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Archivi categoria : Istallazioni

Wolfgang Laib, LAC Lugano Arte e Cultura, Lugano, Svizzera


Wolfgang Laib



"Il tempo è stato ed è un nodo principale nel mio lavoro e nella mia esistenza. Raccogliere polline significa restare seduto in un prato per giorni, settimane, msi... e dopo un mese hai un vasetto pieno di polline!"


Dal 3 settembre 2017 al 7 gennaio 2018 il MASI ospita un’importante mostra monografica dedicata a Wolfgang Laib, artista tedesco la cui opera si distingue nel panorama artistico contemporaneo per essenzialità, chiarezza e profondità di pensiero.
Una mostra da non perdere per l'altissima qualità delle opere proposte dove la poesia percorre i territori dello spirito. Laib utilizza solo elementi naturali, come il latte, il riso, la cera d'api  e i pollini di fiori di cespugli e alberi (nocciolo, dente di leone, ranuncolo, pino) che raccoglie, in un percorso meditativo, in primavera vicino al suo studio in un piccolo villaggio della Germania meridionale. Li usa puri, senza alcun intervento cangiante, nel pieno rispetto della natura e della sua bellezza, dove microcosmo e macrocosmo si incontrano, il tangibile con l'immateriale, in un continuo passaggio tra trascendenza e immanenza. A questi elementi si aggiunge il marmo bianco per lui una pietra vivente che nel color bianco, con la sua densità, testimonia la sua purezza che si armonizza con quella del latte.


Il progetto espositivo, elaborato in stretta collaborazione con l’artista, raccoglie 50 opere tra sculture, fotografie, disegni e installazioni che esplorano tutti gli ambiti del suo universo creativo.
La mostra si apre dando spazio a disegni e fotografie, delineando immediatamente il singolare vocabolario artistico di Laib, capace di coniugare con armonia e semplicità una profonda conoscenza di culture e religioni orientali con un’altrettanto intima riflessione sulle radici del patrimonio culturale occidentale. Le fotografie realizzate da Laib durante i suoi viaggi in Europa e in Asia compongono un repertorio di forme che prende nuova vita nei suoi essenziali disegni a pastello. A loro volta i motivi che popolano le opere su carta riecheggiano e si amplificano nelle sculture e installazioni che completano il percorso espositivo, secondo un principio di circolarità e ripetizione paradigmatico dell’opera dell’artista. Nell’ampio spazio espositivo (livello -2) dialogano senza barriere opere rappresentative dell’intero percorso artistico di Laib: dalla Milkstone, scultura essenziale che sposa in un equilibrio perfetto la durezza del marmo alla fluidità del latte, presente sin dalle prime esposizioni, alle più recenti strutture in legno ricoperte da rilucente lacca birmana (Untitled, 2003); dalla celeberrima sequenza dei Rice Meals (1983) fino all’imponente ziggurat (Es gibt keine Anfang und kein Ende, 1999) in legno e cera d’api che impressiona con la sua mole e il suo intenso profumo.
Prezioso fulcro della mostra è l’ampio e luminoso campo di polline di pino, presenza al tempo stesso effimera e grandiosa, che inevitabilmente invita a meditare sulla ciclicità della natura e la precarietà dell’esistenza, celebrandone al contempo la complessità e la ricchezza. Significativa è l’attitudine con la quale Laib da sempre si confronta con i materiali organici e inorganici che rendono inconfondibili le sue opere: il marmo viene scolpito, la cera viene plasmata e il polline disposto in ordinate composizioni senza la presunzione di attribuire alla materia un nuovo valore, bensì con la volontà di essere un tramite che con il suo lavoro rende visibile la bellezza intrinseca ad ogni materiale.

Il catalogo, Edizioni Casagrande, della mostra, bilingue (italiano / inglese), include testi di Marco Franciolli, Simone Menegoi e Guido Comis. Il ricco apparato iconografico, oltre alle riproduzioni dei disegni e delle fotografie esposte, comprende immagini dell’allestimento della mostra a Lugano e una serie di scatti inediti realizzati nell’atelier dell’artista.

"Il comunicare per analogia lo ritengo altrettanto utile che piacevole: il caso analogo non vuole imporsi, non vuole dimostrare niente, si pone di fronte a un altro senza collegarsi ad esso. Più casi analoghi non si uniscono in serie chiuse, sono come la buona compagnia che stimola sempre più che non dia."
Johann Wolfgang Goethe


La mediazione culturale
Oltre alle consuete visite guidate gratuite che si svolgono ogni domenica alle 15:00, sono previste per tutta la durata della mostra attività di mediazione culturale volte a favorire la fruizione da parte del pubblico e a trasformare la visita in un’esperienza arricchente ed emozionante.
Il programma è disponibile sul sito www.edu.luganolac.ch.


Programma espositivo
Oltre all’opera di Wolfgang Laib, dal 24 settembre 2017 al 21 gennaio 2018 il MASI presenta “Sulle vie dell’illuminazione. Il mito dell’India nella cultura occidentale 1808-2017”, una grande mostra dedicata all’India e all’influenza da essa esercitata sulla cultura e l’arte occidentale nelle sue diverse espressioni. La mostra si inserisce nel progetto Focus India pensato per abbracciare in maniera interdisciplinare l’arte visiva, la musica, la danza e il cinema, oltre alle altre numerose sfaccettature della cultura indiana (LAC Lugano, dal 24 settembre 2017 al 21 gennaio 2018).
Dal 26 novembre 2017 al 14 gennaio 2018, spazio alla giovane arte svizzera con l’esposizione legata al prestigioso Premio Kiefer Hablitzel, assegnato annualmente dall’omonima fondazione culturale a dieci giovani artisti svizzeri con meno di trent’anni. La mostra è ospitata negli spazi dell’ex Macello Pubblico (Lugano).


Wolfgang Laib nasce a Metzingen nel 1950. L’ambiente familiare colto e aperto gli permette sin da bambino di avvicinarsi all’arte. A partire dagli anni sessanta la famiglia compie numerosi viaggi in Europa in Asia: Laib visita musei, monumenti, siti archeologici e di pellegrinaggio e soprattutto entra in contatto con culture e stili di vita all’antitesti con quelli occidentali. Nel 1968, malgrado l’interesse che nutre per l’ambito artistico, intraprende gli studi in medicina. Questa esperienza è contraddistinta da una crescente frustrazione nei confronti di una disciplina che si interessa unicamente agli aspetti materiali dell’esistenza. A partire dal 1970 la famiglia trascorre ogni estate nel sud dell’India, dove il padre ha dato vita a progetto di sostegno allo sviluppo. Il contatto con lo stile di vita dei piccoli villaggi indiani influenza profondamente Laib.
Nel 1972 realizza la sua prima scultura, un Brahmanda (ब्रह्माण्ड in sanscrito uovo cosmico, Brahm (ब्रह्म) significa cosmo o espansione e anda (अण्ड) significa uovo) e d’ora in poi si dedicherà unicamente alla creazione artistica, privilegiando materiali naturali e forme archetipe. Nel corso della sua carriera ha esposto nei principali musei europei e americani e partecipato a numerose edizioni della Documenta e della Biennale; nel 2015 ha ricevuto il Premio imperiale per la scultura.
Laib vive e lavora in un piccolo villaggio della Germania del sud e per alcuni mesi all’anno in una casa-studio nel sud dell’India.

1950 Wolfgang Laib nasce a Metzingen, nel sud della Germania, il 25 marzo da Lydia Stübler e Gustav Laib.
1952 Nascita della sorella Eva.
1958 La famiglia si trasferisce a Biberach dove il padre apre uno studio di ortopedia e inizia a costruire una casa dalla struttura essenziale, il cui perimetro interamente in vetro si apre sulla natura della campagna circostante. Vivere in questo edifico avrà un forte impatto su tutti i membri della famiglia Laib.
1962 Il pittore paesaggista Jakob Bräckle stringe amicizia con i Laib trasmettendo la sua passione per l’arte a tutti i membri della famiglia. Attraverso Bräckle i Laib entrano in contatto con l’architetto Hugo Häring che custodisce un importante gruppo di opere di Kazimir Malevi ˇc. I dipinti vengono acquistati dallo Stedelijk Museum di Amsterdam ma prima di lasciare la Germania vengono esposti a Ulm. La famiglia inizia a viaggiare in Europa visitando i luoghi dove sono custodite le più importanti memorie della cultura medioevale. Ritornano varie volte ad Assisi e la figura di San Francesco diventerà un importante riferimento per Wolfgang Laib.
1965 La famiglia visita la Turchia, Laib rimane particolarmente colpito da Konya e dalla tomba del poeta Jalal-ud-din Rumi. Suggestionati dalle abitazioni locali, semplici e spoglie, una volta rientrati i Laib si liberano della maggior parte dei mobili e iniziano consumare i pasti e a dormire per terra. Negli anni seguenti la famiglia viaggia in Iran, Afghanistan, Mesopotamia e India.
1967 Laib rimane colpito dallo studio di Constantin Brancusi ricostruito al Musée d’Art Moderne de la Ville de Paris.
1968 Malgrado il crescente interesse per l’arte Laib decide di iscriversi alla facoltà di medicina di Tubinga. Insoddisfatto dagli insegnamenti ricevuti inizia a seguire numerose lezioni nelle facoltà umanistiche.
1970 Il padre dà vita a un progetto per sostenere lo sviluppo di una piccola comunità nel distretto di Madurai, nel sud dell’India. Da quel momento in poi la famiglia trascorre tutte le estati in questa regione.
1971 Prosegue gli studi in medicina ma segue anche corsi di cultura e lingua indiana, studia Sanscrito, Hindi e Tamil.
1972 Laib trascorre sei mesi in India per lavorare alla sua tesi di laurea. Al suo rientro con scalpello e cesello conferisce una forma ellissoidale a una grande pietra nera trovata nei pressi della casa di famiglia. Una volta terminata La realizzazione di questa prima opera, un Brahmanda (in sanscrito “uovo cosmico”), Laib decide di portare a termine gli studi in medicina per poi intraprendere la carriera di artista.
1973-1974 Realizza un secondo Brahmanda a Konya, che lascia nei pressi della tomba di Jalal ud-din Rumi come omaggio nel settecentesimo anniversario della morte del poeta. Nel proseguire la sua formazione di medico entra in contatto con pazienti gravi e terminalie questa esperienza lo spinge a leggere testi buddisti e jainisti che offrono una visione del corpo e dello spirito in contrasto con quella proposta dal mondo accademico occidentale. Nel luglio del 1974 si laurea in medicina e trascorre l’estate in India. Al suo rientro in Germania si dedica alla realizzazione di altri Brahmanda di dimensioni ridotte.
1975 Laib realizza la sua prima Milkstone, una lastra di marmo la cui superficie impercettibilmente concava viene ricoperta di latte. L’opera che nasce in risposta all’esperienza degli studi in medicina e dei tirocini negli ospedali, rappresenta una ricerca di armonia attraverso i contrasti.
1976 Prima mostra personale alla galleria Müller-Roth di Stoccarda.
1977 Laib raccoglie per la prima volta polline di tarassaco: d’ora in poi ogni primavera sarà dedicata alla raccolta di polline di nocciolo, tarassaco, pino, botton d’oro, acetosella e ontano. Nelle mostre degli anni seguenti oltre alle Milkstones espone i primi campi di polline, quadrati o rettangoli di polline setacciato dalle dimensioni variabili.
1979 Prima mostra negli Stati Uniti da Sperone Westwater Fischer dove presenta alcune Mikstones e opere di polline. Nei due anni successivi Laib soggiorna e lavora a Tribeca. In questo periodo conosce la sua futura moglie Carolyn Reep, conservatrice-restauratrice specializzata in arte asiatica.
1982 Partecipa alla settima edizione di Documenta dove espone opere di polline. In questa occasione Mario Merz invita Laib ad esporre un vasetto di polline sopra a uno dei suoi tavoli a spirale. Insieme a Hanne Darboven e Gotthard Graubner rappresenta la Germania alla Biennale di Venezia con la più grande delle Milkstones realizzate fino ad ora e un quadrato di polline.
1983 Laib trasforma in studio una piccola costruzione del XIX secolo situata nei pressi dell’abitazione di famiglia. Incontra numerose volte Joseph Beuys, artista che ammira e con cui sente una particolare affinità. Compie un lungo viaggio tra India, Sumatra, Hong Kong e Cina. Al suo ritorno introduce il riso nella sua produzione artistica presentandolo all’interno di coni o thali, piatti di ottone usati quotidianamente in India per mangiare e per compiere offerte nei templi Jain.
1984 Realizza le prime Rice Houses, piccole strutture in legno foderate di alluminio. Il riso viene cosparso intorno ad ogni casa e al suo interno.
1985 Carolyn si trasferisce in Germania e sposa Wolfgang Laib. Harald Szeemann invita Laib a partecipare alla mostra collettiva Spuren, Skulpturen und Monumente ihrer präzisen Reise dove presenta The Five Mountains Not to Climb On una successione ordinata di cinque monticelli di polline. In quest’occasione nasce una profonda amicizia tra i due e Laib parteciperà a numerose altre esposizioni curate da Szeemann.
1986 Nascita della figlia Chandra Maria Sobeide. Inizia a realizzare Rice Houses in marmo e in lacca birmana. Il Musée d’Art Moderne de la Ville de Paris gli dedica un’importante mostra personale. Installazione di polline al CAPC Musée di Bordeaux.
1987 Partecipa all’ottava edizione di Documenta dove presenta tre Rice Houses. Inizia a lavorare con la cera d’api.
1988 Realizza una prima stanza di cera (Für einen anderen Körper) in occasione della mostra Zeitlos curata da Szeemann all’Hamburger Bahnhof di Berlino. Una seconda stanza di cera (Passageway ) viene realizzata in occasione di una delle quattro mostre alle quali partecipa negli Stati Uniti dove trascorre tre mesi insieme alla famiglia.
1989 Primo viaggio in Giappone in occasione di una mostra a Tokyo. L’artista rimane colpito dalla cultura e dai paesaggi nipponici.
1990 Inizia a lavorare a case di cera di dimensioni sempre maggiori che presenta rialzate da terra su supporti di legno.
1991 Per la prima volta utilizza il granito, proveniente da cave della Valle Maggia, scoperte in occasione di una visita a Harald Szeemann. Carolyn e Wolfgang ristrutturano un’abitazione del XVII secolo adiacente allo studio di Laib. Un piccolo ambiente del piano terra viene adibito ad atelier dove lavorare la cera. Durante l’inverno la famiglia viaggia in Egitto e Yemen.
1992 Realizza un enorme campo di polline per il forum del Centre Pompidou di Parigi. Su invito di Szeemann espone al Museo Comunale d’Arte Moderna di Ascona. La mostra viene contestata dal consiglio comunale e dal sindaco per il carattere effimero delle opere in polline. Un’importante retrospettiva viene presentata al Kunstmuseum di Bonn e in seguito al Museum of Contemporary Art, Los Angeles.
1993 La famiglia trascorre l’estate in Birmania. Da anni alla ricerca del luogo ideale nel quale realizzare una stanza di cera all’interno di una montagna, Laib trova il sito ideale sul crinale del Roc del Maure, nei Pirenei.
1994 La famiglia trascorre l’estate in Tibet, Laib rimane colpito dall’isolamento dei monasteri e dalla semplicità della vita quotidiana locale.
1995 Laib realizza delle barche e una piccola ziggurat in cera d’api per lo Sprengel Museum di Hannover. In autunno viaggia in Mesopotamia. Per una mostra da Sperone Westwater crea You Will Go Somewhere Else , opera costituita da barche in cera collocate su impalcature di legno che rimandano alle strutture che custodiscono gli antichi testi sacri nel Palazzo del Potala a Lhasa.
1996 Continua a produrre barche in cera d’api che espone su impalcature di legno in occasione di varie mostre.
1997 Alla Biennale di Venezia presenta I Am Not Here  una versione ampliata di You Will Go Somewhere Else . Durante l’estate viaggia con Carolyn e Chandra in Cina e Corea ed espone un campo di polline alla biennale di Gwangju.
1998 In primavera presenta due ziggurat in cera d’api (Nowhere Everywhere ) che si estendono dal pavimento al soffitto della galleria Sperone Westwater a New York. Trascorre l’estate nel sud dell’India insieme alla famiglia.
1999 Il Carré d’Art di Nîmes gli dedica un’importante esposizione e sostiene il suo progetto per il Roc del Maure. Su invito di Szeemann espone un campo di polline alla Biennale di Venezia. Espone al Kunsthaus di Bregenz: ognuno dei quattro piani del museo ospita un’installazione di grandi dimensioni. Al pianterreno Laib realizza Es gibt keinen Anfang und kein Ende,  una ziggurat che si innalza per oltre sei metri, dal pavimento al soffitto dello spazio espositivo. In estate esplora la Germania dell’est alla ricerca dei luoghi dove ha vissuto e lavorato Caspar David Friedrich. In autunno iniziano i lavori per la realizzazione della stanza di cera nel Roc del Maure.
2000 I lavori per la realizzazione della stanza di cera nel Roc del Maure vengono portati a termine, Laib intitola l’opera La chambre des certitudes . In autunno viene inaugurata una grande retrospettiva itinerante a cura di Klaus Ottmann. Dopo la prima tappa all’Hirshhorn Museum di Washington D.C. la mostra viene presentata nel corso dei tre anni successivi all’Henry Art Gallery (Seattle), al Dallas Museum of Art, al Museum of Contemporary Art di Scottsdale, Museum of Contemporary Art di La Jolla e infine all’Haus der Kunst di Monaco di Baviera. L’Istituto per le relazioni estere di Stoccarda (IFA) acquista un gruppo significativo di opere di Laib con il proposito di presentarle all’estero per promuovere l’arte tedesca contemporanea. Nel corso degli anni successivi queste opere verranno esposte in Finlandia, Giappone, Cina, Vietnam, Australia, Singapore, Nuova Zelanda e Birmania. L’allestimento viene di volta in volta elaborato da Laib e arricchito da prestiti aggiuntivi.
2002 Prima mostra dedicata all’opera fotografica di Laib al museo Folkwang di Essen.
2003 Una serie di mostre a Tokyo, Marugame e Seul diventa l’occasione per un nuovo soggiorno in Giappone e Corea. Durante l’estate realizza opere in lacca birmana di grandi dimensioni: due scale, una ziggurat e una stanza composta da pannelli di lacca nera e rossa.
2004 Carolyn e Wolfgang acquistano un terreno adiacente alla loro abitazione nel sud della Germania dove Laib realizza due importanti interventi: sul fianco di un avvallamento scava una stanza di cera profonda 13 metri (Without Place, Without Time, Without Body ) e sul lato opposto installa un piccolo padiglione di vetro immerso nella natura progettato insieme a Carolyn.
2005 Il Kunstmuseum di Bonn e il De Pont Museum di Tilburg presentano una mostra consacrata al rapporto tra le fotografie e i disegni di Laib. In occasione della mostra promossa dall’IFA Laib viaggia in Australia con la famiglia. In autunno il MACRO di Roma e la Fondazione Beyeler gli dedicano due importanti retrospettive.
2006 Dopo anni di ricerche del luogo adatto i Laib stabiliscono un piccolo studio-abitazione nel Sud dell’India, vicino a Madurai. Da quel momento vi trascorrono almeno due mesi all’anno. Per Laib è l’inizio di una nuova fase creativa. Inizia a creare opere con il granito proveniente da una cava locale e la cenere bianca, usata in India per vari tipi di rituali, che elegge a simbolo del carattere effimero del mondo materiale. L’anno successivo inizia a esporre i nuovi lavori realizzati con questi materiali.
2009 Laib elabora un progetto per la Fondazione Merz di Torino in collaborazione con 45 bramini del Tamil Nadu: all’interno del museo espone una ziggurat circondata da mucchietti di riso mentre all’esterno, durante l’ultima settimana di apertura della mostra, i bramini compiono il Mahayagna, rituale vedico del fuoco. Di ritorno in India inizia a sviluppare un progetto per la realizzazione di un Brahmanda  monumentale (ca. 20 metri di larghezza) scavato nella roccia di una montagna a nord di Madurai.
2010 Carolyn e Wolfgang acquistano un piccolo appartamento a Manhattan, è l’occasione per stringere nuove relazioni con il mondo artistico statunitense. Alla fine dell’anno il MoMA contatta Laib per l’elaborazione di una mostra.
2011 Muore la madre Lydia. I Laib restano in Germania per la maggior parte dell’anno. Verso la fine dell’anno compiono un lungo viaggio nella regione del Gujarat dove si trovano i più importanti siti di pellegrinaggio jainisti. Due mostre a Mumbai presentano per la prima volta il suo lavoro al pubblico indiano.
2013 Laib presenta il più grande campo di polline mai realizzato nell’atrio del MoMA. L’installazione è creata con il polline raccolto nel corso di oltre vent’anni. Realizza una stanza di cera permanente per la Phillips Collection di Washington D. C.. L’opera nasce in relazione a un’altra sala permanente del museo, quella dedicata a Rothko dove sono esposti solo quattro dipinti, a suo tempo allestita in collaborazione con l’artista.
2014 Realizza un corridoio di cera di 50 metri nella tenuta-atelier dell’amico Anselm Kiefer a Barjac nel sud della Francia. Viene invitato ad esporre nella chiesa paleocristiana di Sant’Apollinare in Classe a Ravenna. Per Laib, che ha una profonda conoscenza e interesse dell’arte e della filosofia medievali si tratta di un’esperienza particolarmente importante.
2015 In Giappone riceve il Premio Imperiale per la scultura, la maggior onorificenza attribuita nel campo delle arti visive. In questa occasione compie un nuovo viaggio insieme alla famiglia. Una volta rientrato in Germania inizia a lavorare a una serie di disegni di grandi dimensioni realizzati con pastello a olio bianco su carta bianca, ispirati alle cerimonie dei preti shintoisti.
2016 Il padre Gustav muore in luglio all’età di 93 anni. Laib ha sempre vissuto in stretto rapporto con i genitori e questo evento segna una svolta nella sua vita e nella sua ricerca artistica. Viaggia in Italia per pianificare nuovi progetti espositivi.
2017 All’inizio dell’anno viaggia in Birmania con Carolyn per l’allestimento di una mostra nel complesso coloniale del segretariato a Yangon, già sede centrale del governo rimasta inaccessibile al pubblico per oltre 50 anni. La mostra intitolata Where the Land and Water End  si riferisce a una piccola pagoda che si trova nell’oceano nel sudovest della Birmania. Di ritorno nell’atelier indiano Laib lavora a una serie di nuovi Brahmanda . A primavera è nuovamente invitato ad esporre in una chiesa italiana, il piccolo edificio gotico di Santa Maria della Spina a Pisa. In questa occasione ritorna insieme a Carolyn nelle città italiane a loro più care, Siena, Assisi e Padova.


MASI Lugano
Il Museo d’arte della Svizzera italiana
, Lugano rappresenta il punto di arrivo di una profonda revisione delle politiche culturali che ha portato all’unificazione del Museo Cantonale d’Arte e del Museo d’Arte di Lugano in una sola istituzione. Il museo ha due sedi: al LAC sono proposti diversi allestimenti volti ad approfondire l’arte del Novecento e contemporanea e le sue collezioni, a Palazzo Reali l’attività si concentra sulla storia dell’arte del territorio e sulla valorizzazione di nuclei specifici delle collezioni. Partner principale del MASI Lugano è Credit Suisse, che conferma il suo storico impegno in favore dell’arte a Lugano.
Il nuovo direttore del Museo d’arte della Svizzera italiana è Tobia Bezzola. Attualmente alla direzione del Folkwang Museum di Essen, Bezzola entrerà in carica il 1. gennaio 2018, succedendo a Marco Franciolli che a fine 2016 aveva annunciato la sua volontà di dare avvio al processo per la sua successione. Il Consiglio di Fondazione del Museo d’arte della Svizzera italiana lo ha nominato all’unanimità su indicazione della Commissione scientifica del museo, la quale ha condotto il processo di selezione.
Tobia Bezzola, nato nel 1961 a Berna, è cittadino svizzero con origini ticinesi. Dal 2013 dirige il Folkwang Museum di Essen, uno dei più importanti musei d’arte in Germania e a livello europeo.
Lungo la sua carriera ha ricoperto incarichi prestigiosi come il ruolo di assistente di Harald Szeeman (1992-1995) e, per oltre quindici anni, quello di curatore e poi di responsabile dei progetti espositivi, delle collezioni “Nuovi Media” e “Fotografia” al Kunsthaus di Zurigo. Durante il periodo zurighese, ha curato e co-curato una trentina di esposizioni tra le quali si annoverano mostre su Paul Gaugin, Pablo Picasso, Max Beckmann, Alberto Giacometti, Joseph Beuys, Christian Marclay, Thomas Struth, progetti espositivi tematici (“Rivoluzione! Italian Modernism from Segantini to Balla”; “Hot Spots: Rio de Janeiro / Milano – Torino / Los Angeles”), e collaborazioni con altre autorevoli realtà come il MoMA di New York, il Centre Pompidou di Parigi, la National Gallery di Londra e il Reina Sofia di Madrid. Alla direzione del Museo Folkwang ha amministrato una struttura importante con attività collezionistiche ed espositive, oltre a gestire la relazione con i diversi gruppi d’interesse coinvolti e dedicare una particolare attenzione allo sviluppo di pubblico e attività collaterali. Il concorso per il nuovo direttore del MASI ha attratto un’ottantina di candidature, delle quali oltre il 70% provenienti da fuori i confini nazionali, a conferma dell’interesse crescente presso la comunità scientifica museale dell’istituto luganese. Carmen Gimenez, presidente del Consiglio della Fondazione MASI Lugano: “Siamo particolarmente soddisfatti di poter accogliere a Lugano un direttore del calibro di Tobia Bezzola, il quale soddisfa pienamente i requisiti del profilo ideale che era stato definito per la successione di Marco Franciolli. In particolare, siamo convinti che sia la persona giusta per poter proseguire il percorso di crescita che ha portato il MASI ad affermarsi negli ultimi anni sulla mappa dei musei d’arte in Svizzera e all’estero e per contribuire a consolidare tale posizione anche grazie alla sua esperienza e alla rete personale di contatti internazionali sviluppata durante il suo percorso professionale.”. Tobia Bezzola: “Ringrazio sentitamente il Consiglio di Fondazione per la fiducia che mi è stata data. Sono molto felice di poter cogliere l’affascinante sfida e contribuire allo sviluppo del già eccellente posizionamento del MASI.


Wolfgang Laib
A cura di: Marco Franciolli, direttore MASI in collaborazione con Francesca Bernasconi, responsabile sviluppo progetti MASI
Orari: martedì - domenica: 10:00 – 18:00; giovedì aperto fino alle 20:00; lunedì chiuso Ingresso Esposizioni temporanee: Intero: chf 15.- Ridotto: chf 10.- (AVS/AI, over 65 anni, gruppi, studenti 17-25 anni) Gratuito: <16 anni e ogni prima domenica del mese Visite guidate e laboratori creativi: +41 (0)58 866 4230 - lac.edu@lugano.ch
Contatti stampa
LAC Lugano Arte e Cultura Ufficio comunicazione: Tel.  +41 (0)58 866 4214 - lac.comunicazione@lugano.ch

Per l’Italia: ddl+battage Alessandra de Antonellis +39 339 3637388 - alessandra.deantonellis@ddlstudio.net - Margherita Baleni +39 347 4452374 - margherita.baleni@battage.net

LAC Lugano Arte e Cultura
Piazza Bernardino Luini 6
6901 Lugano
Tel. +41 (0)58 866 4230 - info@masilugano.ch - www.masilugano.ch

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ACCADEMIA APERTA 2017, VS Arte, Milano

La galleria VS Arte di Milano, in collaborazione con l'Accademia di Belle Arti di Brera, ospita dal 13 al 29 luglio 2017, nell'ambito della terza edizione di "Accademia Aperta", la collettiva a cura di Omar Galliani che propone una serie di opere di giovani artisti.
"Accademia Aperta" è un importante progetto inteso a presentare le attività didattiche e di ricerca degli allievi delle diverse Scuole dell'Accademia attraverso esposizioni allestite a Palazzo Brera e - per la prima volta - in città.
Omar Galliani, artista di rilievo internazionale, ha selezionato per VS Arte un nucleo di opere realizzate dagli studenti del corso di Pittura di cui è docente.
Vincenzo Panza e Samantha Ceccardi, galleristi di VS Arte: "Siamo onorati di far parte di questo prestigioso evento che punta a scoprire e valorizzare nuovi talenti. Riteniamo infatti che uno degli scopi importanti della nostra Galleria sia dare ai giovani artisti la possibilità di far conoscere al pubblico le proprie opere aiutandoli ad aprirsi la via verso un percorso di vita nel mondo dell'arte".

Il Fil rouge che unisce i lavori in mostra è il desiderio condiviso di un ritorno alla manualità; seppur realizzate con linguaggi espressivi differenti che esaltano l'individualità e l'originalità del lavoro di ciascun artista, le opere esposte privilegiano l'utilizzo di materiali e tecniche tradizionali come il disegno, la pittura e l'incisione.

Una mostra che ci ha sorpreso per l'alta qualità dei lavori. Ci conforta vedere come dei giovani, ancora accademici, sappiano mettere a frutto gli insegnamenti ricevuti, con passione e dedizione, rivelando la loro creatività identitaria. L'utilizzo delle tecniche tradizionali applicate con maestria è un ulteriore segnale di come regole precise e tempo dedicato per applicarvisi, producono frutti. Poi, una volta acquisite le regole, si possono piegare alla propria creatività, anche stravolgendole.
Tutti molto bravi e il libro di Ginevra Tarabusi, merita certamente di trovare subito un editore che lo pubblichi.

I disegni a matita di Dario Baroli ritraggono in maniera estrosa il volto mutevole di un medesimo personaggio, mentre i lavori di Elena Bisoglio evocano, con giochi di luce e riflessi resi a carboncino, i moti dell'animo umano. Lorenzo Brivio disegna figure neoclassiche, sdoppiate su carta grazie a una particolare tecnica che prevede l'impiego di garze sterili, mentre Carolina Corno per mezzo dell'incisione a fuoco su pelle imprime ripetitivamente il proprio nome, come una sorta di litania, con un gesto che comunica al tempo stesso dolore e forza. Significativa è l'opera di Rachele Cicerchia, una natura morta ad acrilico e incisione su tela, che rappresenta con realismo carni appese di animali macellati; di stampo metafisico è invece il lavoro realizzato a carbone su cartone vegetale di Mattias Fiorini che si concentra su piccoli dettagli, sui bagliori dell'acqua o di pietre trasparenti che ingrandisce e trasforma in macrocosmi. Nel percorso espositivo si ammirano inoltre il disegno a carbone su carta di Federico Soffiantini, le illustrazioni di Ginevra Tarabusi ispirate al romanzo di Luis Sepúlveda Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare. Spicca il lavoro a tempera su tavola dell'artista cinese Kaijia Zheng, un polittico di quattro elementi, quattro volti umani resi evanescenti dall'abrasione della materia pittorica stratificata.
Omar Galliani sottolinea: "Gli allievi che vi mostro sono quelli con cui il dialogo si è maggiormente approfondito. VS Arte ha gentilmente aperto i suoi spazi a questi 'segni' che dialogano fra loro pur mantenendo ferme le proprie individualità. Una scelta che si fonda principalmente sulle differenze dei linguaggi e non sulla omologazione degli stessi".
L'allestimento è curato da Omar Galliani.


Atelier Galliani ...e altro

La vocazione di un atelier è sempre stata quella di mostrare, insegnare, apprendere e conoscere le tecniche e le poetiche del fare artistico.
L'Accademia di Brera in cui opero ha una grande tradizione e stoicamente sopravvive all'interno di un contenitore poliedrico straordinario in cui convivono alcune tra le opere più importanti del Rinascimento insieme alla didattica e ricerca del “fare” e “conoscere” della contemporaneità artistica. Sottolineo "stoicamente" considerando l'oggi, dove le parole “bellezza” e “creazione” sembrano uscire da un catalogo passatista a fronte di un’attualità fagocitante e omologante votata unicamente  al consumo e alla superficialità. L'Accademia di Brera e tutte le Accademie d'Italia resistono a questo processo degradante del “non sentire” e del “non vedere” scandendo una parola metafisica ed obsoleta, “creazione”, mostrata in svariate forme e tecniche di rappresentazione.
Gli allievi che vi mostro sono quelli con cui il dialogo si è maggiormente approfondito.
Ne mostreremo altri se questo "atelier aperto" avrà un seguito, cercando di arginare quella resa creativa che la società di oggi sembra passivamente registrare, auspicando un confronto diretto con il pubblico, senza veli, unica realtà tangibile: il loro lavoro.
La galleria VS Arte ha gentilmente aperto i suoi spazi a questi "segni" che dialogano fra loro pur mantenendo ferme le proprie individualità. Una scelta che si fonda principalmente sulle "differenze" dei linguaggi e non sulla omologazione degli stessi. Un’impronta che vede nel disegno, nell'installazione e nella pittura la propria "resistenza". Trincea del fare e del pensare.

Omar Galliani, Accademia di Belle Arti di Brera

ACCADEMIA APERTA 2017 Terza edizione
Palazzo di Brera
Dal 13 luglio al 12 agosto 2017

Dopo il successo delle due precedenti edizioni, l’Accademia di Belle Arti di Brera  riapre al pubblico i suoi angoli nascosti, le aule, i laboratori, gli atelier per vivere  insieme una esperienza inedita. Durante il periodo estivo, l’Accademia svela le sue  attività didattiche e di ricerca dando la possibilità ad ogni Scuola di presentare un  unico progetto.
Dal 13 luglio e fino al 12 agosto 2017, le aule verranno allestite per l’occasione come spazi espositivi.  In “Accademia Aperta” le scuole di Pittura, Scultura, Decorazione, Grafica, Incisione, Fashion Design, Scenografia, Restauro, Progettazione Artistica per l’impresa/design,  Nuove Tecnologie e Terapeutica artistica, i corsi di Fotografia, i corsi di Restauro, e il dipartimento di Comunicazione e Didattica dell’arte presentano progetti specifici alla loro attività.
Fra le esposizioni, in particolare verrà allestita dal Dipartimento di Comunicazione  e Didattica dell’Arte, la mostra d’arte contemporanea Maledetto Romantico, Opere dalla collezione Enea Righi nel Salone Napoleonico.
L’Accademia di Brera diventa così una vera e propria protagonista di questo evento nonché uno scrigno nel quale i visitatori verranno accompagnati in un percorso inedito che propone attività ed eventi vari.
La novità di questa terza edizione, rispetto agli anni precedenti, sono gli Eventi  Speciali. L’Accademia di Brera si apre alla Città di Milano varcando la soglia storica di Palazzo Brera. Quest’anno Accademia Aperta inaugura diverse collaborazioni con sedi esterne dove i giovani artisti braidensi esporranno le loro opere. Sono coinvolte delle Gallerie d’arte del quartiere di Brera (Galleria Lattuada, Galleria Anna-Maria Consadori, Galleria VS Arte, Galleria Antonio Battaglia e Galleria Cattai), il Museo della Permanente, e altre sedi quali la banca Monte dei Paschi di Siena e l’Auditorium LaVerdiOltre agli eventi fuori sede, l’Accademia di Brera conferma la sua partecipazione al prestigioso concorso internazionale Rai Prix Italia dal 29/09 al 1/10/2017 che premia creatività, innovazione e qualità nei programmi televisivi. La Scuola di Scenografia viene coinvolta in un progetto creativo incentrato sul Prix che verrà anticipato con Accademia Aperta e presentato nella sua versione finale durante il concorso.


VS Arte nasce nel 2017 dalla passione per l'arte e il collezionismo dei due fondatori, Vincenzo Panza e Samantha Ceccardi. Vincenzo Panza vanta una trentennale esperienza nel management di aziende multinazionali, mentre Samantha Ceccardi è attiva da oltre vent'anni nell'organizzazione di eventi e grandi manifestazioni.
VS Arte è una nuova realtà che unisce arte e dinamiche dell'economia in uno spazio unico, quello di Appiani Arte per Immagini, il cui prestigio è legato al nome del noto gallerista e mecenate Alfredo Paglione, la cui Galleria è stata il punto di riferimento per tutti i più grandi artisti del panorama nazionale e internazionale del '900. Ha ospitato infatti maestri quali Guttuso, Sassu, Manzù, Fontana, De Chirico e grandi figure dell'arte internazionale come Picasso, Rauschenberg, Grosz, Gropper e Levin.
I suoi spazi sono stati un cenacolo dinamico e fertile per letterati, musicisti e intellettuali di alto spessore, tra cui Raffaele Carrieri, Carlo Levi, Dino Buzzati, Salvatore Quasimodo, Leonardo Sciascia, Mario Luzi, Giuseppe Ungaretti e Garibaldo Marussi. Un'osmosi, quella creatasi in questo luogo, tra arte e poesia che ha dato vita a un'atmosfera rara, fruttuosa e creativa che VS Arte intende salvaguardare per l'avvenire, coadiuvata da Alfredo Paglione, mediante esposizioni ed eventi di sicuro richiamo, sia per far emergere nuovi artisti che per dare lustro alle opere dei grandi maestri.
Assolutamente centrali nell'attività di VS Arte sono la tutela, la gestione e la valorizzazione di opere d'arte, la promozione e la diffusione dell'arte contemporanea e il suo sviluppo in Italia e all'estero.


Accademia Aperta 2017 - Terza edizione
VS Arte

Dal 13 al 29 luglio 2017
Orari: dal martedì al sabato 15.30 - 19.30
Ingresso: libero
Informazioni: Tel. +39 335 8004220 - info@vsarte.it - www.vsarte.it

 

Accademia Aperta 2017
Palazzo di Brera
Dal 13 luglio al 12 agosto 2017
Orari: dal lunedì al sabato, ore 11.00-18.00
Ingresso: libero
Ufficio stampa VS Arte: IBC Irma Bianchi Communication- Tel. +39 02 8940 4694 - M. + 39 328 5910857 - info@irmabianchi.it
Ufficio Comunicazione Accademia di Brera: Tel. +39 02 86955294 - comunicazione@accademiadibrera.milano.it - www.accademiadibrera.milano.it - facebook.com/Accademiadibelleartidibrera/

VS Arte
via Appiani 1
20121 Milano

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PierPaolo Perretta alias Mr. Savethewall, Hidden paintings, CIRCOLOQUADRO arte contemporanea, Milano

Giovedì 13 luglio 2017 CIRCOLOQUADRO arte contemporanea ha inaugurato la personale di PierPaolo Perretta alias Mr. Savethewall, Hidden paintings, a cura di Ivan Quaroni.

Nate per la strada e nate invisibili, le opere di Mr. Savethewall si trasferiscono in un interno mantenendo intatto il loro carattere e la loro forza. Per la prima volta l’artista comasco presenta una nuova serie di opere nascoste in cui il supporto, un candido polistirolo, nasconde i soggetti raffigurati.
Le superfici del polistirolo sciolto grazie a una vernice alla nitro crea dei bassorilievi appena percettibili all’occhio ma che, inaspettatamente, prendono vita grazie all’uso di particolari led che permettono allo spettatore di vedere ciò che è invisibile.
Un allestimento particolare e di impatto permetterà ai visitatori una esperienza ludica e di interattività, da sempre fondamentale per l’artista, che solleciterà una ricerca individuale alla scoperta di immagini che sembrano apparire e scomparire in un lasso di tempo assai ristretto.
I temi di Mr. Savethewall sono quelli della società contemporanea alla ricerca di senso in continuo dialogo con il pubblico che viene chiamato a rispondere alle sollecitazioni.


PierPaolo Perretta alias Mr Savethewall (Como, 1972). Lavora da anni con gallerie d’arte e negli spazi pubblici. Tra le più recenti esposizioni si segnalano: nel 2013 la personale “King Com” a Como; nel 2014 la doppia personale a Parma, intitolata “It’s an icon” a Tpalazzo e Le Malve, evento collaterale di CibusLand, e la partecipazione al 27° International GrandPrix Advertising Strategies al Teatro Nazionale di Milano. Ha inaugurato i “meetings for ideas” alla X biennale dell’arte su carta “Cartasia” a Lucca. È docente allo IED di Como.
In contemporanea alla mostra di Mr. Savethewall, Luisa Colli allestisce nel piccolo spazio progettuale di Circoloquadro una installazione che riflette sul tema dell’otium al femminile. Oggetti appartenenti alla quotidianità diventano nella loro pulizia reale e formale portatori di una estetica che sollecita un ripensamento ironico e giocoso ai nostri tempi pieni di mindfulness, decluttering, di essenzialità zen, riuso delle risorse e sostenibilità.

Luisa Colli (Milano, 1962). Sempre alla ricerca di espressività compiuta continua a guardare al lavoro di Bruno Munari. Ha esposto in alcune mostre collettive a Milano e con questa approda ufficialmente a Circoloquadro arte contemporanea.


Mr. Savethewall | HIDDEN PAINTINGS
A cura di: Ivan Quaroni
Dal 14 al 21 luglio 2017
Orari: dal martedì al venerdì ore 15.00-19.00 o su appuntamento
Tel. +39 026884442  - info@circoloquadro.com
www.circoloquadro.com


CIRCOLOQUADRO arte contemporanea
Galleria Buenos Aires 13

20124 Milano

Luisa Colli | LUISA COLLI HAS JOINED THE GALLERY
Dal 14 al 21 luglio 2017
Orari: dal martedì al venerdì ore 15.00-19.00 o su appuntamento

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PADIGLIONE TIBET, PRIMA BIENNALE INTERNAZIONALE DI ARTE POSTALE A VENEZIA

Giovedì 6 luglio 2017 APERTURA STRAORDINARIA di Padiglione Tibet per celebrare l'82° compleanno d i Sua Santità il Dalai Lama.

Come di consueto Padiglione Tibet, ideato e curato da Ruggero Maggi, è felice di celebrare il compleanno di Sua Santità il Dalai Lama con un'apertura straordinaria che prolunga l'abituale orario di visita.
A partire dalle ORE 18.00 si potrà continuare a visitare il Padiglione attraversando la sala delle LUNG-TA (cavalli di vento) le bandiere di preghiera che enfatizzano e racchiudono in sé il desiderio innato del popolo tibetano di abbracciare l'intera razza umana in una grande preghiera collettiva. Su queste delicate strutture filiformi gli artisti invitati per questa edizione di Padiglione Tibet, sono intervenuti con messaggi poetici di straordinaria forza spirituale e creativa: Marco Agostinelli, Dino Aloi, Salvatore Anelli, Piergiorgio Baroldi - Lorenzo Bluer, Carla Bertola - Mariella Bogliacino - Fernando Montà - Alberto Vitacchio, Giorgio Biffi - Giglio Frigerio - Fabrizio Martinelli, Rovena Bocci, Rossana Bucci - Oronzo Liuzzi, Rosaspina Buscarino, Silvia Capiluppi, Paola Caramel, Simonetta Chierici - Loredana Manciati - Tiziana Priori - Elena Sevi, Pino Chimenti, Circolo degli artisti di Varese, Marzia Corteggiani, Giampietro Cudin - Carla Rigato, Albina Dealessi, Nyima Dhondup - Livia Liverani, Anna Maria Di Ciommo, Franco Di Pede, Marcello Diotallevi, Giovanna Donnarumma - Gennaro Ippolito, Gretel Fehr, Mavi Ferrando - Mario Quadraroli - Roberto Scala - K7, Alessandra Finzi - Gianni Ettore Andrea Marussi, Alberto Fortis, Emanuela Franchin, Ivana Geviti, Antonella P. Giurleo, Isa Gorini, Gruppo Il Gabbiano, Peter Hide 311065 - Isabella Rigamonti, Benedetta Jandolo - Angela Marchionni, Oriana Labruna,, Silvia Lepore - Sandro Pellarin, Ruggero Maggi, Giulia Niccolai - Gruppo BAU, Tashi Norbu, Clara Paci, Lucia Paese, Salvatore Perchinelli, Marisa Pezzoli, Benedetto Predazzi, Anna Seccia, Gianni Sedda, Roberto Testori.
Soffermandosi sulle opere-video di Satish Gupta (presentato dalla prestigiosa BASU Foundation For The Arts), di Francesca Lolli e Marco Rizzo per poi accedere ad un particolare ed originale percorso visivo ed emozionale, costituito da quattro mostre personali con una selezione di opere dal contenuto giocoso e fluttuante come nel caso di Marcello Diotallevi con le sue “Fiabe al vento”; con le evocative immagini fotografiche di Anna Maria Di Ciommo riproducenti Lama tibetani al lavoro su splendenti mandala; con le rigorose opere di Rosaspina Buscarino dal serrato ritmo compositivo, capaci di penetrare a fondo nell'animo umano e con le opere-oggetto di Roberto Testori che nel loro biancore riflettono soluzioni concettuali ricche di significati spirituali ed artistici.
Camminare all'interno di un'opera poetica, potente e preziosa nello scrigno a cielo aperto nel giardino di Palazzo Zenobio, in cui la natura stessa dialoga con gli elementi che la compongono: Atman (dal sanscrito “essenza” - “soffio vitale”) di Robert Gligorov curata da Luca Pietro Acquati Architetto. Nessuna apologia di nazismo, anzi un messaggio di pace e solidarietà verso il popolo tibetano che con quel simbolo (la svastica) rappresentava il sole, l'infinito e l'eternità. Sulle sculture che compongono l'installazione sono incisi i nomi di monaci e di personalità che hanno avuto una rilevante importanza per quanto riguarda la sfera spirituale del mondo tibetano ed indiano, tra cui il Mahatma Gandhi.

- ORE 19.00 PRIMA BIENNALE INTERNAZIONALE DI ARTE POSTALE A VENEZIA
Un grande archivio aperto al pubblico con migliaia di opere, a cura di Ruggero Maggi.
Prosegue la mostra in progress con l'esposizione di numerosi interventi pervenuti per posta e realizzati da 800 artisti di tutto il mondo - tra cui Altan, Gillo Dorfles, Shozo Shimamoto - che hanno risposto all'invito dal tema: Il Dalai Lama ed il Tibet.
Ospite speciale di questa Prima edizione della Biennale di Arte Postale: GAC, acronimo che indica Guglielmo Achille Cavellini, probabilmente il più controverso artista nella storia dell'arte contemporanea italiana e creatore dell'autostoricizzazione.

L'Arte Postale è un network internazionale che ha contrassegnato, soprattutto alla fine del secolo passato, un’infinita serie di progetti, riviste, libri, mostre, in cui ha valore la relazione intrinseca tra l'oggetto spedito, il mittente ed il destinatario. Il Futurismo e il Dadaismo sono da considerarsi senz'altro gli antecedenti storici di questa forma di comunicazione artistica, così come è da sottolineare l'opera di Kurt Schwitters, creatore dei primi lavori realizzati con timbri e l'avvento, alla metà degli anni '50, della ricerca Fluxus con l'opera di artisti come Joseph Beuys, Ray Johnson, George Maciunas, Ken Friedman, Ben Vautier e di alcuni artisti e teorici del Nuovo Realismo francese come Pierre Restany ed Yves Klein. Ray Johnson, artista di New York, è considerato il creatore dell'Arte Postale: nel 1962 fonda, sbeffeggiando le vere scuole per corrispondenza, la New York Correspondence School (così definita da Ed Plunkett). Questa Biennale non vuole assolutamente rendere istituzionale un fenomeno artistico come la Mail Art che ha nel proprio codice genetico un'avversione per tutto ciò che può renderla ufficiale ed istituzionale - nel 1986 scrissi: “la Mail Art usa le istituzioni nei luoghi delle istituzioni contro le istituzioni” - ma vuole fare il punto su questo network antesignano dei recenti social network. 

1st VENICE INTERNATIONAL MAIL ART BIENNIAL
Mail Art is an international network which has marked, especially at the end of past century, an infinite number of projects, shows, fanzines, books, in which the inner relation between the sent object, the sender and receiver its of value. Futurism and Dadaism can be considered the historical antecedents of this form of art communication, it's important to underline the Kurt Schwitters's rubber-stamped works, the Fluxus movement with the artists' work such as: Joseph Beuys, Ray Johnson, George Maciunas, Ken Friedman, Ben Vautier and the French New Realism with Pierre Restany and Yves Klein.Ray Johnson is considered the Mail Art's creator: at 1962 he founded, mocking the real Correspondence Schools, the New York Correspondence School (so defined by Ed Plunkett).This Biennial doesn't want make mail art institutional - at 1986 I wrote “Mail Art uses institutions in the places of institutions against institutions” -  which has in the own genetic code an aversion for all can make it official, but, at the contrary, it wishes take stock on this network precursor of current social network. A great archive with thousands of works.

by Ruggero Maggi for Tibet Pavilion

- ORE 19.30 FESTA DI COMPLEANNO PER IL DALAI LAMA
Ritrovo nella corte di Palazzo Zenobio per festeggiare il compleanno con una torta a tema realizzata da Le Strane Delizie Pasticceria Spilimbergo (Pn) e la degustazione offerta da Vini Castelcosa Cosa di S. Giorgio della Richinvelda (Pn) e l'Azienda Agricola Avoledo di Avoledo Giuliano Spilimbergo (Pn), con la collaborazione artistica di Gruppo Giovani Pittori Spilimberghesi "Leoluca Vincenzo Visalli" e l' Associazione Socio-Culturale Erasmo da Rotterdam di Spilimbergo (Pn).
Un momento conviviale per coinvolgere il sistema Arte ed il pubblico e per non far dimenticare la realtà dell'universo tibetano, creando un luogo fisico, reale e tangibile di incontro tra le differenti anime che compongono Padiglione Tibet: artistica, sociale e culturale, religiosa.





PADIGLIONE TIBET
un ponte di cultura e libertà
Dal 10 maggio al 10 agosto 2017
orari: martedì – domenica 10.00/18.00 - chiusura: lunedì
Ingresso: libero
Informazioniwww.padiglionetibet.com | maggiruggero@gmail.com | 320.9621497
Arrivo: dalla Stazione Ferroviaria di Venezia facilmente raggiungibile a piedi; vaporetto 5.1 fermata S. Basilio

PALAZZO ZENOBIO
Fondamenta del Soccorso
2596 - Venezia

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Beat Kuert: Good Morning Darkness, Palazzo Bembo, Venezia

In occasione della 57ª Biennale d’arte di Venezia a Palazzo Bembo a Venezia dal 13 maggio al 26 novembre 2017: Beat Kuert: Good Morning Darkness. Nello storico palazzo sul Canal Grande, la mostra presenta una grande installazione composta da 30 fotografie digitali in bianco e nero del regista e artista multimediale svizzero.  Palazzo Bembo, morbidamente affacciato sul Canal Grande, a…
Per saperne di più

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