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Archivi categoria : Pittura

Carlo Ramous: Materia e materia, Officine Saffi, Milano, dal 15 dicembre 2017

Inaugurazione 14 dicembre dalle 18.00 alle 21.00


Dal 15 dicembre al 17 gennaio le Officine Saffi presentano presso i propri spazi laboratoriali una piccola mostra dedicata alle opere di Carlo Ramous.
In esposizione alcune sculture degli anni '50, tra classicismo e sperimentazioni cubo-primitiviste, che dialogano con tecniche miste degli anni '70, testimonianza della grande sensibilità spaziale dell'artista. Completano la mostra diverse spille in ceramica del 1953, un'eccezionale produzione di sculture da indossare.
Dal temperamento riservato, sensibilissimo, Carlo Ramous ai suoi esordi non si presentò con immediatezza come profondo innovatore del fare arte, bensì come attento tessitore di fili che potessero intrecciare tradizione e futuro. Le sue prime prove nel secondo dopoguerra si erano infatti concretizzate nel solco del figurativismo di radice classica (Marino Marini era stato suo carismatico maestro a Brera), avvicinandosi in pochi anni a quel picassismo il cui influsso in Italia sarebbe stato suggellato dalle memorabili mostre dedicate al maestro spagnolo nel ‘53 a Roma e, poco dopo, a Milano, a Palazzo Reale.
Una delle sue prime palestre di esercitazione fu la terracotta. Ne testimoniano la vitale espressività alcune sculture che Ramous, fra la fine degli anni Quaranta e l’inizio dei Cinquanta, modellò a soggetto antropomorfo: nel 1955, “Testa” e “Grande donna seduta”, poi nel 1956 “Solitudine” e nel 1957 “Due figure”, opere tutte realizzate in cotto refrattario e ammantate dei toni caldi e scabri che al linguaggio di tale materia appartengono.
Fra figurazione e astrazione, già si avvertiva come l’artista stesse meditando altri percorsi che lo avrebbero allontanato dalla solida tridimensionalità che, desunta in parte dall’arcaismo mediterraneo in parte dal mondo dell’antichità classica, si era perpetuata nell’arte italiana fino al XX secolo. Si pensi ad Arturo Martini o al primo Manzù, quest’ultimo, tra l’altro, anch’egli maestro del giovane scultore milanese.
Ai primi anni Cinquanta, in particolare al 1953, risale la nascita delle prime spille in ceramica smaltata che riconducono al mondo muliebre sia per finalità ornamentale sia per scelte tematiche, nei soggetti e nei decori. Tali piccoli “gioielli”, creati per la moglie Lalli, ma anche per amiche e persone a lui vicine, come, per esempio, collezionisti ed estimatori della sua opera, avrebbero rivelato nel corso dell’iter artistico il coté intimista di Ramous, delicato, e garbatamente ludico. Volti, maschere, arcieri, gatti, colombe si susseguono a ritmo veloce su queste placche di qualche centimetro di diametro, caratterizzate da un segno creativo che zampilla vivace per tradursi in piccoli monili. Le comparazioni stilistiche con la produzione di ornamenti di altri artisti che, tra la fine degli anni Quaranta e i Sessanta, si sarebbe delineata in ambito europeo, è immediata. Max Ernst, Pablo Picasso o George Braque avevano iniziato a interessarsi anch’essi al bijou, introducendo - in gioielli d’oro sbalzato e inciso, o smaltato e tempestato di pietre - maschere, tra il tribale e il surreale, figure di donna come icona classica, soli raggianti come amuleto, uccelli, gabbiani o colombe come segno di libertà. Nelle opere di Ramous appaiono simili le fattezze compatte dei ritrattini femminili, di ripresa frontale o laterale, e analogo è il senso della sintesi formale, con qualche concessione all’Africa e ai suoi simulacri.
La fantasmagoria vivace e cangiante delle piccole spille certamente non distrasse mai Ramous dalle sue ricerche, sviluppate ormai in stile astratto (si veda la vasta produzione di sculture in bronzo o le aeree strutture in ferro cui è stato adeguato rilievo nella mostra tenutasi nell’estate 2017 alla Triennale di Milano, a cura di Fulvio Irace e Luca Pietro Nicoletti). Piuttosto il gioiello rappresentò un divertissement che, come un fil rouge, legò fra loro momenti “privati” del suo iter esistenziale.
Già a fine anni Cinquanta, per proseguire poi nei Sessanta e nei Settanta, erano giunte infatti commissioni di grande impegno, che Ramous portò a compimento in collaborazione con architetti come Mario Tedeschi, Carlo Bassi e Goffredo Boschetti, ovvero opere in cui scultura (in cemento o terracotta) e architettura si integravano in un’armoniosa complementarietà di impronta figurativa, astratto-informale, o brutalista, come nel caso dello stabilimento tipografico Cino del Duca, edificato a Blois nel 1961 su progetto dell’ingegnere Tullio Patscheider. Ma non da sole realizzazioni plastiche fu scandito nei decenni, fino ai Novanta, l’impegno quotidiano di Ramous negli spazi di via Ariberto, dove a lungo visse e lavorò. La pittura lo aveva sempre interessato, e soprattutto le sue attuazioni in chiave sperimentale. In essa fondeva materiali che, insieme, raramente trovano applicazione su superfici bidimensionali: tela, carta, legno, cellophane, pigmenti minerali, ferro, materie combuste. Valgano a esempio “Sogno” del 1971, i cui grafismi si disegnano su juta grazie a combustioni, o l’opera di sapore architettonico “Senza titolo” (1981), in cui china, carta, cellophane si traducono in saggio compositivo di poetico impianto strutturale. In una sintesi che riassume la molteplicità degli esiti espressivi del maestro, la cui aspirazione era abbattere i confini fra arte e arte, materia e materia, linguaggio e linguaggio. Con l’inquieto interrogarsi che tale impresa comporta, e che era connaturato all’intimo essere dell’artista."

Alessandra Quattordio, estratto dal catalogo

From December 15 to January 17 Officine Saffi is pleased to present a small exhibition dedicated to the works of Carlo Ramous. On display some sculptures from the 1950s, between classicism and cube-primitivist experimentations, which interact with some mixed techniques of the 70's, witness to the great spatial sensitivity of the artist. The exhibition is completed by few ceramic pins made in 1953, an exceptional production of sculptures to wear.
It is impossible to miss the imposing dancing figure that is the focal point of Piazza Conciliazione in Milan since 1981. Entitled “Gesto per la Libertà” (Gesture for freedom), the monumental installation, made of iron by Carlo Ramous in 1973, still emanates the sense of neo-Futurist rebellion that the artist wanted to express when he designed it in the air, with all the gestural power in his arm, placing it into a relation with the urban space. This dialogue between sculpture and architecture, begun in the 1950s, never ended for Ramous, and characterises his plastic works, which are certainly designed for humankind, but often intended for an interaction with squares, churches and buildings. Carlo Ramous, with his reserved, quite sensitive temperament, did not first present himself as a profound innovator of the arts, but as an attentive weaver able to intertwine tradition and future. His early works in the second post-war period remained classically figurative (Marino Marini had been his charismatic teacher at Brera). Within a few years, Ramous strayed into Picassism, an influence sealed in Italy by memorable exhibitions dedicated to the Spanish artist in '53 in Rome, and shortly thereafter in Milan, at Palazzo Reale.
One of his early practices started with the terracotta medium. His vital expressiveness is testified by some sculptures that Ramous, from the late forties and early fifties, modelled as anthropomorphic subject such as “Testa” (head) and “Grande donna seduta” (big woman sitting) in 1955, "Solitudine" (loneliness) in 1956 and, in 1957, "Due figure" (two figures), all of which are made of refractory terracotta, clad in the warm and rough tones that characterise the material. Between figuration and abstraction, these are the works of an artist already probing alternative paths, which could have distracted him from a solid three-dimensionality, in part derived from Mediterranean archaism, and in part from classical antiquity, to which Italian art had remained bound into the 20th century. For instance of Arturo Martini, or the first Manzù. The latter, among others, was also a teacher of the young Milanese sculptor. Ramous' imprint, compact yet delicate in the expressive shades of his faces and bodies, also opened up a multitude of interpretations and reflections. His treatment of the female figure, one of the leitmotifs of his work in those years, testifies to this: the woman-lover-mother icon (the vigorous Pomona, Goddess of Fruit in ancient Rome) becomes both the source of research and an interlocutor with whom to exchange a word and, together, to offer answers through her vibrant representation.
In the early 1950s, specifically in 1953, Ramous produced his first glazed ceramic brooches, which trace a path back to the world of the feminine in their ornamental function, their choice of theme, their subject and their decorative flourishes. These little "jewels", created for his wife Lalli, but also for friends, collectors and admirers of his work, reveal the intimate, delicate and graciously playful coté to the artist’s creative process. Faces, masks, archers, cats and doves follow at a fast pace on these plaques, only a few centimetres in diameter, and characterised by a creativity that radiates life, in the form of small pieces of jewellery. Stylistic comparisons with ornaments by other artists are immediate, and would have been noted in Europe from the end of the 1940s to the 1960s. Max Ernst, Pablo Picasso or George Braque had also dabbled in the bijou, introducing jewellery – gold, embossed and engraved, or enamelled and encrusted with gemstones – masks, from the tribal to the surreal, the female figure as a classical icon, radiant solar amulets, birds, seagulls and doves – the classic sign of freedom. These bear obvious similarities with the compact feminine features in Ramous’ miniatures, whether frontal or lateral. The same is true of the sense of formal synthesis, though with some concessions to Africa and its simulacra. The second post-war period was extraordinary for the jewellery devised by painters and sculptors. It is interesting to note how in tune Ramous was with the times, only a decade after Alexander Calder and Max Ernst, whose ornaments date back to the forties, yet anticipating some of the French "cubists" by a few seasons. Of course, in the case of Ramous, we're not talking about precious metals. He worked instead with humble materials such as ceramics, which, in Italy, had their distinguished precursors in Lucio Fontana or Fausto Melotti, and equally extraordinary interpreters in Roberto Sebastian Matta or Enrico Baj – Ramous’ contemporaries – all of them linked in some way with the kilns of Albisola. In 1961, the International Exhibition of Modern Jewellery opened its doors in London, where the jewellery historian Graham Hughes had called up many goldsmiths to reconnect with the phenomenon of artists' jewellery that was, by then, increasingly catching on. Man Ray, Alberto Giacometti, Jean Arp, Picasso, Salvador Dalí, Max Ernst and other important artists active in the specific field of the traditional ornament were among the best-known figures to take part.
The lively and ingenious series of little brooches certainly did not distract Ramous from his project, developed along abstract lines (see the vast production of bronzes and aerial iron structures, appropriately highlighted by Fulvio Irace and Luca Pietro Nicoletti at their exhibition in summer 2017 at the Milan Triennale). Rather, the jewellery represented just one divertissement that, like a fil rouge, linked together "private" moments in their existential journey. Already in the late 1950s, and continuing into the sixties and seventies, large, signature commissions had come to fruition. Ramous accomplished these in collaboration with architects such as Mario Tedeschi, Carlo Bassi and Goffredo Boschetti, integrating sculpture (concrete or terracotta) and architecture in harmonious complementarity to cast Ramous’ figurative, abstract-informal or brutalist footprint, for instance the Cino del Duca publishing house in Blois, 1961, designed by engineer Tullio Patscheider. Ramous’ works were not restricted to sculpture in the decades up to the Nineties: his daily output is also on display in Via Ariberto, where he lived and worked for many years. Painting always interested him, especially in his more experimental creations, where he blends materials rarely combined on a two-dimensional surface: canvas, paper, wood, cellophane, mineral pigments, iron and combustible materials. For example, "Sogno" (sogno) from 1971, in which Ramous combusts the graphics onto a jute surface; or the architectonically suggestive "Senza titolo" (1981), in which Indian ink, paper and cellophane translate into a compositional essay in a poetic, structural assemblage: a synthesis that summarises the variety of Ramous’ creative expression, which aspires to break down the boundaries between art and art, matter and matter, language and language, with all the restless questioning that this enterprise involves, and which was inherent to the intimate being of the artist.
Extract from the curatorial essay by Alessandra Quattordio
The exhibition will run until January 17th 2018


Carlo Ramous: materia e materia
Dal
15 dicembre al 17 gennaio 2018

Officine Saffi
via Aurelio Saffi 7
Milano

T. +39 02 36685696 - www.officinesaffi.com - info@officinesaffi.com

 

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Dalla Iglesia de Los Angeles: 500 angeli & artisti, Serrone Villa Reale, Monza, dal 7 dicembre 2017

Inaugurazione mercoledì 6 dicembre alle ore 18,00
Saranno presenti all'inaugurazione: Dario Allevi, Sindaco di Monza, Presidente del Consorzio Villa Reale e Parco di Monza; Piero Addis, Direttore Generale del Consorzio Villa Reale e Parco di Monza; Daniele Crippa, Presidente del Museo del Parco - Centro Internazionale di Scultura all'Aperto - Portofino



"Tutti abbiamo un angelo con noi, che ci custodisce, ci fa sentire le cose".

Papa Francesco


Dal 7 dicembre 2017 al 21 gennaio 2018 la Città di Monza dedica un grande progetto espositivo agli Angeli che ha il suo cuore nel Serrone della Villa Reale.
Dalla Iglesia de los Angeles in Argentina al Serrone della Reggia di Monza. Oltre 500 angeli volano tra l’Argentina e l’Italia per parlarci di ciò che più aneliamo e temiamo al tempo stesso: le cose invisibili. Creature alate, serafini, arcangeli e cherubini da secoli popolano l’arte figurativa. Pur essendo arcani ed eterei sono i soggetti più effigiati. Una galleria che coinvolge tutti i grandi nomi della pittura universale, da Giotto a Michelangelo, da Rubens a Tiepolo, fino a Klee, Chagall, Haring.

Iglesia de Los Angeles, estancia El Milagro

Il tema “angelico” però non è un orpello, seppur prezioso, del passato, ma investe di interesse anche il mondo dell’arte contemporanea, come dimostra ciò che è accaduto nella Iglesia de los Angeles edificata nell’estancia argentina El Milagro.
La Chiesa degli Angeli, da poco completata, è stata voluta da Daniele Crippa, critico d’arte e presidente del Museo del Parco di Portofino, dove è ospitata una collezione di opere dei maggiori artisti internazionali contemporanei. A Salta, nel nord del Paese che ha dato i natali a Papa Francesco, ha fondato una quindicina di anni fa una nuova cittadella, nel pieno rispetto delle tradizioni locali e dell’ambiente circostante. Ha anche pensato che fosse importante per la comunità indigena, di tradizioni cristiane, fondare una chiesa. Infine ha chiesto a numerosi artisti che ha conosciuto nel corso del suo lavoro di realizzare un’opera raffigurante un angelo.

Gillo Dorfles

Più di cinquecento artisti italiani di fama, da Gillo Dorfles a Giosetta Fioroni a Mimmo Paladino, hanno risposto all’invito di Crippa producendo la propria visione angelica. Ciascuna è stata poi trasferita da maestranze del luogo in mattonelle delle dimensioni di cm 20 x 20 per decorare le pareti di tutta la Chiesa. Si è venuto così a creare una sorta di gemellaggio artistico tra l’Italia e l’Argentina che ora viene rafforzato con l’esposizione di tutte le opere originali a Monza.

Mimmo Paladino

L’allestimento presso il Serrone della Villa Reale è stato possibile grazie alla disponibilità del Direttore Generale Pietro Addis, che si è mostrato entusiasta del progetto.
L’esposizione Los Angeles che s’inaugura a Monza il prossimo 6 dicembre e che resterà aperta fino al 21 gennaio 2018 aiuta ad approfondire l’importanza dei messaggeri divini nella cultura contemporanea. Si tratta di un evento culturale davvero unico nel suo genere, che offre la possibilità di conoscere meglio quel territorio d’eterno tra terra e cielo. Una grande opera collettiva, testimonianza tangibile di un rinnovato incontro tra arte e spiritualità.
L’evento promosso e organizzato da Bellavite NonSoloCarta - Divisione Mostre & Eventi in collaborazione con Reggia di Monza, gode dell’alto patrocinio morale dell’Arcidiocesi e della Provincia di Salta de la Argentina, di Arzobispado de Salta de Argentina, Gobierno de la Provincia de Salta, Ministerio de Cultura y Turismo de la República Argentina, Emabajada de Italia di Buenos Aires, Istituto Italiano di Cultura de Buenos Aires. e nasce da un progetto del Museo del arco, Centro internazionale di Scultura all’Aperto di Portofino.
Sottolineare il culto degli angeli e la loro importanza nella pittura e nelle varie forme espressive significa anche celebrare l’amicizia che nasce dal sapersi tutti amati e protetti dai custodi delle nostre vite. Grazie al ruolo fortemente iconico che hanno nell’immaginario di tutti in tutto il mondo, indipendentemente dalla cultura di appartenenza, queste figure inviano ancora oggi note di fratellanza.

Il percorso espositivo inizia dall’entrata al Serrone della Villa Reale di Monza con un bookshop aperto ai visitatori.
La mostra è accompagnata dal volume Angeli & Artisti nella Iglesia de los Angeles pubblicato da Bellavite Editore, ISBN: 978-88-7511-264-6; Pagine: 600; Formato: 225x225 mm; Prezzo: 48:00. Nell’estancia El Milagro nel nord est argentino, immerso in un clima sub-tropicale ed in una natura incontaminata e selvaggia, si è sviluppato un nuovo fulcro religioso di aggregazione. In questo contesto è nata l’iniziativa alla base di questo libro: decorare la nuova chiesa, bianca ed immacolata, con una copertura policroma applicata su tutta la superficie delle pareti interne, formata da oltre 1000 piastrelle. Hanno partecipato tantissimi artisti: ognuno di loro ha realizzato un angelo, interpretandolo secondo la sua creatività. Ogni angelo è stato riprodotto su di una piastrella dagli allievi della Fondazione, per andare a decorare la chiesa. Il libro è una raccolta di tutte queste immagini.

Il Serrone della Villa Reale, che accoglierà l’esposizione dedicata agli Angeli, fu progettato dall’architetto Giuseppe Piermarini nel 1790. L’Orangerie (chiamata anche citroneria) fu creata per ricoverare gli agrumi in vaso e le piante esotiche o rare durante la stagione invernale. Venne inaugurata con l’adiacente Rotonda affrescata da Andrea Appiani, in occasione del ventesimo anniversario di matrimonio di Ferdinando d’Asburgo con Maria Beatrice Ricciarda d’Este.
Collocato lungo il cortile d’onore, al termine dell’ala settentrionale della Villa Reale, gode di luce solare nell’arco dell’intera giornata, grazie ai ventisei finestroni ad arco, scanditi da paraste, esposti a meridione e al portone arcuato verso il roseto. L’edificio, lungo 100 metri, largo 6 e alto 7, è in laterizio intonacato e conserva le capriate lignee, mentre il pavimento in cotto ha sostituito l’originario selciato naturale. In occasione degli ultimi restauri, gli spazi interni sono stati destinati a manifestazioni culturali ed esposizioni temporanee d’arte moderna e contemporanea. Per tale motivo, la struttura è stata dotata di un sistema di pannelli modulari scorrevoli che si prestano alle diverse esigenze. Il Serrone è accessibile dal cortile d’onore della Villa Reale, attraverso il roseto.

Cinquecento artisti del nostro tempo per uno stuolo di angeli:
A
Agosto Alessandra, Agozzino Maria, Albini Maria Assunta, Altomare Filippo, Ame Luciana, Amirfeiz ‐ Moresco, Andujar Evita, Anelli Salvatore, Anfolsi Leonardo, Angeleri Luciano, Angeli Franco, Angelotti Tatiana, Angi Alex, Antola, Antonucci Giorgio, Arcidiacono Gino, Arcuri Caterina
B
Baggini Erika, Bagnoli Marco, Balat Sabatini Fatma, Barberini Gunnell, Barducci Arte, Barone Nino, Baroni Vittore, Barsotti Fabrizio, Bartoli Giovanna, Baruzzi Donatella, Basso Daniele, Bassoli Edoardo, Bastia Liliana, Battisti Carlo, Bavenni Lello, Bedeschi Giuseppe, Bellini Giuliana, Bellocchi Claudia, Benatti Mauro, Benedetti Mario, Benelli Vera, Bentivoglio Mirella, Benzi Donatella, Benzi Simonetta, Bepper Solito Giuseppe, Bergamini Luisa, Bergonzoli Mauro, Berlot Michele, Bertaglia Elisa, Bertani Daniela, Bertola Carla, Biagini Nicola, Bianchi Marco, Bocchieri Marina, Boero Renata, Bogdanovic Dejan, Boggeri Vito, Bonanno Giovanni, Bonardi Laura, Bonardi Giovanni, Bonetta Simone, Bonfanti Adelaide, Bonfanti Elvira, Bonfanti Mario, Bongiorni Chiara, Bonoli Alessandra, Boraso Rosanna, Bordoli Bruno, Borgna Mario, Boschi Anna, Bottinelli Montandon Mario, Bove Antonino, Brauld Nathalie, Bressani Stefano, Buhler Paulyr, Buonamici Annamaria, Buttarini Simone, Buttini Roberta
C
Caboni Maria, Calascibetta Momo, Camozzi Catia, Campanella Chiara, Canali Lorenza, Cancelli Domenico, Candiloro Pablo, Cano Pedro, Capecchi Antonietta, Capone Vito, Capovani Giovanna, Carabba LeoNilde, Carafa Michele, Caravita Lamberto, Cardone Marcella, Careggio Angela, Carloni Franco, Carmi Eugenio, Carniani Enrico, Carretta Luisella, Carucci Antonella, Caruso Angelo, Cascio Lorenzo, Casiraghy Alberto, Casorati Francesco, Cassaglia Bruno, Castagna Chiara, Catania Lucilla, Catania Mimmo, Cavina Giacomo, Ceccobelli Bruno, Cecioni Marco, Cereda Elisa, Cereda Andrea, Cerisola Renato, Cerri Giovanni, Cervia Lella, Chiarotti Gianni, Chiesa Sara, Chinea Daniela, Ciavoli Filippo, Ciccia Giuseppe, Cieri Giovanni, Cinque Mary, Cioni Franco, Cirillo Maria Pina, Cirillo Nicola, Cobàs Carchini Mario, Coda Milly, Cogliani Solveig, Colagrossi Angelo, Collavoli Caterina, Collesano Andrea, Collotta Tiziano, Colombara Piergiorgio, Copani Tina, Coppola Alfonso, Cordiviola Arianna, Corner Philip, Correggiari Lamberto, Corsitto Carmela, Cortopassi Elsa, Coscarelli Giovanni, Costa Maria Grazia, Cotignoli Barbara, Cremona Christian, Crescini Giovanna, Crimella Barbara, Crippa Nando, Crosio Carla, Cupisti G. Luca
D
Dandrea Lorenzo, De Braud Alberto E., De Carolis Mario, De Champris Olivier, De Luca Michele, De Mitri Giulio, De Mitri Danilo, De Palma Teo, De Vivo Prisco, Degli Abbati Gigi, Deguelle Anne, Delfino Raffaella, Della Torre Enrico, Deodato Pino, Di Battista Gorini Isa, Di Carlantonio Stefania, Di Cianni Giuseppe, Di Felice Elena, Di Giusto Walter, Di Trani Gabriella, Dicrola Gerardo, Din Fabrizio, Diohandi, Diotallevi Marcello, Ditaranto Isabella, Dobrev Valeri, Domenichini Claudia, Domeniconi Simone, Donatelli Angela, Donati Iskra Anna, Donato Leda, Dorfles Gillo, Dossola Matteo, Duro Giovanni, Dussan Rafael
E
Eddis Massimiliano, Erre Ciriaca Ruggeri
F
Fagnani Alberto, Fanna Roncoroni Mariapia, Fareri Simone, Fattori Paola, Fedi Fernanda, Ferrando Mavi, Ferrante Simonetta, Ferrari Rino, Ferrarini Maria Cristina, Finazzi Tiziano, Finetti Anna, Fior Martino, Fiore Antonio, Fioretti Maria Cristiana, Fioroni Giosetta, Fontana Morena, Franchi Antonella, Frangi Reale, Frascarelli Stefano, Friese Eva Maria, Furia Enrica, Fusari Giuliana Maria Maddalena
G
Gabiani Irina, Gabrielli Donatella, Gagliano Salvatore, Galli Fabrizio, Galliani Michelangelo, Gatti Lorenzo, Gavazzi Giuseppe, Gelmi Annamaria, Genchev Vasil, Gentile Lorusso Dante, Ghiazza Renata, Ghilarducci Laura, Giammarinaro Matteo, Giannandrea Alessandro, Giannico Vincent, Giannotta Giulio, Gilardi Piero, Ginedumont Lory, Giuli Franco, Giusti Andrea, Gorgone Bruno, Gradali Diego, Gradi Marco, Grande Luigi, Grandinetti Claudio, Grappi Paola, Grazioli Cesare, Gresleri Lorenzo, Grigò Paolo, Gualco Angelo, Guerri Giovanna, Guiso Graziano, Gunnell Barberini
I
Iacomucci Carlo, Iacono Carla, Iafigliola Sara
J
Janigro Michelangelo, Job Giovanni
K
Kappa, Klonaris Maria Thomadaki Katerina, Krahn Julia, Kulpherk Emwan
L
La  Rosanna, Lanfredini Italo, Larocchi Alessio, Latini Gianleonardo, Lera Chiara, Leto Giovanni, Lhermitte Jean Louis, Liberatore Fiona, Liberatore Nicola, Liberti Bruno, Licini Stefano Marco, Lietz Carmen, Limb Ania, Linzalata Donato, Liuzzi Oronzo, Locati Alessandro, Locci Bruno, Lodola Marco, Lorandi Tania, Lozzi Roberta, Luchini Iacopo, Luscher Ingeborg, Lussana Francesco
M
Maccioni Cesare, Macolino Nicola, Maffei Dante, Maffei Marco, Maggi Pietro, Maggi Ruggero, Maggiulli Lorenza, Magni Mauro, Magri Giovanna, Mainenti Ida, Mainoni Rosario, Maiorino Alfredo, Malice Luigi, Manam M., Manca Carmen, Maraldi Adriano, Marangoni Federica, Marchegiani Elio, Marciano Antonio, Mariani Umberto, Marini Renato, Marino Enzo, Mark Nesti Marcello, Martina Mariagrazia, Martinelli Fabrizio,
Martinelli Michele, Marussi Gianni, Mascardi Laura, Mascia Pino, Mascia Vincenzo, Masini Gianfalco, Mazza Giovanni, Mecconi Beppe, Meltzeid Guglielmo, Menegon Giuliano, Menghi Sonia, Menguzzato Lorenzo, Menon Paolo, Menozzi Graziella, Meo Gisella, Meschi Gabriele Messina Marco, Mestrangelo Giuseppe, Michelotti Monica, Miglietta Enzo, Minussi Corrado, Mirabella Manuele, Misheff Alzek, Moncada Ignazio, Monnini Claudio, Montano Maria Grazia, Monteverde Virginia, Monzani Morandi Franca, Morandi Maurizio, Morandi Albano, Morandi Emilio, Morbidini Francesca, Mucci Tito, Müller Donadini Loredana, Mustica Nino
N
Nanni Anna Maria, Natali Adele, Navacchia Luciano, Neri Stefania, Nicoli Patty Matilde, Nicolosi Maria Gina, Nicotera Fabio, Nigro Anna, Nisticò Graziella, Noel Laszlo Jean, Noia Antonio, Nonfarmale Luigina, Nosengo Adriano, Noto Teresa, Nussbaum Peter, Nuti Franco
O
Occhipinti Alvaro, Occorsio Mario, Occorsio Paola, Odoardi Stefano, Olivares Manuel, Olmi Chiara “Rol”, Oneto Elisabetta, Origgi Roberto, Ostrica Elena
P
Paci Clara, Paladini Marco, Paladino Mimmo, Palladini Sergio, Paonessa Vincenzo, Paracchini Massimo, Parentela Mario, Parisi Anna, Pasini Carlo, Pasqualin Diego, Pasquini Stefano W., Patterson Ben, Pegollo Mafalda, Pegonzi Franco, Pellegrini Sara, Pelletti Massimiliano, Pellizzotti Fabio, Pennestri Tania, Perotti Roberto, Perucatti Alessandro, Pesenti Giovanna, Petacchi Marco, Petroni Ubaldo, Pianini Patrizia, Picardi Antonio, Picinni Leopardi Mauro, Pierozzi Bruno, Pignataro Adriana, Pinelli Pino, Pizzol Sante, Podenzana Andrea, Polichtchouk Olga, Politano Franco, Prete Leonardo, Pretolani Angelo, Previtali Dolores, Priori Tiziana, Puleo Maria
Q
Quadraroli Mario
R
Radaele Ruggero, Rambelli Laura, Ramenghi Anna, Ranieri Fornario, Ravanelli Sabrina,
Reboani Marcello e Melissa Proietti, Reggio Graziella, Renzi Geremia e Rosano Lucia, Renzullo M. e Rapa F., Restelli Pier Francesco, Rezza Stefano, Rezzuti Carmine, Ricci Cristiano Mattia, Ricci Gaetano, Ricciardi Angelo, Rizzello Antonio, Roda Aldo, Rolla Filippo, Romanin Sabina, Romeo Jorge, Rontani Bob, Rossetti Marino, Rossi Eleonora, Rossi Maurizio, Rosso Carla, Rotundo Lucia, Rovereti Massimo, Ruetsche Jeannette, Russo Vitantonio
S
Saladino Donatella, Saluzzo Mirella, Sambonet Giorgio, Sannino Marianna, Sansonetti Rosemarie, Santagostino Marco Guido, Santinello Anna, Sassu Antonio, Savignano Franco, Scaiola Giuseppe, Scala Roberto, Schipani Linda, Schlegel Annamaria, Sciortino Fabio, Scolavino Quintino, Sebaste Salvatore, Seck Mor Talla, Shopova Vassilena, Sieff Anita, Sirota Anna, Sirotti Raimondo, Soddu Stefano, Sodi Milvio, Solito Giuseppe, Soriani Pietro, Soro Renata, Sovrano Marisa, Spelta Celina, Speziali Lella, Spirineo Loredana, Stasi Laura, Staycov Antoan, Stefani Serena, Stefanoni Tino, Strà Claudia, Sturla Luiso, Sumberaz Franco
T
Taglioni Ivana, Tam Vania Elettra, Tamberi Mario, Tampieri Angela, Tarabella Leonello, Taranu Luminita, Tatafiore Ernesto, Terlizzi Ernesto, Terroni Grifola Marco, Tessandori Livio, Testori Camilla, Testori Roberto, Tieri Renzo, Tolomeo Carla, Torchia Lello, Tornaghi Micaela, Toscani Diego, Tramontano Antonio, Traverso Elisa, Tricarica Nino, Trielli Giuseppe, Turolli Alessandra
V
Valentino Daniela, Van Hissenhoven Marie‐Laure, Varlotta Francesco, Vazza Giorgio, Venturi Laura, Venuti Silvia, Verardo Elena, Verolini Mario, Verona Lelia, Veronese Marco, Vertuccio Maria Maddalena, Viani Dino, Vignatti Mirta, Vigo Nanda, Viliani Laura, Villamarin Sofia, Vinselavie / Duchanpiano, Viscidi Lorenzo Bluer, Vitacchio Alberto, Viti Piero
X
Xerra William
Y
Yahne Le Toumelin
Z
Zecca Giuseppe, Zeni Laura, Zingaro Massimiliano, Zouboulis Nikos, Zupone Marco


LOS ANGELES Dalla Iglesia de los Angeles in Argentina
mostra internazionale in itinere

500 messaggeri celesti, 500 artisti
Sostegno di: Reggia di Monza
Alto Patrocinio Morale di: Arzobispado de Salta de Argentina, Gobierno de la Provincia de Salta, Ministerio de Cultura y Turismo de la República Argentina, Emabajada de Italia di Buenos Aires, Istituto Italiano di Cultura de Buenos Aires.
Progetto del: Museo del arco, Centro internazionale di Scultura all’Aperto di Portofino.
Promosso e organizzato da: Bellavite NonSoloCarta - Divisione Mostre & Eventi
Main sponsor: AGAM

Dal 7 dicembre 2017 al 21 gennaio 2018
Ingresso: libero
Info: www.bellavite.it - www.reggiadimonza.it
Social: Facebook Bellavite srl ; Reggia di Monza; Intagram bellavite_it ; reggiadimonza
Orari: Mercoledì e giovedì 15.00 - 19.00; Venerdì 15.00 - 22.00; Sabato e domenica 10.00 - 19.00; Lunedì e martedì chiusura
Catalogo: Bellavite Editore, Pagine: 600; Formato: 225x225 mm; Prezzo: 48:00,  ISBN: 978-88-7511-264-6
Ufficio Stampa: A.G.BELLAVITE SRL - Sara Bellavite - Tel. 039 9200686.1 - Fax 039 9201174 - www.bellavite.it - s.bellavite@bellavite.it

Reggia di Monza
Serrone della Villa Reale di Monza

Viale Brianza, 1
Monza
www.reggiadimonza.it - info@reggiadimonza.it

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Il miglior posto, Villa Reale di Monza, 28/11/2019

Inaugurazione 28 novembre ore 17,30

La Reggia di Monza, diretto da Piero Addis, riapre la Cappella Reale con la mostra, patrocinata e sostenuta da Regione Lombardia e Comune di MonzaIl miglior posto. Un dialogo tra artisti nel tempo alla Villa Reale di Monza, un punto di vista privilegiato da cui osservare e ammirare tre opere d’arte che mettono in contatto il visitatore con un dipinto seicentesco del pittore caravaggesco marchigiano Giovanni Francesco Guerrieri e l’installazione ambientale dell’artista contemporaneo Gianluca Quaglia.
La mostra, curata da Antonio D’Amico e organizzata da Opera d’Arte, ha l’obiettivo di raccogliere fondi per restaurare alcuni dipinti danneggiati dal terremoto che ha colpito il centro Italia e in particolare Fossombrone, città natale di Guerrieri.
Due artisti lontani nel tempo, uno vissuto nel Seicento e l’altro contemporaneo, dialogano su un tema che ha attraversato la storia dell’arte e su cui tutti gli artisti si sono da sempre interrogati e misurati: la capacità e la possibilità di guardare al di là del proprio punto di vista, al di là del visibile. Guerrieri fornisce una risposta figurativa, consona al suo tempo, devozionale e piena di pathos, Quaglia s’interroga sul divino mostrando una visione cosmica, legata alla sacralità laica dell’universo.
La mostra propone una riflessione sul sacro e sulle sue svariate possibilità di interpretazione e lettura che oggi possono emergere. L’invito è quello di entrare in uno spazio architettonico lasciandosi coinvolgere dal miglior posto, ossia un punto di vista preciso, pensato e organizzato appositamente per facilitare l’osservazione. Il visitatore entrando nella chiesa potrà sopraelevarsi fisicamente e guardarsi intorno per vedere la delicata apparizione frontale che emerge dal buio della notte in cui Maria, insieme a Sant’Anna, scruta il figlio che dorme nella culla, un’immagine del divino che per Guerrieri è l’accoglimento di un credo, di una conferma alle proprie domande. Sugli altari laterali, invece, Gianluca Quaglia attiva una riflessione che si aggrappa a codici laici, interpretativi, al di là di certezze fideistiche.
La Vergine con il Bambino e sant’Anna è una tela che Guerrieri realizza per la famiglia Brollini di Fossombrone nel 1627, di ritorno da Roma e dopo aver fatto l’esperienza dell’arte di Caravaggio, tanto che molti dettagli del quadro riconducono al maestro lombardo. Collocata in un altare laterale della Cattedrale di Fossombrone, oggi chiusa precauzionalmente dopo le scosse dello scorso anno, la tela porta con sé storie lontane e segrete che giungono fino a noi grazie alla lettura delle immagini, offrendoci la possibilità di ripensare al sacro come una fonte a cui attingere. Con un approccio che tenta di scrutare l’imperscrutabile, anche i cosmi ridisegnati da Gianluca Quaglia rappresentano il tentativo di attingere al sacro o, quantomeno, di osservarlo da lontano, soffermandosi a guardare l’universo e con esso le stelle, immaginando l’infinito.
Ripensando dunque lo spazio architettonico sacro, il visitatore potrà trovarsi immerso in uno scenario che accoglie un palcoscenico sul quale si è invitati a salire per osservare tre diverse “pale d’altare”, ossia tre riflessioni evocative.
Il miglior posto. Un dialogo tra artisti nel tempo alla Villa Reale di Monza è un invito a lasciarsi coinvolgere dall’arte antica e contemporanea su un tema trasversalmente affrontato, offrendo al visitatore chiavi di lettura che favoriscono una possibile relazione con qualcosa di infinitamente grande ma lontano che l’uomo tende e ricerca da secoli.
L’obiettivo della mostra è quello di favorire il restauro di opere d’arte danneggiate dal terremoto e custodite nella città di Fossombrone, grazie alla vendita del catalogo, pubblicato da Silvana Editoriale che si presenta come un interessante volume in cui sono raccolte le fotografie della mostra e i contributi di studiosi italiani quali Stefano Papetti, Michela Gianfranceschi, Renzo Savelli, Marco Luzi, Giancarlo Lacchin, Lorenzo Madaro e Antonio D’Amico

Il miglior posto. Un dialogo tra artisti nel tempo
Giovanni Francesco Guerrieri - Gianluca Quaglia
A cura di
: Antonio D’Amico

Inaugurazione: 28 novembre ore 17,30
Dal 29 novembre 2017 al 14 gennaio 2018
Orari: martedì-venerdì 14-18; sabato-domenica 10-18; 7, 8 e 26 dicembre 10-18; Chiuso 25 dicembre 2017 e 1 gennaio 2018
Ingresso: gratuito
Info: 02 45487400 - www.operadartemilano.it - www.reggiadimonza.it - info@reggiadimonza.it
Catalogo: Silvana Editoriale
Ufficio stampa: Maria Chiara Salvanelli - M.+ 39 3334580190 - Tel +39 02 39461253 - mariachiara@salvanelli.it
Villa Realecomunicazione@reggiadimonza.it


Villa Reale
di Monza
Cappella della Villa Reale
Monza
 

 

 

 

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Giacomo Balla e César Domela, Artcurial, Milano, asta Parigi 27 novembre 2017

«Artcurial accoglie un nuovo Direttore Italia. Emilie Volka è una appassionata d’ arte. Il suo entusiamo e la sua conoscenza del mercato italiano darà nuovo slancio all'ufficio milanese. Per inaugurare questo nuovo dinamismo, siamo lieti di esporre a Milano a novembre un capolavoro pre-futuristico: Agave sul mare di Giacomo Balla»  

Martin Guesnet, direttore Europa, Artcurial

L'ufficio Artcurial Milano espone due importanti opere di Giacomo Balla e César Domela, per l'asta di Arte Impressionista e Moderna che si terrà  a Parigi il lunedì 27 novembre 2017.
In occasione del quinto anniversario dall'apertura dell'ufficio italiano di Artcurial a Milano e dell'arrivo di Emilie Volka, la casa d'aste ha presentato, dal 15 al 18 novembre 2017, un importante lavoro pre-futuristico di Giacomo Balla, Agave sul mare, che verrà proposta in asta a Parigi il 27 novembre 2017, durante la prestigiosa vendita impressionista e di arte moderna della stagione.

expoballa.jpg

Giacomo Balla, Agave sul mare, il mare Anzio, 1908, huile sur toile,
estimation : 600 000 – 800 000 € / 660 000 – 880 000 $

Datata 1908, Agave sul mare di Giacomo Balla chiude la sequenza neoimpressionista del pittore e contiene il germe delle premesse del Futurismo che si manifesterà  nel suo lavoro a partire dal 1909. Una tela importante per capire l'evoluzione stilistica dell'artista e il suo inserirsi nelle temperie contemporanee, che sorgevano a quel tempo tra i pittori europei d’avanguardia (Astrazione, Cubismo, Futurismo, Raggismo, Espressionismo).
Serge Lemoine, ex direttore del Museo d'Orsay e consulente scientifico e culturale di Artcurial, spiega: "L'opera fu dipinta nel 1908 sul motivo, dalla terrazza della Villa Selle, ad Anzio. Rappresenta il punto di vista che l'artista aveva davanti a lui: una rosetta di agave in primo piano e il mare che si estende oltre l'orizzonte nuvoloso sormontato da una fascia di cielo. Semplice ed apparentemente innocuo, questo dipinto è in realtà un’opera maggiore di Giacomo Balla, realizzato in un momento fondamentale della sua evoluzione, quando lascia la figurazione dominante e il simbolismo dei suoi inizi per convertirsi alle espressioni di massima modernità che caratterizzavano il suo tempo, rappresentata dal divisionismo di Paul Signac. L’artista adotta soggetti semplici e li priva di ogni tratto aneddotico utilizzando la tecnica del pointillismo che, perfettamente distinguibile per via del notevole stato di conservazione dell'opera, è di per sè estremamente moderna ed è stata scelta da Balla l’anno successivo per dipingere Lampe à arc e nel 1912 per la sua Fillette courant sur un balcon, uno dei pilastri del Futurismo".


Cinque anni dopo l’apertura dell’ufficio italiano a Milano, ad Artcurial l’arrivo di Emilie Volka come direttrice di Artcurial Italia. Emilie Volka succede a Gioia Sardagna Ferrari.
Emilie Volka, professionista del mercato dell'arte,  ha partecipato alla fondazione dell’ufficio milanese della casa d’aste Cambi, impiantando la maison genovese nella capitale lombarda. Oggi Emilie Volka metterà le proprie capacità al servizio di Artcurial, partecipando attivamente alla sua espansione in Italia.
Da Milano, contribuirà allo sviluppo di Artcurial e ne accompagnerà la crescita, esplorando nuovi territori, specialmente a sud della penisola.
Inoltre, la vicinanza a Monte Carlo, divenuto il principale appuntamento per le aste del mondo del lusso (gioielli, orologi d'epoca, Hermès vintage), permetterà di intensificare i legami tra la clientela italiana e queste specialità altamente apprezzate dal mercato locale e non solo.
Emilie Volka ha una doppia radice culturale, francese e italiana e ha sempre vissuto tra Francia e Italia. Se a Milano è cresciuta in una famiglia di industriali, è a Parigi che è nata la sua passione per l'arte e il mercato. Giovanissima scopre il mondo delle aste a Drouot, grazie ai suoi nonni materni. Successivamente intraprende gli studi dedicati alla storia dell'arte e parallelamente nel 2008 entra in Finarte come specialista junior in arredamento italiano del XVII secolo. Per quattro anni ha stretto legami con i collezionisti e antiquari italiani, prima di prendere la guida del Dipartimento «House Sales» nel 2011, diventando membro del Collegio Lombardo dei Periti, l’ufficio degli esperti di Lombardia. L’anno successivo Emilie Volka entra in Cambi e nel 2017 in Artcurial.
"In 5 anni Artcurial ha lavorato a fondo creando un dinamismo che intendo accelerare e amplificare. Naturalmente, il titolo di capitale della moda e del lusso di Milano, proprio come Parigi, la rende un punto di partenza cruciale per gioielli, orologeria e Hermès vintage. Ma in senso più esteso, tutta la penisola è una terra d'arte, artisti e collezionisti da diversi secoli. Personalmente, si tratta di una preziosa occasione per riconnettersi con la Francia, un paese che è anche un po’ il mio.

Emilie Volka, neo Direttore Italia, Artcurial

ARTCURIAL, fondata nel 2002 è una casa d’aste multidisciplinare basata a Parigi, che ha affermato il suo ruolo dominante sul mercato artistico internazionale nel 2016.
Con sedi principali a Parigi, Monaco, la casa d’aste totalizza un volume di vendite pari a 210.1 milioni di euro nel 2016, raddoppiando il proprio giro d’affari in 5 anni (+10 % comparato al 2015).
Artcurial copre un ampio spettro di specialità: dalle belle arti alle arti decorative, automobili da collezione, gioielleria, orologi da collezione, raffinati vini e liquori… Rivoltasi con decisione verso il mercato internazionale, Artcurial si afferma con una fitta rete estera di uffici rappresentativi a Bruxelles, Milano, Monte Carlo, Monaco e Vienna come anche una rappresentanza a Pechino e Tel Aviv, e mostre biennali in New York. Nell’ottobre 2015, Artcurial ha organizzato le prime vendite a Hong Kong e in Morocco.


Esposizione a Milano
Da mercoledì 15 a sabato 18 novembre 2017 - orario: 10.00-19.00

Asta a Parigi
Lunedì 27 novembre 2017 - 20.00

Contatti StampaPaola C. Manfredi / PCM Studio, Milano - press@paolamanfredi.comTel. + 39 02 88 44 63 54

Artcurial 
Palazzo Crespi

Corso Venezia 22
20121 Milano

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Valentino Vago: mostra di cataloghi, Libreria di via Tadino, Milano, 20 novembre 2017

"Ci siamo rincontrati con Alessandra Finzi, nello studio di Valentino, con calma, dopo l'inaugurazione alla Fondazione Antonio e Carmela Calderara del 24 giugno, per ripercorrere insieme un po' della sua storia, i rapporti con mio padre Garibaldo e seguire le sue mani che plasmano, trasformano il colore, come per magia, in un afflato senza spazio e senza tempo verso la luce. Come in un passaggio dopo le Colonne di Ercole verso infiniti lidi, verso infiniti cieli, dove la luce è sovrana."

Gianni Marussi


Lunedì 20 novembre alle 18.00 verrà inaugurata una mostra di cataloghi di Valentino Vago presso la Libreria Popolare di via Tadino 18.
Nello stesso giorno alle 17.00 si terrà una visita guidata alla Chiesa di San Giovanni in Laterano,  a Milano in zona Città Studi, in via Pinturicchio, 35, il culmine della poetica di Valentino Vago.V. Vago, San Giovanni in Laterano, Milano


Valentino Vago, San Giovanni in Laterano, Milano

La mostra di cataloghi e la visita guidata si tengono in occasione della mostra di VALENTINO VAGO - Oltre l'orizzonte, presso Il Milione  e la Galleria Annunciata che sarà prorogata sino al 15 gennaio.

 

 Galleria il Milione

 

Galleria Annunciata


Chiesa di San Giovanni in Laterano
via Pinturicchio, 35
20133 Milano

Galleria Il Milione
Via Maroncelli 7
20154 Milano
Tel. e fax +39 02 290 632 72 - info@galleriailmilione.com - www.galleriailmilione.it

Annunciata galleria d’arte
via Signorelli 2/a
20154 Milano
Tel. +39 02 34537186 - Fax: +39 02 34535765 -annunciata.galleria@gmail.com


Libreria Popolare
via Tadino 18
20124 Milano
Tel. 02 29513268 - info@libreriapopolare.it

 

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