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Martesana incontra l’arte & il paesaggio, 24/30 giugno 2017, Milano

Sabato 24 giugno, a partire dalle h 18, s’inaugura lungo il naviglio della Martesana, Marte: un’esposizione d’arte ambientale che intreccia paesaggio e arte contemporanea con l’obiettivo di rileggere il territorio attraverso la creatività, l’integrazione sociale e la fluidità delle idee a cui l’acqua rimanda. Da Melchiorre Gioia (Cassina de Pomm) all’Anfiteatro Martesana, nove giorni di installazioni d’arte open-air, proiezioni video, passeggiate e performance che raccontano, reinventano e svelano l’identità del luogo.

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Immensità di Valentino Vago, Fondazione Antonio e Carmela Calderara, Vacciago di Ameno (NO)

Luminoso è il lavoro nobile; ma essendo
nobilmente luminoso esso dovrebbe
illuminare le menti, così che esse potessero
viaggiare verso la Luce Vera...”

abate Sugerio di Saint Denis

Siamo per le superfici grandi perchè hanno una forza inequivocabile”

Rothko e Gottlieb

È la luce trascendentale che dipingo. Ogni luce esistente nel mondo esterno non mi interessa, quella che entra in una giornata di sole è luce terrena, la mia è luce dello spirito.

Valentino Vago

La Fondazione Antonio e Carmela Calderara propone per la stagione 2017 la mostra Immensità, personale di Valentino Vago, che nasce quasi naturalmente come frutto di un’amicizia storica tra Antonio Calderara e Valentino Vago, testimoniata anche dalla presenza di un’opera del pittore di Barlassina all’interno della Collezione.
Alla Fondazione Calderara di Vacciago è esposta una selezione di opere che testimonia l’ultimo felice periodo dell’opera di Valentino Vago che nasce principalmente da una sensibilità per il colore che è vibrazione luminosa effusiva, fattore fondante che accomuna la ricerca del pittore di Barlassina a quella di Calderara.

Quest’ultimo, più avanzato nel suo percorso artistico, sentiva nei confronti del giovane Vago una consonanza non tanto di esiti formali, quanto più di serietà di vocazione e un comune afflato verso l’infinito e l’incommensurabile. Entrambi partono dal desiderio – o forse addirittura dalla necessità – di trasportare sulla tela, attraverso il colore e la luce, una bellezza vista e vissuta. Ma nel restituirci questa bellezza le donano un respiro di infinito.
I colori utilizzati da Vago, spesso timidi, sono il giallo, amato fin dall’inizio, il celeste, trovato nella sua peculiare sfumatura ultraterrena all’inizio degli anni ottanta, il rosa, scoperto alla metà dei settanta e il bianco che conquista sempre più spazio. Colori che l’artista ottiene con un procedimento di detournement della tradizionale tecnica della pittura ad olio, fatta di molteplici passaggi, sovrapposizioni e velature, che necessitano di lunghi tempi di asciugatura e che danno alle stesure uno spessore materico. Diversamente, il suo colore, una volta applicato, imprime un respiro vivo a qualsiasi supporto, carte, tele e pareti.
Le tele più recenti di Valentino Vago hanno progressivamente perso ogni rifermento segnico, lasciando il campo allo spazio che si fa sempre più glauco, intriso di luce di un altro mondo e ricco di vibrazioni quasi impercettibili.

Ho capito che si poteva dipingere senza rappresentare nulla. Da allora ho sempre proceduto cancellando il mondo”, come l’artista stesso dice. “Sto facendo la cosa che ho sempre desiderato fare, cioè un quadro fatto solo di luce con un riverbero di luce ancora più potente sotto. Quella piccola differenza, o grande differenza di luce che c’è sotto è quello che sposta tutto lo spazio in una dimensione diversa”.

La pittura di Vago è come se avesse inscritto nel nome dell’autore il proprio destino, che è quello di agire principalmente innescando un perpetuo movimento nella percezione dell’osservatore” come scrive Elisabetta Longari nel catalogo che accompagna la mostra. “Indeterminatezza, incompiutezza e infinità sono quasi sinonimi. Il colore, che è la forma primaria che l’energia assume, è il tramite. Assottigliato e instabile, sembra continuamente tentare una ridefinizione. Lo spazio pulsa a causa di un colore che, diversamente illuminato, sprigiona lentamente la sua tendenza al movimento, manifestando un andare verso che non giunge mai a termine. Ogni tela rappresenta uno stadio momentaneo di una trasformazione infinita, e costituisce una stazione di un lento trascolorare dal buio alla luce, fino al bianco abbacinante e incontaminato di alcune ultime tele”.

Un catalogo con testi di Elisabetta Longari e Paola Bacuzzi accompagna la mostra Immensità.

L’esposizione occupa le sale delle mostre temporanee, affacciate sullo spazio verde della secentesca sede della Fondazione Calderara a Vacciago sul lago d’Orta, dove è custodita ed esposta la collezione di respiro internazionale che l’artista ha costituito nel corso della sua vita.

Gianni Marussi e Valentino Vago, Galleria Luca Tommasi, Milano

Valentino Vago è nato a Barlassina nel 1931, vive e lavora a Milano. Terminati gli studi all’Accademia di Belle Arti di Brera, nel 1955 espone alla VI Quadriennale d’Arte di Roma. La sua prima personale è nel 1960, a Milano, al Salone Annunciata.
Nel suo lungo percorso artistico ha esposto in numerose mostre personali e importanti collettive in Italia e all’estero. Si ricordano le partecipazioni a rassegne realizzate dalla Biennale di San Paolo, al Kunstmuseum di Colonia, alla Hayward Gallery di Londra, al Grand Palais di Parigi e, ancora, nei musei di Francoforte, Berlino, Hannover, Vienna.
Milano gli ha dedicato importanti antologiche, tra cui quelle a Palazzo Reale, al Pac – Padiglione di arte contemporanea e al Museo Diocesano di Milano. I suoi lavori sono presenti in importanti collezioni private e pubbliche italiane e straniere.
Dal 1979 si è dedicato, con continuità, alla pittura murale, dipingendo ambienti pubblici e privati in Italia e all’estero. Oltre una decina di opere abitabili sono all’interno di chiese. La prima, quella di San Giulio a Barlassina, è del 1982, la più vasta (12.000 mq), dedicata a Nostra Signora del Rosario, è stata consacrata nel 2008 a Doha (Qatar).
Nel 2011 è stato pubblicato il Catalogo Ragionato delle opere, edito da Skira.
Per l’edizione 2012 del Premio Presidente della Repubblica‚ gli Accademici di San Luca hanno segnalato Valentino Vago, al quale è andato il prestigioso riconoscimento alla carriera. Dal 2014 è accademico di San Luca.

Valentino Vago, Giuseppe Guarino: Una poetica senza problematicaLe Arti, aprile 1961

Annamaria Raini, Mostre a Milano, Le Arti, dicembre 1965

La Collezione Calderara, allestita dal pittore Antonio Calderara (Abbiategrasso 1903- Vacciago 1978) nella sua secentesca casa-studio di Vacciago, si compone di 327 opere di pittura e scultura contemporanee, delle quali 56 sono di Calderara stesso e 271 di diversi artisti europei, americani, giapponesi e cinesi accomunati al maestro da rapporti di amicizia e di stima o da affinità di ricerca, tra cui Lucio Fontana, Piero Manzoni, Victor Vasarely, Kengjiro Azuma, Grazia Varisco, Dadamaino, Osvaldo Licini e Arnaldo Pomodoro. La Collezione offre pertanto un’ampia documentazione delle avanguardie internazionali degli anni Cinquanta e Sessanta, con particolare attenzione all’astrattismo geometrico, all’arte cinetica, alla op art e alla poesia visiva. Sono rappresentati anche alcuni aspetti delle avanguardie storiche. L arte di Calderara è illustrata con un gruppo di opere fra le migliori del periodo figurativo e con una selezione esemplare della successiva fase astratto-concreta.

Immensità di Valentino Vago
Apertura Fondazione: dal 15 maggio al 15 ottobre
Inaugurazione: sabato 24 giugno 2017 ore 17.

Orari: da martedì a venerdì: 15.00/19.00; sabato e domenica: 10.00 /12.00 – 15.00 / 19.00; lunedì chiuso
Ingresso: gratuito
Ufficio Stampa: Fondazione Antonio e Carmela Calderara – Anna Alemani- 338 3075244 – aalemani@libero.it – annina.alemani@gmail.com
Indicazioni stradali: Vacciago è una frazione di Ameno. Per arrivarci si prende l’autostrada dei laghi, direzione Varese, fino all’uscita, in direzione Gravellona Toce, di ARONA. Dopo il casello girare a sinistra, seguendo le indicazioni Lago d’Orta, Invorio, Armeno, Ameno, e dopo la località Lortallo, a sinistra, Vacciago.

FONDAZIONE ANTONIO E CARMELA CALDERARA, VACCIAGO DI AMENO
via Bardelli 9
Vacciago di Ameno (NO)
Tel. 0322 998192 – www.fondazionecalderara.it

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Festival BergamoTOONS, 2 sull’arte di Simpson e Allegro non troppo, Bergamo

Dal 22 al 24 Giugno 2017, Bergamo diventerà per 3 giorni la capitale mondiale del cartoon grazie al Festival BergamoTOONS: la prima edizione di una rassegna costellata di eventi, conferenze, proiezioni e mostre dedicati al cinema di animazione.
Il fil rouge della manifestazione sarà lo humourcon proiezioni di film all’insegna del buonumore: un taglio che contraddistingue tante delle opere animate di Bruno Bozzetto, il regista e cartoonist bergamasco, Presidente Onorario dell’Associazione BergamoTOONS, organizzatrice della tre giorni orobica. 
A fargli visita da Hollywood l’amico e collega David Silverman, il regista che 30 anni fa portò in TV i primi episodi de I Simpson animando i disegni del cartoonist Matt Groening

SIMPSONS:David Silverman, Federico Fiecconi, © MATT GROENING – THE SIMPSONS TM&© 2017 Twentieth Century Fox Film Corporation. All rights reserved

Il distretto dell’arte bergamasco aprirà le sue porte all’animazione: giovedì 22 giugno alle ore 17.00 alla GAMeC, Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea, si inaugurerà alla presenza del regista Bruno Bozzetto la mostra di disegni originali L’Arte di Allegro non troppooltre 20 artwork originali, la maggior parte mai esposti prima e ordinati in mostra dalle curatrici Anita Bozzetto e Irene Bozzetto, conservatrici dell’archivio storico del padre Bruno. Questi fondali dipinti a mano e rodovetri (o “cels”), visitabili fino al 2 luglio, sono selezionatissimi tesori realizzati a metà anni Settanta dal team di Bruno Bozzetto per creare quello che è ritenuto il capolavoro del cineasta bergamasco:”Allegro non troppo” (1976). 

La GAMeC ospita dunque questa piccola preziosa mostra a cui seguirà la proiezione del film-documentario «Bozzetto non troppo» (2016) ma il momento clue sarà al Teatro Donizetti che vedrà di scena il magico incontro fra la musica “alta” e il grande cinema di animazione ospitando la proiezione del lungometraggio “Allegro non troppo” (1976) in versione hi-res appena restaurata. 
In Italia c’è già grande attesa anche per i momenti che in esclusiva mondiale tingeranno di “giallo Simpson” la città: la seconda giornata di BergamoTOONS, venerdì 23 giugno, sarà infatti un vero e proprio “Simpson day”: al mattino, l’Università ospiterà il dibattito Fenomeno Simpson con esperti e addetti ai lavori, con testimonianze “dal set” di Silverman e dell’animatrice bolognese Silvia Pompei, in arrivo appositamente da Hollywood; a seguire, a fine mattinata, vernissage della spettacolare esposizione inedita L’Arte dietro le quinte de I Simpsons, che rivelerà al mondo decine di artwork originali utilizzati per produrre il serial della Fox

SIMPSONS: David e Silverman e Silvia Pompei, © MATT GROENING – THE SIMPSONS TM&© 2017 Twentieth Century Fox Film Corporation. All rights reserved

La mostra, allestita nell’ex chiesa di Santa Maria Maddalena, in centro città, segnerà un affascinante e ironico incontro fra “(ex) sacro e profano”: santi e cherubini degli affreschi veglieranno fino al 15 luglio sulle dissacranti animazioni del serial Tv.
In programma anche una Maratona Simpson che riproporrà i migliori episodi della serie, scelti personalmente proprio dall’animatore David Silverman. 
Festa grande dunque per i Simpson ma anche per opere di nuovi autori, classici di grandi Maestri e per scintillanti anniversari di alcuni eroi dell’allegria animata, tra cui Daffy Duck e la vecchia gloria della Tv, il garbato eroe di cartone croato Professor Balthazar
BergamoTOONS creerà il magico connubio fra cultura, arte e cinema animato nei più prestigiosi spazi cittadini regalando al pubblico appuntamenti di grande attrattiva: mostre, incontri, proiezioni, workshop, masterclass con addetti al lavoro ma soprattutto il gran finale fissato per sabato sera 24 Giugno con il Cartoon Party.
Tutto a ingresso rigorosamente libero, in alcuni casi previa registrazione, fino a capienza della struttura.


BERGAMOTOONS è organizzato dall’omonima Associazione nata nel giugno 2016 per promuovere il cinema di animazione sul territorio. Ne sono soci fondatori  Valentina Mazzola (Presidente); Andrea Bozzetto (VicePresidente); Federico Fiecconi (Direttore Artistico); Gigi Tufano (Segretario); Oscar Mazzola (Tesoriere), con Presidente Onorario: Bruno Bozzetto 
BERGAMOTOONS  gode del patrocinio del Comune, dell’Università degli Studi di Bergamo e delle associazioni di settore Animation Italia, ASIFA Italia e Cartoon Italia. Alcuni appuntamenti del programma sono realizzati in collaborazione con Bergamoscienza, GAMeC e Accademia Carrara.
Ufficio Stampa BergamoTOONS: ufficiostampa@bergamotoons.it – Claudia Rota: cell. 348 5100463 – claudia.rota@dscpress.comFederica Crippa:  cell. 347 3741007 federica.crippa@dscpress.com

Per il programma dettagliato di eventi e proiezioni il riferimento è la pagina Facebook BergamoTOONS e il sito www.bergamotoons.itPer informazioni:  info@bergamotoons.it 

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Olì Bonzanigo: المطر الجافة / Pioggia secca, Project room #2, Viasaterna, MILANO

Pioggia secca è il secondo capitolo di una serie di mostre curate da Viasaterna e dedicate al lavoro di giovani artisti emergenti. In concomitanza con la mostra personale di Takashi Homma (Tokyo, 1962) La città narcisista, Milano e altre storie (a cura di Fantom), Viasaterna presenta per la prima volta il lavoro di Olì Bonzanigo (Milano, 1989), invitata a dialogare con lo spazio della galleria.
Nella project room, due misteriosi oggetti emergono dal buio e riverberano grazie alla luce di due lampade di Wood in vetro soffiato progettate appositamente dall’artista grazie al supporto dell’azienda Neonlauro, che ne evidenziano e ridisegnano le superfici. Fortemente legata ai processi artigianali di lavorazione la ricerca scultorea di Olì Bonzanigo non mira tanto al raggiungimento di una chiara ed esplicita purezza formale, ma, capace di accogliere imprevisti ed errori, si rivolge piuttosto allo studio della materia, dei suoi comportamenti, e delle trasformazioni che la investono nel tempo e nello spazio.
Spinta dal desiderio di indagare le diverse modalità di relazione e adattamento dell’uomo rispetto al territorio ed alle sue risorse, dopo una serie di viaggi attraverso il bacino del Mediterraneo, nel 2015 Olì Bonzanigo si trasferisce in Marocco, a Tamegroute, antico villaggio situato nella Valle del Draa.
30°16’N 5°40’W. È qui che scorre il fiume più lungo e importante del paese, attraversandolo per più di mille chilometri dalle vette dell’Alto Atlante sino all’Oceano Atlantico, ed è qui che Olì Bonzanigo inizia ad immaginare la serie di opere appartenente a المطر الجافة / Pioggia secca. Nel bel mezzo della Valle, là dove ancora crescono rigogliosi i palmeti e le distese di pastéques (angurie), nell’ultima oasi verde del Marocco, oggi messa in pericolo dalle incaute politiche di sfruttamento di un territorio sempre più a rischio di desertificazione proprio a causa delle ingenti quantità d’acqua di cui le angurie hanno bisogno per essere coltivate. 
Da qui le due opere in mostra: una fusione in bronzo a cera persa realizzata con la collaborazione di Fonderia Artistica Battaglia, che replica in scala 1:1 un’anguria, ormai trasfigurata, dopo essere stata svuotata della sua polpa ed essiccata attraverso un processo lento e meticoloso che l’ha vista esposta per quarantacinque giorni all’azione del tempo e degli agenti naturali; ed infine una tela in lino grezzo, proveniente dall’azienda di Salvatore Parlato (1858) e poi ricamata tono su tono, che si poggia direttamente al suolo e si offre allo spettatore quale trasposizione in miniatura di un paesaggio, mappa fisica e mentale di un territorio tanto circoscritto quanto complesso, come quello della Valle del Draa.
Seppur diverse tra loro, entrambe le sculture si offrono agli occhi dello spettatore quali figure senza fondo, presenze ambigue e a tratti depistanti, che si manifestano fuoriuscendo dal nero che le circonda. Scrive Georges Perec – Specie di spazi, Bollati Boringhieri, Torino 1989 – che “il nostro sguardo percorre lo spazio e ci dà l’illusione del rilievo e della distanza. È proprio così che costruiamo lo spazio: con un alto e un basso, una sinistra e una destra, un davanti e un dietro, un vicino e un lontano. Quando niente arresta il nostro sguardo, il nostro sguardo va molto lontano. Ma se non incontra niente, non vede niente; non vede che quel che incontra: lo spazio è ciò che arresta lo sguardo, ciò su cui inciampa la vista: l’ostacolo
Così le opere di Olì Bonzanigo sono immerse nel buio e rese visibili grazie alla luce di due sottili strutture al neon che, calandosi dall’alto in maniera quasi impercettibile quasi fossero gocce di pioggia, ne sfruttano il bianco delle superfici e permettono loro di farsi spazio nell’oscurità, evidenziandone morfologia e spessori, profondità e rilievi.

Nate da un percorso che procede per limature e sovrapposizioni, le opere di Olì Bonzanigo portano sulla pelle il carattere dell’impalpabilità. Sono sculture silenziose. Concentrate, eppure al tempo stesso così dense e stratificate da mostrarsi come in un continuo stato di in-potenza. Irregolari nel loro essere rigorose, esse recano sulla propria superficie una serie di segni e di tracce che, nel momento in cui si rivelano mentre riaffiorano da un indefinito profondo ed oscuro, presagiscono la possibilità di una trasformazione latente, sempre in procinto di manifestarsi.


Olì Bonzanigo
 è nata a Milano, 1989. Vive e lavora tra Milano, Palermo e Marrakech
Dopo la laurea in Belle Arti alla Byam Shaw School of Art di Londra, studia scultura insieme a Peter Kelley presso la London Academy, e poi disegno e pittura alla Slade School of Art. Nel 2012 torna a Milano dove inizia a lavorare presso la storica Fonderia Artistica Battaglia dove sperimenta tecniche e materiali, occupandosi parallelamente di progetti di ricerca e dando inizio ad un programma di residenze per artisti. Dopo una serie di viaggi tra Tunisia e Marocco, nel 2017 trasferisce il suo studio a Palermo, dove inizia a studiare Lingua e Cultura Araba presso l’Istituto Bourguiba. La sua ricerca artistica esplora un’ampia pluralità di linguaggi tra cui la fotografia, l’installazione e la scultura; focalizzandosi sull’origine e i movimenti delle materie prime, e su come esse abbiano influenzato le dinamiche tra civiltà. Nel 2014 partecipa alla Biennale di Marrakech con The 13th hour e poi di nuovo nel 2016 con il progetto Marble-sugar. Tra le mostre personali Studi festival presso lo Studio Amalia del Ponte (Milano, 2016) e Marble-sugar project presso Bank el-Maghreb (Marrakech, 2016), Blackground presso Spazio aereo (Venezia, 2015) e Viscera presso Halle Der Vollständingen Warheit (Colonia, 2012). Tra le collettive si ricordano Caput! Memento Mori presso Crypt Gallery (Londra, 2017), For them presso Voice Gallery (Marrakech, 2015), Impromptu ii-hydra presso Istituto Romeno in occasione di Arte Laguna Prize (Venezia, 2014), Le torri presso Fonderia Artistica Battaglia (Milano, 2013), Dungeness a minor presso la Byam Shaw School of Art (Londra, 2010) e Seasons presso Concourse Gallery (Londra 2008). Dal 2017 è rappresentata dalla galleria Viasaterna.


Irene Crocco è nata a Milano nel 1975; dal 2011 al 2014 organizza nella sua casa di Milano mostre di artisti contemporanei e chiama questo progetto “Da vicino”, con l’idea di avvicinare il pubblico alle opere e agli artisti. Nel 2015 apre a Milano VIASATERNA.
In precedenza ha collaborato con gallerie d’arte, quali Antonio Colombo e Nepente, con istituzioni tra cui la Fondazione Bevilacqua La Masa e l’Archivio Storico delle Arti Contemporanee della Biennale di Venezia e con riviste di settore. È direttore artistico della Fondazione La Raia, nata nel 2013 con l’obiettivo di promuovere una discussione critica sul tema del paesaggio, attraverso incontri e interventi di artisti, filosofi, architetti e paesaggisti.


Olì Bonzanigo – المطر الجافة / Pioggia secca
Project room #2  
A cura di: Viasaterna
Dal 21/06 al 21/07/2017
Orari: lunedì – venerdì, 12.00 – 19.00. Mattino e sabato su appuntamento
Ufficio Stampa: 
PCM Studio di Paola C. Manfredi – press@paolamanfredi.com – Tel. +39 02 87286582

VIASATERNA
Via Leopardi, 32
20123 Milano
Tel. +39 02 36725378 – www.viasaterna.com – info@viasaterna.com – Instagram viasaterna – Facebook viasaterna – Skype viasaterna

 

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Daniele Ranzoni, Lo scapigliato maudit, Gallerie Maspes, Milano, finissage 24 giugno

Dal 24 marzo al 24 giugno 2017, alle Gallerie Maspes una mostra rende omaggio a Daniele Ranzoni (1843-1889), uno dei maggiori esponenti della Scapigliatura con la mostra Daniele Ranzoni, Lo scapigliato maudit.
L’esposizione, curata da Annie-Paule Quinsac, autrice del catalogo ragionato dell’artista, presenta 10 tra i suoi più celebri capolavori, provenienti da collezioni private, in grado di ripercorrere alcuni dei temi più caratteristici della sua cifra stilistica.
Daniele Ranzoni, al pari dell’amico Tranquillo Cremona, si rese protagonista di una straordinaria stagione artistica, tutta milanese, idealmente iniziata con il Piccio e proseguita con Luigi Conconi e Virgilio Ripari, e fautrice di un linguaggio pittorico innovativo, svincolato dai modelli accademici, capace di esprimere i cambiamenti sociali e culturali dell’epoca, attraverso una stesura vaporosa, fatta di pennellate sfatte.
Il percorso espositivo prende avvio dal periodo di adesione alla Scapigliatura (La villa del principe Dolgoroncki a Belgirate), per passare a quello trascorso in Inghilterra (In contemplazione; Giovinetta inglese; Barboncino bianco), dove si trasferì tra il 1877 e il 1879, per divenire il pittore della nobiltà terriera e soprattutto della nuova, facoltosa ed elegante borghesia.
La rassegna prosegue analizzando la ritrattistica, uno dei campi in cui Daniele Ranzoni ha dimostrato eccelse doti pittoriche. Alle Gallerie Maspes è proposta un’importante selezione di dipinti di donne come il Ritratto della signora Vercesi o il Ritratto della signora Pisani Dossi, moglie di Carlo Dossi, esponente della Scapigliatura milanese, ma anche di bambini (Ritratto del bambino William Morisetti e Ritratto di Aristide Nicó), fatti su commissione dell’alta borghesia.
La mostra si chiude con i capolavori della tarda maturità, come Il ritratto della signora Antonietta di Saint-Léger del 1886, proveniente dalla Collezione Jucker, considerato uno degli ultimi e più intensi ritratti psicologici di Ranzoni e di tutta la ritrattistica dell’800 europeo, in cui la baronessa è colta in un atteggiamento quasi vulnerabile, priva del suo carattere tenace che ne aveva contraddistinto l’esistenza e in cui la pennellata scarna presenta una gamma cromatica risolta con minime variazioni di colore.
Il catalogo, Gallerie Maspes edizioni, contiene il contributo storico-critico di Annie-Paule Quinsac, il carteggio inedito di Giacomo Jucker sull’opera Il ritratto della signora Antonietta di Saint-Léger, oltre ai risultati delle analisi diagnostiche effettuate sulla stessa tela, a cura di Thierry Radelet, e a un approfondimento riguardante il suo restauro, a cura di Enrica Boschetti.

Daniele Ranzoni (Intra, 1843-1889) studiò a Brera e all’Accademia Albertina; successivamente, a Intra, strinse rapporti con artisti e intellettuali vicini alla scapigliatura e, memore delle soluzioni del Piccio, avviò una ricerca pittorica caratterizzata da delicati effetti di luce. Rientrato in Italia dopo un soggiorno a Londra (1877-1879), dipinse alcune delle sue opere più note, nelle quali la trasparenza del colore si fonde con la leggerezza dello sfumato. Dal 1885, afflitto da crisi depressive, abbandonò gradualmente la pittura.


Gallerie Maspes, fondata a Saronno nel 1967 da Luigi e Romano Maspes, è attualmente diretta da Francesco Luigi Maspes. Responsabile dell’Archivio e della Biblioteca è Melissa Raspa, mentre Elena Orsenigo è incaricata della gestione della sede espositiva. Dopo l’apertura della sede milanese in via Vincenzo Monti le Gallerie Maspes hanno inaugurato la nuova sede di via Manzoni 45, nel centro artistico e culturale di Milano. Specializzata in Pittura Italiana dell’Ottocento, in particolare delle Scuole lombarda, veneta e piemontese, organizza periodicamente mostre monografiche e tematiche accompagnate da accurate pubblicazioni, avvalendosi della collaborazione di alcuni tra i più importanti Storici dell’Arte.

DANIELE RANZONI. Lo scapigliato maudit
24 marzo – 24 giugno 2017
A cura di Annie-Paule Quinsac

Orari: da martedì a sabato 10.00-13.00; 15.00-19.00
Ingresso: libero
Catalogo: Gallerie Maspes edizioni

Informazioni: tel. 02 863885; info@galleriemaspes.com
Ufficio stampa: CLP Relazioni Pubbliche – Anna Defrancesco – tel. 02 36 755 700 – anna.defrancesco@clponline.it – www.clponline.it

Gallerie Maspes
Via Manzoni 45
Milano
www.galleriemaspes.com

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