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Archivi categoria : Interviste

Interviste di Gianni Marussi

Luci del Nord. Impressionismo in Normandia, Forte di Bard, Bard (Ao)

L’Impressionismo ha lasciato una traccia profonda nella storia dell’arte muovendo i suoi passi in Francia a partire dalla seconda metà dell’Ottocento, e proprio a questi inizi si rifà la mostra evento “Luci del Nord. Impressionismo in Normandia”, dal 3 febbraio al 17 giugno al Forte di Bard. Bard (Ao).
Curata dallo storico dell’arte Alain Tapié - Conservatore Capo Onorario dei Musei di Francia, Consigliere per gli scambi patrimoniali - promuovere l’esposizione l’Associazione Forte di Bard con la collaborazione di Ponte Organisation für kulturelles Management GmbH di Vienna.  
Più di settanta importanti opere raccontano, in un progetto inedito ed originale, la fascinazione degli artisti per la Normandia, territorio che diventa microcosmo naturale generato dalla forza della terra, del vento, del mare e della nebbia. Un paesaggio naturale dotato di una propria ‘fisicità’ vera e vibrante. I dipinti provengono dall’Association Peindre en Normandie di Caen, dal Museo del Belvedere di Vienna, dal Musée Marmottan di Parigi e dal Musée Eugène Boudin di Honfleur e recano la firma di autori come Monet, Renoir, Bonnard, Boudin, Corot, Courbet, Daubigny, ma anche - e non solo - Delacroix, Dufy, Gericault.

 

La Normandia ha esercitato una irresistibile forza di attrazione tra gli artisti del XIX secolo, a partire dalla scoperta che ne fecero i pittori e gli acquarellisti inglesi che attraversarono la Manica per studiare il paesaggio, le rovine e i monumenti in terra francese. 
L’attitudine degli artisti inglesi a dipingere ‘dal vero’, immersi nella natura e non più nel chiuso dei propri atelier, a cogliere l’immediatezza e la vitalità del paesaggio naturale ha costituito un modello ed è stata fonte di ispirazione per intere generazioni successive della pittura francese. 
Gli artisti inglesi parlano della Normandia, della sua luce nordica, dell’esperienza visuale che nasce dall’incontro con una natura piena di forza e di contrasti. 
A poco a poco Honfleur, Le Havre, Rouen diventano luoghi di incontro e di intensa creazione artistica di pittori ‘parigini’ come Corot, Courbet, Boudin. In questo ambiente affondano le loro radici quelli che diventeranno i principali movimenti d’avanguardia del Novecento, dall’Impressionismo ai Fauves.

 

La mostra “Luci del Nord. Impressionismo in Normandia” racconta la nascita, a partire dai primi decenni dell’Ottocento, della pittura di impressione, che darà vita al movimento dell’Impressionismo così come lo conosciamo, e successivamente al post impressionismo e ai principali movimenti delle avanguardie artistiche del Novecento che utilizzano il colore come strumento principale di espressione.
Il fermento artistico legato a una visione più realistica e aderente alla natura, che porta gli artisti a lavorare en plein air - complice anche la diffusione della pittura a olio in tubetti di metalli facili da trasportare -, prende vita in Normandia, una regione in cui la natura, come afferma il curatore Alain Tapié, possiede una sua propria ‘fisicità’ vera e vibrante. Una regione di mare e di terra, ricca e rigogliosa ma anche aspra e cupa, caratterizzata da cieli plumbei, nebbie dense, mari in tempesta, alte scogliere battute dal vento e dalle onde, accanto a tranquille distese di frutteti, stradine di campagne e rassicuranti fattorie con tetti di paglia. 
È questo anche lo scenario dei grandi cambiamenti economici e sociali, legati al progresso della tecnica (diffusione di mezzi di trasporto su rotaia), al mutamento nella produzione delle risorse (industria e paesaggio industriale), infine ai mutamenti dello stile di vita, che vede, ad esempio, l’affermarsi del concetto di villeggiatura con la moda dei bagni di mare in luoghi storicamente segnati dalla fatica e dal lavoro dei pescatori.
Una mostra, dunque, che racconta lo strenuo impegno degli artisti (Corot, Courbet, Delacroix, Boudin, Monet, Renoir, Morisot, Dufy, Bonnard) di restituire - semplicemente con tela e colori e tela - la verità di ciò che i loro occhi vedevano nel momento stesso in cui ciò accadeva, avendo come palcoscenico la Normandia, terra in cui tutte le forze naturali convivono e teatro di importanti mutamenti sociali e culturali che apriranno le porte all’età moderna. 
Gobbetto con la collaborazione dell’artista Sonja Quarone ha realizzato, attraverso l’utilizzo delle proprie resine artistiche, uno spazio social point dove i materiali e le tecniche innovative si contrappongono alla classicità dell’Impressionismo. Un punto di rottura, proprio come fecero nella seconda metà del XIX secolo gli impressionisti con le loro innovazioni nell’uso del colore e della luce.

 

La mostra è corredata da un catalogo edito dal Forte di Bard.


Forte di Bard, colossale fortilizio che i Savoia fecero erigere per controllare la gola scavata dalla Dora Baltea. Perfettamente restaurato, questo capolavoro dell’ingegneria militare che ha pochi rivali al mondo, è oggi un luogo delle emozioni e della cultura. Accoglie i suoi ospiti offrendo percorsi dentro la storia e la montagna, silenzi e luoghi raffinati dove gustare i piatti della tradizione, abbinati a vini d’eccellenza, e mostre, concerti, incontri di livello. Nel restauro del Forte è stato anche ricavato un albergo a suo modo di charme, l’esclusivo Hotel Cavour et des Officiers, che unisce sapientemente il rigore della storia e le comodità del buon vivere. Parcheggio scavato dentro la montagna, si raggiunge con l’ascensore l' "Opera Carlo Alberto”, il possente quanto elegante corpo centrale del Forte.


Luci del Nord. Impressionismo in Normandia
Dal 3 febbraio al 17 giugno 2018

A cura di: Alain Tapié
Informazioni
: Associazione Forte di Bard - T. + 39 0125 833811 - info@fortedibard.it - www.fortedibard.it
Prenotazione visite e laboratori didattici: T. + 39 0125 833818 - prenotazioni@fortedibard.it - Per le scuole sono disponibili attività di laboratorio abbinate alla visita guidata in mostra.
Biglietti: Intero: 8,50 euro; Ridotto: 6,50 euro; Scuole: 5,00 euro; Audioguida: 3,50 (coppia 5,00)

Cumulativo con la mostra Wildlife Photographer of the Year: Intero: 13,00 euro ; Ridotto: 11,00 euro; Ridotto scuole: 8,00 euro

Orari: martedì-venerdì: 10.00-18.00; Sabato, domenica e festivi: 10.00-19.00; Lunedì chiuso ad eccezione del 30 aprile 2018; La Biglietteria chiude 45 minuti prima.
Ufficio Stampa Forte di Bard: Studio ESSECI, di Sergio Campagnolo - T.. 049.663499 - Simone Raddi  - gestione2@studioesseci.netwww.studioesseci.net
Ufficio Stampa Associazione Forte di Bard: Tel. + 39 0125 833824 - ufficiostampa@fortedibard.it
Gobbetto S.r.l. - via Carroccio 16, Milano - T. +39 02 8322269

Forte di Bard
Bard (Ao)
T. + 39 0125 833886 - eventi@fortedibard.itwww.fortedibard.it

 

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D’Annunzio Segreto, Teatro Manzoni, Milano dal 5 al 7 febbraio 2018

RG Produzioni

presenta

EDOARDO SYLOS LABINI e VIOLA PORNARO

in

D'ANNUNZIO SEGRETO

 

drammaturgia ANGELO CRESPI; regia FRANCESCO SALA

 

con

ERIKA URBAN

e la partecipazione di PAOLA RADAELLI

e con

Francesca Kelly Tisi, Irina Ioana Sirbu, Iolanda Gurreri, Lucia Conte Fabiani

 

scene e costumi MARTA CRISOLINI MALATESTA; assistente ai costumi LAURA GIANNISI; disegno luci PIETRO SPERDUTI


Nel contrasto tra giorno e notte, euforia e malinconia, commedia e dramma, si svolge il “d’Annunzio segreto”, il nuovo spettacolo di Edoardo Sylos Labini.
Siamo nelle stanze del Vittoriale negli ultimi anni di vita di d’Annunzio.
Gabriele di giorno è ancora vivo, ironico, sprezzante, gioca in modo perverso con le sue amanti, la pianista Luisa Baccara e la sua governante Amelie Mazoyer, le intrattiene, le manipola, le aizza l’una contro l’altra, progetta nuove imprese, litiga con Mussolini, pretende di essere coccolato, osannato, idealizzato. Di notte, al contrario, d’Annunzio, seduto al suo scrittoio, intesse un lungo e poetico dialogo, con l’unica donna che lo ha amato e che lui ha amato ma che ora non c’è più: il mito Eleonora Duse. Rivive le straordinarie prove teatrali della Città Morta, lo scandalo pubblico del romanzo “Il Fuoco” e una travolgente versione della “Pioggia nel Pineto”. Tra amore e grande letteratura, gelosie e tradimenti arriva a teatro Il Vate degli italiani come non l’avete visto mai.

A 80 anni dalla morte di D’Annunzio, le memorie del Vate prendono vita sul palcoscenico, sapientemente interpretate dall’attore Edoardo Sylos Labini nello spettacolo D’Annunzio Segreto. In scena, dal 5 al 7 febbraio, la vita del poeta, tra amori, passioni, tradimenti e grande letteratura, raccontata dalla penna potente ed evocativa di Angelo Crespi, per la regia di Francesco Sala.
La figura di Gabriele D’Annunzio è oggi più viva che mai, il suo spirito rivoluzionario e provocatorio, il suo porre la Cultura al centro delle sue battaglie è un esempio sempre attuale - spiega Edoardo Sylos Labini - Del resto soltanto l’arte e la poesia sono immortali e il Vate ci ha lasciato delle pagine indimenticabili di grande letteratura”.
Non più l’immagine del superuomo ma un ritratto inedito del Vate degli Italiani che, nella prigione dorata del Vittoriale, ormai anziano, rivive la sua dimensione del Notturno.
Tra un’amante e l’altra e i vari litigi con Mussolini ricorda e parla con l’unica donna che egli abbia veramente amato ma che ora non c’è più: Eleonora Duse. La divina Duse, interpretata da Viola Pornaro, diventa la sua coscienza mettendo in luce il lato più fragile e intimo del poeta.
A fianco di Edoardo Sylos Labini, sul palcoscenico anche Erika Urban nei panni di Amelie Mazoyer detta Aelis, fedele governante, Paola Radaelli nel ruolo della cuoca del Vittoriale Suor Intingola, e le “badesse”, giovani amanti del poeta, interpretate da Francesca Kelly Tisi, Irina Ioana Sirbu, Iolanda Gurreri, Lucia Conte Fabiani.
Infine particolare attenzione sarà riservata ai giovani spettatori: gli under 26 che assisteranno allo spettacolo riceveranno in esclusiva e gratuitamente il fumetto Gabriele D’Annunzio tra amori e battaglie, un modo nuovo e originale per rivivere la storia del Vate attraverso le vignette di Marco Sciame, con la prefazione di Giordano Bruno Guerri.
Lo spettacolo è inserito nel palinsesto Novecento Italiano, che il Comune di Milano dedica alle espressioni artistiche e sociali che hanno animato il Novecento nel nostro Paese.


BIGLIETTI:
Poltronissima Prestige € 27,00 - Poltronissima € 25,00 - Poltrona € 18,00 - Under 26 € 13,50
Biglietteria: prevendita telefonica: numero verde 800 914 350 (Attivo da rete fissa, in orari di cassa); informazioni: telefono 02 7636901 - cassa@teatromanzoni.it - dal lunedì al sabato: 10.00 - 19.00 - La biglietteria è aperta anche 45 minuti prima di ogni spettacolo
Call Center: 02 00634555 - Attivo tutti i giorni dalle 10.00 alle 21.00; per informazioni e prevendita telefonica con pagamento con carta di credito e ritiro lasera stessa presso la biglietteria del Teatro
Onlinewww.ticketone.it - Punti vendita oltre 700 in tutta Italia - Call center 892 101
Ufficio StampaManola Sansalone - stampa@teatromanzoni.it  - T. 02 763690630 - M. 338 9306431

Teatro Manzoni
Via Manzoni 42
20121 Milano 
T. 02 7636901 - Fax 02 76005471 - www.teatromanzoni.it 

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Gigi Piana, moveo_ergo_sum, Galleria Après-coup Arte, Milano dal 12/01/2018

"Mi piace pensare che l'arte abbia a che fare, più che con la creatività, con la trasformazione: come spostamento dei confini del fare arte, con l’impiegare materiali, modificarne le funzioni, trasformando me stesso, le persone, la società. la creazione termina, la trasformazione evolve."

Gigi Piana


Intreccio, Trasparenza e Luce. Sono queste le tre parole chiave per potersi immergere e comprendere l’arte di Gigi Piana, artista visivo e performer, unico nel suo genere, che venerdì 12 gennaio con la live-performance “spazio tempo” ha inaugurato la personale moveo_ergo_sum (piccoli movimenti rivoluzionari) alla Galleria Après-coup Arte di Milano, curata da Sarah Lanzoni e aperta al pubblico sino a sabato 17 febbraio.


La mostra è una riflessione sulla ricerca del movimento di Gigi Piana presentata da stampe fotografiche, su acetato trasparente, di uomini e donne, tagliate in strisce orizzontali e verticali, poi intrecciate tra loro e fissate sul telaio della cornice come fossero trama e ordito. 
Il risultato è uno straordinario movimento di corpi nudi che si deframmentano e ricompongono, in un gioco di sguardi tra l’osservatore e i soggetti ritratti dalla fotografa polacca Ewa Gleisner, che Gigi Piana intreccia successivamente. Opere d’arte che trasmettono un messaggio emotivo intenso e spiazzante, frutto di una ricerca in continua evoluzione che trova nella luce un elemento di amplificazione e completamento. Sia che si tratti della luce naturale che scaturisce dalle stampe fotografiche trasparenti intrecciate dall’artista, sia che si tratti della luce artificiale che in alcuni casi viene utilizzata per retroilluminare le opere.
Per Sarah Lanzoni, curatrice della mostra: “Il risultato artistico ottenuto mi fa pensare a una sorta di ossimoro, ovvero, a quella che definirei una forma di scultura bidimensionale, in cui è possibile cogliere la profondità dell’opera, avvicinandosi ad essa, entrandoci dentro ed esplorandola con lo sguardo - come in un video - e girandoci intorno, ma ricordandosi, ad un tratto, che non è una scultura a tutto tondo, che è altro. I suoi lavori sono evanescenti e, al contempo, assolutamente reali. La materialità dei corpi viene percepita infatti come tale, ma assume una connotazione eterea, leggera e vaporosa”.
A tutto ciò va sottolineato che il motore della ricerca di Piana parte dal Sociale che coniuga nel significato della fusione dei corpi, della loro sessualità, delle migrazioni dai continenti, del movimento stesso della terra, in una mutazione costante che però non dimentica le proprie radici, l'humus culturale da cui nascono, la sua passione per l'antropologia.
"Ogni individuo può e deve costruire/decostruire, fare/disfare liberamente la propria identità: questo coincide con la “performatività” dell'agire e del fare. I miei corpi si intrecciano cercando un ordine indipendente di sviluppo, abbattendo i giudizi ed i pregiudizi, in una società dove la cultura non cataloga ma accetta le diverse sfumature delle diversità. Non esistono più confini rigidi a cui aderire per avere un ruolo sociale: la propria “identità” trova uno sviluppo autonomo, indipendente. i corpi si intrecciano, si compenetrano; in formazione ed evoluzione, a metafora di questa mutazione."
A Milano Gigi Piana espone nove opere di varie dimensioni, cinque delle quali realizzate appositamente per la Galleria di Arte Contemporanea Après-coup Arte.
Fra tutte le “trame” esposte va segnalato in particolare il trittico “free_still#olga_2” con il quale l’osservatore potrà interagire facendolo scorrere su binari predisposti, sovrapponendo o separando i diversi livelli che lo compongono.
Scrive nella presentazione Sarah Lanzoni: “La ricerca di Gigi Piana per la galleria Après-coup Arte, legata in particolare allo studio del corpo in movimento nel periodo futurista, sviluppa ulteriormente il tentativo audace di andare al di là di ogni cliché nella sua rappresentazione [...]. Gli stop, in cui i danzatori sono stati fotografati, nella produzione di Piana sono resi a livello iconografico in maniera dinamica e rappresentano i momenti della vita in cui l’essere umano tira le somme, in cui si ferma e osserva i punti da cui è partito e dove è arrivato”.
Ogni performer è stato ritratto in scatti che registrano il movimento libero del soggetto durante l’azione, a partire dalla posizione fissa della prima foto in ordito. Le immagini singole sono state in seguito sovrapposte a formarne una sola.
La direzione conferita da Piana alla sua ricerca sul movimento nasce dall’esperienza iniziata nel 2016 con il progetto “STILL-Body Experience With Digital Brain”, vincitore del bando “ORA! LINGUAGGI CONTEMPORANEI, PRODUZIONI INNOVATIVE” promosso dalla Compagnia di San Paolo. Questo percorso artistico sperimentale è stato sviluppato a partire da un’idea del danzatore Daniele Ninarello, in collaborazione con l’interaction designer Emanuele Lomello, l’artista visivi Gigi Piana e NABA - Nuova Accademia di Belle Arti di Milano, con il coordinamento di Silvia Limone, per riflettere sul “fare arte” come atto rivoluzionario per l’uomo contemporaneo.
STILL trova un seguito nelle opere realizzate per questa personale, che va intesa come uno scatto in avanti, un’evoluzione nel processo di maturazione artistica di Piana negli ultimi anni.

Gigi Piana, artista visivo, con esperienze maturate negli ambiti delle installazioni, della performance e del video. Vive e lavora tra Torino e Biella.
Prioritario l’utilizzo del mezzo video, sia per ciò che riguarda le installazioni che le performance, utilizzando abitualmente la ripresa diretta.
Nell’arco degli anni ha svolto la sua personale ricerca creando un peculiare linguaggio personale che si esprime attraverso l’utilizzo di materiali trasparenti, fili rossi, scritte: elementi minimi, sia nei lavori a muro che in performance ed installazioni site-specific. Nell’ultimo periodo la sua ricerca artistica si è evoluta in relazione alla tradizione tessile biellese con l’utilizzo dell’intreccio di tessuti di materiali plastici come propria cifra stilistica.

Mostre personali
- “Fino a qui” (Villa Schneider, Biella) 2002
- “Alla Corte dell’Arte” (Andorno, Biella) 2004
- “Rapporti A2”, personale con Luciano Pivotto (Officine CAOS, Torino) 2007
- “BI-BOx1”, inaugurazione spazio BI-BOx (Biella) 2011
- “Invasioni”, 6 personali a confronto (Palazzo ex ENEL – BI-BOx, Biella) 2013; - “intrecci_in_tessuti (BI-BOx, Biella) 2014
- “ricerca_d_identità” (Paola Meliga Gallery, Torino) 2015
- “ricerca_d_identità” (Adiacenze, Caravan SetUp, Bologna) 2015 Cortile Lagrange Palazzo Cavour (Totino) 2016.
Mostre collettive
- “Archeologia Futura” a cura di Michelangelo Pistoletto e Gabriele Boccacini per la Biennale dei Giovani Artisti “BIG 2000” (Torino)
- installazione “mirror” nell’ambito di “BIG 2000” (Caraglio, Cuneo); “Villaggio Globale” (La Valletta, Malta) 2002
- “Le Pareti della Solitudine” Cittadellarte-Fondazione Pistoletto (Biella) 2002
- “Gemine Muse” (Biella) 2003
- “100 volte Stalker” (Glasgow, Inghilterra) 2004
- “Food Design” (Torino) 2004;
- “Gemine Muse” (Roman, Romania) 2004
- “Art Luggage” (Catania) 2007; “13×17” Padiglione Italia (Venezia ed altre sedi: Napoli, Biella, Pescara, Palermo, Bologna, Roma) 2007-08
- “Quotidiana” (Padova) 2007
- “13×17” Biennale di Venezia (Bologna) 2012
- “The Others” (Torino) 2013-14
- “Setup Art Fair” (Bologna) 2013-14-15
- “t_essere_territorio” installazione-performance a 1.900 metri con Gabriella Maiorino (Olanda), a cura di Ewa Gleisner (Lago del Mucrone, Biella)
- “SWAB” Barcellona (Spagna) 2015 portanova12 gallery (BO), SetUp Art Fair 2016 (Bologna) Riccardo Costantini Contemporary (TO), curato tra gli altri da: Antonio Arevalo, Guido Bartorelli, Philippe Daverio, Irene Finiguerra, Olga Gambari, Teresa Iannotta, Marina Mojana, Stefania Schiavon, Angela Vettese, Alessia Locatelli, Alice Zannoni.

Ha collaborato con Michelangelo Pistoletto a Cittadellarte-Fondazione Pistoletto (Biella) dal 1997 al 2004.
Lavora stabilmente come performer con il gruppo teatrale torinese “Stalker Teatro” dal 1997, con esperienze in Italia e all’estero (Francia, Spagna, Portogallo, Polonia, Israele, Inghilterra, Malta). Ha realizzato con la compagnia coproduzioni nazionali ed internazionali con: Akademia Ruchu (Polonia), Gabriella Maiorino (Olanda), Ex Nihilo (Francia), Scena Plastyczna (Polonia), Eugenio Barba (Danimarca), Remondi&Caporossi (Italia), Pierre Byland (Francia), Marigia Maggipinto (Italia).
Ha curato per la Città di Biella l’allestimento della mostra permanente “Spazio della Memoria” negli spazi sotterranei di Villa Schneider, dedicato al ricordo dell’occupazione nazifascista della villa, utilizzata come luogo di torture, interrogatori e deportazione.
Ha collaborato con diversi artisti, tra cui l’artista visiva Laura Testa, con la quale dal 2000 esegue installazioni e performance; la coreografa italiana, residente in Olanda, Gabriella Maiorino; l’artista indiano Rabindra Patra. Dal 2014 collabora con continuità con la fotografa polacca Ewa Gleisner. Esegue collaborazioni artistiche con aziende e privati: “profondità di tela”, installazione per campagna pubblicitaria “Filrus” (Italia) 2012; “persone – numeri – banca ”, installazione per la copertina del libro “WelcomeBank”, Napolitano e Visconti, Edizioni Egea (Milano) 2011.
Fonda nel 2000 con Stefano Bosco, Laura Testa, Toni Spanedda, Aurelio Gentile e Maria Bruni il gruppo RAIII con cui esegue esperienze performative ad indirizzo di tipo multimediale (utilizzo di Internet, dirette televisive, creazione di format).
Collabora con la Facoltà di Filosofia di Torino su sperimentazioni che riguardano la percezione visiva. Docente di Riprese e Montaggio video presso l’Istituto “Albe Steiner” di Torino, specializzazione Audiovisivi.
È presidente del Cine Club di Biella “la Pecora Elettrica”.
Lavora come regista e tecnico video per enti tra cui “Cittadellarte – Fondazione Pistoletto” (Biella), “Museo del Territorio di Biella”, ecc.
Partecipa con diversi video a festival internazionali: con il film “Più vicino” realizzato con Beppe Anderi, con la partecipazione di Michelangelo Pistoletto, venduto e passato da Studio Universal a: “Torino Film Festival” 1999, “Arcipelago” Roma, “Visioni italiane” Bologna, “Bellaria Film Festival”; e con i video “Passaggi a nordovest ’98, ’99, ’00, ’03” realizzati con Alessandro Amaducci, Beppe Anderi e Barbara Rossi.
Esegue documentazioni video con passaggi televisivi su RAI Arte. Nel 2004, partecipa come invitato al “Torino Film Festival” e al “Roma Film Festival” con il documentario “Viaggio nel silenzio del tempo” (intervista ad Alexander Sokurov). Nel 2006, realizza con Fabio Pettirino il documentario “Mondi allo Specchio” prodotto da Love Difference/Cittadellarte – Fondazione Pistoletto, Regione Piemonte, Fondazione Cassa di Risparmio di Biella.
Cura con Grazia Paganelli e Giuseppe Gariazzo la rassegna ed il catalogo “Cinemadisvolta” per Cittadellarte – Fondazione Pistoletto dal 2005, cura con gli stessi la prima edizione del “Concorso Internazionale del VideoRacconto” a Cittadellarte nel 2008.
Svolge ruoli di attore in produzioni cinematografiche con i registi: Cristina Andreone “Password” 1997; Beppe Anderi “Viaggio nella città di carta” 2001, “Senza fine di lucro” 2002; Cocito e Pastore “Come fossili cristallzzati nel tempo” 2000; Corso Salani “I casi della vita” 2009; Dario Argento “Dracula 3D” 2012.


Gigi Piana - moveo_ergo_sum (piccoli movimenti rivoluzionari)
A cura di: Sarah Lanzoni
Dal 12 gennaio al 17 febbraio 2018
Ingresso: libero
Orari: da martedì a sabato dalle 8.30 alle 22.00
Ufficio stampa: Studio de Angelis - Tel. 02 45495191 - M. 345 7190941 - info@deangelispress.it

GALLERIA APRÈS-COUP ARTE
Via Privata della Braida 5
Milano
Info: Sarah Lanzoni -  t. 02 38243105 - galleria@apres-coup.it
 
Gigi Piana - Via Piave, 16 - 13900 Biella - gigi.piana@yahoo.it - M. +39 320 335 0638

 

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Valentino Vago, Barlassina, 16/12/1931 – Milano, 17/01/2018

"Ci eravamo rincontrati con Alessandra Finzi, nello studio di Valentino, con calma, dopo l'inaugurazione alla Fondazione Antonio e Carmela Calderara del 24 giugno 2017, per ripercorrere insieme un po' della sua storia, i rapporti con mio padre Garibaldo e seguire le sue mani che plasmano, trasformano il colore, come per magia, in un afflato senza spazio e senza tempo verso la luce. Come in un passaggio dopo le Colonne di Ercole verso infiniti lidi, verso infiniti cieli, dove la luce è sovrana."

Gianni Marussi


Oggi, mercoledì 17, è serenamente mancato Valentino Vago. Le esequie saranno venerdì 19, alle ore 11, in San Giovanni in Laterano, piazza Bernini, Milano, quella che ha affrescato con tanto amore e che considerava "la summa" della sua pittura e che chiamava "il mio Paradiso". Valentino è tornato alla sua luce.

La malattia non gli aveva impedito di lavorare. Solo negli ultimi due mesi aveva smesso di frequentare il suo studio e la sua più recente uscita pubblica risale allo scorso ottobre, in occasione dell’inaugurazione della mostra “Oltre l’orizzonte” nelle due storiche gallerie milanesi Il Milione e L’AnnunciataIn occasione della morte del maestro la galleria Annunciata ha deciso che, in omaggio al maestro, la mostra di Vago sarà prorogata sino al 20 marzo 2018.

È la luce trascendentale che dipingo. Ogni luce esistente nel mondo esterno non mi interessa, quella che entra in una giornata di sole è luce terrena, la mia è luce dello spirito. Ho capito che si poteva dipingere senza rappresentare nulla. Da allora ho sempre proceduto cancellando il mondo. Sto facendo la cosa che ho sempre desiderato fare, cioè un quadro fatto solo di luce con un riverbero di luce ancora più potente sotto. Quella piccola differenza, o grande differenza di luce che c’è sotto è quello che sposta tutto lo spazio in una dimensione diversa.
La mia pittura esiste già a priori, e io non sono che uno strumento che ha il compito di portarla alla luce…"
Valentino Vago

Valentino Vago, "Il mio Paradiso", Chiesa di San Giovanni in Laterano, Milano, 2017

"Luminoso è il lavoro nobile; ma essendo
nobilmente luminoso esso dovrebbe
illuminare le menti, così che esse potessero
viaggiare verso la Luce Vera...”

Abate Sugerio di Saint Denis


"Siamo per le superfici grandi perchè hanno una forza inequivocabile"

 Rothko e Gottlieb

Valentino Vago, E.191, 1973, cm180x240

Due sono le sue personali, prorogate al 2 febbraio alla Galleria Il Milioneal 20 marzo 2018 alla Galleria Annunciata. Entrambe le personali sono a cura di Roberto Borghi in collaborazione con la fidata Ornella Mignone, responsabile dell'Archivio Valentino Vago.

La realtà oltre l’orizonte
All’origine della parola orizzonte ci sono i termini greci orízo, che in italiano significa «circoscrivere», òros, cioè «limite», e secondo qualche linguista anche orào, il verbo per antonomasia del «vedere». Per quanto la sua valenza etimologica sia incerta, quest’ultimo elemento ci rammenta che la linea di demarcazione fra terra e cielo è un dato ottico, qualcosa che in natura non esiste con la medesima suggestiva nettezza con cui ce la restituisce il nostro sguardo.  
Orizzonte, Davanti all’orizzonte, Immagine all’orizzonte sono i titoli ricorrenti dei lavori di Vago della prima metà degli anni Sessanta. In quelle opere realizzate da un pittore trentenne ormai distante dagli stilemi informali, si manifesta, secondo Marco Valsecchi, «una profonda sostanza luminosa» ripartita «in piani dilatati», in «allusioni di spazi infiniti» che si proiettano «sulla tangenza di una linea (l’orizzonte)».
Nei dipinti dei decenni successivi questa scansione orizzontale viene progressivamente sfumata, alterata, scomposta in più segmenti, mutata in atmosfera: «la mia più grande gioia - ha affermato di recente l’artista - è stata la liberazione dall’orizzonte che vivevo come un limite dello spazio dello spirito». Le modalità con cui si è verificato questo affrancamento rappresentano i punti nodali dell’itinerario di Vago.
Nelle opere dei tardi anni Sessanta e dei primi Settanta esposte alla galleria Annunciata, si riscontrano talvolta più orizzonti tra loro paralleli, oppure un unico orizzonte dallo spessore e dalla densità inconsueti. Più frequentemente però la linea di cesura tra terra e cielo - ma anche, come viene spontaneo credere, fra materia e spirito, determinato e indeterminato… - ha una traiettoria anomala, ondeggiante, e sembra galleggiare su di un vuoto atavico, silenzioso. C’è, in questi dipinti, un elemento acustico tanto decisivo quanto sotterraneo, che forse si spiega con le riflessioni formulate da Sergio Grossetti nel testo in catalogo della personale al Salone Annunciata del 1965: «Vago – vi si legge – crede alla pittura sino al punto di lasciarsene quasi annullare, di abolire la sua presenza personale e […] affidarsi a due soli suoni alti, intensi, vibranti, a un semplicissimo rapporto di colore e luce che investa tutto il suo trepidare, il suo vivere di uomo».
In effetti a partire dalla metà degli anni Sessanta Vago ha attuato una sorta di estinzione della personalità, un silenzio di sé finalizzato anzitutto a far percepire quei «due suoni alti, intensi, vibranti», vale a dire la luce e il colore, di cui è basilarmente composta la pittura. Probabilmente però, nel suo peculiare autoannullamento, ha anche fatto proprie queste parole di André Marchand - peraltro citate in un classico della filosofia dell’arte che, fin dal titolo, ha molto a che fare con il suo lavoro: L’occhio e lo spirito di Maurice Merleau-Ponty: «credo che il pittore debba lasciarsi penetrare dall’universo, e non volerlo penetrare… Attendo di essere interiormente sommerso, sepolto. Forse, dipingo per nascere».
Nella poetica di Vago c’è un continuo rimando alla condizione della nascita, evocata in molti dei suoi scritti e delle sue interviste, un bisogno di far sì che «l’opera nasca», anzi «si faccia» quasi da sé, per permettere poi che anche l’artista venga letteralmente «alla luce». Quest’ansia generativa, nei dipinti esposti all’Annunciata, acquista un carattere estremamente lirico, ma allo stesso tempo sottilmente drammatico: si tratta infatti delle immagini più complesse e stratificate coniate da Vago, di situazioni pittoriche ardue da decifrare, perché mai univoche, nemmeno quando sembrano meramente consistere in una o più masse di colore all’incirca rettangolari. Anche in queste opere, così come in quelle più articolate, non mancano linee fluttuanti che a volte hanno la sinuosità dei filamenti, altre volte la determinatezza delle rette, per quanto frantumate.
Giunto a uno snodo del suo itinerario espressivo, è come se l’artista maturasse la consapevolezza che lo sguardo sull’orizzonte, in quanto visione del limite che separa la materia dallo spirito, costituisce anche un’esperienza del limite stesso della visione, dell’impossibilità persino di scorgere quello che Leopardi chiama «l’ultimo orizzonte». Può darsi allora che scaturisca da qui, dalla coscienza dell’ineludibilità del limite intrinseco al vedere, l’aspirazione a rendere la pittura qualcosa di non esclusivamente visivo, ma anche in qualche modo tattile e percettivamente tridimensionale. Le numerose opere ambientali, le camerae pictae, gli interventi in edifici sacri rispondono tra l’altro al desiderio di dilatare la portata dell’azione pittorica, di ampliarla ad altri sensi, di renderla immersiva e avvolgente. Questa svolta verso la tridimensionalità si riverbera sulla creazione dei dipinti rendendoli sempre più “spaziosi” al loro interno, anche se privi di qualsiasi indicazione di profondità, e dotandoli di un cromatismo ancor più atmosferico e tattilmente invitante. Senza dubbio si tratta di una pittura «smaterializzata», come sottolinea la critica dell’ultimo decennio, ma palpabile, e autenticamente corposa, cioè dotata di una propria inconfondibile densità, di un proprio peso specifico, come se fosse, in senso lato, un corpo: d’altra parte immateriali eppure corporei, secondo la teologia cattolica, sono gli angeli, figure che Vago ha frequentato, pittoricamente parlando, negli anni Novanta, e alle quali ha dedicato una mostra alla Galleria San Fedele.  
I recentissimi dipinti esposti presso Il Milione hanno questa stessa corposità e allo stesso tempo risentono, nell’accezione letterale del termine, della quasi simultanea realizzazione dell’opera in San Giovanni in Laterano. La chiesa di piazza Bernini a Milano ospita davvero, come ha scritto l’artista stesso, «la summa dei suoi settant’anni di pittura»: Vago qui si è lasciato «interiormente sommergere» dalla luce, ha assunto un ruolo pressoché medianico, nel senso che si è fatto mediatore di una forza cromatica ascensionale che ha canalizzato verso l’apice dell’abside e ha raccolto nella cupola interna all’edificio. Un processo analogo si è verificato ideando i dipinti del Milione: in queste opere Vago, invece che «penetrare» l’orizzonte con lo sguardo, se ne è lasciato incuneare, lo ha assimilato al suo io più profondo e lo ha come dissolto nella sua interiorità.          
Così come ce la mostrano i suoi lavori del 2017, la realtà oltre l’orizzonte consiste in addensamenti di tonalità rosa e giallo nei quali non esistono autentiche cesure, ma solo vibrazioni più intense che, quando percorrono orizzontalmente la tela, si fanno talmente diafane da risultare bianche. Forse l’artista è vicino a soddisfare attraverso la pittura quel «desiderio di ritornare a prima della nascita, alla pura energia, alla grande luce» di cui parlava in un intervista del 1987: per certo comunque sappiamo che gli ultimi dipinti hanno perlopiù come titolo VV 1931, ovvero le iniziali del suo nome e l’anno della sua nascita. Secondo la folgorante massima di Franz von Baader, un filosofo romantico purtroppo dimenticato, «giovane è tutto ciò che è vicino alla propria origine». A giudicare dalle opere esposte al Milione, Vago dall’origine non è affatto lontano.

Roberto Borghi

Valentino Vago, Galleria Il Milione, 5/10/2017

 

 


Garibaldo Marussi
presentazione al Salone Annunciata il 14/12/1961

"C'è un'ala della giovane arte italiana che - estranea alle sollecitazioni della pittura del segno (Capogrossi), del gesto (Vedova), dell'informale (Vacchi), del materico (Burri) - si orienta verso soluzioni intimiste (Strazza e Scanavino ad esempio) che comportano un ripiegamento sul proprio io, una fuga dall'esterno verso l'interno, una ricerca di espressioni, di stati d'animo. Donde un liquefarsi, uno sciogliersi della materia in una luminosità incorporea che assume diafane figurazioni, quale è il caso del bolognese Romiti. Su quest'ultima strada - dopo un'esperienza iniziale che poteva avere analogie con certa pittura americana (vedi Rothko) e, su altri binari, con Poliakoff, come disse Guido Ballo - appare decisamente orientato l'ancor giovane Valentino Vago. Fin dalla sua prima comparsa - e sarà un anno - si ricavava la sensazione di una presenza reale, fuori dalle mode e, per certo verso, dalle correnti. Era una presenza timida, quasi nascosta. Una voce in sordina. ma c'era già, non espressa con graffi, con strappi, con violenze, bensì con trascolorazione del sentimento, l'annuncio di una personalità. Ho accennato poc'anzi a Romiti, ma potrei dire Morandi: questo per l'impalpabile e segreto affacciarsi di una vibrazione poetica. Vago, infatti, parte da ragioni intime sue: il richiamo di un'ora, di un momento, di una particolare condizione umana. È solo - apparentemente - un flatus voci, una confessione a denti stretti. Lo dicono i titoli delle opere, sempre allusivi: Incombenza, Euforia, Sofferenze, e via dicendo. Ma a questi titoli corrisponde la tensione del colore, che si dilata finemente, che crea, di volta in volta, atmosfere diverse. Esso colore, tutt'altro che casuale, si diffonde in palpitazioni lievi, eppur profonde, crea un clima; raggiunge delicatezze soavi. La materia perciò, in certo senso, potrebbe apparire avara a una prima vista. Basta tuttavia soffermarvisi per scoprire quali delizie ed emozioni essa offra. Sull'orlo estremo del nulla, esaurita ed esausta, essa porge un varco inimitabile al corso della fantasia."

Garibaldo Marussipresentazione al Salone Annunciata il 14/12/1961

"... Anche il discorso di Valentino Vago, uno dei pittori più sensibili delle nuove generazioni, poggia sulla luce. Con più inquietudine direi, con più folgorazione.
Dal disteso spazio luminoso, sottilmente vibrante, quasi una dimensione dello spirito, oggi il pittore nelle due mostre parallele (Salone dell'Annunciata e Galleria Morone) ha rotto i suoi spazi sereni, fatti di palpiti di luce, di sottili e quasi impalpabili radiazioni di colori, con squarci ora di bianco, ora di nero, ora di rosso (a seconda del colore di fondo della tela, con irrequietezza - tanto per fare un paragone - che possedette Licini con le sue Amalasunte.
"

Garibaldo Marussi, Mostre a Milano, Le Arti, N°4, 1968


Ho capito che si poteva dipingere senza rappresentare nulla. Da allora ho sempre proceduto cancellando il mondo. Sto facendo la cosa che ho sempre desiderato fare, cioè un quadro fatto solo di luce con un riverbero di luce ancora più potente sotto. Quella piccola differenza, o grande differenza di luce che c’è sotto è quello che sposta tutto lo spazio in una dimensione diversa”.

Valentino Vago

Gianni Marussi e Valentino Vago, Galleria Luca Tommasi, Milano

Valentino Vago, Barlassina (Monza), 16/12/1931 -  Milano, 17/01/2018
Terminati gli studi all’Accademia di Belle Arti di Brera, nel 1955 espone alla VI Quadriennale d’Arte di Roma. La sua prima personale è nel 1960, a Milano, al Salone Annunciata presentata da Guido Ballo, e successivamente sempre al Salone Annunciata il 14/12/1961, con la presentazione di Garibaldo Marussi.*
Nel suo lungo percorso artistico ha esposto in numerose mostre personali e importanti collettive in Italia e all’estero. Si ricordano le partecipazioni a rassegne realizzate dalla Biennale di San Paolo, al Kunstmuseum di Colonia, alla Hayward Gallery di Londra, al Grand Palais di Parigi e, ancora, nei musei di Francoforte, Berlino, Hannover, Vienna.
Milano gli ha dedicato importanti antologiche, tra cui quelle a Palazzo Reale, al Pac - Padiglione di Arte Contemporanea e al Museo Diocesano di Milano. I suoi lavori sono presenti in importanti collezioni private e pubbliche italiane e straniere.
Dal 1979 si è dedicato, con continuità, alla pittura murale, dipingendo ambienti pubblici e privati in Italia e all’estero. Oltre una decina di opere abitabili sono all’interno di chiese. La prima, quella di San Giulio a Barlassina è del 1982, poi la  cupola principale, che ha una superficie di 1.400 metri quadri, della chiesa della Beata Vergine Assunta a San Giorgio su Legnano (1999-2000), mentre la più vasta (12.000 mq.), dedicata a Nostra Signora del Rosario, prima chiesa cattolica in Qatar, è stata consacrata nel 2008 a Doha. L'ultima opera ambientale, conclusa nell'estate del 2017 è quella che chiamava "Il mio Paradiso" nella Chiesa di San Giovanni in Laterano a Milano.
Nel 2011 è stato pubblicato il Catalogo Ragionato delle opere, edito da Skira, con studi di Flavio Arensi, Flavio Caroli, Claudio Cerritelli, Chiara Gatti e Giancarlo Santi. Suddiviso in tre volumi, il catalogo ripercorre attraverso circa 4000 tele tutta l'attività artistica, dagli esordi, con i lavori eseguiti all'Accademia di Brera, all'"Orizzonte nero", opera che rappresenta per l'autore l'inizio della ricerca, fino ad arrivare alla recente serie definita la "Bellezza dell'infinito" (2008-2010) e alla pittura muraria religiosa di cui Vago si è occupato a partire dal 1982, analizzata in un testo di Giancarlo Santi. In appendice è presentata un'esaustiva schedatura degli interventi realizzati in Italia e all'estero. Gli altri due volumi contengono il regesto, che garantisce una conoscenza filologica delle numerose opere autentiche e scioglie dubbi su eventuali falsi o copie.
Il 18 giugno 2013, il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, nel corso di una solenne cerimonia svoltasi al Quirinale, ha conferito il Premio Nazionale “Presidente della Repubblica”, dedicato alle personalità della cultura, dell’arte e della scienza designati dalle Accademie di Santa Cecilia, dei Lincei e dall’Accademia Nazionale di San Luca. Per l’edizione 2012 gli Accademici di San Luca hanno segnalato il pittore Valentino Vago, al quale è andato il prestigioso riconoscimento alla carriera. In tale circostanza il Presidente dell’Accademia Nazionale di San Luca, Paolo Portoghesi, ha tenuto una Laudatio dell’artista.


Chiesa di San Giovanni in Laterano
via Pinturicchio, 35
20133 Milano

Galleria Il Milione
Via Maroncelli 7
20154 Milano
Tel. e fax +39 02 290 632 72 - info@galleriailmilione.com - www.galleriailmilione.it

Annunciata galleria d'arte
via Signorelli 2/a
20154 Milano
Tel. +39 02 34537186 - Fax: +39 02 34535765 - annunciata.galleria@gmail.com

 

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Marina Ripa di Meana, Reggio Calabria, 21/10/1941 – Roma, 4/01/2018

Marina Elide Punturieri il suo vero nome. Marina Ripa di Meana, nota anche come Marina Lante della Rovere, stilista, scrittrice, personaggio televisivo, (Reggio Calabria, 21/10/1941 - Roma, 4/01/2018). 

Un personaggio eccentrico, ma vero. Amava la ribalta come furiosamente i suoi amori, per i quali era disposta a tutto. Autoironica, libera e libertaria, ambientalista, musa di artisti e provocatoria nel suo essere controcorrente.
Vorrei ricordarla con queste interviste rilasciate con Carlo Ripa di Meana alla presentazione di uno dei suoi ultimi libri: "Virginia Agnelli. Madre e farfalla", scritto insieme alla giornalista Gabriella Mecucci, in cui Marina racconta, in stile biografico, la vita di Virginia descritta come “donna molto mondana, frivola e bellissima” che ha avuto un ruolo molto importante nella storia di Roma e d’Italia. Marina considerava Virginia Agnelli una donna molto impegnata, con un ruolo determinante, rimasto sconosciuto. Ne ha svelato le vicende più intime, facendone risaltare la personalità carismatica, descrivendola come “un po’ Zelda, farfalla Fitzgeraldiana, un po’ personaggio uscito dai libri di Henry James.” 

A testimonianza invece dell'effervescenza di Marina questo fuoriprogramma al Festival dei 2 Mondi di Spoleto, (divenuto tormentone su Striscia la Notizia) a Palazzo Racani Arroni, dove Marina ha rovesciato addosso a Vittorio Sgarbi un liquido contenuto in un barattolo di vetro con sopra l'etichetta "Piscio d'artista". Vittorio Sgarbi stava presentando a Spoleto le due Mostre d'Arte del 54° Festival dei 2 Mondi e "Padiglione Italia" per la Regione Umbria e improvvisamente Marina...

Poi quando ci siamo rivisti per la presentazione del suo libro su Virginia Agnelli le ho chiesto di spiegare quanto era successo e perchè.


Opere

I miei primi quarant'anni (1984)
La più bella del reame (1988)
Vizi, veleni e velette (1990)
Le avventure di Marina: giallo sentimentale a fumetti (1992)
La donna che inventò se stessa (1994)
Tramonto rosso sangue (1998)
La vita estrema di Francesca Agusta (2001)
Cara Paola, sorella mia (2004)
Cocaina a Colazione (2005)
Lettere a Marina (2006)
Roma al Rogo (2008)
Virginia Agnelli. Madre e farfalla, con Gabriella Mecucci (Minerva, 2011)
Invecchierò ma con calma (2012)
Colazione al Grand Hotel (2016)


Filmografia
Come attrice:
Assassinio sul Tevere, accreditata come Marina Lante della Rovere, regia di Bruno Corbucci (1979)
Nebbie e delitti - serie TV, 1 episodio, accreditata come Marina Lante della Rovere (2005)

Come regista:
Cattive ragazze (1992)

Come sceneggiatrice:
I miei primi 40 anni, regia di Carlo Vanzina (1987)
La più bella del reame, regia di Cesare Ferrario (1989)
Cattive ragazze, regia di Marina Ripa di Meana (1992)

Come doppiatrice:
Vittoria Febbi in Assassinio sul Tevere

Curiosità
Viene citata nella canzone Jet Set di Rino Gaetano (contenuta nell'album E io ci sto) insieme con Gil Cagnè ed Elsa Martinelli, con il cognome dell'allora marito, ovvero Marina Lante della Rovere.
 

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