medium e delle sue connessioni con altre discipline e realtà creative. In un momento storico in cui la fotografia è parte integrante del globale flusso di comunicazione digitale, Fondazione Prada, attraverso le attività di Osservatorio, si interroga su quali siano le implicazioni culturali e sociali della produzione fotografica attuale e della sua ricezione. Si estende così il repertorio di modalità e strumenti con i quali la Fondazione interpreta e si relaziona con il presente.
Ospitato al quinto e sesto piano di uno degli edifici centrali, Osservatorio si trova al di sopra dell’ottagono, al livello della cupola in vetro e ferro che copre la Galleria realizzata da Giuseppe Mengoni tra il 1865 e il 1867. Gli ambienti, ricostruiti nel secondo dopoguerra a seguito dei bombardamenti che hanno colpito il centro di Milano nel 1943, sono stati sottoposti a un restauro che ha reso disponibile una superficie espositiva di 800 m2 sviluppata su due livelli.
Nel progetto di restauro sono stati preservati le strutture verticali portanti, in cemento armato a vista, così come i solai in legno e laterizio, consolidati con elementi in ferro. Per i pavimenti è stato recuperato il legno dei rivestimenti originari, mentre i prospetti che si affacciano sulla cupola della Galleria si configurano come ampie vetrate.


Fondazione Prada Osservatorio
Orari
: dal lunedì al venerdì, 14-20 – sabato e domenica, 10-20. La biglietteria rimane aperta fino a un’ora prima della chiusura.

Ingresso: Intero 10 €; Ridotto 8 € (studenti fino ai 26 anni, possessori tessere FAI, accompagnatori visitatori con disabilità, gruppi dalle 15-25 persone); Gratuito: (visitatori sotto i 18 e sopra i 65 anni, visitatori con disabilità, giornalisti accreditati o in possesso di tessera stampa in corso di validità); L’acquisto del biglietto alla Fondazione Prada Osservatorio consente l’ingresso gratuito presso Fondazione Prada (Largo Isarco, 2) entro 7 giorni dalla sua emissione. L’ingresso omaggio può essere ritirato presentando il biglietto presso la biglietteria di Fondazione Prada.
Informazioni: +39 0256662612 – visit.milano@fondazioneprada.org
Stampa: Tel. +39 0256662634 – press@fondazioneprada.org

Fondazione Prada Osservatorio
Galleria Vittorio Emanuele II
MILANO
Tel. 39 0256662611 – info@fondazioneprada.org

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Incontro con l’architetto e curatore Joseph Grima, dedicato al lavoro di Takashi Homma, Viasaterna, Milano

Incontro con l’architetto e curatore Joseph Grima, dedicato al lavoro di Takashi Homma in occasione della mostra La città narcisista. Milano e altre storie in Viasaterna, via Leopardi 32.

La città narcisista. Milano e altre storie presenta a Viasaterna e per la prima volta in Italia una ricognizione sul lavoro del fotografo giapponese Takashi Homma, attivo sulla scena internazionale dai primi anni Novanta.
L’esposizione si sviluppa intorno a tre tematiche principali, ricorrenti nell’intero corpus di lavoro di Homma: la città; l’incontro tra la natura e l’azione dell’uomo; l’atto di vedere e quello di rappresentare che sono alla base dell’operazione fotografica.
La città è protagonista della serie che dà il titolo alla mostra, realizzata da Homma appositamente per questa occasione. Si tratta di fotografie di frammenti di Milano in cui sono riconoscibili alcune delle architetture più iconiche: il Duomo, la Torre Branca, la Torre al Parco di Vico Magistretti, oltre ai più recenti grattacieli che hanno popolato l’orizzonte urbano negli ultimi anni, opera di Zaha Hadid e Arata Isozaki. Homma riprende queste fotografie con una camera oscura, rifacendosi non soltanto alla storia del mezzo che utilizza e della rappresentazione prospettica in generale (molti pittori, da Leonardo a Canaletto, da Caravaggio a Vermeer, hanno dipinto aiutandosi in questo modo), ma risalendo ancora più indietro: è la città che, come Narciso, si specchia nell’acqua, ritrovandosi sottosopra e offrendosi di conseguenza alla propria riscoperta. La metropoli improvvisamente rallenta nelle fotografie di Homma, il brulichio delle strade è sostituito dalla lentezza del rituale: finalmente si può esplorare ogni dettaglio.
L’interesse di Homma per l’architettura è evidente in una ulteriore selezione di immagini realizzate nel corso degli anni a edifici di grandi autori in tutto il mondo. Ci sono Alvar Aalto, Pierre Jeanneret, Le Corbusier, Oscar Niemeyer. Le fotografie di Homma rifuggono qualsiasi tecnicismo. Anziché omologarsi ai più riconoscibili codici di genere, fatti di rette perfettamente ortogonali, luci diffuse ed esclusione di qualsiasi distrazione, il fotografo giapponese riprende ogni genere di costruzione come se fosse qualsiasi altra cosa. Le architetture sono incluse in maniera perfettamente democratica nel flusso della sua opera e della sua visione. Con uno speciale interesse per le finestre, intese qui come elementari dispositivi per guardare: dentro, dando luce alle stanze, così come fuori, aprendosi sull’esterno.
La natura si inserisce nel percorso della mostra attraverso una selezione di tre serie. Le onde sono un soggetto privilegiato del lavoro di Homma fino dal 2003, quando dedica un’intera pubblicazione, New Waves, esclusivamente a questo fenomeno. Il rigore scientifico si mescola a una sensibilità impressionista. Qui si tratta però di una sequenza di onde riprese ogni anno dopo lo tsunami del 2011 e il conseguente incidente nucleare. La bellezza del mare si ammanta di una misteriosa oscurità. La potenza della natura si mescola a quella dei prodotti dell’ingegno umano. Allo stesso modo, i funghi della serie Mushrooms from the Forest (2011) sono stati fotografati esclusivamente nei boschi intorno alla centrale di Fukushima. Si tratta dunque di veri e propri ritratti di sopravvissuti, apparentemente candidi e incontaminati, eppure intrisi di veleni letali. Trails, del 2009, accosta ancora uomo e natura attraverso un inesorabile cortocircuito di bellezza e violenza: sono fotografie delle tracce lasciate sulla neve dai cervi feriti o uccisi dai cacciatori. Lungo un gelido viaggio tra rocce, ruscelli e alberi isolati, Homma usa il terreno come un foglio bianco e il sangue come inchiostro.
Al di là del soggetto specifico di ogni singolo progetto, la riflessione metalinguistica attraversa l’intera produzione di Takashi Homma, costituendone un immancabile motivo conduttore. Trails, in questo senso, è innanzitutto un’operazione di scrittura. Le onde sono un esempio perfetto di differenza nella ripetizione, fenomeno molto caro a chiunque si occupi di fotografia. Specchi (di Narciso) e finestre (delle architetture) sono poi tra le metafore più comuni e significative per riferirsi a questo mezzo. Nelle fotografie di Homma trova posto tutto questo. Sono immagini duplici: come un paio di occhiali con le lenti argentate, servono per guardare meglio, ma anche per riflettere.

La mostra: Takashi Homma: La città narcisista. Milano e altre storieresterà aperta fino al 21 luglio. 

TAKASHI HOMMA, nato a Tokyo, 1962, vive e lavora a Tokyo, un fotografo giapponese tra i più noti e celebrati. Dopo aver lavorato a Londra come fotografo commerciale per alcune importanti riviste internazionali, a partire dagli Novanta si concentra sempre più sull’analisi territoriale, eseguita prima in Giappone e poi in tutti il mondo, e sull’analisi dello stesso linguaggio fotografico che utilizza.
Protagonista di una grande mostra retrospettiva presso il 21st Century Museum di Kanazawa e la Tokyo City Opera Art Gallery. Nel 2014 inizia il progetto The Narcissistic City, pubblicato nell’aprile 2016 dall’editore inglese Mack Books e focalizzato sull’analisi degli edifici più rappresentativi e iconici di numerose città. La mostra in Viasaterna La città narcisista. Milano e altre storie è la sua prima personale in Italia e presenta in esclusiva una nuova serie di opere dedicate alla città di Milano e realizzate nel gennaio 2017.


Irene Crocco è nata a Milano nel 1975; dal 2011 al 2014 organizza nella sua casa di Milano mostre di artisti contemporanei e chiama questo progetto “Da vicino”, con l’idea di avvicinare il pubblico alle opere e agli artisti. Nel 2015 apre a Milano VIASATERNA.
In precedenza ha collaborato con gallerie d’arte, quali Antonio Colombo e Nepente, con istituzioni tra cui la Fondazione Bevilacqua La Masa e l’Archivio Storico delle Arti Contemporanee della Biennale di Venezia e con riviste di settore. È direttore artistico della Fondazione La Raia, nata nel 2013 con l’obiettivo di promuovere una discussione critica sul tema del paesaggio, attraverso incontri e interventi di artisti, filosofi, architetti e paesaggisti.


FANTOM (Selva Barni, Massimo Torrigiani, Francesco Zanot)
Dalla sua nascita tra Milano e New York nel 2009, con la pubblicazione di una rivista trimestrale e di una serie di libri distribuiti in oltre 20 paesi, Fantom è diventato un punto di riferimento nel mondo della cultura visiva contemporanea. Nel 2012, dopo l’uscita di 10 numeri, l’edizione della rivista è stata interrotta per dar vita a un collettivo curatoriale che prosegue l’investigazione degli “usi e abusi della fotografia” con mostre, un sito e progetti editoriali. Tra le mostre: le personali di Raed Yassin, Mario Milizia, Ruth van Beek e Taisuke Koyama; i progetti speciali di Batia Suter e Maurizio Anzeri per MiArt 2014 e 2015; la cura dei Rencontres Internationales de la Photo de Fès 2014.
Selva Barni ha fondato e dirige Fantom, lavora come consulente editoriale e per la fotografia per aziende e case editrici e insegna “Photography Editing and Publishing” al Master in Photography and Visual Design organizzato dalla Nuova Accademia di Belle Arti (NABA) di Milano. È stata fotografa freelance e photo editor a New York, dove ha completato i suoi studi nel dipartimento di fotografia del MoMA.
Massimo Torrigiani guida le attività del comitato scientifico del PAC di Milano ed è direttore del nascente polo per le arti contemporanee di Bari. Dal 2014 è direttore creativo di di Art in the City, un festival a Shanghai, città nella quale dal 2010 al 2012 ha diretto la fiera d’arte contemporanea SH Contemporary, e direttore artistico di Capo d’Arte, ciclo di mostre a Gagliano del Capo (LE), per il quale ha curato personali di Yang Fudong e di Soundwalk Collective. È co-fondatore e amministratore delegato dell’agenzia creativa Boiler Corporation.
Francesco Zanot, Curatore di Camera – Centro Italiano per la Fotografia (Torino), Francesco Zanot ha lavorato a mostre e pubblicazioni con alcuni dei maggiori fotografi italiani e internazionali. Ha curato libri di artisti come Mark Cohen (Italian Riviera, Punctum Edizioni, Roma), Guido Guidi (Fiume, Fantom Editions, Milano-New York), Takashi Homma (Widows, Fantom Editions), Linda Fregni Nagler (The Hidden Mother, Mack, Londra), Domingo Milella (Steidl, Goettingen). Suoi saggi sono stati recentemente pubblicati su libri dedicati al lavoro di Ettore Sottsass (Phaidon, Londra), Luigi Ghirri (Kodachrome, Mack, Londra), Antonio Rovaldi (Orizzonte in Italia, Humboldt, Milano), ed è autore con Alec Soth del volume Ping Pong Conversations (Contrasto, Roma). Direttore del Master in Photography and Visual Design organizzato da NABA Milano, ha partecipato come relatore a conferenze e seminari sulla teoria e la storia della fotografia presso numerose istituzioni italiane e internazionali, fra cui la Columbia University di New York, l’American Academy di Roma e il Politecnico di Milano


Orari: lunedì – venerdì, 12.00 – 19.00; Mattino e sabato su appuntamento
Ufficio Stampa: PCM Studio – Tel.  0287238000 – fax 0287238014 – press@paolamanfredi.com – Federica Farci, Tel. +39 342 0515787 – federica@paolamanfredi.com

VIASATERNA
Via Leopardi, 32
20123 Milano
Tel. +39 02 36725378 – www.viasaterna.com – info@viasaterna.com – Instagram viasaterna – Facebook viasaterna – Skype viasaterna

 

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Ritratti di donne, Art Factory di Tobia Ravà, Venezia

31 maggio – 15 luglio e 13 settembre – 15 ottobre 2017
Venezia: Art Factory di Tobia Ravà,
Fondamenta dell’Arzere, Dorsoduro 2324

Da mercoledì a venerdì 16.00-19.00. Sabato 10-13
28 maggio – 16 luglio e 13 settembre – 12 novembre 2017
Mirano (VE): PaRDeS – Laboratorio di Ricerca d’Arte Contemporanea, Via Miranese 42
Da mercoledì a domenica 16-19 su prenotazione

Artisti

Aldo Pallaro – Angela Pampolini – Antonio Giancaterino – Arianna Cola – Arturo Martini – Barbara Nahmad – Barbara Pelizzon – Bobo Ivancich – Bruno Lucchi – Carla Viparelli – Cesare Vignato – Enas Elkorazy – Franco Corrocher – Hertha Miessner – Ida Harm – Ion Koman – Jiri Kolar – Leda Guerra – Luigi Gattinara – Maria Chiara Gatti – Maria Pia Fanna Roncoroni – Mario De Leo – Matthias Brandes – Pain Azyme – Paola Volpato – Paolo Della Corte – Paolo Loschi – Roberto Fontanella – Rolando Estévez Jordán – Santina Ricupero – Silvano Biasi – Sirio Luginbühl – Stefania Fabrizi – Tobia Ravà – Tony Lucarda – Toni Zarpellon – Zdravko Milić.

La ricerca delle opere sul tema del ritratto femminile è stata un’appassionante ricognizione di immagini, storie e ricordi che potrà avere futuri sviluppi ed ha dimostrato che il ritratto è ancora un genere molto praticato dagli artisti e non necessariamente finalizzato alla rappresentazione di una persona fisica, ma rappresentativo dell’essere umano in senso ampio e universale. Spesso l’artista si cimenta nel ritratto per indagare attraverso il volto di una persona vicina le pieghe dell’animo umano e la propria interiorità.
La mostra è un omaggio alla femminilità a tutto tondo con ritratti sia di coloro che hanno dato un grande contributo alla storia dell’umanità, ma anche di donne che sono state importanti per la crescita personale, educativa, civile, professionale. Vi sono in mostra opere di donne note e comuni, prese dalla realtà o dalla letteratura, dal mito, dalla storia, dall’arte: da Eva, Giuditta, Nefertiti a Cleopatra, Ipazia, Giovanna D’Arco, da una copia romana della Vestale del Louvre al libro d’artista su Frida Kahlo e lavori su Artemisia Gentileschi, Virginia Woolf, Anna Arendt, Peggy Guggenheim, Louise Bourgeois, Doris Lessing (premio nobel letteratura), Fernanda Pivano, Giosetta Fioroni, Sara Campesan, Antonia Arslan. La mostra è anche una curiosa galleria di ritratti e di figure femminili, certo non esaustiva, ma significativa, di donne che hanno segnato un’epoca e fatto la storia.
Si passa dalle eroine bibliche, regine, principesse, attrici alle donne della propria cerchia famigliare e affettiva, del proprio ambito sociale, lavorativo e professionale, alla sofferenza delle donne migranti e rappresentative di altre culture, ma anche autoritratti, ritratti interiori e rivisitazioni di ritratti dei grandi maestri, volti e corpi universali per affrontare un discorso sul femminile a tutto campo, anche attraverso la mitologia, e parlare alle donne e agli uomini delle donne, dei loro sentimenti, stati d’animo, emozioni, sessualità, problemi interculturali ed intergenerazionali, emancipazione, discriminazioni con opere di pittura, fotografia, scultura, installazioni ambientali e video.
Nell’ambito della mostra sono organizzati vari incontri conferenze, presentazioni di libri, serate musicali e di poesia, parteciperanno fra gli altri Antonia Arslan, Gabriele Poli e Alessandro Marzo Magno.
La mostra ha una sezione anche a Venezia, in concomitanza con la Biennale Arti Visive presso Art Factory alle Fondamenta dell’Arzere, ma la parte più cospicua dell’esposizione e gli incontri culturali, serate musicali, conferenze, presentazioni di libri sono organizzate in terraferma, a PaRDeS – Laboratorio di Ricerca d’Arte Contemporanea, costituito dalla barchessa e parte del parco storico della Villa Donà dalle Rose di Mirano (VE), che ai primi dell’Ottocento fu proprietà del banchiere veneziano Giorgio Daniele Heinzelmann, il quale a Mirano soggiornava insieme al figlio e alla nuora Paolina Edvige Blondel, sorella di Enrichetta, moglie di Manzoni. Ed ecco che risulta ancora più stimolante per chi sperimenta questo percorso pensare che anche questi ultimi – soggiornando qui – abbiano passeggiato per questi vialetti e magari immaginare che lo scrittore abbia tratto ispirazione anche da questi luoghi.
In questo luogo ameno, a cui nel 2005 abbiamo dato il nome PaRDeS – Laboratorio di Ricerca d’Arte Contemporanea, abbiamo iniziato a realizzare mostre d’arte contemporanea a tema ed iniziative culturali. www.artepardes.org
PaRDeS significa “frutteto” o “giardino”, deriva dalla parola ebraica e farsi (antica lingua persiana) che dà origine al termine “paradiso”. PaRDeS organizza mostre ed eventi, legati all’ambiente, alla natura e al territorio, spaziando dall’ambito umanistico a quello scientifico con l’obiettivo di riqualificare la società attraverso l’arte e ristabilire un rapporto armonico con l’ambiente. Chi condivide questi ideali di armonia universale può contribuire con la sua voce a dare corpo ad un concerto che diventi sinfonia. Attorno a queste idee si sono raggruppati artisti, critici, curatori, operatori e quanti si prodigano per la diffusione di valori artistici e culturali. Tra gli scopi di PaRDeS vi è la promozione del “diritto alla cultura” dei giovani in ogni sua manifestazione; favorire il dialogo tra le generazioni e gli scambi culturali tra artisti di culture diverse e tra operatori del settore ed altri ambiti culturali, affinché avvenga la trasmissione di esperienze, conoscenze e valori; l’operare nel campo dei linguaggi artistici nelle varie forme, anche innovative, attraverso le quali questi si manifestano; stabilire contatti, collaborazioni, con l’ambito, scientifico, matematico e tecnologico al fine di realizzare progetti, laboratori e iniziative in comune; collegare l’arte contemporanea al territorio, all’ambiente, agli spazi verdi attraverso mostre con installazioni ambientali al fine di valorizzare la natura e infondere nel fruitore una sensibilità ecologica. PaRDeS si ripropone di riqualificare la società attraverso l’arte e un rapporto armonico con l’ambiente.

Calendario eventi
Domenica 28 maggio ore 16.30 inaugurazione mostra “Ritratti di donne” a PaRDeS – Via Miranese 42 Mirano
Mercoledì 31 maggio ore 18 inaugurazione mostra “Ritratti di donne” presso l’Art Factory di Tobia Ravà a Venezia, Fondamenta dell’Arzere Dorsoduro 2324
Martedì 13 giugno ore 21 a PaRDeS – Mirano: “Ritratto di donna” tra musica e poesia con Valeria Causin, soprano, Debora Massaria, pianoforte, Giovanni Da Lio, poeta.
Mercoledì 21 giugno ore 21 a PaRDeS – Mirano “Ritratti di donne che hanno segnato un’epoca nel nostro territorio” conversazione con Maria Luisa Trevisan e Tobia Ravà promossa dal Soroptimist International Club Miranese – Riviera del Brenta.
Giovedì 22 giugno ore 21 a PaRDeS – Mirano: Antonia ArslanLettere ad una ragazza turca”. Presentazione del libro alla presenza dell’autrice con Anna Maria Corradini e Flavia Randi.
Giovedì 29 giugno ore 21 a PaRDeS – Mirano: “Donne in rilievo” incontro con Alessandro Marzo Magno autore di “Serenissime. Le donne illustri di Venezia dal medioevo ad oggi”, “Con stile. Come l’Italia ha vestito (e svestito) il mondo” e “Missione grande bellezza” sulle donne e gli uomini che hanno salvato i capolavori italiani dalle sottrazioni di Napoleone ed Hitler.
Mercoledì 5 luglio alle 21 a PaRDeS – Mirano: Incontro con lo scrittore Gabriele Poli autore de “Il tesoro di Tupac Amaru” e de “Il giovane inca”.
Giovedì 13 luglio ore 21 a PaRDeS – Mirano: “Intanto” di Davide Antonio Pio, serata musicale. Presentazione del cd. Cover by Tobia Ravà.
Mercoledì 13 settembre ore 18 Daniela Abrava nel “Donne e redenzione nella tradizione ebraica”. Inoltre verrà presentato il suo nuovo libro “Gli animali nella kabbalah”, illustrato dalle opere di Tobia Ravà.
Domenica 24 settembre ore 17 a PaRDeS – Mirano: Guido e Paola Cingano Ensamble Classic Sound. Gruppo vocale e strumentale diretto dal maestro Guido Cingano.
Domenica 15 ottobre ore 18 a PaRDeS – Mirano: “La mauvaise femme”, testi e regia a cura di Carla Stella. Gruppo di lettura Punto pieno: Pietro Campagnaro, Gianna Casadei, Giovanna Magni, Monica Sichel, Donatella Somalvico, Daniela Tona Ornella Visconti.
Domenica 29 ottobre ore 18 “Etty Hillesum, una donna vitale” da un’idea di Beppe Bovo.
Domenica 12 novembre ore 17 a PaRDeS – Mirano: Maratona poetica guidata da Alessandro Cabianca, con lettura di poesie di autori vari sul tema della donna, e finissage della mostra “Ritratti di donne”.


Ritratti di donne
A cura di: Maria Luisa Trevisan
Patrocini: Comune di Mirano – Cultura e Commissione Pari Opportunità, Mirano Terra dei Tiepolo, Fai Delegazione di Venezia, Soroptimist International Club Miranese – Riviera del Brenta.
Ideazione, cura della mostra e della pubblicazione: Maria Luisa Trevisan
Organizzazione PaRDeS – Laboratorio di Ricerca d’Arte Contemporanea, Mirano
Allestimenti Tobia Ravà in collaborazione con Marta Compagnini, Elisa Bologna, Elena Volpato
PaRDeS – Laboratorio di Ricerca d’Arte Contemporanea
via Miranese 42
0035 Mirano (VE)
tel./fax 041/5728366 cell. 349 1240891; artepardes@gmail.com; www.artepardes.org; (anche su Facebook, Google plus e Twitter).


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