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Archivi categoria : Incisione

JOAN MIRÓ: Capolavori grafici, Deodato Arte, Milano, fino al 4 novembre

Alla Galleria Deodato Arte di Milano prosegue fino al 4 novembre la mostra "Joan Miró. Capolavori grafici" che presenta un'accurata selezione di incisioni e litografie appartenenti al ricco patrimonio di creazioni grafiche, cui il grande maestro catalano si rivolge costantemente durante tutto il suo percorso artistico.
Accanto ad alcune opere degli anni '30, i lavori esposti sono stati realizzati soprattutto nel periodo compreso fra gli anni '50 e '80, arco di tempo in cui Miró si dedica più assiduamente all'arte incisoria; infatti dalla fine degli anni Cinquanta si stabilisce in maniera definitiva a Palma de Maiorca, dove allestisce un laboratorio di incisione e litografia. Affascinato dalla tecnica, dalle molteplici possibilità espressive e comunicative offerte, vede in questo medium la capacità di abbracciare perfettamente la sua arte, versatile, ricca di simboli e di colori accesi. L'utilizzo di strumenti inusuali come pettini, chiodi, dita e altro ancora, oltre al contatto diretto e fisico con i materiali, contribuisce a rendere ancora più personali le lastre incise, dalle quali emerge una forte connessione anche dal punto di vista emozionale.

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Spesso destinate a volumi e riviste pubblicate in tiratura limitata, che si tratti di incisioni calcografiche a puntasecca, acqueforti o litografie a colori, le grafiche di Miró sono fedeli testimoni del suo linguaggio e al tempo stesso creano tra immagine e testo, reinterpretato secondo la propria sensibilità, un perfetto connubio.
Nell'esaustiva panoramica dei lavori in mostra s'incontrano alcune opere degli anni '30 che attestano le prime sperimentazioni incisorie come Daphnis et Chloé e Fraternity dal carattere narrativo e perfettamente rappresentative delle tematiche trattate.
Di matrice più astratta, sebbene con chiari riferimenti ai titoli, sono le litografie della serie Haï-Ku degli anni '60 come Herbes d'été, La bouge du sanglier e Au portrait couvert de neige, dove dalla semplice forma geometrica, dai piccoli punti e dalle macchie di colore è possibile scorgere soli, stelle, lune, occhi, figure femminili e uccelli, soggetti prediletti dell'artista. Questa ampia galleria di figure stilizzate, filiformi, surreali nasconde - dietro ad un'apparente semplicità e leggerezza - un'essenza più complessa, espressione di riflessioni profonde e di uno stato d'animo inquieto.
Colori pieni, vivaci che si contrappongono a linee e contorni neri, figure che fluttuano e galleggiano insieme alle parole, caratterizzano le tavole del poemetto Le lézard aux plumes d'or (1971), uno fra gli esempi più evidenti della compenetrazione fra disegno e testo. L'argomento trattato nella favola fa riferimento a una lucertola con le piume d'oro ed è molto vicino alle tematiche legate al sogno e ai mondi fantastici indagati costantemente dall'artista catalano.
Più essenziali, per quanto concerne linee e colori, sono le litografie realizzate per la serie dedicata a L'enfance d'Ubu (1975). François Ubu, protagonista di tre opere teatrali di Alfred Jarry, impersona un uomo adulto dall'atteggiamento primitivo, vile e avido di potere, di cui Miró sceglie di inventare e rappresentare l'infanzia; la figura fittizia di questo soggetto si muove in un mondo irreale, popolato da animali e creature fantastiche, che si contrappongono alla reale natura di Ubu conosciuta nell'immaginario collettivo.
Particolarmente significativi sono inoltre i lavori incisori accompagnati da poesie di Jacques Prévert tratti dal libro in tiratura limitata Adonides (1975), le cui pagine originali esposte mettono in evidenza sulla stessa lastra l'incisione di versi e il disegno a simboleggiare la totale unione delle due arti e dei due artisti.
Di grande impatto sono l'incisione e acquatinta Sans titre III del 1981 su carta guarro capace di fornire uno spiccato effetto tridimensionale, evocativo del bassorilievo e il manifesto realizzato in occasione dei mondiali di calcio del 1982, un'opera d'arte colorata, fresca che andò a sostituire la vecchia classica iconografia del torero e delle corride, ottenendo uno strepitoso successo.


Deodato Arte è una dinamica galleria d'arte contemporanea con sedi a Milano, a Hong Kong e in Svizzera a Brusino Arsizio. Fondata nel 2010, ha già ospitato mostre di artisti di fama internazionale quali Chagall, Picasso e Warhol e vanta inoltre una grande collezione di opere di artisti storicizzati e contemporanei. Dal 2013 la galleria, oltre a seguire mostre e progetti interni, crea sinergie con musei e partecipa a fiere nazionali e internazionali, soprattutto in Asia.


JOAN MIRÓ. Capolavori grafici
Dal 28 settembre al 4 novembre 2017
Orari: martedì - sabato 10.30-14.00 e 15.00-19.00
Ingresso: libero
Info: Tel. 02 80886294 - galleria@deodato-arte.it - www.deodato.com
Ufficio stampa: IBC Irma Bianchi Communication - Tel. +39 02 8940 4694 - mob. + 39 328 5910857 - info@irmabianchi.it

Deodato Arte
via Santa Marta, 6
Milano

 

 

 

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Toulouse-Lautrec. Il mondo fuggevole, Palazzo Reale, Milano, fino al 18/02/2018








"Toulouse-Lautrec rappresentava schiettamente la vita com’era e non come dovrebbe essere, in quella giusta ed unica dimensione naturale che, alla maggior parte dei naturalisti, sfuggì proprio per il loro impegno sociale e morale: proprio per la loro volontà di giudicarla, di cambiarla. Lautrec non ci pensava nemmeno a voler cambiare il mondo, e per questo forse ha così sensibilmente contribuito a modificarlo. Bello o brutto che fosse, buono o cattivo, reo o innocente, a lui interessava una cosa sola: non perdere la bella occasione offertagli con la nascita, e guardarlo, vederlo, scoprire il segreto ...”.

Giorgio Caproni


La mostra Toulouse-Lautrec. ll mondo fuggevole, a Palazzo Reale, a cura di: Danièle Devynck (direttrice del Museo Toulouse-Lautrec di Albi) e Claudia Beltramo Ceppi Zevi, espone una straordinaria collezione di capolavori dell'artista francese che ha saputo raccontare con tanta fedeltà e vividezza il mondo vivace e frenetico della Parigi fin de siècle, mettendone anche in luce gli aspetti meno noti e più torbidi. Eccentrico, tormentato, dissoluto e al contempo ottimista e amante della vita, con la sua produzione che spaziò dai dipinti alle incisioni, dai manifesti pubblicitari alle illustrazioni, Toulouse-Lautrec rappresenta uno specchio della Parigi vitale e contraddittoria di fine secolo.
Una grande mostra monografica che ne evidenzierà l’intero percorso artistico e i tratti di straordinaria modernità.

 

Promossa e prodotta da Comune Milano-Cultura, da Palazzo Reale, da Giunti Arte Mostre Musei e da Electa, con il Musée Toulouse-Lautrec di Albi e l’Institut national d'histoire de l'art (INHA) di Parigi.
Il progetto espositivo, articolato in sezioni tematiche, condurrà il visitatore a comprendere il fascino e l’importanza artistica del pittore bohémien che, senza aderire mai a una scuola,  seppe costruire un nuovo e provocatorio realismo, sintesi estrema di forma, colore e movimento.
L’evoluzione stilistica dell’autore, di origine aristocratica ma testimone della Parigi dei bassifondi e delle case chiuse, verrà delineata in tutte le sue fasi di maturazione, dalla pittura alla grafica, con particolare riguardo per la sua profonda conoscenza delle stampe giapponesi e per la passione verso la fotografia.
In mostra saranno esposte oltre 250 opere di Toulouse-Lautrec, con ben 35 dipinti, oltre a litografie, acqueforti e la serie completa di tutti i 22 manifesti realizzati dall’artista ‘maledetto’, provenienti dal Musée Toulouse-Lautrec di Albi e da importanti musei e collezioni internazionali come la Tate Modern di Londra, la National Gallery of Art di Washington, il Museo Puškin di Mosca, il Museum of Fine Arts di Houston, il MASP (Museu de Arte di San Paolo) e la Bibliotheque Nationale de France di Parigi, per non citare che i principali prestatori, e da diverse storiche collezioni private.

Henri de Toulouse-Lautrec, (1864-1901) nato da una famiglia aristocratica del sud della Francia, a causa di una malattia genetica alle ossa che gli impedì di guarire da due fratture e che determinò la sua bassa statura e la conseguente impossibilità a partecipare alle attività sportive e sociali proprie del suo rango, Toulouse-Lautrec decise di intraprendere la carriera artistica.
Ribellandosi allo status sociale da cui proveniva, Toulouse-Lautrec scelse di condurre una vita dissoluta, tra alcool, caffè e case di piacere, che diventeranno i temi ispiratori della sua pittura e a cui Henri si avvicinò con uno stile elegante e rispettoso, quasi scientifico, in cui la volontà artistica è quella di rappresentare la vita di Montmartre nel suo aspetto più vero, autentico e umano.
Il genio artistico di Toulouse-Laurtrec seppe spaziare tra le suggestioni dell'arte impressionista e le modernità introdotte in Occidente dall'arte giapponese, dal linearismo di Gauguin  fino alle cromie dei Nabis e di Van Gogh, suo grande amico, tutte rielaborate in uno stile personale e innovativo che lo porterà rapidamente al successo.
Sono i caffè-concerto e i cabaret, i ristoranti danzanti come il celebre Moulin Rouge, dove si svolge la vita notturna del mondo bohémien parigino, i soggetti delle prime opere dell'artista e dei suoi celeberrimi manifesti pubblicitari, che se da una parte vedono protagonisti famosi personaggi dello spettacolo dell'epoca, dall'altra si riveleranno vere e proprie anticipazioni della nascente industria della pubblicità.
La mostra di Toulouse-Lautrec a Palazzo Reale di Milano, organizzata in collaborazione con il Musée Toulouse-Lautrec di Albi, istituzione che conserva la più importante collezione al mondo dell'artista, rappresenta un'occasione unica per tuffarsi nel mondo della Belle Époque e nelle notti di Montmartre, accompagnati dai capolavori di uno dei più geniali rappresentanti.

Danièle Devynck, curatrice e direttrice del Museo Toulouse-Lautrec di Albi: Questa è una mostra cui lavoriamo da 4 anni ed è molto importante averla potuta realizzare in un posto come Palazzo Reale. Toulose-Latrec è ora riconosciuto come grande artista ma non fu così quando morì: a dare importanza al suo lavoro erano solo le avanguardie”.
Domenico Piraina, direttore di Palazzo Reale: “Toulouse-Latrec era più interessato al bello che al vero e dotato di un talento nel vedere quello che altri non sapevano vedere. Senza di lui un periodo come la Belle Époque non avrebbe avuto il massimo cantore. Obiettivo di questa mostra è penetrare con rigore nella sua produzione per farne emergere la reale complessità e di risollevare questo artista da una critica che per molto tempo lo ha erroneamente definito 'macchiettistico e decorativo', sostenendo che non abbia aggiunto nulla alla storia della pittura".
Claudia Beltramo Ceppi Zevi: "Il risultato di questa mostra è come questo susseguirsi di ritratti molto spesso femminili , molto spesso di ragazze delle case chiuse che però vengono viste totalmente nella loro umanità, mentre si lavano, mentre si vestono, non mentre fanno il loro mestiere, il risultato di tutto questo è dare un'immagine della donna straordinariamente moderna".

Toulouse-Lautrec
1864 Henri-Marie-Raymond de Toulouse-Lautrec-Monfa nasce ad Albi dal conte Alphonse-Charles-Marie e da Adèle-Marquette Tapié de Céleyran, moglie e cugina di lui, appartenenti a due delle più antiche e nobili famiglie francesi.
1868 I genitori si separano poco dopo la nascita di Henri, che vivrà prevalentemente con la madre, passando la sua prima giovinezza tra il castello del Bosc, ad Albi, e quello di Céleyran, presso Narbonne. Il padre, legato alle tradizioni medievali e grande cacciatore, vive tra un casino di caccia e l’altro ospitando il re e i suoi amici dell’alta aristocrazia.
1872 Si stabilisce con la madre a Parigi, dove si iscrive al Lycée Fontanes (poi Condorcet). Tramite suo padre, anche lui a Parigi, conosce il pittore René Princeteau, che gli impartisce i primi rudimenti del disegno.
1875 Per la sua gracilità, la madre lo riporta ad Albi dove prosegue gli studi privatamente. Va ad Amélie-les- Bains per la prima di una lunga serie di cure termali cui la madre vorrà sottoporlo sperando in una sua guarigione.
1878 Prima frattura, alla gamba sinistra, scivolando sul pavimento di casa ad Albi. Convalescenza a Barèges, nei pressi di Amélie-les-Bains. Frequenta i suoi cugini Tapié de Céleyran la cui famiglia è segnata da tare genetiche, tra cui una cugina ventitreenne nana in carrozzina.
1879 Seconda frattura, alla gamba destra, per la caduta in un fosso mentre è ancora convalescente a Barèges: lo sviluppo degli arti inferiori è definitivamente compromesso.
1881 A Parigi è respinto agli esami di maturità. Passa l’intera estate a Nizza per beneficiare del clima marino e in novembre, a Tolosa, consegue finalmente il diploma, vuole però dedicarsi alla pittura. Si reca per breve tempo nella capitale francese dove frequenta il pittore René Princeteau e diventa un habitué del mondo elegante del Bois de Boulogne, delle corse, del teatro e del circo Fernando.
1882 Lavora nello studio di Princeteau. Su suo consiglio e per interessamento dell’amico Henri Rachou, entra in aprile nello studio del pittore accademico Léon Bonnat, che però chiude l’atelier prima della fine dell’anno.
1883 Studia con Fernand Cormon, altro pittore accademico, nel cui atelier conosce, tra gli altri, Émile Bernard e, nel 1886, Van Gogh.
1884 Si stabilisce a Montmartre, in rue Fontaine, dall’amico Albert Grenier, nello stesso stabile in cui lavora Degas che ha così modo di frequentare. In ottobre conosce François Gauzi da cui presto si trasferisce, in rue Tourlaque, sempre a Montmartre. Partecipa a una collettiva di giovani pittori.
1885 L’amico “chansonnier” Aristide Bruant inaugura a Montmartre il cabaret Le Mirliton, nel quale Henri presenterà più volte le sue opere. Espone, sotto lo pseudonimo di Tolau-Segroeg, al Salon des Arts Incohérents.
1886 Collabora a varie riviste tra cui “Le Mirliton”, che affianca l’omonimo cabaret di Aristide Bruant, “Le Paris illustré”, “La Chronique médicale”, realizzando disegni umoristici e d’ambiente. Lascia definitivamente l’atelier di Cormon aprendone uno proprio a Montmartre, in rue Tourlaque 7 angolo rue Caulaincourt. Si lega a Suzanne Valadon, madre di Utrillo, che lascerà, almeno ufficialmente, nel 1888.
1889 Espone a Parigi al Salon des Indépendants, al quale partecipa regolarmente fino al 1894, e al Salon des Arts Incohérents. Theo Van Gogh acquista alcune sue opere per la galleria Boussod &Valadon (ex Goupil), di cui è direttore. Il 5 ottobre viene inaugurato il Moulin Rouge, il celebre locale per il quale e sul tema del quale realizzerà numerose opere.
1890 A Bruxelles partecipa all’Exposition des Vingt. Sfida a duello de Groux (ma il combattimento non avrà luogo) per difendere l’opera di Van Gogh, che ospita nella sua casa di Parigi il 6 luglio, poco prima del suicidio del pittore olandese. Termina La Danse au Moulin Rouge. Si innamora della cantante Jane Avril, ritratta in diverse opere.
1891 Prende un appartamento con l’amico Bourges in rue Fontaine 21. Arriva a Parigi Gabriel Tapié de Céleyran, suo cugino e suo grande amico, che si è iscritto alla Facoltà di medicina. In ottobre, esegue, su richiesta del proprietario del famoso ritrovo Charles Zidler, il primo manifesto per il Moulin Rouge che lo rende di colpo famoso.
1892 È nuovamente invitato alla Exposition des Vingt a Bruxelles. Il manifesto da lui ideato per la cantante Yvette Guilbert è rifiutato dall’interessata. Realizza varie affiche tra cui Reine de joie per il romanzo-scandalo dallo stesso titolo di Victor Joze.
1893 Realizza i celebri manifesti Divan Japonais e Jane Avril au Jardin de Paris. È invitato a esporre a Bruxelles e ad Anversa. Trascorre qualche tempo nella casa di tolleranza di rue d’Amboise, eseguendo le prime opere ambientate nelle case chiuse.
1894 Partecipa al Salon de la Libre Esthétique a Bruxelles, dove conosce Maus, Horta e van de Velde. Si reca a Bordeaux e a Londra, dove conosce Oscar Wilde. Fa amicizia con i Natanson, proprietari della “Revue Blanche”, e incontra Bonnard e altri artisti Nabis e gli scrittori Bernard e Fénéon. Esegue un album di litografie per Yvette Guilbert. Inizia a collaborare con il periodico “Le Rire”.
1895 Decora il baraccone della Goulue alla Foire du Trône. Nuovo viaggio a Londra. In giugno va ad abitare in rue Fontaine 30, dove rimane fino al 1898. In agosto, imbarcatosi per Bordeaux con l’amico Maurice Guibert, si invaghisce di una passeggera costringendo l’amico a continuare il viaggio fino a Lisbona. Breve relazione con la cantante May Belfort per la quale realizza un manifesto simile a quello eseguito per May Milton.
1896 Importante mostra delle sue opere alla galleria parigina di Joyant e Manzi. Elles, l’album di litografie sulla vita quotidiana delle prostitute pubblicato da Gustave Pellet, è un autentico fiasco. L’amico Tristan Bernard, direttore del velodromo Buffalo a Neuilly, lo introduce nell’ambiente del ciclismo.
1897 Trasloca in un nuovo atelier in avenue Frochot 15, ai limiti di Montmartre, e abbandona nel locale precedente ottantasette dipinti, quasi tutti dispersi. Prima crisi di delirium tremens, durante la quale spara su ragni immaginari.
1898 Per l’editore inglese Sands realizza un nuovo album di litografie su Yvette Guilbert. Ad aprile si reca in Inghilterra per seguire l’allestimento di una sua personale alla galleria londinese di Goupil, che però avrà uno scarso successo. È ospite dai Natanson a Villeneuve-sur-Yonne. Seconda crisi di delirium tremens durante la quale, credendosi perseguitato dalla polizia, si nasconde da un amico.
1899 A causa di una nuova crisi viene ricoverato in una clinica a Neuilly. La stampa si getta sulla sua disgrazia per attaccarlo e denigrarlo. A maggio, tuttavia, migliora e viene dimesso. La madre lo affida alle cure di un amico di famiglia, l’ex ammiraglio Viaud. Escono, con sue illustrazioni, le Storie naturali di Jules Renard. Au Rat Mort è tra gli ultimi capolavori. Dopo il ricovero le sue quotazioni salgono.
1900 Affitta a Bordeaux un appartamento con Viaud e uno studio. In dicembre è colpito da paralisi alle gambe, migliora dopo un trattamento elettrico.
1901 Rientra brevemente a Parigi dove fa testamento. Alcune sue opere, vendute all’asta, toccano cifre record. Il 15 agosto, in vacanza con Viaud a Taussat, ha un colpo apoplettico che lo lascia emiplegico. Pochi giorni dopo la madre lo porta a Malromé. Muore il 9 settembre: non ha ancora compiuto trentasette anni. Sepolta a Saint-André du-Bois, la salma è poi trasferita a Verdelais. Esame alla Facoltà di medicina è la sua ultima tela.

From 17 October 2017 to 18 February 2018, Palazzo Reale in Milan celebrates Henri de Toulouse-Lautrec (1864-1901) in a major exhibition detailing the whole of his artistic career and his extraordinary modernity.
The exhibition, curated by Danièle Devynck (director of the Toulouse-Lautrec Museum in Albi) and Claudia Zevi, is promoted and presented by the Cultural Department of the Milan Municipal Council, Palazzo Reale, Giunti Arte Mostre Musei and Electa, together with the Musée Toulouse-Lautrec in Albi and the Institut National d’Histoire de l’Art (INHA) in Paris.
Organised in themed sections, the exhibition helps visitors grasp the full extent of Lautrec’s vision and his role in the history of art as, despite never belonging to any school, he constructed a new, and extremely provocative, realism, a superlative synthesis of colour, shape and movement.
Despite his aristocratic background, Lautrec chronicled the slums and brothels of Paris and here the evolution of his style is traced in each and every phase of his development, in his paintings and his sketches, with a particular emphasis on his profound knowledge of Japanese prints and his passion for photography.
The exhibition comprises over 250 works by Toulouse-Lautrec, with 35 paintings on display, in addition to lithographs, etchings and his complete series of 22 posters, from the Musée Toulouse-Lautrec in Albi, other major museums and international collections and a number of private collections.
Curated by Danièle Devynck and Claudia Zevi
Promoted by Comune di Milano-Cultura, da Palazzo Reale, Giunti Arte Mostre Musei and Electa, with the Musée Toulouse-Lautrec di Albi and the Institut national d'histoire de l'art (INHA) in Paris

IL MONDO FUGGEVOLE DI TOULOUSE-LAUTREC
Dal 17 ottobre 2017 al 18 febbraio 2018

Una mostra: Comune di Milano - Cultura, Palazzo Reale, GAmm Giunti, Electa
Con il patrocinio: dell’Ambasciata di Francia in Italia
A cura di: Danièle Devynck e Claudia Beltramo Ceppi Zevi
Orari: lunedì 14.30 - 19.30; martedì - mercoledì - venerdì - domenica 9.30 - 19.30; giovedì - sabato 9.30 - 22.30 ; la biglietteria chiude 1 ora prima
Aperture straordinarie: Lunedì 30 ottobre, 9.30 - 19.30 ; Mercoledì 1 novembre (Ognissanti), 9.30 - 19.30; Giovedì 7 dicembre (Sant’Ambrogio), 9.30 - 22.30; Venerdì 8 dicembre (Immacolata), 9.30 - 19.30; Domenica 24 dicembre (Vigilia di Natale), 9.30 - 14.00 ; Lunedì 25 dicembre (Natale), 14.30 - 19.30; Martedì 26 dicembre (Santo Stefano), 9.30 - 19.30; Domenica 31 dicembre (San Silvestro), 9.30 - 14.00; Lunedì 1 gennaio (Capodanno), 14.30 - 19.30; Sabato 6 gennaio (Epifania), 9.30 - 22.30
Biglietti: intero € 12 / Ridotto € 10 studenti, gruppi, over 65, disabili, Card Musei Lombardia Milano e convenzioni / Ridotto scuole € 6 (valido anche per gruppi organizzati da Touring e FAI) / Famiglie adulto € 10, ragazzi € 6 (per 1 o 2 adulti + ragazzi da 6 a 14 anni) (*audioguida inclusa)
Info ridotto: Hanno diritto al ridotto rispetto al prezzo intero del biglietto:
Visitatori dai 14 ai 26 anni, over 65, persone con disabilità (Legge 104), insegnanti, militari, forze dell’ordine non in servizio
Info bambini: Ingresso valido per bambini dai 6 ai 14 anni
Call Center TicketOne: 892.101
CatalogoGiunti Editore; Traduttore: Lidia Filippone e Caterina Grimaldi; Curatore: Claudia Beltramo Ceppi Zevi; Copertina: Brossura con bandelle; 344 pagine; Dimensione: 26x28.5cm ; ISBN - EAN: 9788809860131; € 42.00 
Uffici Stampa: GAM Giunti: ufficiostampa@giunti.it -  CLP Relazioni Pubbliche: Anna Defrancesco - anna.defrancesco@clponline.it; Electa: Ilaria Maggi - imaggi@mondadori.it - Tel. 02.71046250 - responsabile comunicazione: Monica Brognoli - brognoli@mondadori.it - Tel. 02.71046456; Comune di Milano: Elena Conenna - elenamaria.conenna@comune.milano.it - Tel.  0288453314
Atout France: barbara.lovato@atout-france.fr - www.france.fr

Palazzo Reale
Piazza Duomo 12
20122 Milano
Tel. 02 54915 - www.palazzorealemilano.it

 
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BASELITZ, SOTTOSOPRA, MUSEI DI PALAZZO DEI PIO, CARPI (MODENA)

L’esposizione, che si tiene in occasione della XVIII Biennale di Xilografia contemporanea, presenta 40 opere dell’artista tedesco realizzate tra gli anni ottanta e novanta del Novecento.
Dal 15 settembre al 12 novembre 2017, Carpi ospita una personale di Georg Baselitz (Deutschbaselitz, 1938), uno degli artisti più importanti, celebrati e influenti a livello internazionale.
Ai Musei di Palazzo dei Pio, l’autore tedesco presenta 40 xilografie, donate al Cabinet d’Arts Graphiques di Ginevra, realizzate tra gli anni ottanta e novanta del secolo scorso.
L’esposizione, curata da Enzo Di Martino e Manuela Rossi, ideata e prodotta dal Comune di CarpiMusei di Palazzo dei Pio, col contributo di Fondazione Cassa Risparmio di Carpi, BPER - Banca Popolare dell’Emilia Romagna, CMB, Assicoop-Unipol Assicurazioni, si tiene in occasione della XVIII Biennale di Xilografia contemporanea ed è parte del programma di Festivalfilosofia sulle arti, in programma tra il 15 e 17 settembre, a Carpi, Modena e Sassuolo.
Dopo gli omaggi a Jim Dine (2009), Adolfo De Carolis (2011), a Mimmo Paladino (2013) e a Emilio Isgrò (2015), la Biennale di Xilografia celebra Georg Baselitz, il quale intrattiene con Carpi un legame particolare, quasi sorprendente.
Nella collezione di stampe donate dallo stesso Baselitz al museo ginevrino, infatti, sono presenti due chiaroscuri di Ugo da Carpi, oltre a due esemplari della Sibilla da Raffaello, in versioni cromatiche differenti e a una xilografia di Niccolò Vicentino e un chiaroscuro di Niccolò Boldrini, coevi del maestro di Carpi.
La presenza di lavori di Ugo da Carpi nella sua collezione personale induce a pensare che Baselitz abbia voluto avere la possibilità di studiare quelle opere che stanno alla base della tecnica xilografica a chiaroscuro di cui l’artista rinascimentale carpigiano è stato uno dei più importanti esponenti.
Ma non solo; Baselitz sente nel suo essere artista, una sorta di affinità con Ugo da Carpi perché, come scrive Manuela Rossi nel suo testo in catalogo “Ugo da Carpi è uno di quegli artisti che nel suo tempo ha fatto quello che gli altri non facevano e non solo per una questione tecnica, che ha comunque risolto, ma soprattutto per una ragione culturale: rendere accessibile l’immagine d’arte riservata a pochi è stata senza dubbio una delle rivoluzioni sociali più importanti che l’opera di Ugo e degli altri incisori del Rinascimento ha determinato”.

 

In Baselitz, la grafica non è certo una voce minore, ma riveste un’importanza pari alla sua produzione pittorica e plastica. “Ho fatto xilografie - ha ricordato - sempre quando avevo la necessità di presentare in una forma definitiva un quadro, un’idea d’immagine sviluppata da me e manifesta nei quadri”.
Le opere incise che costituiscono il percorso espositivo a Palazzo dei Pio non tradiscono i canoni che caratterizzano la sua cifra espressiva, ormai divenuta riconoscibile, dove la tradizionale costruzione dell’immagine risulta completamente stravolta. Nelle sue creazioni, la legge gravitazionale viene sconfitta e l’immagine viene capovolta non tanto per generare stupore quanto per mettere in gioco un processo intellettuale e spirituale completamente diverso. Attraverso il capovolgimento, Baselitz toglie allo spettatore il dato che assimila il soggetto ritratto alla realtà e lo trasferisce nel campo dell’organizzazione plastica e visuale. Svuotata del proprio contenuto, la rappresentazione esiste come insieme di segni e colori.
Accompagna la mostra un catalogo APM edizioni.

Georg Baselitz, 1985

Baselitz e la Biennale di Carpi 

A un certo punto, scegliere Georg Baselitz e la sua xilografia per la Biennale di Carpi è stato naturale e inevitabile. L’artista tedesco infatti realizza xilografie e chiaroscuri – al pari di litografie, acqueforti, altre forme incisorie – dall’inizio degli anni Sessanta, in parallelo con la sua produzione pittorica. Per lui infatti la xilografia, e l’incisione in generale (die Graphik), assumono la stessa dignità espressiva e artistica delle altre forme che utilizza, assumendo in più anche un ruolo formidabile e imprescindibile nel percorso e nello sviluppo dei dipinti.
È lui stesso a dirlo, in un’intervista del 2007, spiegando cosa intende dire definendo l’incisione il modo migliore per ripensare un quadro: «Ah certo, l’armatura, la base, lo schema. Perché l’incisione è la forma d’arte più pulita che ci sia. Quando lavori a lungo su un quadro, strato dopo strato, come facevo io, alla fine non resta più nulla del disegno. Una nuova formulazione si stabilisce in maniera diversa, attraverso eliminazioni, bianchi, vuoti, ecc. Nell’incisione questo non avviene perché si è troppo pigri per stampare più lastre una sopra l’altra. Quando ne hai sovrapposte tre sei già stufo, perciò devi decidere più rapidamente. Innanzitutto le formulazioni grafiche sono semplicemente lineari; ovviamente esistono anche delle superfici, ma pure queste sono delimitate in maniera molto netta. Non si può imbrogliare. Si ha bisogno di una vera armatura, di uno schema. Per me questi schemi grafici sono uno strumento di controllo fondamentale. Attraverso l’incisione puoi spiegare meglio cosa fai. Persino un disegno, per quanto accurato, lascia spazio a molte imprecisioni e trascuratezze. L’incisione pochissimo».
Per questo Baselitz è stato una scelta imprescindibile per la nostra Biennale di Xilografia, e perché va a chiudere idealmente il percorso di ricerca iniziato nel 2009 con Jim Dine e proseguito nel 2014 con Mimmo Paladino. Per i tre artisti, la xilografia costituisce una parte di produzione continua e costante nella loro opera, come forse nessun altro artista del loro calibro (perché non dimentichiamo che si tratta di nomi di primissimo piano nel contemporaneo a livello internazionale) ha fatto dal secondo Dopoguerra.
Le quarantuno xilografie esposte a Palazzo dei Pio provengono da una delle più ricche e preziose collezioni di incisioni pubbliche in Europa, quella del Cabinet d’Arts Graphiques del Musée d’Art et d’Histoire di Ginevra. Questa collezione ai nostri occhi di “costruttori di mostra” si è rivelata lo specchietto cilindrico che raddrizza l’immagine deformata di cui parla Mason, perché quella collezione conserva una decina di preziosissime xilografie e chiaroscuri del primo Cinquecento di Dürer e soprattutto di Ugo da Carpi, che hanno attratto la nostra attenzione in quanto donate al Museo svizzero da Georg Baselitz. È questa connessione dunque, così profonda e forte, col significato di xilografia che guida il progetto delle Biennali di Carpi, che ci ha portato a Ginevra e ci ha spinto a dedicare due brevi note, in appendice al catalogo, a questa linea rossa che parte dal Rinascimento europeo e arriva a Baselitz.
Il nucleo delle incisioni di Baselitz nelle collezioni di Ginevra è davvero imponente, formatosi per una piccola parte da donazioni dello stesso artista, per gran parte da un lascito: si tratta di oltre cinquecento grafiche, tra cui spiccano sei legni e più di cento xilografie e chiaroscuri, datati dal 1963 fino ai primi anni Duemila. Le opere selezionate per la mostra si concentrano per datazione in un quindicennio, tra 1981 e 1996, quando Baselitz realizza le sue più interessanti xilografie, e hanno seguito i criteri poco sopra delineati che ci hanno portato a individuare nell’artista tedesco il protagonista di questa Biennale.
Innanzitutto i soggetti rappresentati: sono i temi cari a Baselitz, gli stessi che troviamo anche nella coeva produzione pittorica. Uomini, e soprattutto le donne – alla finestra, in spiaggia, accoppiate -, le famose teste e le aquile, due stupefacenti madri e, nelle opere più recenti, i piedi. Tutto rigorosamente sottosopra, capovolto, come recita il titolo di questa Biennale, ma ancora più sconvolgente e destabilizzante di quanto sia in pittura, per l’impatto intenso e, per usare le parole di Baselitz, schematico che l’alternanza dei bianchi, ma soprattutto dei neri e delle altre cromie propria della xilografia, restituisce all’osservatore.
In secondo luogo la tecnica xilografica: Baselitz asciuga, punta a costruire una forma “pura”, per usare ancora le sue parole. E così sono pochissimi i chiaroscuri nella nostra selezione, a due legni, tre al massimo, mentre dominano le xilografie, a un colore, per lo più nero, quindi scure, graffianti, disorientanti, mai rassicuranti da un certo punto di vista.
Georg Baselitz non a torto è considerato uno degli artisti più grandi del Novecento. La selezione delle xilografie presentate a Carpi ci auguriamo confermerà questa opinione, ma allo stesso tempo crediamo “disturberà” il visitatore, in linea con l’atteggiamento sempre audace e provocatorio che l’artista tedesco non ha mai temuto di adottare.

Manuela Rossi, Direttrice dei Musei di Carpi e curatrice della mostra
dal catalogo APM Edizioni

 

Georg Baselitz e la grande xilografia tedesca

Una giustificazione storica
Vi sono personaggi dell’arte che, per una lettura credibile della loro opera, hanno bisogno di essere collocati all’interno di una vicenda storica più ampia nella quale riconoscere le motivazioni più autentiche della loro particolare espressività. È certamente il caso di Georg Baselitz (1938) perchè la sua vicenda personale, artistica ed esistenziale, è stata dolorosamente vissuta all’interno delle storiche tragedie della Germania del XX secolo. Conviene dunque partire da lontano a cominciare dalla mitica figura di Martin Schongauer (1445-1491), il primo grande incisore germanico, che Albrecht Dürer (1471-1528) desiderava fortemente conoscere giungendo purtroppo a Colmar quando il Maestro era già morto. Ereditando comunque molti motivi delle sue opere quali la Morte della Vergine, le Tentazioni di Sant’Antonio e soprattutto l’insegnamento morale e tecnico della sua disciplina incisoria. Non deve stupire questo riferimento se si pensa che nella collezione privata di Baselitz figurano alcuni fogli di Dürer, che documentano il legame ideale tra i due artisti, pur a distanza di cinque secoli. È tuttavia la drammatica Riforma del cattolicesimo provocata dalle celebri 95 tesi di Martin Lutero (1483-1546), affisse nel 1517 sulla porta della chiesa di Wittemberg, a influenzare fortemente l’arte tedesca della prima metà del XVI secolo. Una riforma storica e perfino violenta per i tempi, che sconvolse l’Europa e attrasse l’interesse di molti artisti contemporanei, quali lo stesso Dürer. Ma anche, e con più appassionata partecipazione, in particolare Lucas Cranach (1472-1553), che conosceva i cicli xilografici di Dürer ispirati all’Apocalisse (1498) e alla Grande Passione (1497-1500), che certamente hanno influenzato la sua futura straordinaria attività incisoria. Va tenuta presente in questa situazione anche la figura di Hans Baldung Grien (1485-1545) che, assieme a Dürer e Cranach, per citare solo questi nomi, con le loro opere incise su legno, partecipò efficacemente alla diffusione stampata, cioè visiva e leggibile, dei temi più importanti della riforma luterana. Configurando una straordinaria stagione della xilografia tedesca ed europea che certamente Georg Baselitz conosce molto bene e dalla quale ha tratto una straordinaria influenza, riconoscibile nella sua opera.

Die Brucke e il Novecento tedesco
Thomas Mann ha scritto in un’occasione che «la storia tedesca presenta sempre aspetti potentemente tragici», come è possibile vedere anche nel Novecento. Un secolo drammatico nel corso del quale si manifestano in Germania, inevitabilmente si potrebbe dire, alcuni dei più importanti movimenti dell’arte europea. Non è questa la sede, naturalmente, per una disamina esauriente delle diverse tendenze dell’arte emerse in Germania nella prima metà del XX secolo. Ma non si può evitare di segnalare la nascita dell’Astrattismo col gruppo del Blaue Reiter nel 1911 a Monaco, con la partecipazione del russo Vassilij Kandinskij e del tedesco Franz Marc. Né ignorare l’arrivo nel 1918 a Berlino dello sconvolgente movimento interdisciplinare del Dadaismo, in effetti concepito a Zurigo nel 1916, o la nascita della esaltante esperienza del Bauhaus nel 1919 a Weimar, promossa da Walter Gropius. E naturalmente quanto meno accennare al gruppo della cosiddetta Nuova Oggettività, sorto nel 1925 a Mannheim, del quale hanno fatto parte artisti quali Max Bechamm, Otto Dix e Georg Grosz. Veri e propri sommovimenti dell’arte che certamente fanno parte del bagaglio genetico-culturale di Georg Baselitz, i cui padri spirituali, dovendo qui parlare della sua opera xilografica, vanno però con maggiore certezza ricercati negli artisti fondatori dello storico gruppo Die Brucke, sorto a Dresda nel 1905, che si sono tutti espressi prevalentemente con quello specifico linguaggio incisorio. Il gruppo, caratterizzato, oltre che dall’uso prevalente della xilografia, anche dalle affinità che potremmo definire culturali e politiche, era formato all’inizio da Ernst Ludwig Kirchner, Erich Heckel e Karl Schmidt-Rotluff. Significativa, per comprendere l’ideologia del gruppo, appare la dichiarazione, scritta e stampata in xilografia dallo stesso Kirchner, nella quale si legge tra l’altro: «animati dalla fede nel progresso, in una nuova generazione di creatori e di spettatori, noi ci appelliamo a tutta la gioventù che è portatrice dell’avvenire e vogliamo portare la libertà di agire e di vivere di fronte alle vecchie forze». L’adozione della matrice lignea diventa a questo punto dominante nell’affermazione del movimento dell’Espressionismo che con questo procedimento produrrà anche i propri manifesti e i cataloghi. Kirchner, artista prolifico e appassionato, appare il capo spirituale del gruppo e manifesta con maggiore e coinvolgente «intensità l’atteggiamento critico verso la dimensione in cui l’uomo consuma le proprie frustrazioni» esistenziali in quel momento storico. Solo gli artisti del Blaue Reiter, che pure condividevano con Die Brucke “l’insofferenza e l’ansia del rinnovamento” nell’arte e nella vita, aprono una più vasta “prospettiva di nuova spiritualità”, distanziata dalle vicende reali della vita. Tutti questi grandi e generosi movimenti dell’arte tedesca, emersi prepotentemente nella prima parte del Novecento, vengono però spazzati via nel 1933 con l’avvento di Hitler al potere e la chiusura forzata della straordinaria esperienza del Bauhaus. E nel 1938, l’anno terribile nel quale Kirchner muore suicida nel forzato esilio in Svizzera, viene organizzata anche la grande mostra della cosiddetta “Arte degenerata” nella cui occasione vengono bruciati oltre mille dipinti e circa quattromila disegni e grafiche di molti degli artisti che hanno dato vita ai gruppi e ai movimenti che abbiamo, seppure velocemente, ricordato. E forse è il caso di concludere, in questa prospettiva, citando il grande Francisco Goya, che il sonno della ragione aveva anche allora generato mostri.

Baselitz nella storia della xilografia tedesca
Anche se la grande arte si manifesta e vive sempre nell’avventura e nell’ambiguità, è tuttavia evidente che l’opera di Georg Baselitz affonda le radici nella storia di quei personaggi, dei gruppi e dei movimenti di cui abbiamo parlato, che hanno tutti espresso con la xilografia aspetti tra i più alti e significativi dell’arte germanica. Manifestando una personalità tra le più forti, caratterizzate e trasgressive dell’arte europea del XX secolo, segnata da una sorta di Neoespressionismo romantico e angosciante, disturbante e deliberatamente antigrazioso, distante da ogni forma di astrattismo o di arte sociale e popolare. E che, a partire dal 1969 con il Ritratto di Elke, sua moglie, ha trovato nel capovolgimento delle immagini – ormai la sua celebre e riconoscibile cifra stilistica, adottata sia nella pittura che nel disegno e nella xilografia – la provocazione formale che è riuscita ad attirare l’ossessiva attenzione, ma anche il malcelato disorientamento, della critica d’arte internazionale. Che spesso ha definito l’operazione come una semplice trovata mentre per Baselitz, che pure ha scritto che “la provocazione è la vera meraviglia dell’arte”, si trattava invece di sovvertire radicalmente una storica convenzione, consentendo una nuova, inedita e sorprendente lettura formale dell’immagine. Una sorta di ribellione, in fondo, comprensibile in un artista nato e formatosi in un Paese, la Germania dell’Est, socialmente vittima prima del nazismo di Hitler e poi del comunismo di Stalin. Le xilografie esposte a Carpi, provenienti da una prestigiosa raccolta pubblica di Ginevra, documentano in modo esauriente, anche se incentrate prevalentemente sugli anni Ottanta, la ricerca espressiva e anche la personalità del grande artista tedesco. Fanno capire il rapporto di sfida che Baselitz instaura con la matrice di legno perché la materia appare infatti come ferita, lacerata dal suo segno duro e aspro che sembra fatto con la punta di un coltello, rivelando pienamente il suo personale e perfino drammatico “combattimento per l’immagine”. Non pare manifestarsi nelle sue opere alcuna gerarchia dipendente dal formato della matrice, ma certamente impressionanti appaiono i grandi fogli quali le grandi Teste capovolte del 1981-82, o la grande Aquila, anch’essa rovesciata, dello stesso anno. Come del resto impressionante, pur nelle ridotte dimensioni, risulta l’intensità ideativa ed esecutiva della Madre con bambino del 1985. Naturalmente è interessante notare come l’artista capovolga qualsiasi immagine, le teste e le figure, uccelli e paesaggi, e perfino una drammatica Crocifissione e albero del 1983, resa meno forte e disturbante dal sorprendente impiego, in questa occasione, di un colore come il blu-cielo. L’utilizzo del colore nelle xilografie di Baselitz - il rosso, il verde e il blu - richiede del resto una particolare riflessione perché esso non sembra affatto avere l’intenzione di abbassare il valore drammatico delle immagini ma, sorprendentemente, e per altre vie, addirittura volerlo esaltare. È tuttavia nelle xilografie realizzate rigorosamente in bianco e nero che è possibile cogliere la verità più autentica dell’opera di Georg Baselitz. Perché è in questi fogli che risulta più chiaramente la volontà dell’artista di fronteggiare il mondo e rivelare la sua personale e drammatica condizione essendo stato «messo al mondo in un ordine distrutto, un paesaggio distrutto, in un popolo distrutto e una società distrutta». L’artista tedesco è giunto per tale via, sorprendentemente, a una sorta di “figurazione astratta”, apparentemente leggibile e riconoscibile, affidata alle sole qualità evocative e memorative del segno violento e dell’aspro contrasto tra due non-colori come il bianco e il nero. Tutta l’opera di Baselitz testimonia perciò, infine, il disagio esistenziale di un artista nato in un paese che, come ha detto egli stesso, “non è ancora sicuro di aver fatto i conti con la storia”. E che affida dunque all’arte la sola possibilità di superare definitivamente questa difficile condizione.

Enzo Di Martino, Curatore della mostra
dal catalogo APM Edizioni



BASELITZ. SOTTOSOPRA
Xilografie dal Cabinet d’Arts Graphiques di Ginevra
Dal 15 settembre al 12 novembre 2017

Orari: da martedì a domenica, ore 10-13; giovedì, sabato, domenica e festivi anche 15-19. Chiuso il lunedì.
Ingresso: intero €. 5 , ridotto €. 3
Info: tel 059/649955 - 360
Ufficio stampa Comune di Carpi: Giovanni Medici - Tel. 059.649780 - giovanni.medici@comune.carpi.mo.it
Ufficio stampa mostra: CLP Relazioni Pubbliche - Marco Olianas - Tel. 02 36755 700 - marco.olianas@clponline.it

Musei di Palazzo dei Pio
piazza dei Martiri, 68
Carpi (MO)

 

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WOPART – Work on Paper Fair, dal 15 al 17 settembre 2017, Centro Esposizioni Lugano (CH)

Dal 15 al 17 settembre 2017 il Centro Esposizioni Lugano ospita la seconda edizione di WOPART - Work on Paper Art Fair, la fiera internazionale interamente dedicata alle opere d’arte su carta, diretta da Luigi Belluzzi.

75 gallerie provenienti da 14 paesi -  selezionate da un comitato scientifico presieduto da Giandomenico Di Marzio, giornalista, critico e curatore d’arte contemporanea e da Paolo Manazza, pittore e giornalista specializzato in economia dell’arte – presentano un ampio panorama di opere realizzate esclusivamente su supporto cartaceo: dal disegno antico (Raffaello Sanzio, Guercino, Salvator Rosa, Giuseppe Maria Crespi…) alla stampa moderna (Andy Warhol, Roy Lichtenstein, Karel Appel, Asger Jorn…), dal libro d’artista (Enrico Baj, Giulio Paolini, Emilio Isgrò…) alla fotografia d’autore (Ai Wei Wei, Mario Cresci, Edward Quinn…), dall’acquerello (Pierre August Renoir, Fernand Leger, Francis Picabia, Giorgio Morandi…), alle stampe orientali fino alle carte di artisti moderni contemporanei (Gustav Klimt, Pablo Picasso, Bruno Munari, Joan Mirò, Carol Rama, Mario Merz, Joseph Kosut, Alex Katz, Francesco Clemente, Vito Acconci…), con uno sguardo trasversale su tecniche, linguaggi ed epoche. 

Dopo il successo della prima edizione, torna quindi un appuntamento importante per approfondire la conoscenza e il mercato delle opere d’arte su carta, nicchia che sta conquistando a livello globale un sempre maggior interesse da parte di addetti ai lavori, collezionisti e appassionati, per la relativa accessibilità dei prezzi (per esempio, nel 2016, solo per il contemporaneo più del 60% dei disegni venduti aveva un costo sotto i 5.000 $, portando sul mercato opere di artisti noti a una soglia molto più bassa delle loro normali quotazioni) e per l’ampiezza dell’offerta, legata alla crescente popolarità del medium della fotografia e alla rivalutazione della stampa d’arte. Proprio per dare strumenti e occasioni di approfondimento sul settore nelle sue varie sfaccettature e sui temi di maggiore attualità, WOPART offre un ricco programma di eventi collaterali, dentro e fuori dai padiglioni fieristici.

Nel calendario degli appuntamenti ospitati all’interno del Centro Esposizioni Lugano si segnalano i WOPART/TALK: conversazioni, interviste e lectio magistralis con artisti, critici e storici dell’arte, consulenti e specialisti di investimenti in arte, dagli artisti Paolo Canevari, Emilio Isgrò, Joseph Kosuth, ai collezionisti Patrizia Sandretto Re Rebaudengo e Massimo Prelz, agli studiosi come il neuroscienzato Edoardo Boncinelli e la filosofa Lina Bertola, per conoscere dalla viva voce dei protagonisti internazionali del mondo e del mercato dell’arte le loro esperienze e i loro percorsi e i loro studi. Anche quest’anno i WOPART/TALK saranno trasmessi in streaming sul sito della manifestazione (www.wopart.eu).
Integrano il progetto espositivo della fiera quattro focus espositivi, sempre all’interno dei padiglioni fieristici: la mostra fotografica 1930 – 1970: la fotografia d’avanguardia in Italia della collezione Prelz, a cura di Walter Guadagnini e di CAMERA, Centro Italiano per la Fotografia di Torino; la mostra I mille volti del kabuki, che presenta una raccolta di stampe ukiyo-e provenienti dal Museo delle Culture di Lugano; una mostra di opere su carta e libri d’artista, provenienti dalle collezioni del Centro per l’Arte Contemporanea Luigi Pecci di Prato; e infine un’installazione dell’artista della cancellatura, Emilio Isgrò. Nelle settimane precedenti la fiera, in via Nassa a Lugano, tre installazioni di Container Lab anticiperanno l’edizione 2017 di WOPART.

GALLERIE
10 A.M. ART, Milano;
ABC Arte, Genova;
AICA | Andrea Ingenito Contemporary Art, Milano/Napoli/Capri;
AION, Lugano; ApalazzoGallery, Brescia; Apart, Misinto;
Art Bärtschi & Cie, Ginevra;
Artem – Reich, Stalden;
Artrust, Melano;
Atipografia, Misinto;
Bag Gallery, Parma/Pesaro;
Buchmann Galerie, Lugano;
Carte Scoperte, Milano;
Chambers Fine Art, NewYork;
Colophonarte, Belluno;
Creatini e Landriani, Sestri Levante;
De Primi Fine Art, Lugano;
Die Mauer, Prato;
[dip] Contemporary Art, Lugano;
Exclusive Luxury Group, Lugano;
Fine Art Consultancy, London / Tokyo;
Five Gallery, Lugano;
Forni, Bologna;
Galerie Andrea Caratsch, St. Moritz;
Galerie Carzaniga, Basel;
Galleria Allegra Ravizza, Lugano;
Galleria Bianconi, Milano;
Galleria Blanchaert, Milano;
Galleria Continua, San Gimignano/Beijing/Les Moulins/Habana;
Galleria del Laocoonte, Roma;
Galleria Immaginaria, Firenze;
Galleria SpazioFarini6, Milano;
Galleria Stefano Forni, Bologna;
Grossetti Arte, Milano;
Heillandi Gallery, Lugano;
Il Castello Gallery, Milano;
Imago Gallery, Lugano;
Karma International, Zurigo;
L.C. Gallery, Ibiza;
Laura Bulian Gallery, Milano;
Lia Rumma, Napoli/Milano;
MAC - Mazzuchelli Art Consulting, Miami Beach;
Mark Borghi Fine Art, New York;
MLB Maria Livia Brunelli, Ferrara;
Monica De Cardenas, Lugano/Zuoz/Milano; Moyshen The Gallery, San Miguel de Allande; Natoli & Mascarenhas, Principato di Monaco;
NdF Gallery, Freibourg;
Osart Gallery, Milano;
Pandora OM, New York;
Pigment Gallery, Barcellona;
Raffaella De Chirico Galleria d'Arte, Torino;
Richard Saltoun, London;
Salamon & C., Milano;
Silvano Lodi IntArt Gallery, Lugano;
Sincresis, Empoli;
Spazio Testoni, Bologna;
Studio D'arte Campaiola, Roma;
Suite 59, Amsterdam;
Tag The Art Gallery, Lugano;
vitArt modern and contemporary art, Lugano;
W. Apolloni, Roma.


WOPART/TALK
GIOVEDI’ 14 SETTEMBRE  
- h. 19:30
L’arte della cancellatura. Cancellare per scrivere o cancellare per vivere, Conversazione tra Emilio Isgrò e Paolo Manazza, pittore e giornalista dell’Economia del Corriere della Sera
VENERDI’ 15 SETTEMBRE 
- h. 12:15 Il Libro d’artista: Collezioni e Collezionisti si incontrano, ne parla Marco Scotini
- h. 14:00 L’arte incontra le disabilità visive Attività di mediazione culturale a cura del Laboratorio cultura visiva SUPSI promosso dai Lions Club del Canton Ticino
- h. 15:30 Intervista con Patrizia Sandretto Re Rebaudengo, Presidente Fondazione Sandretto Re Rebaudengo. Moderatore Giandomenico Di Marzio, giornalista de Il Giornale
- h. 17:30 Intervista con Joseph Kosuth
SABATO 16 SETTEMBRE
- h. 14:30 Works on Paper, dal Disegno antico al Moderno, dal Contemporaneo alla Fotografia: Investire per passione, tendenze ed evoluzione di un mercato in crescita. Moderatore Paolo Manazza, pittore e giornalista de Il Corriere Economia
- h. 17:30 Intervista con Paolo Canevari
DOMENICA 17 SETTEMBRE
- h. 12:15 Edoardo Boncinelli, neuroscienziato: Il Potere della Carta. Moderatore Stefano Colombo, amministratore di Colombo Experience e docente di Accounting presso l’Università Bocconi di Milano
- h. 15:00 Camera – Centro Italiano per la Fotografia di Torino: come nasce una Collezione di Fotografia Walter Guadagnini dialoga con Massimo Prelz
- h. 16:00 Presentazione di B10 – Decima Biennale dell’Immagine (Lugano): Borderlines, Città Diverse / Città Plurali
- h. 17:00 L’intelligenza delle mani. Conversazione tra Lina Bertola, filosofa, e Visarte Ticino
- h. 18:00 Il ruolo dell’artista e dell’arte nella società contemporanea – Con la partecipazione del vicepresidente di Visarte Svizzera: Christian Jelk

MOSTRE

Museo d'arte della Svizzera italiana,  MASILugano
Wolfgang Laib a cura di Marco Franciolli
Dal 03.09.2016 al 07.01.2017
MASILugano, Piazza Bernardino Luini 6, 6900 Lugano, Tel.+41 58 866 42 00 - www.masilugano.ch
Il Museo d'arte della Svizzera italiana propone un’ampia esposizione monografica di Wolfgang Laib comprendente istallazioni, sculture e disegni.
L’artista tedesco utilizza materiali naturali per la realizzazione delle sue opere: polline, riso, lacca, cera, latte. La mostra offre una sintesi del percorso creativo di Laib, considerato oggi uno degli artisti più innovativi degli ultimi trent’anni.

Biblioteca cantonale di Lugano
Libri che attraversano il tempo, Le settecentine della Biblioteca cantonale di Lugano, a cura di Flavio Catenazzi e Luca Saltini, Consulenza scientifica Gianmarco Gaspari
Dal 14.09 al 18.11.2017
Biblioteca cantonale di Lugano, Via Carlo Cattaneo 6, 6900 Lugano, Tel.+41 91 815 46 11, www.sbt.ti.ch/bclu

La Biblioteca cantonale di Lugano possiede un fondo cospicuo di libri antichi, provenienti soprattutto dalle soppressioni conventuali avvenute nel nostro Cantone verso la metà dell’Ottocento. Numerosissime le settecentine, che documentano gli interessi dei vari Ordini per argomenti non sempre strettamente connessi con quello religioso. Particolarmente significativa la raccolta dei padri Somaschi, arricchitasi grazie soprattutto all’impulso dei fratelli luganesi Giampietro e Giambattista Riva, capaci di intrecciare stretti rapporti di amicizia con letterati e scrittori, come il Muratori, l’Orsi, il Manfredi, vale a dire uomini che seppero imprimere una svolta alla cultura italiana del secolo. Le biblioteche dei conventi soppressi permettono quindi di restituire un quadro d’assieme, per molti riguardi eccezionale, che la mostra si sforza di esplorare proponendo una scelta di volumi preziosi, edizioni uniche, spesso illustrate, distribuiti in percorsi tematici: la letteratura italiana, il teatro, le raccolte encomiastiche, la scienza. Un’immersione nel secolo, insomma, attraverso le pagine di libri rari.


GALLERIE

Buchmann Galerie
AION Incontro d'arte: antico e moderno si confrontano in una mostra

Monica De Cardenas
Fiona Rae

[dip] Contemporary Art
Marco Scorti

Five Gallery
Joseph Kosuth
Arteconomy, l’Arte senza l’Artista Le Seconde Avanguardie, Carte e Documenti

Heillandi
II° Edizione Proposta Heillandi 2017/2018, Selezione di Fotografia Contemporanea

Imago Art Gallery
Enrico Ghinato

IntArt Gallery
Silvano Lodi
Zensual

Allegra Ravizza
The Bounty KillArt
, Let's dance!

TAG TheArtGallery
WOPASIAN. Artisti cinesi contemporanei

AtipografiaMirko Baricchi, Mats Bergquist, Denis Riva e Stefano Mario Zatti.

Galleria Grossetti Arte, propone tre personali rispettivamente di Rodolfo Aricò con opere dal 1966 al 1972, Giuseppe Spagnulo con una selezione di opere dal '73 al '91 e Marco Gastini  con importanti opere a cavallo  tra il '76 e il '77. A tutto ciò si aggiunge una proposta di Dadamaino con opere degli anni 60/80 e Raimond Girke.

Mimmo Scognamiglio Artecontemporanea partecipa insieme alla Galleria Aniello Placido. Opere di Chiharu ShiotaMarco TirelliVito AcconciMimmo PaladinoFrancesco ClementePiero Pizzi CannellaChristian Lapie e Balint Zsako.

Alinari partecipa con il progetto Alinari Contemporary di cui fanno parte i fotografi: Alberto Campanile, Domenico Cicchetti, Maurizio Fraschetti, Maurizio Gabbana, Francesco Garlaschelli, Vittorio Giannella, Cristiano Maggi, Angela Prati, Mauro Ranzani, Andrea Samaritani, Nicola Savoretti, Paolo Spigariol.


EVENTI

Venerdì 15 settembre - h. 19.00 - 22.00
GALLERY NIGHT, gallerie e spazi d'arte luganesi aperti al pubblico
Sabato 16 settembre - h. 11.00 - 21.00
REAL {Rassegna Editoria d'Arte Lugano} @ Turba, Via Cattedrale 11
REAL sarà un'occasione per chi ama i libri di conoscere e acquistare pubblicazioni di case editrici indipendenti e self publishing. REAL durerà un giorno, con talks, book-signings, mostre.

WOPART OFF / il fuori fiera di Wopart 2017
Wopart sviluppa con la Città di Lugano una forte sinergia per la promozione della città e del comparto Arte, segmento sul quale la Città stessa con il LAC e altre realtà sta investendo risorse ed energie. 
Volando Etihad da Roma e Ginevra a prezzi agevolati, oppure arrivando in treno da Zurigo o da Milano, si potranno trascorrere due giorni immersi in un programma d’arte.
Sul sito www.wopart.eu dal 15 luglio ci sarà il programma definitivo e dettagliato degli eventi e delle mostre.

WOPART - Work on Paper Fair
Dal 14 al 17 settembre 2017
Organizzata da: Lobo Swiss
Patrocinio
: Città di Lugano e Biennale del Disegno di Rimini, CAMERA – Centro Italiano per la Fotografia di Torino, SBF+ Associazione dei fotografi professionisti e fotodesigner svizzeri e Visarte.
Sponsor
: ARGOS, Wealth Administration, Etihad Regional, The View Lugano. Official Wine: Consorzio Franciacorta.
Main media partner
: La Lettura-Corriere della Sera. Media partner: ArtsLife, Ticino Welcome, Corriere del Ticino, Giornale del Popolo, Tele Ticino, Radio 3i, Ticino News, AI Magazine e Frattura Scomposta.
Sponsor Tecnici
: Lugano Airport, BIG Broker Insurance Group - Ciaccio Arte, Simonetta Rota, Colombo Experience, Petra Peter.
Ufficio Stampa Milano
: Lara Facco - press@larafacco.com - Tel.+39 02 36565133  - +39 349 2529989
Press Office Zurigo
: Michelle Nicol - nic@neutralzurich.com - Tel.+41 79 642 0207 - Neutral Zurich Ltd. - Tel. +41 43 311 3090- www.neutralzurich.com

Preview: giovedì 14 settembre dalle 18.00 alle 21.00
Orari: venerdì 15, sabato 16 e domenica 17 settembre, dalle 11.00 alle 19.00
Biglietti: Giornaliero 15 CHF; Giornaliero ridotto 10 CHF (studenti, over 65, persone diversamente abili con accompagnatore, titolari card Visarte); Abbonamento 4 giorni 40 CHF, Ingresso gratuito per minori di 16 anni se accompagnati da un adulto.

Centro Esposizioni Lugano
via Campo Marzio
6900 Lugano (CH)
www.wopart.eu


From 15 to 17 September 2017, Lugano Exhibition Centre will be hosting the second edition of WOPART – Work on Paper Art Fair, an international fair focusing on artworks made of paper, directed by Luigi Belluzzi.
75 galleries from 14 countries – chosen by a scientific committee chaired by Giandomenico Di Marzio, a journalist, critic and contemporary art curator, and Paolo Manazza, a painter and journalist specializing in art economics – will offer an extensive overview of works made exclusively on paper: everything from ancient drawings (Raffaello Sanzio, Guercino, Salvator Rosa, Giuseppe Maria Crespi…)  and modern prints (Andy Warhol, Roy Lichtenstein, Karel Appel, Asger Jorn…) to artists’ books (Enrico Baj, Giulio Paolini, Emilio Isgrò…), artistic photography (Ai Wei Wei, Mario Cresci, Edward Quinn…), watercolors (Pierre August Renoir, Fernand Leger, Francis Picabia, Giorgio Morandi…), Oriental prints and paper works by modern and contemporary artists (Gustav Klimt, Pablo Picasso, Bruno Munari, Joan Mirò, Carol Rama, Mario Merz, Joseph Kosut, Alex Katz, Francesco Clemente, Vito Acconci…), providing a cross-section of different techniques, languages and periods in history.

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ACCADEMIA APERTA 2017, VS Arte, Milano

La galleria VS Arte di Milano, in collaborazione con l'Accademia di Belle Arti di Brera, ospita dal 13 al 29 luglio 2017, nell'ambito della terza edizione di "Accademia Aperta", la collettiva a cura di Omar Galliani che propone una serie di opere di giovani artisti.
"Accademia Aperta" è un importante progetto inteso a presentare le attività didattiche e di ricerca degli allievi delle diverse Scuole dell'Accademia attraverso esposizioni allestite a Palazzo Brera e - per la prima volta - in città.
Omar Galliani, artista di rilievo internazionale, ha selezionato per VS Arte un nucleo di opere realizzate dagli studenti del corso di Pittura di cui è docente.
Vincenzo Panza e Samantha Ceccardi, galleristi di VS Arte: "Siamo onorati di far parte di questo prestigioso evento che punta a scoprire e valorizzare nuovi talenti. Riteniamo infatti che uno degli scopi importanti della nostra Galleria sia dare ai giovani artisti la possibilità di far conoscere al pubblico le proprie opere aiutandoli ad aprirsi la via verso un percorso di vita nel mondo dell'arte".

Il Fil rouge che unisce i lavori in mostra è il desiderio condiviso di un ritorno alla manualità; seppur realizzate con linguaggi espressivi differenti che esaltano l'individualità e l'originalità del lavoro di ciascun artista, le opere esposte privilegiano l'utilizzo di materiali e tecniche tradizionali come il disegno, la pittura e l'incisione.

Una mostra che ci ha sorpreso per l'alta qualità dei lavori. Ci conforta vedere come dei giovani, ancora accademici, sappiano mettere a frutto gli insegnamenti ricevuti, con passione e dedizione, rivelando la loro creatività identitaria. L'utilizzo delle tecniche tradizionali applicate con maestria è un ulteriore segnale di come regole precise e tempo dedicato per applicarvisi, producono frutti. Poi, una volta acquisite le regole, si possono piegare alla propria creatività, anche stravolgendole.
Tutti molto bravi e il libro di Ginevra Tarabusi, merita certamente di trovare subito un editore che lo pubblichi.

I disegni a matita di Dario Baroli ritraggono in maniera estrosa il volto mutevole di un medesimo personaggio, mentre i lavori di Elena Bisoglio evocano, con giochi di luce e riflessi resi a carboncino, i moti dell'animo umano. Lorenzo Brivio disegna figure neoclassiche, sdoppiate su carta grazie a una particolare tecnica che prevede l'impiego di garze sterili, mentre Carolina Corno per mezzo dell'incisione a fuoco su pelle imprime ripetitivamente il proprio nome, come una sorta di litania, con un gesto che comunica al tempo stesso dolore e forza. Significativa è l'opera di Rachele Cicerchia, una natura morta ad acrilico e incisione su tela, che rappresenta con realismo carni appese di animali macellati; di stampo metafisico è invece il lavoro realizzato a carbone su cartone vegetale di Mattias Fiorini che si concentra su piccoli dettagli, sui bagliori dell'acqua o di pietre trasparenti che ingrandisce e trasforma in macrocosmi. Nel percorso espositivo si ammirano inoltre il disegno a carbone su carta di Federico Soffiantini, le illustrazioni di Ginevra Tarabusi ispirate al romanzo di Luis Sepúlveda Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare. Spicca il lavoro a tempera su tavola dell'artista cinese Kaijia Zheng, un polittico di quattro elementi, quattro volti umani resi evanescenti dall'abrasione della materia pittorica stratificata.
Omar Galliani sottolinea: "Gli allievi che vi mostro sono quelli con cui il dialogo si è maggiormente approfondito. VS Arte ha gentilmente aperto i suoi spazi a questi 'segni' che dialogano fra loro pur mantenendo ferme le proprie individualità. Una scelta che si fonda principalmente sulle differenze dei linguaggi e non sulla omologazione degli stessi".
L'allestimento è curato da Omar Galliani.


Atelier Galliani ...e altro

La vocazione di un atelier è sempre stata quella di mostrare, insegnare, apprendere e conoscere le tecniche e le poetiche del fare artistico.
L'Accademia di Brera in cui opero ha una grande tradizione e stoicamente sopravvive all'interno di un contenitore poliedrico straordinario in cui convivono alcune tra le opere più importanti del Rinascimento insieme alla didattica e ricerca del “fare” e “conoscere” della contemporaneità artistica. Sottolineo "stoicamente" considerando l'oggi, dove le parole “bellezza” e “creazione” sembrano uscire da un catalogo passatista a fronte di un’attualità fagocitante e omologante votata unicamente  al consumo e alla superficialità. L'Accademia di Brera e tutte le Accademie d'Italia resistono a questo processo degradante del “non sentire” e del “non vedere” scandendo una parola metafisica ed obsoleta, “creazione”, mostrata in svariate forme e tecniche di rappresentazione.
Gli allievi che vi mostro sono quelli con cui il dialogo si è maggiormente approfondito.
Ne mostreremo altri se questo "atelier aperto" avrà un seguito, cercando di arginare quella resa creativa che la società di oggi sembra passivamente registrare, auspicando un confronto diretto con il pubblico, senza veli, unica realtà tangibile: il loro lavoro.
La galleria VS Arte ha gentilmente aperto i suoi spazi a questi "segni" che dialogano fra loro pur mantenendo ferme le proprie individualità. Una scelta che si fonda principalmente sulle "differenze" dei linguaggi e non sulla omologazione degli stessi. Un’impronta che vede nel disegno, nell'installazione e nella pittura la propria "resistenza". Trincea del fare e del pensare.

Omar Galliani, Accademia di Belle Arti di Brera

ACCADEMIA APERTA 2017 Terza edizione
Palazzo di Brera
Dal 13 luglio al 12 agosto 2017

Dopo il successo delle due precedenti edizioni, l’Accademia di Belle Arti di Brera  riapre al pubblico i suoi angoli nascosti, le aule, i laboratori, gli atelier per vivere  insieme una esperienza inedita. Durante il periodo estivo, l’Accademia svela le sue  attività didattiche e di ricerca dando la possibilità ad ogni Scuola di presentare un  unico progetto.
Dal 13 luglio e fino al 12 agosto 2017, le aule verranno allestite per l’occasione come spazi espositivi.  In “Accademia Aperta” le scuole di Pittura, Scultura, Decorazione, Grafica, Incisione, Fashion Design, Scenografia, Restauro, Progettazione Artistica per l’impresa/design,  Nuove Tecnologie e Terapeutica artistica, i corsi di Fotografia, i corsi di Restauro, e il dipartimento di Comunicazione e Didattica dell’arte presentano progetti specifici alla loro attività.
Fra le esposizioni, in particolare verrà allestita dal Dipartimento di Comunicazione  e Didattica dell’Arte, la mostra d’arte contemporanea Maledetto Romantico, Opere dalla collezione Enea Righi nel Salone Napoleonico.
L’Accademia di Brera diventa così una vera e propria protagonista di questo evento nonché uno scrigno nel quale i visitatori verranno accompagnati in un percorso inedito che propone attività ed eventi vari.
La novità di questa terza edizione, rispetto agli anni precedenti, sono gli Eventi  Speciali. L’Accademia di Brera si apre alla Città di Milano varcando la soglia storica di Palazzo Brera. Quest’anno Accademia Aperta inaugura diverse collaborazioni con sedi esterne dove i giovani artisti braidensi esporranno le loro opere. Sono coinvolte delle Gallerie d’arte del quartiere di Brera (Galleria Lattuada, Galleria Anna-Maria Consadori, Galleria VS Arte, Galleria Antonio Battaglia e Galleria Cattai), il Museo della Permanente, e altre sedi quali la banca Monte dei Paschi di Siena e l’Auditorium LaVerdiOltre agli eventi fuori sede, l’Accademia di Brera conferma la sua partecipazione al prestigioso concorso internazionale Rai Prix Italia dal 29/09 al 1/10/2017 che premia creatività, innovazione e qualità nei programmi televisivi. La Scuola di Scenografia viene coinvolta in un progetto creativo incentrato sul Prix che verrà anticipato con Accademia Aperta e presentato nella sua versione finale durante il concorso.


VS Arte nasce nel 2017 dalla passione per l'arte e il collezionismo dei due fondatori, Vincenzo Panza e Samantha Ceccardi. Vincenzo Panza vanta una trentennale esperienza nel management di aziende multinazionali, mentre Samantha Ceccardi è attiva da oltre vent'anni nell'organizzazione di eventi e grandi manifestazioni.
VS Arte è una nuova realtà che unisce arte e dinamiche dell'economia in uno spazio unico, quello di Appiani Arte per Immagini, il cui prestigio è legato al nome del noto gallerista e mecenate Alfredo Paglione, la cui Galleria è stata il punto di riferimento per tutti i più grandi artisti del panorama nazionale e internazionale del '900. Ha ospitato infatti maestri quali Guttuso, Sassu, Manzù, Fontana, De Chirico e grandi figure dell'arte internazionale come Picasso, Rauschenberg, Grosz, Gropper e Levin.
I suoi spazi sono stati un cenacolo dinamico e fertile per letterati, musicisti e intellettuali di alto spessore, tra cui Raffaele Carrieri, Carlo Levi, Dino Buzzati, Salvatore Quasimodo, Leonardo Sciascia, Mario Luzi, Giuseppe Ungaretti e Garibaldo Marussi. Un'osmosi, quella creatasi in questo luogo, tra arte e poesia che ha dato vita a un'atmosfera rara, fruttuosa e creativa che VS Arte intende salvaguardare per l'avvenire, coadiuvata da Alfredo Paglione, mediante esposizioni ed eventi di sicuro richiamo, sia per far emergere nuovi artisti che per dare lustro alle opere dei grandi maestri.
Assolutamente centrali nell'attività di VS Arte sono la tutela, la gestione e la valorizzazione di opere d'arte, la promozione e la diffusione dell'arte contemporanea e il suo sviluppo in Italia e all'estero.


Accademia Aperta 2017 - Terza edizione
VS Arte

Dal 13 al 29 luglio 2017
Orari: dal martedì al sabato 15.30 - 19.30
Ingresso: libero
Informazioni: Tel. +39 335 8004220 - info@vsarte.it - www.vsarte.it

 

Accademia Aperta 2017
Palazzo di Brera
Dal 13 luglio al 12 agosto 2017
Orari: dal lunedì al sabato, ore 11.00-18.00
Ingresso: libero
Ufficio stampa VS Arte: IBC Irma Bianchi Communication- Tel. +39 02 8940 4694 - M. + 39 328 5910857 - info@irmabianchi.it
Ufficio Comunicazione Accademia di Brera: Tel. +39 02 86955294 - comunicazione@accademiadibrera.milano.it - www.accademiadibrera.milano.it - facebook.com/Accademiadibelleartidibrera/

VS Arte
via Appiani 1
20121 Milano

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