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Archivi categoria : Istallazioni

Conceptual Rigoletta di Adriano Altamira, Fondazione Marconi, Milano, dal 8/02/2018

Inaugurazione: 8 febbraio 2018 dalle ore 18,00


Ci sono dodici tavoli. Ogni tavolo è una storia. Nessuna di queste storie nasce da una vicenda reale o fittizia che sia, ma solo dall'accostamento di alcune immagini, viste o, come si dice, passate per la mia mente, che hanno acceso una scintilla una volta messe in frizione tra loro.
Questo, nelle parole di Adriano Altamira, il soggetto della sua ultima installazione presso la Fondazione Marconi, che prende il titolo da un breve, abbagliante nonsense, Conceptual Rigoletta, scritto dall'autore quattro anni fa.
Nonostante l'apparenza ironica, Conceptual Rigoletta è a tutti gli effetti una vera e propria meditazione sullo statuto dell'immagine, che prosegue le ricerche concettuali iniziate da Altamira negli anni Settanta e culminate con il suo lavoro più importante: Area di coincidenzaConceptual Rigoletta è composta da una sessantina di disegni, divisi in sequenze di cinque (disposte appunto su dodici tavoli), che formano il tessuto narrativo di un romanzo per immagini, nel solco della tradizione iniziata da quelli di Max Ernst negli anni Trenta (La femme 100 têtesRêve d'une petite fille qui voulut entrer au CarmelUne semaine de bonté).
Infatti, simmetricamente, all'installazione allestita in galleria, con i disegni originali, fa eco la pubblicazione di un volume delle edizioni Corraini: il romanzo per immagini vero e proprio. L'installazione e il libro mantengono così un dialogo a distanza che insieme li affratella e li divide. Una breve appendice di testo rivela, nel libro, gli elementi salienti di questa avventura narrativa.
Il termine “Rigoletta” non c'entra nulla con l'opera verdiana, tranne per il fatto che la breve poesia che dà titolo alla mostra è una specie di parafrasi della nota aria del Rigoletto La donna è mobile.
Dice infatti: “L'arte sta immobile / qual raro evento / muta nel centro / del suo pensier”.
Anche i sessanta disegni che costituiscono l'opera sono dal canto loro una sorta di parafrasi delle sequenze fotografiche fin qui eseguite dall'autore, che il disegno trasporta in una nuova atmosfera, sognante, a volte piena d'emozione, a volte crudele.

 

 

 “There are twelve panels. Each panel is a story. None of these stories originates from a real or fictitious event, but simply from the juxtaposition of several images that I've seen or, as they say, have passed through my mind and ignited a spark after friction occurred between them.
In the words of Adriano Altamira, this is the subject of his latest installation at the Marconi Foundation, which takes its title from a brief, dazzling piece of nonsense, Conceptual Rigoletta, written by Altamira four years ago.
Despite its ironic appearance, Conceptual Rigoletta is in every way a true meditation on the status of the image and continues the conceptual research Altamira began in the 1970s, which culminated in his most important work: Area of Coincidence.
Conceptual Rigoletta is composed of about sixty drawings, divided into sequences of five and presented on twelve panels. Together they form the narrative fabric of a novel in images, following the tradition begun by Max Ernst in the 1930s with La femme 100 têtesRêve d'une petite fille qui voulut entrer au Carmel and Une semaine de bonté. In fact, the installation on show in the gallery, with the original drawings, symmetrically echoes the issue of a book published by Corraini: a true novel in images. The installation and the book thus maintain a dialogue at a distance, which at the same time unites and divides them. A brief written appendix in the book reveals the salient elements of this narrative adventure.
The term Rigoletta has nothing to do with the Verdi opera, except for the fact that the short poem from which the exhibition takes its title is a sort of paraphrase of “La donna è mobile”, the famous aria from Rigoletto.
The poem says in fact: “Art remains immobile / what a rare event / it alters in the middle / of its thought”.
In their turn, the sixty drawings that make up the work are also a sort of paraphrase of the photographic sequences the artist has been creating thus far, but now, as drawings, they are transferred into a new atmosphere: dreamy, sometimes full of emotion and sometimes cruel.


Durata della mostra: 9 febbraio - 10 marzo 2018
Orario: martedì - sabato 10-13, 15-19
Ingresso: gratuito
Ufficio stampa: Cristina Pariset - Tel. +39 02 4812584 - Fax +39 02 4812486 - cell. +39 348 5109589 - cristina.pariset@libero.it

Fondazione Marconi Arte moderna e contemporanea
Via Tadino 15
20124 Milano
Tel. +39 02 29 41 92 32 - Fax +39 02 29 41 72 78
info@fondazionemarconi.org - www.fondazionemarconi.org

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Barbara De Ponti e Jens Risch: Forma Mentis, Viasaterna, Milano, dal 23/01/2018

Inaugurazione: martedì 23 gennaio 2018, dalle 18.00 alle 21.00


La Galleria Viasaterna presenta Forma Mentis, progetto espositivo che raccoglie l’ultimo progetto di Barbara De Ponti (Milano, 1975) Clay Time Code, e una serie di opere dell'artista tedesco Jens Risch (Rudolstadt, 1973) realizzate tra il 2011 e il 2016.
I due artisti, vicini per generazione e pratica artistica, sono protagonisti di un dialogo inedito creato a partire dal riconoscimento di uno stesso sentire che sottende le rispettive ricerche, caratterizzate da estremo rigore e coerenza di metodo. Come il titolo lascia intuire, Forma Mentis è una mostra che gravita intorno al tema centrale della Forma, da una parte intesa quale principio inerente la materia stessa dalla quale viene fatta scaturire, e dall’altra quale struttura mentale. La forma, infatti, guida il gesto di entrambi gli artisti, mossi dalla volontà di raggiungere una sintesi quanto più perfetta tra contenuto e rappresentazione, tra il concetto alla base dell’opera e la sua concretizzazione. Mistero, ambiguità, stratificazione: sono questi i termini che legano i lavori di Barbara De Ponti e Jens Risch e articolano il percorso della mostra. Seppur con modalità e risultati diversi, entrambi gli artisti sembrano interrogare lo spettatore sulle proprie capacità di guardare. Entrambi raccontano e svelano, avvicinano e allontanano da quell’idea di Tempo che silenziosamente governa il mondo e le cose.

Barbara De Ponti, Globorotalia Puncticulata S1, from the series Clay Time Code,  2016, Argille Azzurre  © Barbara De Ponti, Courtesy Viasaterna

Clay Time Code, realizzata da Barbara De Ponti nel 2016 ed esposta presso il Museo Internazionale della Ceramica, il Museo Carlo Zauli e il Museo di Scienze Naturali di Faenza, è una serie nata sul suolo di una particolare area geografica (faentino), caratterizzata dalla presenza di un materiale specifico risalente a 400 milioni di anni fa: l’argilla azzurra del Mare Pleistocenico.
Attraverso un percorso a ritroso supportato da studi di geologia e micropaleontologia che le hanno consentito di ampliare la tradizionale scala di misurazione del tempo, De Ponti ha individuato alcuni microrganismi fossili e li ha resi protagonisti di una serie di sculture in ceramica che li riproducono in scala aumentata, utilizzando lo stesso materiale di cui originariamente erano fatti. Accompagnano le sculture, alcuni disegni su carta che, ancora una volta, provano a formalizzare un Tempo concettualmente irrappresentabile perché estranea al campo dell’esperienza quotidiana dell’uomo.

Barbara De Ponti. Milano, 1975. Vive e lavora a Milano.
Dopo la laurea in Pittura e un master per la Comunicazione dell’Arte presso l’accademia di Belle Arti di Brera a Milano, si interessa alle relazioni tra pratica artistica e saperi geografici, utilizzando per la propria ricerca fondi archivistici e ampi studi di carattere storico e scientifico. Nel 2009 realizza Planning Constellation, 45° 28’ N, 9° 12’ E, progetto di stratificazione geografica, antropologia culturale e architettura della città di Milano e Speaking Thinks. Nel 2010 collabora con il Planetario Hoepli di Milano per la realizzazione di La luce naturale delle stelle, vincitore di LED Award. Nel 2011 è invitata dal Politecnico di Milano a presentare la performance Mantero_Op. cit. 2011 e nel 2014 pubblica Isolario (Ed. Postmediabooks) frutto di un lavoro di ricerca curato da Alessandro Castiglioni e con contributi di Matilde Marzotto Caotorta, Elio Franzini ed Ermanno Cristini. I risultati di una ricerca presso l’Archivio Capitolino e la collaborazione con l’architetto Antonio Stella Richter sono le fonti di To Identity, installazione prodotta nel 2015 dalla Casa dell'Architettura di Roma presso l’ex Acquario Romano. Ospitato dal Museo Internazionale della Ceramica, dal Museo Carlo Zauli, dal Museo di Scienze Naturali di Faenza, Clay Time Code è il suo ultimo progetto, presentato per la prima volta a Milano presso Viasaterna. 

Jens RischSilk piece VI,  20171000m., seta bianca, cm 7,5x8x7. Courtesy Viasaterna - Bischoff Projects © Photo by Joerg Baumann.

Così come l’opera di De Ponti, anche il lavoro di Jens Risch può essere letto come un elogio alla lentezza. A partire dal 2001, l’artista tedesco si è esclusivamente dedicato alla realizzazione di una serie di sculture costituite da fili di seta lunghi circa un chilometro, intrecciati su sé stessi fino a creare un groviglio inestricabile. Attraverso un metodo fatto di rigore e disciplina, Risch ha trascorso gli ultimi quindici anni ad annodare fili di seta e a registrare meticolosamente su una serie di tavole tutti i passaggi (da lui definiti “generazioni”, alludendo al campo della biologia e all’idea di “filiazione”) del proprio operare. Nulla si aggiunge, nulla si toglie. Il materiale utilizzato rimane uno e uno solo dall’inizio alla fine. Ciò che cambia non è il filo di seta ma le sue sembianze, grazie a una pratica che trova nella ripetitività del gesto l’unica traccia di intenzionalità formale dell’artista.
Attraverso una grammatica di forme semplici ma mai scontate, le opere in mostra sono capaci di scatenare una serie di sorprese che finiscono per stravolgere la percezione naturale delle cose, impedendo allo spettatore di riconoscere fino in fondo gli oggetti che ha davanti. Simili a innesti, come tali si comportano: innescano cortocircuiti, procurano spostamenti, a volte minimi, spesso impercettibili. Sono rivoluzioni silenziose, testimonianze di come un’intuizione possa essere concentrata all’interno di un altrettanto definita porzione di spazio. 

Jens Risch, Rudolstadt, 1973. Vive e lavora a Berlino.
Nato e cresciuto in Germania, nel 1992 realizza la prima di una serie di sculture in cui cerca di annullare la soggettività dell’intervento artistico, oscurando dalle proprie opere qualunque traccia di intenzionalità formale. A partire dal 2000 si dedica esclusivamente alla propria pratica dando vita prima a Seidenstück e poi a Silk Piece, serie di nodi realizzati utilizzando materiali diversi. Tra le mostre personali Jens Risch: Silk Piece V, 2011 – 2012 presso Bischoff Projects (Francoforte, 2014) e Jens Risch: Seidenstueck I & Seidenstueck II (Erster Teil) presso Weissfrauen Diakoniekirche (Francoforte, 2007). Negli anni ha preso parte a importanti mostre collettive tra cui Process, Performance, Presence presso Kunstverein Braunschweig (Braunschweig, Germania, 2016), Realtime presso il Kunstmuseum Bonn (Bonn, Germania, 2016), The Forces behind the Forms presso Museen Haus Lange und Haus Esters (Krefeld, Germania, 2016), Netz presso Kunsthalle zu Kiel (Kiel, Germania, 2014), Art & Textiles presso Kunstmuseum Wolfsburg (Wolfsburg, Germania, 2013), As Soon As Possible, Tempo e accelerazione sociale presso CCC Strozzina (Firenze, Italia, 2010), Alle Zeit der Welt presso Kunsthalle Mainz (Mainz, Germania (2008), e Family and Friends presso il Centro d'Arte Contemporanea di Brétigny (Francia, 2007).

 

VIASATERNA nasce nel 2015 su iniziativa di Irene Crocco, fondatrice nel 2011 del progetto Da vicino, per cui espone le opere di numerosi artisti italiani nel suo appartamento milanese. 
Frutto di un attento lavoro di progettazione e restauro dell’architetto e collezionista Flavio Albanese, VIASATERNA si trova all’interno di uno stabile di fine Ottocento, e occupa 450 mq su due livelli. Il nome della galleria rende omaggio a Via Saterna, una strada immaginaria descritta da Dino Buzzati tra le tavole di “Poema a Fumetti”, (1969, Arnoldo Mondadori). Un mondo in cui sogno e realtà si confondono in un intreccio di persone, destini, vite ed immaginazione. A questo luogo magico e misterioso si è ispirata Irene Crocco, dando vita ad una galleria che, attraverso l’arte, potesse diventare un luogo vivo di incontro tra persone e idee. Fin dall'inizio della sua attività VIASATERNA collabora con il team di Fantom e Benedetta Pomini. A partire da uno specifico interesse per la fotografia, VIASATERNA esplora ogni espressione della ricerca artistica contemporanea.


Barbara De Ponti e Jens Risch: Forma Mentis
Dal
24 gennaio al 16 marzo 2018
Orari: dal lunedì al venerdì, dalle 12 alle 19. Mattine e sabato su appuntamento.
Contatti Stampa
: PCM STUDIO - press@paolamanfredi.com - T.: +39 02 36769480

VIASATERNA Arte Contemoranea
Via Leopardi, 32 
20123 Milano 
T. +39 02 36725378 -  www.viasaterna.com - info@viasaterna.com

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Gigi Piana, moveo_ergo_sum, Galleria Après-coup Arte, Milano dal 12/01/2018

"Mi piace pensare che l'arte abbia a che fare, più che con la creatività, con la trasformazione: come spostamento dei confini del fare arte, con l’impiegare materiali, modificarne le funzioni, trasformando me stesso, le persone, la società. la creazione termina, la trasformazione evolve."

Gigi Piana


Intreccio, Trasparenza e Luce. Sono queste le tre parole chiave per potersi immergere e comprendere l’arte di Gigi Piana, artista visivo e performer, unico nel suo genere, che venerdì 12 gennaio con la live-performance “spazio tempo” ha inaugurato la personale moveo_ergo_sum (piccoli movimenti rivoluzionari) alla Galleria Après-coup Arte di Milano, curata da Sarah Lanzoni e aperta al pubblico sino a sabato 17 febbraio.


La mostra è una riflessione sulla ricerca del movimento di Gigi Piana presentata da stampe fotografiche, su acetato trasparente, di uomini e donne, tagliate in strisce orizzontali e verticali, poi intrecciate tra loro e fissate sul telaio della cornice come fossero trama e ordito. 
Il risultato è uno straordinario movimento di corpi nudi che si deframmentano e ricompongono, in un gioco di sguardi tra l’osservatore e i soggetti ritratti dalla fotografa polacca Ewa Gleisner, che Gigi Piana intreccia successivamente. Opere d’arte che trasmettono un messaggio emotivo intenso e spiazzante, frutto di una ricerca in continua evoluzione che trova nella luce un elemento di amplificazione e completamento. Sia che si tratti della luce naturale che scaturisce dalle stampe fotografiche trasparenti intrecciate dall’artista, sia che si tratti della luce artificiale che in alcuni casi viene utilizzata per retroilluminare le opere.
Per Sarah Lanzoni, curatrice della mostra: “Il risultato artistico ottenuto mi fa pensare a una sorta di ossimoro, ovvero, a quella che definirei una forma di scultura bidimensionale, in cui è possibile cogliere la profondità dell’opera, avvicinandosi ad essa, entrandoci dentro ed esplorandola con lo sguardo - come in un video - e girandoci intorno, ma ricordandosi, ad un tratto, che non è una scultura a tutto tondo, che è altro. I suoi lavori sono evanescenti e, al contempo, assolutamente reali. La materialità dei corpi viene percepita infatti come tale, ma assume una connotazione eterea, leggera e vaporosa”.
A tutto ciò va sottolineato che il motore della ricerca di Piana parte dal Sociale che coniuga nel significato della fusione dei corpi, della loro sessualità, delle migrazioni dai continenti, del movimento stesso della terra, in una mutazione costante che però non dimentica le proprie radici, l'humus culturale da cui nascono, la sua passione per l'antropologia.
"Ogni individuo può e deve costruire/decostruire, fare/disfare liberamente la propria identità: questo coincide con la “performatività” dell'agire e del fare. I miei corpi si intrecciano cercando un ordine indipendente di sviluppo, abbattendo i giudizi ed i pregiudizi, in una società dove la cultura non cataloga ma accetta le diverse sfumature delle diversità. Non esistono più confini rigidi a cui aderire per avere un ruolo sociale: la propria “identità” trova uno sviluppo autonomo, indipendente. i corpi si intrecciano, si compenetrano; in formazione ed evoluzione, a metafora di questa mutazione."
A Milano Gigi Piana espone nove opere di varie dimensioni, cinque delle quali realizzate appositamente per la Galleria di Arte Contemporanea Après-coup Arte.
Fra tutte le “trame” esposte va segnalato in particolare il trittico “free_still#olga_2” con il quale l’osservatore potrà interagire facendolo scorrere su binari predisposti, sovrapponendo o separando i diversi livelli che lo compongono.
Scrive nella presentazione Sarah Lanzoni: “La ricerca di Gigi Piana per la galleria Après-coup Arte, legata in particolare allo studio del corpo in movimento nel periodo futurista, sviluppa ulteriormente il tentativo audace di andare al di là di ogni cliché nella sua rappresentazione [...]. Gli stop, in cui i danzatori sono stati fotografati, nella produzione di Piana sono resi a livello iconografico in maniera dinamica e rappresentano i momenti della vita in cui l’essere umano tira le somme, in cui si ferma e osserva i punti da cui è partito e dove è arrivato”.
Ogni performer è stato ritratto in scatti che registrano il movimento libero del soggetto durante l’azione, a partire dalla posizione fissa della prima foto in ordito. Le immagini singole sono state in seguito sovrapposte a formarne una sola.
La direzione conferita da Piana alla sua ricerca sul movimento nasce dall’esperienza iniziata nel 2016 con il progetto “STILL-Body Experience With Digital Brain”, vincitore del bando “ORA! LINGUAGGI CONTEMPORANEI, PRODUZIONI INNOVATIVE” promosso dalla Compagnia di San Paolo. Questo percorso artistico sperimentale è stato sviluppato a partire da un’idea del danzatore Daniele Ninarello, in collaborazione con l’interaction designer Emanuele Lomello, l’artista visivi Gigi Piana e NABA - Nuova Accademia di Belle Arti di Milano, con il coordinamento di Silvia Limone, per riflettere sul “fare arte” come atto rivoluzionario per l’uomo contemporaneo.
STILL trova un seguito nelle opere realizzate per questa personale, che va intesa come uno scatto in avanti, un’evoluzione nel processo di maturazione artistica di Piana negli ultimi anni.

Gigi Piana, artista visivo, con esperienze maturate negli ambiti delle installazioni, della performance e del video. Vive e lavora tra Torino e Biella.
Prioritario l’utilizzo del mezzo video, sia per ciò che riguarda le installazioni che le performance, utilizzando abitualmente la ripresa diretta.
Nell’arco degli anni ha svolto la sua personale ricerca creando un peculiare linguaggio personale che si esprime attraverso l’utilizzo di materiali trasparenti, fili rossi, scritte: elementi minimi, sia nei lavori a muro che in performance ed installazioni site-specific. Nell’ultimo periodo la sua ricerca artistica si è evoluta in relazione alla tradizione tessile biellese con l’utilizzo dell’intreccio di tessuti di materiali plastici come propria cifra stilistica.

Mostre personali
- “Fino a qui” (Villa Schneider, Biella) 2002
- “Alla Corte dell’Arte” (Andorno, Biella) 2004
- “Rapporti A2”, personale con Luciano Pivotto (Officine CAOS, Torino) 2007
- “BI-BOx1”, inaugurazione spazio BI-BOx (Biella) 2011
- “Invasioni”, 6 personali a confronto (Palazzo ex ENEL – BI-BOx, Biella) 2013; - “intrecci_in_tessuti (BI-BOx, Biella) 2014
- “ricerca_d_identità” (Paola Meliga Gallery, Torino) 2015
- “ricerca_d_identità” (Adiacenze, Caravan SetUp, Bologna) 2015 Cortile Lagrange Palazzo Cavour (Totino) 2016.
Mostre collettive
- “Archeologia Futura” a cura di Michelangelo Pistoletto e Gabriele Boccacini per la Biennale dei Giovani Artisti “BIG 2000” (Torino)
- installazione “mirror” nell’ambito di “BIG 2000” (Caraglio, Cuneo); “Villaggio Globale” (La Valletta, Malta) 2002
- “Le Pareti della Solitudine” Cittadellarte-Fondazione Pistoletto (Biella) 2002
- “Gemine Muse” (Biella) 2003
- “100 volte Stalker” (Glasgow, Inghilterra) 2004
- “Food Design” (Torino) 2004;
- “Gemine Muse” (Roman, Romania) 2004
- “Art Luggage” (Catania) 2007; “13×17” Padiglione Italia (Venezia ed altre sedi: Napoli, Biella, Pescara, Palermo, Bologna, Roma) 2007-08
- “Quotidiana” (Padova) 2007
- “13×17” Biennale di Venezia (Bologna) 2012
- “The Others” (Torino) 2013-14
- “Setup Art Fair” (Bologna) 2013-14-15
- “t_essere_territorio” installazione-performance a 1.900 metri con Gabriella Maiorino (Olanda), a cura di Ewa Gleisner (Lago del Mucrone, Biella)
- “SWAB” Barcellona (Spagna) 2015 portanova12 gallery (BO), SetUp Art Fair 2016 (Bologna) Riccardo Costantini Contemporary (TO), curato tra gli altri da: Antonio Arevalo, Guido Bartorelli, Philippe Daverio, Irene Finiguerra, Olga Gambari, Teresa Iannotta, Marina Mojana, Stefania Schiavon, Angela Vettese, Alessia Locatelli, Alice Zannoni.

Ha collaborato con Michelangelo Pistoletto a Cittadellarte-Fondazione Pistoletto (Biella) dal 1997 al 2004.
Lavora stabilmente come performer con il gruppo teatrale torinese “Stalker Teatro” dal 1997, con esperienze in Italia e all’estero (Francia, Spagna, Portogallo, Polonia, Israele, Inghilterra, Malta). Ha realizzato con la compagnia coproduzioni nazionali ed internazionali con: Akademia Ruchu (Polonia), Gabriella Maiorino (Olanda), Ex Nihilo (Francia), Scena Plastyczna (Polonia), Eugenio Barba (Danimarca), Remondi&Caporossi (Italia), Pierre Byland (Francia), Marigia Maggipinto (Italia).
Ha curato per la Città di Biella l’allestimento della mostra permanente “Spazio della Memoria” negli spazi sotterranei di Villa Schneider, dedicato al ricordo dell’occupazione nazifascista della villa, utilizzata come luogo di torture, interrogatori e deportazione.
Ha collaborato con diversi artisti, tra cui l’artista visiva Laura Testa, con la quale dal 2000 esegue installazioni e performance; la coreografa italiana, residente in Olanda, Gabriella Maiorino; l’artista indiano Rabindra Patra. Dal 2014 collabora con continuità con la fotografa polacca Ewa Gleisner. Esegue collaborazioni artistiche con aziende e privati: “profondità di tela”, installazione per campagna pubblicitaria “Filrus” (Italia) 2012; “persone – numeri – banca ”, installazione per la copertina del libro “WelcomeBank”, Napolitano e Visconti, Edizioni Egea (Milano) 2011.
Fonda nel 2000 con Stefano Bosco, Laura Testa, Toni Spanedda, Aurelio Gentile e Maria Bruni il gruppo RAIII con cui esegue esperienze performative ad indirizzo di tipo multimediale (utilizzo di Internet, dirette televisive, creazione di format).
Collabora con la Facoltà di Filosofia di Torino su sperimentazioni che riguardano la percezione visiva. Docente di Riprese e Montaggio video presso l’Istituto “Albe Steiner” di Torino, specializzazione Audiovisivi.
È presidente del Cine Club di Biella “la Pecora Elettrica”.
Lavora come regista e tecnico video per enti tra cui “Cittadellarte – Fondazione Pistoletto” (Biella), “Museo del Territorio di Biella”, ecc.
Partecipa con diversi video a festival internazionali: con il film “Più vicino” realizzato con Beppe Anderi, con la partecipazione di Michelangelo Pistoletto, venduto e passato da Studio Universal a: “Torino Film Festival” 1999, “Arcipelago” Roma, “Visioni italiane” Bologna, “Bellaria Film Festival”; e con i video “Passaggi a nordovest ’98, ’99, ’00, ’03” realizzati con Alessandro Amaducci, Beppe Anderi e Barbara Rossi.
Esegue documentazioni video con passaggi televisivi su RAI Arte. Nel 2004, partecipa come invitato al “Torino Film Festival” e al “Roma Film Festival” con il documentario “Viaggio nel silenzio del tempo” (intervista ad Alexander Sokurov). Nel 2006, realizza con Fabio Pettirino il documentario “Mondi allo Specchio” prodotto da Love Difference/Cittadellarte – Fondazione Pistoletto, Regione Piemonte, Fondazione Cassa di Risparmio di Biella.
Cura con Grazia Paganelli e Giuseppe Gariazzo la rassegna ed il catalogo “Cinemadisvolta” per Cittadellarte – Fondazione Pistoletto dal 2005, cura con gli stessi la prima edizione del “Concorso Internazionale del VideoRacconto” a Cittadellarte nel 2008.
Svolge ruoli di attore in produzioni cinematografiche con i registi: Cristina Andreone “Password” 1997; Beppe Anderi “Viaggio nella città di carta” 2001, “Senza fine di lucro” 2002; Cocito e Pastore “Come fossili cristallzzati nel tempo” 2000; Corso Salani “I casi della vita” 2009; Dario Argento “Dracula 3D” 2012.


Gigi Piana - moveo_ergo_sum (piccoli movimenti rivoluzionari)
A cura di: Sarah Lanzoni
Dal 12 gennaio al 17 febbraio 2018
Ingresso: libero
Orari: da martedì a sabato dalle 8.30 alle 22.00
Ufficio stampa: Studio de Angelis - Tel. 02 45495191 - M. 345 7190941 - info@deangelispress.it

GALLERIA APRÈS-COUP ARTE
Via Privata della Braida 5
Milano
Info: Sarah Lanzoni -  t. 02 38243105 - galleria@apres-coup.it
 
Gigi Piana - Via Piave, 16 - 13900 Biella - gigi.piana@yahoo.it - M. +39 320 335 0638

 

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M.O.G. (Morgana Orsetta Ghini): Smalt guld, Ncontemporary e mc2gallery, Milano, 20/12/2017

In occasione del Natale, durante la mostra “Ardent” di Ruben Brulat, Ncontemporary e mc2gallery sono lieti di presentare “SMALT GULD” (traduzione di “oro fuso” in svedese) una esposizione per una giornata intera delle sculture-gioiello di M.O.G. (acronimo di Morgana Orsetta Ghini, classe 1978).

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Per saperne di più

Michel Comte: Black Light, White Light, Triennale di Milano, 28/11/2017

“Quando mio nonno (il primo aviatore svizzero) Alfred Comte attraversò le Alpi nel 1914 per la prima volta, ritornò con immagini incredibili di maestosi ghiacciai: gigantesche masse bianche coprivano quasi per intero le catene montuose. Quasi un secolo più tardi, ho scalato molte vette e mi sono reso conto del rapido scioglimento dei nostri ghiacciai e delle calotte glaciali globali. Per tre decenni sono quindi tornato negli stessi luoghi e ho scattato molte immagini da elicotteri aperti, scivolando tra le nuvole, o semplicemente arrampicando e testimoniando la scomparsa delle calotte glaciali e dei ghiacciai del mondo."

Michel Comte

Michel Comte, © Gianni Marussi, 28/11/2017

 

La grande installazione di Michel Comte: Black Light, White Light rivela la forza ispiratrice della natura e della bellezza. Dopo l’inaugurazione di Light al MAXXI di Roma il 14 novembre l’artista svela alla Triennale di Milano Black Light, White Light una nuova grande installazione, seconda tappa di un percorso espositivo che esplora l'impatto del declino ambientale sui ghiacciai e sui paesaggi glaciali del mondo.
Con il suo studio dei paesaggi naturali attraverso sculture su larga scala, fotografie, video installazioni e proiezioni, Michel Comte mette in evidenza il rapido processo di cambiamento del clima, l’innalzamento dei livelli degli oceani e la progressiva riduzione
delle superfici dei ghiacciai, essenziali per la nostra sopravvivenza su questo pianeta.
Due mostre fanno parte di questa straordinaria presentazione: Light a Roma presso il MAXXI dal 14 novembre al 10 dicembre 2017 e Black Light, White Light alla Triennale di Milano dal 28 novembre al 1 gennaio 2018.

Il lavoro di Comte nasce dalla sua ultradecennale passione per l'arrampicata e l'aviazione,
che gli ha offerto l'opportunità di osservare e rappresentare paesaggi glaciali in tutto il mondo.
L'installazione alla Triennale di Milano invita i visitatori in un mondo silenzioso e luminoso dove è possibile apprezzare la preziosa energia che il pianeta Terra - insieme all'umanità - può produrre. In questa seconda tappa del percorso espositivo, l'artista prevede che sia possibile immaginare come le traiettorie possano essere definite; che il nostro destino non sia semplicemente scritto nelle stelle.

Black Light, White Light rivela come il potere della natura e della bellezza ci può ispirare per creare un mondo migliore.
Siamo al punto di svolta, e grazie alle nuove tecnologie e alla conoscenza di oggi abbiamo la possibilità di intraprendere un reale cambiamento verso il meglio.” - sottolinea l’artista Michel Comte - “I visionari hanno dimostrato ciò che un uomo con una vera convinzione e un piano d’azione sia in grado di raggiungere. La nostra visione deve essere chiaramente orientata verso la luce. Con Light, voglio sottolineare che noi abbiamo il potere di creare un futuro migliore e più pulito… Questo progetto dimostra il rapido processo di cambiamento climatico e di innalzamento del livello degli oceani, associato alla riduzione delle superfici glaciali, essenziali per la nostra sopravvivenza”.
Light e Black Light, White Light sono le prime tappe di un percorso espositivo che si articolerà in diversi luoghi nel mondo tra il 2017 e il 2018. Non si tratta soltanto della presentazione di una raffinata serie di opere, ogni tappa ha l’ambizione di agire come richiamo alla realtà e alla verità, come dichiarazione politica e chiamata alle armi. 
Black Light, White Light presenta con grande potenza l’effetto del cambiamento climatico sugli habitat glaciali del pianeta. Per questo il WWF Italia ha deciso di sposare questo progetto accompagnandolo con una serie di attività di sensibilizzazione sul tema del climate-change, in parallelo alla campagna “Planet is Calling”, che punta a rendere consapevole il grande pubblico sulla necessità di rispondere con azioni concrete ai forti segnali che il Pianeta ci ha lanciato nel corso del 2017.

Il 28 novembre 2017, la Triennale di Milano apre la seconda parte del progetto Light.
L'aspetto di questa installazione deriva da una lunga storia personale di esplorazione del globo e di osservazione delle gigantesche superfici dei ghiacciai.
Noi siamo ora a un punto di non ritorno, abbiamo la possibilità con le nuove tecnologie e la nostra conoscenza di intraprendere un reale cambiamento verso un futuro migliore. Black Light, White Light, con un linguaggio molto semplice ma concettuale, ci mostra il potere della natura e della bellezza che ci dovrebbe guidare verso un pianeta più pulito. Elon Musk ha dimostrato ciò che un uomo con una vera convinzione e un piano d’azione sia in grado di raggiungere. L'energia pulita e i nuovi modi per costruire le città possono darci vite migliori e aria pulita da respirare.
L'arte contemporanea ci offre la libertà e il potere di parlare concretamente di questi temi e la seconda parte di Light mostra che possiamo cambiare direzione.
L'installazione in Triennale ci porta in un mondo silenzioso, dove tutti dovrebbero sentire quanto sia importante valorizzare l'energia preziosa che la Terra, insieme agli uomini, può produrre.
Qualcosa che si libra nell’aria potrebbe cambiare la nostra vita e la nostra visione deve essere chiaramente diretta verso la luce. Ciò che la NASA ha scoperto fin dalla fine degli
anni '50 sta ora guidando la nostra strada verso il futuro.

Michel Comte
Water is the oil of future”, 1975 at Club of Rome

Michel Comte, Light, 2017, AialikGlacier

WWF 2017, ANNO HORRIBILIS PER IL PIANETA

Uragani, incendi, sbiancamento coralli, ondate di calore, isole di plastica. Nell'Album del WWF  i 7 segnali lanciati dalla Terra.
Parte oggi la Campagna “Planet is Calling” per rispondere al grido del Pianeta con azioni immediate e concrete
E la sede WWF si  veste con un messaggio per il Pianeta 

Acceleratore dei fenomeni: i cambiamenti climatici, di cui si discute in questi giorni alla COP23 di Bonn.
Nel 2017 abbiamo visto un brutto film e a raccontarcelo è stato il nostro Pianeta. Abbiamo assistito ad un Anno horribilis a giudicare dalle immagini che ci ha mostrato: uragani e alluvioni, riduzione delle banchise polari e dei ghiacciai, moria di barriere coralline per i fenomeni di sbiancamento, si sono succeduti in tante parti del mondo e con un’intensificazione dei fenomeni accelerata, presenza pervasiva delle plastiche nei mari e negli oceani, continuo degrado di ambienti naturali straordinariamente importanti, come le foreste, perdita continua di specie viventi, segnali sempre più evidenti di una sesta “estinzione di massa” dovuta all’intervento umano, siccità , con ondate di calore che hanno innescato più facilmente anche incendi persino in regioni remote come Siberia e Groenlandia. Non ultimo, l’incremento delle ondate di flussi migratori dai paesi più poveri, a dimostrazione del forte legame tra crisi degli habitat e crisi umanitaria.  
Per rispondere all’SOS del Pianeta il WWF ha lanciato oggi la sua iniziativa “Planet is Calling” come prima fase della sua Campagna di Natale “WWF is Calling”. Questa mattina la sede WWF di Roma si è vestita del messaggio per il Pianeta con uno striscione che resterà  visibile fino a fine anno e inaugurato con alcuni degli Ambassador dell’Associazione: Michele Carpente, Elena Di Cioccio e Alessandro Tersigni. Il WWF ha anche realizzato l’ALBUM 2017, sette segnali, lanciati in diverse parti del Pianeta, che mostrano l’impressionante effetto del crescente cambiamento climatico e di altre nostre azioni insostenibili: i tanti “frames” scorrono anche nella clip video “PLANET IS CALLING” - 30 secondi con una sequenza in crescendo di episodi a cui abbiamo assistito nel corso dell’anno e che, nel loro insieme, denunciano una preoccupante accelerazione dei fenomeni estremi e delle crisi di sistemi naturali.
Il lancio della Campagna è avvenuto anche in coincidenza dell’inaugurazione a Roma, presso il Museo MAXXI, del progetto d’arte contemporanea Light di uno dei più importanti artisti e fotografi al mondo, Michel Comte. Si tratta di una raccolta di lavori che esplora l’impatto ambientale del riscaldamento globale sui ghiacciai del pianeta. Il WWF ha deciso di sposare questo progetto anche in continuazione del percorso di partnership avviato col MAXXI per diffondere la cultura e la sensibilizzazione in difesa dell’ambiente. Nel corso della sua Campagna il WWF realizzerà una serie di attività di sensibilizzazione sul tema climate-change e accompagnerà  la tappa di Light presso la Triennale di Milano.
Per il WWF l’urgenza è quella di invertire subito questa tendenza: i sistemi complessi si stanno avvicinando a situazioni critiche che noi stessi potremo non essere in grado più di invertire. Ecco perchè il fattore tempo è così importante. Il momento per agire è ora, e non possiamo solo aspettare che governi e autorità  si attivino per tempo, possiamo essere tutti ora attori del cambiamento. Nelle prossime settimane il WWF proseguirà  la sua Campagna WWF is Calling raccontando le storie dei tanti “Eroi di Natura” che stanno cambiando, con grandi e piccole azioni quotidiane, il senso di questa corsa verso la perdita di specie e habitat attraverso soluzioni per combattere il cambiamento climatico e per adattare le proprie comunità  ai fenomeni già  in atto.

ALBUM 2017: L’ANNO IN CUI IL PIANETA HA ACCELERATO LA SUA CRISI
La visione di insieme dei momenti più significativi va oltre la sequenza temporale: l’accelerazione evidente denuncia il fatto che per molti processi di persistente degrado dei sistemi naturali siamo ormai molto vicini al sorpasso di punti critici, oltre i quali la nostra capacità  di azione per sovvertire la situazione può essere quasi nulla. La successione degli uragani nell’area atlantica e soprattutto della loro forza e intensità  ha lasciato colpiti molti studiosi; la visione di tre uragani insieme, Katia, Irma e Josè, fotografati dai satelliti, ha sorpreso tutti. Una fotografia satellitare così è apparsa una significativa preoccupante novità. Globalmente nella stagione si sono scatenati ben 16 uragani. Inoltre, per diversi ecosistemi forestali che costituiscono una fonte indispensabile di ossigeno e di sequestro di CO2, in condizioni di forti ondate di calore e prolungati periodi di siccità  non sono più “sequestratori” di anidride carbonica (biossido di carbonio) ma diventano emettitori di CO2.
Il cambiamento climatico del quale si sta discutendo in questi giorni nel nuovo summit a Bonn (la 23ª conferenza delle Parti, COP, della Convenzione ONU sui cambiamenti climatici) è un facilitatore di questi processi. Quest’anno si è rafforzata la concentrazione di anidride carbonica nella composizione chimica dell’atmosfera che ha sorpassato le 400 ppm (parti per milione di volume) già nel 2016. Una concentrazione simile non è presente nell’atmosfera da almeno 800.000 anni (dati accertati dalle bolle d’aria presenti nei carotaggi dei ghiacci di questo lungo periodo) e, secondo i dati paleoclimatologi indiretti, le 400 ppm sono state raggiunte 3-5 milioni di anni fa durante la metà del Pliocene; in quel periodo i ghiacciai della Groenlandia e dell’Antartide si erano fusi o ritirati, il livello dei mari era superiore di 10-20 metri rispetto al livello attuale e la temperatura era di 3-4°C superiore a quella attuale.
È necessaria una grande pressione pubblica sui governi e sulle autorità politiche, e il WWF si batte per realizzare concretamente l’Accordo di Parigi sul clima e l’Agenda 2030 con i suoi 17 Obiettivi di Sviluppo Sostenibile, documenti sottoscritti da tutti i paesi del mondo in sede Nazioni Unite, nonchè un grande Patto internazionale sull’ambiente, come indicato dal Presidente francese Macron alle Nazioni Unite, che metta insieme l’impegno di tutti per salvaguardare i sistemi naturali di tutto il mondo che costituiscono la base fondamentale del nostro sviluppo e del nostro benessere” - ha dichiarato Donatella Bianchi, Presidente del WWF Italia - “Al fianco di questa opera di pressione tutti possiamo fare qualcosa ogni giorno, con azioni concrete, per ridurre il nostro impatto sulla natura. E già oggi sono tanti gli esempi di soluzioni adottate da comunità in tante parti del mondo che stanno facendo la differenza. Grazie al WWF puoi fare parte di chi si preoccupa del nostro futuro, di quello dei nostri figli, figlie e nipoti e delle generazioni che verranno. E della natura che garantisce il nostro futuro”.

Michel Comte: Black Light, White Light
A cura di: Jens Remes
Dal 28 novembre 2017 al 1 gennaio 2018
Ingresso: Libero Orari: Martedì - Domenica 10.30 - 20.30

Ufficio Stampa italiana: Lara Facco - press@larafacco.com - Tel.+39 02 36565133 - M.+39 349 2529989
Ufficio Stampa internazionale: Júlia Frate Bolliger at Pickles PR - julia@picklespr.com - T.+ 49 176 25155891

Triennale di Milano
Viale Alemagna 6
Milano

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