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Archivi categoria : Sociale

Il termine sociale si riferisce a una caratteristica di organismi viventi come applicato a popolazioni di esseri umani e altri animali. Si riferisce sempre l’interazione di organismi con altri organismi e alla loro collettiva coesistenza, a prescindere dal fatto che siano consapevoli o no, e indipendentemente dal fatto che l’interazione è volontaria o involontaria.

Dalla Iglesia de Los Angeles: 500 angeli & artisti, Serrone Villa Reale, Monza, dal 7 dicembre 2017

Inaugurazione mercoledì 6 dicembre alle ore 18,00
Saranno presenti all'inaugurazione: Dario Allevi, Sindaco di Monza, Presidente del Consorzio Villa Reale e Parco di Monza; Piero Addis, Direttore Generale del Consorzio Villa Reale e Parco di Monza; Daniele Crippa, Presidente del Museo del Parco - Centro Internazionale di Scultura all'Aperto - Portofino



"Tutti abbiamo un angelo con noi, che ci custodisce, ci fa sentire le cose".

Papa Francesco


Dal 7 dicembre 2017 al 21 gennaio 2018 la Città di Monza dedica un grande progetto espositivo agli Angeli che ha il suo cuore nel Serrone della Villa Reale.
Dalla Iglesia de los Angeles in Argentina al Serrone della Reggia di Monza. Oltre 500 angeli volano tra l’Argentina e l’Italia per parlarci di ciò che più aneliamo e temiamo al tempo stesso: le cose invisibili. Creature alate, serafini, arcangeli e cherubini da secoli popolano l’arte figurativa. Pur essendo arcani ed eterei sono i soggetti più effigiati. Una galleria che coinvolge tutti i grandi nomi della pittura universale, da Giotto a Michelangelo, da Rubens a Tiepolo, fino a Klee, Chagall, Haring.

Iglesia de Los Angeles, estancia El Milagro

Il tema “angelico” però non è un orpello, seppur prezioso, del passato, ma investe di interesse anche il mondo dell’arte contemporanea, come dimostra ciò che è accaduto nella Iglesia de los Angeles edificata nell’estancia argentina El Milagro.
La Chiesa degli Angeli, da poco completata, è stata voluta da Daniele Crippa, critico d’arte e presidente del Museo del Parco di Portofino, dove è ospitata una collezione di opere dei maggiori artisti internazionali contemporanei. A Salta, nel nord del Paese che ha dato i natali a Papa Francesco, ha fondato una quindicina di anni fa una nuova cittadella, nel pieno rispetto delle tradizioni locali e dell’ambiente circostante. Ha anche pensato che fosse importante per la comunità indigena, di tradizioni cristiane, fondare una chiesa. Infine ha chiesto a numerosi artisti che ha conosciuto nel corso del suo lavoro di realizzare un’opera raffigurante un angelo.

Gillo Dorfles

Più di cinquecento artisti italiani di fama, da Gillo Dorfles a Giosetta Fioroni a Mimmo Paladino, hanno risposto all’invito di Crippa producendo la propria visione angelica. Ciascuna è stata poi trasferita da maestranze del luogo in mattonelle delle dimensioni di cm 20 x 20 per decorare le pareti di tutta la Chiesa. Si è venuto così a creare una sorta di gemellaggio artistico tra l’Italia e l’Argentina che ora viene rafforzato con l’esposizione di tutte le opere originali a Monza.

Mimmo Paladino

L’allestimento presso il Serrone della Villa Reale è stato possibile grazie alla disponibilità del Direttore Generale Pietro Addis, che si è mostrato entusiasta del progetto.
L’esposizione Los Angeles che s’inaugura a Monza il prossimo 6 dicembre e che resterà aperta fino al 21 gennaio 2018 aiuta ad approfondire l’importanza dei messaggeri divini nella cultura contemporanea. Si tratta di un evento culturale davvero unico nel suo genere, che offre la possibilità di conoscere meglio quel territorio d’eterno tra terra e cielo. Una grande opera collettiva, testimonianza tangibile di un rinnovato incontro tra arte e spiritualità.
L’evento promosso e organizzato da Bellavite NonSoloCarta - Divisione Mostre & Eventi in collaborazione con Reggia di Monza, gode dell’alto patrocinio morale dell’Arcidiocesi e della Provincia di Salta de la Argentina, di Arzobispado de Salta de Argentina, Gobierno de la Provincia de Salta, Ministerio de Cultura y Turismo de la República Argentina, Emabajada de Italia di Buenos Aires, Istituto Italiano di Cultura de Buenos Aires. e nasce da un progetto del Museo del arco, Centro internazionale di Scultura all’Aperto di Portofino.
Sottolineare il culto degli angeli e la loro importanza nella pittura e nelle varie forme espressive significa anche celebrare l’amicizia che nasce dal sapersi tutti amati e protetti dai custodi delle nostre vite. Grazie al ruolo fortemente iconico che hanno nell’immaginario di tutti in tutto il mondo, indipendentemente dalla cultura di appartenenza, queste figure inviano ancora oggi note di fratellanza.

Il percorso espositivo inizia dall’entrata al Serrone della Villa Reale di Monza con un bookshop aperto ai visitatori.
La mostra è accompagnata dal volume Angeli & Artisti nella Iglesia de los Angeles pubblicato da Bellavite Editore, ISBN: 978-88-7511-264-6; Pagine: 600; Formato: 225x225 mm; Prezzo: 48:00. Nell’estancia El Milagro nel nord est argentino, immerso in un clima sub-tropicale ed in una natura incontaminata e selvaggia, si è sviluppato un nuovo fulcro religioso di aggregazione. In questo contesto è nata l’iniziativa alla base di questo libro: decorare la nuova chiesa, bianca ed immacolata, con una copertura policroma applicata su tutta la superficie delle pareti interne, formata da oltre 1000 piastrelle. Hanno partecipato tantissimi artisti: ognuno di loro ha realizzato un angelo, interpretandolo secondo la sua creatività. Ogni angelo è stato riprodotto su di una piastrella dagli allievi della Fondazione, per andare a decorare la chiesa. Il libro è una raccolta di tutte queste immagini.

Il Serrone della Villa Reale, che accoglierà l’esposizione dedicata agli Angeli, fu progettato dall’architetto Giuseppe Piermarini nel 1790. L’Orangerie (chiamata anche citroneria) fu creata per ricoverare gli agrumi in vaso e le piante esotiche o rare durante la stagione invernale. Venne inaugurata con l’adiacente Rotonda affrescata da Andrea Appiani, in occasione del ventesimo anniversario di matrimonio di Ferdinando d’Asburgo con Maria Beatrice Ricciarda d’Este.
Collocato lungo il cortile d’onore, al termine dell’ala settentrionale della Villa Reale, gode di luce solare nell’arco dell’intera giornata, grazie ai ventisei finestroni ad arco, scanditi da paraste, esposti a meridione e al portone arcuato verso il roseto. L’edificio, lungo 100 metri, largo 6 e alto 7, è in laterizio intonacato e conserva le capriate lignee, mentre il pavimento in cotto ha sostituito l’originario selciato naturale. In occasione degli ultimi restauri, gli spazi interni sono stati destinati a manifestazioni culturali ed esposizioni temporanee d’arte moderna e contemporanea. Per tale motivo, la struttura è stata dotata di un sistema di pannelli modulari scorrevoli che si prestano alle diverse esigenze. Il Serrone è accessibile dal cortile d’onore della Villa Reale, attraverso il roseto.

Cinquecento artisti del nostro tempo per uno stuolo di angeli:
A
Agosto Alessandra, Agozzino Maria, Albini Maria Assunta, Altomare Filippo, Ame Luciana, Amirfeiz ‐ Moresco, Andujar Evita, Anelli Salvatore, Anfolsi Leonardo, Angeleri Luciano, Angeli Franco, Angelotti Tatiana, Angi Alex, Antola, Antonucci Giorgio, Arcidiacono Gino, Arcuri Caterina
B
Baggini Erika, Bagnoli Marco, Balat Sabatini Fatma, Barberini Gunnell, Barducci Arte, Barone Nino, Baroni Vittore, Barsotti Fabrizio, Bartoli Giovanna, Baruzzi Donatella, Basso Daniele, Bassoli Edoardo, Bastia Liliana, Battisti Carlo, Bavenni Lello, Bedeschi Giuseppe, Bellini Giuliana, Bellocchi Claudia, Benatti Mauro, Benedetti Mario, Benelli Vera, Bentivoglio Mirella, Benzi Donatella, Benzi Simonetta, Bepper Solito Giuseppe, Bergamini Luisa, Bergonzoli Mauro, Berlot Michele, Bertaglia Elisa, Bertani Daniela, Bertola Carla, Biagini Nicola, Bianchi Marco, Bocchieri Marina, Boero Renata, Bogdanovic Dejan, Boggeri Vito, Bonanno Giovanni, Bonardi Laura, Bonardi Giovanni, Bonetta Simone, Bonfanti Adelaide, Bonfanti Elvira, Bonfanti Mario, Bongiorni Chiara, Bonoli Alessandra, Boraso Rosanna, Bordoli Bruno, Borgna Mario, Boschi Anna, Bottinelli Montandon Mario, Bove Antonino, Brauld Nathalie, Bressani Stefano, Buhler Paulyr, Buonamici Annamaria, Buttarini Simone, Buttini Roberta
C
Caboni Maria, Calascibetta Momo, Camozzi Catia, Campanella Chiara, Canali Lorenza, Cancelli Domenico, Candiloro Pablo, Cano Pedro, Capecchi Antonietta, Capone Vito, Capovani Giovanna, Carabba LeoNilde, Carafa Michele, Caravita Lamberto, Cardone Marcella, Careggio Angela, Carloni Franco, Carmi Eugenio, Carniani Enrico, Carretta Luisella, Carucci Antonella, Caruso Angelo, Cascio Lorenzo, Casiraghy Alberto, Casorati Francesco, Cassaglia Bruno, Castagna Chiara, Catania Lucilla, Catania Mimmo, Cavina Giacomo, Ceccobelli Bruno, Cecioni Marco, Cereda Elisa, Cereda Andrea, Cerisola Renato, Cerri Giovanni, Cervia Lella, Chiarotti Gianni, Chiesa Sara, Chinea Daniela, Ciavoli Filippo, Ciccia Giuseppe, Cieri Giovanni, Cinque Mary, Cioni Franco, Cirillo Maria Pina, Cirillo Nicola, Cobàs Carchini Mario, Coda Milly, Cogliani Solveig, Colagrossi Angelo, Collavoli Caterina, Collesano Andrea, Collotta Tiziano, Colombara Piergiorgio, Copani Tina, Coppola Alfonso, Cordiviola Arianna, Corner Philip, Correggiari Lamberto, Corsitto Carmela, Cortopassi Elsa, Coscarelli Giovanni, Costa Maria Grazia, Cotignoli Barbara, Cremona Christian, Crescini Giovanna, Crimella Barbara, Crippa Nando, Crosio Carla, Cupisti G. Luca
D
Dandrea Lorenzo, De Braud Alberto E., De Carolis Mario, De Champris Olivier, De Luca Michele, De Mitri Giulio, De Mitri Danilo, De Palma Teo, De Vivo Prisco, Degli Abbati Gigi, Deguelle Anne, Delfino Raffaella, Della Torre Enrico, Deodato Pino, Di Battista Gorini Isa, Di Carlantonio Stefania, Di Cianni Giuseppe, Di Felice Elena, Di Giusto Walter, Di Trani Gabriella, Dicrola Gerardo, Din Fabrizio, Diohandi, Diotallevi Marcello, Ditaranto Isabella, Dobrev Valeri, Domenichini Claudia, Domeniconi Simone, Donatelli Angela, Donati Iskra Anna, Donato Leda, Dorfles Gillo, Dossola Matteo, Duro Giovanni, Dussan Rafael
E
Eddis Massimiliano, Erre Ciriaca Ruggeri
F
Fagnani Alberto, Fanna Roncoroni Mariapia, Fareri Simone, Fattori Paola, Fedi Fernanda, Ferrando Mavi, Ferrante Simonetta, Ferrari Rino, Ferrarini Maria Cristina, Finazzi Tiziano, Finetti Anna, Fior Martino, Fiore Antonio, Fioretti Maria Cristiana, Fioroni Giosetta, Fontana Morena, Franchi Antonella, Frangi Reale, Frascarelli Stefano, Friese Eva Maria, Furia Enrica, Fusari Giuliana Maria Maddalena
G
Gabiani Irina, Gabrielli Donatella, Gagliano Salvatore, Galli Fabrizio, Galliani Michelangelo, Gatti Lorenzo, Gavazzi Giuseppe, Gelmi Annamaria, Genchev Vasil, Gentile Lorusso Dante, Ghiazza Renata, Ghilarducci Laura, Giammarinaro Matteo, Giannandrea Alessandro, Giannico Vincent, Giannotta Giulio, Gilardi Piero, Ginedumont Lory, Giuli Franco, Giusti Andrea, Gorgone Bruno, Gradali Diego, Gradi Marco, Grande Luigi, Grandinetti Claudio, Grappi Paola, Grazioli Cesare, Gresleri Lorenzo, Grigò Paolo, Gualco Angelo, Guerri Giovanna, Guiso Graziano, Gunnell Barberini
I
Iacomucci Carlo, Iacono Carla, Iafigliola Sara
J
Janigro Michelangelo, Job Giovanni
K
Kappa, Klonaris Maria Thomadaki Katerina, Krahn Julia, Kulpherk Emwan
L
La  Rosanna, Lanfredini Italo, Larocchi Alessio, Latini Gianleonardo, Lera Chiara, Leto Giovanni, Lhermitte Jean Louis, Liberatore Fiona, Liberatore Nicola, Liberti Bruno, Licini Stefano Marco, Lietz Carmen, Limb Ania, Linzalata Donato, Liuzzi Oronzo, Locati Alessandro, Locci Bruno, Lodola Marco, Lorandi Tania, Lozzi Roberta, Luchini Iacopo, Luscher Ingeborg, Lussana Francesco
M
Maccioni Cesare, Macolino Nicola, Maffei Dante, Maffei Marco, Maggi Pietro, Maggi Ruggero, Maggiulli Lorenza, Magni Mauro, Magri Giovanna, Mainenti Ida, Mainoni Rosario, Maiorino Alfredo, Malice Luigi, Manam M., Manca Carmen, Maraldi Adriano, Marangoni Federica, Marchegiani Elio, Marciano Antonio, Mariani Umberto, Marini Renato, Marino Enzo, Mark Nesti Marcello, Martina Mariagrazia, Martinelli Fabrizio,
Martinelli Michele, Marussi Gianni, Mascardi Laura, Mascia Pino, Mascia Vincenzo, Masini Gianfalco, Mazza Giovanni, Mecconi Beppe, Meltzeid Guglielmo, Menegon Giuliano, Menghi Sonia, Menguzzato Lorenzo, Menon Paolo, Menozzi Graziella, Meo Gisella, Meschi Gabriele Messina Marco, Mestrangelo Giuseppe, Michelotti Monica, Miglietta Enzo, Minussi Corrado, Mirabella Manuele, Misheff Alzek, Moncada Ignazio, Monnini Claudio, Montano Maria Grazia, Monteverde Virginia, Monzani Morandi Franca, Morandi Maurizio, Morandi Albano, Morandi Emilio, Morbidini Francesca, Mucci Tito, Müller Donadini Loredana, Mustica Nino
N
Nanni Anna Maria, Natali Adele, Navacchia Luciano, Neri Stefania, Nicoli Patty Matilde, Nicolosi Maria Gina, Nicotera Fabio, Nigro Anna, Nisticò Graziella, Noel Laszlo Jean, Noia Antonio, Nonfarmale Luigina, Nosengo Adriano, Noto Teresa, Nussbaum Peter, Nuti Franco
O
Occhipinti Alvaro, Occorsio Mario, Occorsio Paola, Odoardi Stefano, Olivares Manuel, Olmi Chiara “Rol”, Oneto Elisabetta, Origgi Roberto, Ostrica Elena
P
Paci Clara, Paladini Marco, Paladino Mimmo, Palladini Sergio, Paonessa Vincenzo, Paracchini Massimo, Parentela Mario, Parisi Anna, Pasini Carlo, Pasqualin Diego, Pasquini Stefano W., Patterson Ben, Pegollo Mafalda, Pegonzi Franco, Pellegrini Sara, Pelletti Massimiliano, Pellizzotti Fabio, Pennestri Tania, Perotti Roberto, Perucatti Alessandro, Pesenti Giovanna, Petacchi Marco, Petroni Ubaldo, Pianini Patrizia, Picardi Antonio, Picinni Leopardi Mauro, Pierozzi Bruno, Pignataro Adriana, Pinelli Pino, Pizzol Sante, Podenzana Andrea, Polichtchouk Olga, Politano Franco, Prete Leonardo, Pretolani Angelo, Previtali Dolores, Priori Tiziana, Puleo Maria
Q
Quadraroli Mario
R
Radaele Ruggero, Rambelli Laura, Ramenghi Anna, Ranieri Fornario, Ravanelli Sabrina,
Reboani Marcello e Melissa Proietti, Reggio Graziella, Renzi Geremia e Rosano Lucia, Renzullo M. e Rapa F., Restelli Pier Francesco, Rezza Stefano, Rezzuti Carmine, Ricci Cristiano Mattia, Ricci Gaetano, Ricciardi Angelo, Rizzello Antonio, Roda Aldo, Rolla Filippo, Romanin Sabina, Romeo Jorge, Rontani Bob, Rossetti Marino, Rossi Eleonora, Rossi Maurizio, Rosso Carla, Rotundo Lucia, Rovereti Massimo, Ruetsche Jeannette, Russo Vitantonio
S
Saladino Donatella, Saluzzo Mirella, Sambonet Giorgio, Sannino Marianna, Sansonetti Rosemarie, Santagostino Marco Guido, Santinello Anna, Sassu Antonio, Savignano Franco, Scaiola Giuseppe, Scala Roberto, Schipani Linda, Schlegel Annamaria, Sciortino Fabio, Scolavino Quintino, Sebaste Salvatore, Seck Mor Talla, Shopova Vassilena, Sieff Anita, Sirota Anna, Sirotti Raimondo, Soddu Stefano, Sodi Milvio, Solito Giuseppe, Soriani Pietro, Soro Renata, Sovrano Marisa, Spelta Celina, Speziali Lella, Spirineo Loredana, Stasi Laura, Staycov Antoan, Stefani Serena, Stefanoni Tino, Strà Claudia, Sturla Luiso, Sumberaz Franco
T
Taglioni Ivana, Tam Vania Elettra, Tamberi Mario, Tampieri Angela, Tarabella Leonello, Taranu Luminita, Tatafiore Ernesto, Terlizzi Ernesto, Terroni Grifola Marco, Tessandori Livio, Testori Camilla, Testori Roberto, Tieri Renzo, Tolomeo Carla, Torchia Lello, Tornaghi Micaela, Toscani Diego, Tramontano Antonio, Traverso Elisa, Tricarica Nino, Trielli Giuseppe, Turolli Alessandra
V
Valentino Daniela, Van Hissenhoven Marie‐Laure, Varlotta Francesco, Vazza Giorgio, Venturi Laura, Venuti Silvia, Verardo Elena, Verolini Mario, Verona Lelia, Veronese Marco, Vertuccio Maria Maddalena, Viani Dino, Vignatti Mirta, Vigo Nanda, Viliani Laura, Villamarin Sofia, Vinselavie / Duchanpiano, Viscidi Lorenzo Bluer, Vitacchio Alberto, Viti Piero
X
Xerra William
Y
Yahne Le Toumelin
Z
Zecca Giuseppe, Zeni Laura, Zingaro Massimiliano, Zouboulis Nikos, Zupone Marco


LOS ANGELES Dalla Iglesia de los Angeles in Argentina
mostra internazionale in itinere

500 messaggeri celesti, 500 artisti
Sostegno di: Reggia di Monza
Alto Patrocinio Morale di: Arzobispado de Salta de Argentina, Gobierno de la Provincia de Salta, Ministerio de Cultura y Turismo de la República Argentina, Emabajada de Italia di Buenos Aires, Istituto Italiano di Cultura de Buenos Aires.
Progetto del: Museo del arco, Centro internazionale di Scultura all’Aperto di Portofino.
Promosso e organizzato da: Bellavite NonSoloCarta - Divisione Mostre & Eventi
Main sponsor: AGAM

Dal 7 dicembre 2017 al 21 gennaio 2018
Ingresso: libero
Info: www.bellavite.it - www.reggiadimonza.it
Social: Facebook Bellavite srl ; Reggia di Monza; Intagram bellavite_it ; reggiadimonza
Orari: Mercoledì e giovedì 15.00 - 19.00; Venerdì 15.00 - 22.00; Sabato e domenica 10.00 - 19.00; Lunedì e martedì chiusura
Catalogo: Bellavite Editore, Pagine: 600; Formato: 225x225 mm; Prezzo: 48:00,  ISBN: 978-88-7511-264-6
Ufficio Stampa: A.G.BELLAVITE SRL - Sara Bellavite - Tel. 039 9200686.1 - Fax 039 9201174 - www.bellavite.it - s.bellavite@bellavite.it

Reggia di Monza
Serrone della Villa Reale di Monza

Viale Brianza, 1
Monza
www.reggiadimonza.it - info@reggiadimonza.it

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James Nachtwey. Memoria, Palazzo Reale, Milano, dal 1/12/2017

Ho voluto diventare un fotografo per essere un fotografo di guerra. Ma ero guidato dalla convinzione che una fotografia che riveli il volto vero della guerra sia quasi per definizione una fotografia contro la guerra.

James Nachtwey


 […] dovremmo smettere di definirlo un “fotografo di guerra”.
Bisogna vedere in lui un uomo di pace, uno che per desiderio di pace va in guerra e si espone…per creare la pace, partendo da un odio sconfinato per la guerra e da un amore sconfinato per gli esseri umani.

Wim Wenders (Laudatio per J. Nachtwey, Dresda, 2012)


Memoria si intitola la mostra la mostra di James Nachtwey a Palazzo Reale di Milano.
Memoria per indicare il percorso di testimonianza fotografica che James Nachtwey ha colto in quarant'anni nei suoi tanti reportage nel mondo. Sono duecento immagini che raccontano quello che abbiamo visto dalle finestre del nostro condominio mondo. Le abbiamo visto attraverso i suoi occhi nel tempo, ma altrettante scorrono davanti a noi tutti i giorni dai media, in una escalation parossistica. Sono immagini di una pulizia formale assoluta che in diciassette sezioni raccontano la storia quotidiana del pianeta. Diciassete finestre che si aprono sulla quotidianità di quello che produce l'uomo sulla terra, sì l'uomo, in tutti i continenti: Fatti di guerra, Balcani e Cecenia, Romania, Fame, Rwanda, 11 settembre, Afganistan, Iraq, Sudafrica, Disastri naturali, Inquinamento in Est Europa, La casta degli Intoccabili in India, Indonesia, Droga, Agente Arancio, Crimine e Punizione in USA, AIDS, Esodo.
"Sono stato testimone. Ho dato conto della condizione delle donne e degli uomini che hanno perso tutto, le loro case, le loro famiglie, le loro braccia e le loro gambe, la loro ragione. E, al di là e nonostante tutte queste sofferenze, ciascun sopravvissuto possiede ancora l'irriducibile dignità che è propria di ogni essere umano. Le mie fotografie sono la mia testimonianza."
Alla Triennale, sempre a Milano, è presente Black Light, White Light l'istallazione di Michel Comte che ci proietta nello scioglimento dei ghiacciai, mentre nella sua mostra al MAXXI scorrono le sue immagini sulla distruzione del Pianeta. Sempre immagini del nostro condominio mondo.
La mostra di NachtCarica filewey prevede, dopo questa prima mondiale, di proseguire in altre prestigiose sedi del pianeta. Testimonianza per prendere coscienza di quello che ci appartiene come abitanti del condominio mondo. Ma perchè tutto ciò non faccia parte solo della memoria e della compassione fugace, bisogna che ognuno cominci a far pulizia nel suo condominio mondo, consci che le leve del potere sono in mano alla politica e al potere economico, che non esprimono purtroppo, in questo secolo, che interessi personali o di bottega. Mancano leader a livello mondiale, eccetto Papa Francesco e il Dalai Lama che della Compassione (cum patior - soffro con), della Comprensione (comprehensio da cum-prehendo - prendo con), della Tolleranza, della Pace, della Guarigione e della Dignità hanno fatto la loro missione, ma loro sono leader spirituali. Ripuliamo il condominio mondo se vogliamo che questo mondo umano non sia giunto al suo termine.

Ma tornando alla mostra - che è allestita benissimo, con una luce dedicata ad ogni singola immagine - dall’1 dicembre 2017 al 4 marzo 2018  James Nachtwey. Memoria è esposta a Palazzo Reale di Milano. L’attesissima esposizione del pluripremiato fotografo americano, considerato universalmente l’erede di Robert Capa, è la prima tappa internazionale di un tour nei più importanti musei di tutto il mondo. La mostra propone una imponente riflessione individuale e collettiva sul tema della guerra. Curata da Roberto Koch e dallo stesso James Nachtwey, Memoria rappresenta una produzione originale e la più grande retrospettiva mai concepita sul suo lavoro. Promossa e prodotta dal Comune di Milano - Cultura, Palazzo Reale, Civita, Contrasto e GAmm Giunti, la mostra ha come Digital Imaging Partner Canon ed è realizzata con il supporto di Fondazione Cariplo e Fondazione Forma per la Fotografia. Organizzate in diciassette sezioni, le duecento immagini esposte nelle diverse sale propongono al visitatore un’ampia selezione dei reportage più significativi di James Nachtwey. Memoria raccoglie gli scatti con cui il fotografo racconta la crudezza della guerra, la violenza del terrorismo, lo sguardo vuoto della disperazione.
Il contrasto tra la bellezza delle immagini scattate da James Nachtwey e l’orrore dei soggetti delle sue foto stride quasi rumorosamente nella percezione degli spettatori. - ha dichiarato l’assessore alla Cultura del Comune di Milano Filippo Del Corno - Ma è proprio in questo modo che la guerra riesce a manifestare a coloro che non la vivono sulla propria pelle i suoi effetti perversi e suicidi, quale che sia la posizione di chi la osserva. Per questo il lavoro di Nachtwey non è solo la ragione di una bellissima mostra d’arte, ma anche la rappresentazione grafica di un impegno di civiltà, di un impegno per la pace”.
Pluripremiato in vari contesti, non solo di fotografia, e considerato universalmente l’erede di Robert Capa, con tensione morale e con impegno civile James Nachtwey ha dedicato la sua vita a raccontare la condizione umana nei suoi momenti più estremi: quando è sul punto di trasformarsi in un inferno. È l’epico testimone delle crudezze della guerra, di cui le fotografie esposte a Palazzo Reale sono una testimonianza diretta. Memoria è una mostra che presenta il lavoro del più importante reporter di questi decenni, nelle cui fotografie luce e tenebra si alternano in una danza quasi infinita. Nachtwey è un osservatore di eccezione del mondo contemporaneo, il nostro più acuto testimone.
Da sempre Nachtwey fotografa il dolore, l’ingiustizia, la violenza, la morte. E per rimanere a contatto con la parte più sofferente e sola del mondo, ha scelto di utilizzare la via della bellezza e della compiutezza formale. Proprio perché la straordinaria bellezza delle sue fotografie è uno strumento di lotta, un gesto di compassione di fronte a scene come in Bosnia, a Mostar, dove in una camera da letto un cecchino spara dalla finestra. Oppure quando realizza i reportage sugli effetti della carestia in Darfur, o sulla tubercolosi o sui danni causati dall’Agente arancio in Vietnam. Tra le sue immagini più iconiche troviamo anche un sopravvissuto a un campo di concentramento Hutu in Ruanda con una cicatrice sul volto in primo piano, ma anche la Seconda Intifada in Cisgiordania vissuta in prima linea. Nachtwey dà un volto alla guerra da 40 anni, mostrando cosa accade alle persone che la vivono sulla propria pelle. Quella guerra che l’11 settembre è arrivata anche “a casa”, negli USA, con l’attacco alle Torri Gemelle e con la guerra successiva in Iraq e in Afghanistan. Nelle immagini di Nachtwey a parlare è l’umanità ferita dalla violenza, devastata dalla malattia, dalla fame, dalla natura che insorge contro la pretesa di controllo dell’uomo.
La mostra è accompagnata da un libro pubblicato da Contrasto e Giunti.

 

James Nachtwey ha dedicato tutta la sua carriera di fotografo, cominciata nel 1981, alla documentazione di guerre e importanti questioni sociali. Spinto dalla profonda convinzione che la sensibilizzazione del grande pubblico sia un elemento essenziale nel processo di cambiamento e che le fotografie di guerra diffuse attraverso i mass media possano rappresentare una forma di intervento in favore della pace, Nachtwey ha realizzato reportage di guerra in tutto il mondo. In Europa, ha documentato la dissoluzione dell’ex-Jugoslavia, la guerra in Cecenia e i disordini civili in Irlanda del Nord. In Africa, ha fotografato il genocidio in Ruanda, la carestia come arma di distruzione di massa in Somalia e in Sudan e la lotta di liberazione dall’apartheid in Sudafrica. Ha documentato le guerre civili che hanno funestato l’America Centrale negli anni Ottanta – da El Salvador al Nicaragua, al Guatemala – così come l’invasione statunitense di Panama. In Medio Oriente ha coperto il conflitto israelo-palestinese per più di venti anni, le guerre civili in Libano e, più recentemente, la guerra in Iraq, dove è rimasto ferito dall’esplosione di una granata. Ha cominciato a lavorare in Afghanistan negli anni Ottanta, fotografando la resistenza all’occupazione sovietica – seguita dalla guerra civile afghana – e l’offensiva contro i Talebani del 2001. Nel 2010 ha documentato l’attacco militare statunitense nella provincia dell’Helmand. In Asia ha seguito anche i gruppi di guerriglieri in Sri Lanka e nelle Filippine, oltre alla dura repressione militare contro i manifestanti di Bangkok, nel 2010. Negli ultimi tempi ha documentato la crisi dei rifugiati in Europa, il terremoto in Nepal e le esecuzioni extragiudiziali nel corso della “guerra alla droga” nelle Filippine.
Nachtwey ha seguito in tutto il mondo e con la stessa dedizione questioni con un forte impatto sociale. La condizione degli senzatetto, la tossicodipendenza, la povertà, il crimine, l’inquinamento industriale sono solo alcune delle tematiche che ha approfondito. Dal 2000 è impegnato in un progetto di documentazione di problemi sanitari di portata globale nei paesi in via di sviluppo e ha avuto modo di constatare come le malattie infettive abbiano effetti devastanti e mietano più vittime delle guerre. Nel 2007 ha ricevuto un TED Price, in seguito al quale ha realizzato una campagna di sensibilizzazione globale sulla tubercolosi, convinto che la coscienza collettiva possa aiutare a trovare finanziamenti, mobilitare i donatori e spronare le classi politiche.
Nachtwey è stato insignito di numerosi premi sia per il lavoro giornalistico sia per gli importanti contributi artistici e umanitari. Nel 2001 ha ricevuto il Common Wealth Award, nel 2003 il Dan David Prize e nel 2007 l’Heinz Family Foundation Award. Nel 2012 gli è stato conferito il Premio Dresda per la sua attività in favore della pace nel mondo e nel 2016 il Premio Principessa delle Asturie.
Inoltre ha ricevuto cinque Robert Capa Gold Medal, per le eccezionali doti di coraggio e intraprendenza dimostrate sul lavoro, ed è stato nominato otto volte Magazine Photographer of the Year. Ha vinto due volte il premio principale assegnato dalla World Press Photo Foundation, tre Infinity Award nella categoria Fotogiornalismo, due Bayeaux Award per corrispondenti di guerra e due Leica Award. L’Overseas Press Club, TIME Inc. e l’American Society of Magazine Editors gli hanno attribuito il premio alla carriera e ha anche ricevuto l’Henry Luce Award, il Leipzig Foundation Award per la promozione della libertà di stampa e il Dr. Jean Mayer Global Citizenship Award.
James Nachtwey è autore dei volumi Deeds of War e Inferno. Nel 2001 il documentario War Photographer, incentrato sulla sua vita e sulla sua opera, è stato candidato agli Academy Awards.
Alcune delle fotografie di Nachtwey sono entrate a far parte delle collezioni permanenti del Museum of Modern Art, del Whitney Museum of American Art, del San Francisco Museum of Modern Art, del Boston Museum of Fine Arts, della Bibliothèque nationale de France, del Centre Pompidou e del Getty Museum, tra gli altri, e le sue opere sono state esposte in numerose personali in tutto il mondo.
James Nachtwey è stato inoltre invitato a parlare del suo lavoro a molti eventi internazionali, tra cui il TED, la Bill and Melinda Gates Foundation Grand Challenge Conference, il Pacific Health Summit, la Conferenza Globale sulla Tubercolosi di Rio de Janeiro, il meeting annuale della Young Presidents Organization, a Sidney, e il Giorno della Pace promosso nel 2011 dall’Comitato Olimpico Internazionale.
Nachtwey ha ricevuto quattro lauree ad honorem da alcune università statunitensi, tra cui il Dartmouth College, che ha recentemente acquisito l’archivio completo delle sue opere.
Membro della Royal Photographic Society.


James Nachtwey. Memoria
Dal
30/11/2017  al 04/03/2018

Curatori: Roberto Koch, James Nachtwey
Enti Promotori: Comune di Milano - Cultura, Palazzo Reale, Civita, Contrasto, GAmm Giunti
Patrocini
: Promossa e prodotta dal Comune di Milano - Cultura, Palazzo Reale, Civita, Contrasto e GAmm Giunti, la mostra ha come Digital Imaging Partner Canon ed è realizzata con il supporto di Fondazione Cariplo e Fondazione Forma per la Fotografia
Digital Imaging Partner: Canon

Con il contributo di: Fondazione Cariplo – Fondazione Forma per la Fotografia
Orari: lunedì 14:30 - 19:30; martedì, mercoledì, venerdì, domenica 09:30 - 19:30
giovedì e sabato 09:30 - 22:30; Ultimo ingresso un’ora prima della chiusura
Festività: giovedì 7 dicembre: 9.30 – 22.30. Venerdì 8 dicembre: 9.30 – 19.30. Domenica 24 dicembre: 9.30 -14.30. Lunedì 25 dicembre: 14.30 – 18.30. Martedì 26 dicembre: 9.30 – 19.30. Domenica 31 dicembre: 9.30 - 14.30. Lunedì 1 gennaio 14.30 – 19.30. Sabato 6 gennaio 9.30 – 22.30

Biglietti: intero € 12, ridotto € 10/8/6, gratuito minori di 6 anni, guide turistiche abilitate con tesserino di riconoscimento, un accompagnatore per ogni gruppo, due accompagnatori per ogni gruppo scolastico, un accompagnatore per disabile che presenti necessità, giornalisti accreditati dall'Ufficio Stampa del Comune o dall'ufficio stampa della mostra, dipendenti della Soprintendenza ai Beni Paesaggistici e Architettonici di Milano, tesserati ICOM
Informazioni: Tel. +39 02 88445181 -  c.mostre@comune.milano.it  mostre@civita.it-  http://www.palazzorealemilano.it/
Prenotazioni: + 39 199151121
Uffici stampa:
Contrasto: Valentina Notarberardino - 366 6678862 e Laura Bianconi - 3357854609
CLP: Anna Defrancesco - Giada Gaudio - giada.gaudio@clponline.it
GAmm Giunti: 02 36755700
Civita: Ombretta Roverselli - 02 43353527
Comune di Milano: Elena Maria Conenna
- elenamaria.conenna@comune.milano.it
Catalogo: CONTRASTO

Palazzo RealeGianni Marussi, Artdirectory Marussi, artdirectory-marussi.it
Piazza Duomo 12
20122 Milano
Tel. 02 54915 - www.palazzorealemilano.it

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Michel Comte: Black Light, White Light, Triennale di Milano, 28/11/2017

“Quando mio nonno (il primo aviatore svizzero) Alfred Comte attraversò le Alpi nel 1914 per la prima volta, ritornò con immagini incredibili di maestosi ghiacciai: gigantesche masse bianche coprivano quasi per intero le catene montuose. Quasi un secolo più tardi, ho scalato molte vette e mi sono reso conto del rapido scioglimento dei nostri ghiacciai e delle calotte glaciali globali. Per tre decenni sono quindi tornato negli stessi luoghi e ho scattato molte immagini da elicotteri aperti, scivolando tra le nuvole, o semplicemente arrampicando e testimoniando la scomparsa delle calotte glaciali e dei ghiacciai del mondo."

Michel Comte

Michel Comte, © Gianni Marussi, 28/11/2017

 

La grande installazione di Michel Comte: Black Light, White Light rivela la forza ispiratrice della natura e della bellezza. Dopo l’inaugurazione di Light al MAXXI di Roma il 14 novembre l’artista svela alla Triennale di Milano Black Light, White Light una nuova grande installazione, seconda tappa di un percorso espositivo che esplora l'impatto del declino ambientale sui ghiacciai e sui paesaggi glaciali del mondo.
Con il suo studio dei paesaggi naturali attraverso sculture su larga scala, fotografie, video installazioni e proiezioni, Michel Comte mette in evidenza il rapido processo di cambiamento del clima, l’innalzamento dei livelli degli oceani e la progressiva riduzione
delle superfici dei ghiacciai, essenziali per la nostra sopravvivenza su questo pianeta.
Due mostre fanno parte di questa straordinaria presentazione: Light a Roma presso il MAXXI dal 14 novembre al 10 dicembre 2017 e Black Light, White Light alla Triennale di Milano dal 28 novembre al 1 gennaio 2018.

Il lavoro di Comte nasce dalla sua ultradecennale passione per l'arrampicata e l'aviazione,
che gli ha offerto l'opportunità di osservare e rappresentare paesaggi glaciali in tutto il mondo.
L'installazione alla Triennale di Milano invita i visitatori in un mondo silenzioso e luminoso dove è possibile apprezzare la preziosa energia che il pianeta Terra - insieme all'umanità - può produrre. In questa seconda tappa del percorso espositivo, l'artista prevede che sia possibile immaginare come le traiettorie possano essere definite; che il nostro destino non sia semplicemente scritto nelle stelle.

Black Light, White Light rivela come il potere della natura e della bellezza ci può ispirare per creare un mondo migliore.
Siamo al punto di svolta, e grazie alle nuove tecnologie e alla conoscenza di oggi abbiamo la possibilità di intraprendere un reale cambiamento verso il meglio.” - sottolinea l’artista Michel Comte - “I visionari hanno dimostrato ciò che un uomo con una vera convinzione e un piano d’azione sia in grado di raggiungere. La nostra visione deve essere chiaramente orientata verso la luce. Con Light, voglio sottolineare che noi abbiamo il potere di creare un futuro migliore e più pulito… Questo progetto dimostra il rapido processo di cambiamento climatico e di innalzamento del livello degli oceani, associato alla riduzione delle superfici glaciali, essenziali per la nostra sopravvivenza”.
Light e Black Light, White Light sono le prime tappe di un percorso espositivo che si articolerà in diversi luoghi nel mondo tra il 2017 e il 2018. Non si tratta soltanto della presentazione di una raffinata serie di opere, ogni tappa ha l’ambizione di agire come richiamo alla realtà e alla verità, come dichiarazione politica e chiamata alle armi. 
Black Light, White Light presenta con grande potenza l’effetto del cambiamento climatico sugli habitat glaciali del pianeta. Per questo il WWF Italia ha deciso di sposare questo progetto accompagnandolo con una serie di attività di sensibilizzazione sul tema del climate-change, in parallelo alla campagna “Planet is Calling”, che punta a rendere consapevole il grande pubblico sulla necessità di rispondere con azioni concrete ai forti segnali che il Pianeta ci ha lanciato nel corso del 2017.

Il 28 novembre 2017, la Triennale di Milano apre la seconda parte del progetto Light.
L'aspetto di questa installazione deriva da una lunga storia personale di esplorazione del globo e di osservazione delle gigantesche superfici dei ghiacciai.
Noi siamo ora a un punto di non ritorno, abbiamo la possibilità con le nuove tecnologie e la nostra conoscenza di intraprendere un reale cambiamento verso un futuro migliore. Black Light, White Light, con un linguaggio molto semplice ma concettuale, ci mostra il potere della natura e della bellezza che ci dovrebbe guidare verso un pianeta più pulito. Elon Musk ha dimostrato ciò che un uomo con una vera convinzione e un piano d’azione sia in grado di raggiungere. L'energia pulita e i nuovi modi per costruire le città possono darci vite migliori e aria pulita da respirare.
L'arte contemporanea ci offre la libertà e il potere di parlare concretamente di questi temi e la seconda parte di Light mostra che possiamo cambiare direzione.
L'installazione in Triennale ci porta in un mondo silenzioso, dove tutti dovrebbero sentire quanto sia importante valorizzare l'energia preziosa che la Terra, insieme agli uomini, può produrre.
Qualcosa che si libra nell’aria potrebbe cambiare la nostra vita e la nostra visione deve essere chiaramente diretta verso la luce. Ciò che la NASA ha scoperto fin dalla fine degli
anni '50 sta ora guidando la nostra strada verso il futuro.

Michel Comte
Water is the oil of future”, 1975 at Club of Rome

Michel Comte, Light, 2017, AialikGlacier

WWF 2017, ANNO HORRIBILIS PER IL PIANETA

Uragani, incendi, sbiancamento coralli, ondate di calore, isole di plastica. Nell'Album del WWF  i 7 segnali lanciati dalla Terra.
Parte oggi la Campagna “Planet is Calling” per rispondere al grido del Pianeta con azioni immediate e concrete
E la sede WWF si  veste con un messaggio per il Pianeta 

Acceleratore dei fenomeni: i cambiamenti climatici, di cui si discute in questi giorni alla COP23 di Bonn.
Nel 2017 abbiamo visto un brutto film e a raccontarcelo è stato il nostro Pianeta. Abbiamo assistito ad un Anno horribilis a giudicare dalle immagini che ci ha mostrato: uragani e alluvioni, riduzione delle banchise polari e dei ghiacciai, moria di barriere coralline per i fenomeni di sbiancamento, si sono succeduti in tante parti del mondo e con un’intensificazione dei fenomeni accelerata, presenza pervasiva delle plastiche nei mari e negli oceani, continuo degrado di ambienti naturali straordinariamente importanti, come le foreste, perdita continua di specie viventi, segnali sempre più evidenti di una sesta “estinzione di massa” dovuta all’intervento umano, siccità , con ondate di calore che hanno innescato più facilmente anche incendi persino in regioni remote come Siberia e Groenlandia. Non ultimo, l’incremento delle ondate di flussi migratori dai paesi più poveri, a dimostrazione del forte legame tra crisi degli habitat e crisi umanitaria.  
Per rispondere all’SOS del Pianeta il WWF ha lanciato oggi la sua iniziativa “Planet is Calling” come prima fase della sua Campagna di Natale “WWF is Calling”. Questa mattina la sede WWF di Roma si è vestita del messaggio per il Pianeta con uno striscione che resterà  visibile fino a fine anno e inaugurato con alcuni degli Ambassador dell’Associazione: Michele Carpente, Elena Di Cioccio e Alessandro Tersigni. Il WWF ha anche realizzato l’ALBUM 2017, sette segnali, lanciati in diverse parti del Pianeta, che mostrano l’impressionante effetto del crescente cambiamento climatico e di altre nostre azioni insostenibili: i tanti “frames” scorrono anche nella clip video “PLANET IS CALLING” - 30 secondi con una sequenza in crescendo di episodi a cui abbiamo assistito nel corso dell’anno e che, nel loro insieme, denunciano una preoccupante accelerazione dei fenomeni estremi e delle crisi di sistemi naturali.
Il lancio della Campagna è avvenuto anche in coincidenza dell’inaugurazione a Roma, presso il Museo MAXXI, del progetto d’arte contemporanea Light di uno dei più importanti artisti e fotografi al mondo, Michel Comte. Si tratta di una raccolta di lavori che esplora l’impatto ambientale del riscaldamento globale sui ghiacciai del pianeta. Il WWF ha deciso di sposare questo progetto anche in continuazione del percorso di partnership avviato col MAXXI per diffondere la cultura e la sensibilizzazione in difesa dell’ambiente. Nel corso della sua Campagna il WWF realizzerà una serie di attività di sensibilizzazione sul tema climate-change e accompagnerà  la tappa di Light presso la Triennale di Milano.
Per il WWF l’urgenza è quella di invertire subito questa tendenza: i sistemi complessi si stanno avvicinando a situazioni critiche che noi stessi potremo non essere in grado più di invertire. Ecco perchè il fattore tempo è così importante. Il momento per agire è ora, e non possiamo solo aspettare che governi e autorità  si attivino per tempo, possiamo essere tutti ora attori del cambiamento. Nelle prossime settimane il WWF proseguirà  la sua Campagna WWF is Calling raccontando le storie dei tanti “Eroi di Natura” che stanno cambiando, con grandi e piccole azioni quotidiane, il senso di questa corsa verso la perdita di specie e habitat attraverso soluzioni per combattere il cambiamento climatico e per adattare le proprie comunità  ai fenomeni già  in atto.

ALBUM 2017: L’ANNO IN CUI IL PIANETA HA ACCELERATO LA SUA CRISI
La visione di insieme dei momenti più significativi va oltre la sequenza temporale: l’accelerazione evidente denuncia il fatto che per molti processi di persistente degrado dei sistemi naturali siamo ormai molto vicini al sorpasso di punti critici, oltre i quali la nostra capacità  di azione per sovvertire la situazione può essere quasi nulla. La successione degli uragani nell’area atlantica e soprattutto della loro forza e intensità  ha lasciato colpiti molti studiosi; la visione di tre uragani insieme, Katia, Irma e Josè, fotografati dai satelliti, ha sorpreso tutti. Una fotografia satellitare così è apparsa una significativa preoccupante novità. Globalmente nella stagione si sono scatenati ben 16 uragani. Inoltre, per diversi ecosistemi forestali che costituiscono una fonte indispensabile di ossigeno e di sequestro di CO2, in condizioni di forti ondate di calore e prolungati periodi di siccità  non sono più “sequestratori” di anidride carbonica (biossido di carbonio) ma diventano emettitori di CO2.
Il cambiamento climatico del quale si sta discutendo in questi giorni nel nuovo summit a Bonn (la 23ª conferenza delle Parti, COP, della Convenzione ONU sui cambiamenti climatici) è un facilitatore di questi processi. Quest’anno si è rafforzata la concentrazione di anidride carbonica nella composizione chimica dell’atmosfera che ha sorpassato le 400 ppm (parti per milione di volume) già nel 2016. Una concentrazione simile non è presente nell’atmosfera da almeno 800.000 anni (dati accertati dalle bolle d’aria presenti nei carotaggi dei ghiacci di questo lungo periodo) e, secondo i dati paleoclimatologi indiretti, le 400 ppm sono state raggiunte 3-5 milioni di anni fa durante la metà del Pliocene; in quel periodo i ghiacciai della Groenlandia e dell’Antartide si erano fusi o ritirati, il livello dei mari era superiore di 10-20 metri rispetto al livello attuale e la temperatura era di 3-4°C superiore a quella attuale.
È necessaria una grande pressione pubblica sui governi e sulle autorità politiche, e il WWF si batte per realizzare concretamente l’Accordo di Parigi sul clima e l’Agenda 2030 con i suoi 17 Obiettivi di Sviluppo Sostenibile, documenti sottoscritti da tutti i paesi del mondo in sede Nazioni Unite, nonchè un grande Patto internazionale sull’ambiente, come indicato dal Presidente francese Macron alle Nazioni Unite, che metta insieme l’impegno di tutti per salvaguardare i sistemi naturali di tutto il mondo che costituiscono la base fondamentale del nostro sviluppo e del nostro benessere” - ha dichiarato Donatella Bianchi, Presidente del WWF Italia - “Al fianco di questa opera di pressione tutti possiamo fare qualcosa ogni giorno, con azioni concrete, per ridurre il nostro impatto sulla natura. E già oggi sono tanti gli esempi di soluzioni adottate da comunità in tante parti del mondo che stanno facendo la differenza. Grazie al WWF puoi fare parte di chi si preoccupa del nostro futuro, di quello dei nostri figli, figlie e nipoti e delle generazioni che verranno. E della natura che garantisce il nostro futuro”.

Michel Comte: Black Light, White Light
A cura di: Jens Remes
Dal 28 novembre 2017 al 1 gennaio 2018
Ingresso: Libero Orari: Martedì - Domenica 10.30 - 20.30

Ufficio Stampa italiana: Lara Facco - press@larafacco.com - Tel.+39 02 36565133 - M.+39 349 2529989
Ufficio Stampa internazionale: Júlia Frate Bolliger at Pickles PR - julia@picklespr.com - T.+ 49 176 25155891

Triennale di Milano
Viale Alemagna 6
Milano

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Real Art Volume #3- 2017 – Arte e Solidarietà, Spazio-Museo Emiio Tadini, Milano, sabato 25-11-2017, ore 17.00

Presentazione sabato 25 novembre 2017, ore 17.00, allo Spazio-Museo Emiio Tadini, con l’occasione si potranno visitare le mostre in corso, tra cui “CENTESIMI, C’ERA UNA VOLTA LA PICCOLA ECONOMIA”.


Torna la pubblicazione-portfolio d’arte a carattere benefico con opere uniche ed autografe di 13 artisti contemporanei. Dopo il successo della delle prime due edizioni, torna REAL ART, progetto artistico, nato con l’idea di realizzare annualmente una pubblicazione-portfolio con opere uniche ed autografe di artisti contemporanei e l’intero incasso devolverlo in beneficienza ad enti del territorio.
L’edizione del volume #3, limitata a 130 copie (100 destinate alla diffusione), presenta lavori unici di: Andrea Bassani, Gianni Cella, Mattia Consonni, Mario De Leo, Marcello Diotallevi, Nataly Maier, Renzo Nucara e Carla Volpati, Claudio Parentela, Peter Hide 311065, Alfredo Rapetti Mogol, Tobia Rava’, Isabella Rigamonti, Tetsuro Shimizu.
Il progetto ha saputo coinvolgere artisti, stampatori, editori, giornalisti uniti nel nome dell’arte e dalla solidarietà. Il ricavato dell’alienazione, infatti, ogni anno andrà a sostenere un’associazione che opera senza fine di lucro sul territorio.
Quest’anno il contributo verrà devoluto alla “MENSA DEI POVERI DI VIA B. LUINI” di Varese, gestita dalle suore della Riparazione - ORFANOTROFIO FEMMINILE ADDOLORATA - che fornisce, tramite donazioni e volontari, più di 300 pasti giornalieri a famiglie in momentaneo stato di bisogno.
Il volume originale e interdisciplinare coinvolge artisti anche molto differenti tra di loro, invitati a confrontarsi, rimanendo aderenti al loro percorso artistico, al concetto di serialità all’interno di un lavoro “unico”.
Ciascun artista è presente nel volume con una doppia pagina: un’opera stampata ed una originale applicata, una sorta di piccolo museo su carta, che invita ad un rapporto anche tattile con il prodotto artistico.
Il progetto ha avuto, già nelle sue fasi embrionali, grande sostegno da parte di sedi museali ed istituzionali, tanto da inserire REAL ART all’interno di un percorso itinerante tra alcune realtà importanti della provincia. Il volume sarà disponibile nelle migliori librerie di Varese e provincia, nei bookshop del Museo MA*GA di Gallarate, Museo Bodini di Gemonio, Museo Parisi Valle di Maccagno con Pino e Veddasca, Spazio Casa Museo E. Tadini di Milano, Galleria Biancoscuro di Pavia, Galleria Cart 70-10 di Monza, Meeting Art di Vercelli, Showcases Gallery di Varese.
Una lunga rassegna tra le istituzioni coinvolte presenterà in fasi alterne il solo volume e/o il volume e le opere degli artisti coinvolti con importanti mostre e rassegne.
REAL ART è un progetto di Franco Crugnola Studio di architettura, via San Martino, 11, Varese

Calendario delle prime presentazioni ed esposizioni di REAL ART #3-2017

SPAZIO-CASA MUSEO EMILIO TADINI, Via Nicolò Jommelli 24 a, 20131 Milano
PRESENTAZIONE - sabato 25 novembre 2017 ore 17.00 con l’occasione si potranno visitare le mostre in corso, tra cui “CENTESIMI, C’ERA UNA VOLTA LA PICCOLA ECONOMIA”.
GALLERIA CART 70-10, via Sirtori, 7 – Monza
PRESENTAZIONE E MOSTRA DEI 13 ARTISTI INVITATI – sabato 02 dicembre 2017 ore 18.00
MUSEO CIVICO PARISI-VALLE Via Gianpaolo 1 – Maccagno con Pino e Veddasca
PRESENTAZIONE – sabato 09 dicembre 2017 ore 17.00 in occasione dell’inaugurazione della mostra invernale “PAINTINGS, DRAWINGS, SCULPTURES AND OTHER… MOORE – Mostra d’arte in ricordo di Sir John Drake-Moore”

Per la fine di novembre il volume REAL ART #3-2017 sarà in visione e prenotazione-vendita presso la CASA D’ASTE MEETING ART di Vercelli al front desk.
Dalla fine di novembre il volume REAL ART #3-2017 sarà in visione e prenotazione presso gli stand della rivista BIANCOSCURO (media partner) IN TUTTE le maggiori fiere d’arte italiane ed estere.
Per la fine di novembre il volume REAL ART #3-2017 sarà in visione e prenotazione presso SHOWCASES GALLERY di Via San Martino della Battaglia, 11 a Varese.


Biografie dei 13 artisti che partecipano e hanno donato le loro opere A REAL ART #3-2017:

Andrea Bassani
nasce nel 1954 a Martinengo (BG) dove attualmente vive e lavora. Artista autodidatta, ha frequentato diversi studi di pittori. Inizia la sua carriera artistica partendo dal figurativo per approdare successivamente a soluzioni astratte, che più si adattano ai suoi intenti comunicativi e al suo sentire artistico. Inizia a esporre nel 1971.
Le creazioni di Andrea Bassani vanno oltre il normale concetto di quadro. Superando il confine della tela, si trasformano in semi-sculture. Le tavole sono tagliate in diverse forme, per poi essere di nuovo cucite e assemblate fra loro, a creare un unico elemento inscindibile. Forma e colore sono la sintesi perfetta del significato intrinseco delle opere. Esse rappresentano, infatti, una continua sperimentazione di forme e di colori. Così da un’opera appena ultimata, nasce il progetto per realizzarne una nuova, alla ricerca continua e instancabile della perfezione finale. “…Una ricerca che si spinge verso nuove spazialità mentali, psicologiche, intellettuali, governate da una fisicità occulta resa ancor più intima e recondita dalla presenza della tela che copre il costrutto interiore, apparentemente “pseudo-artigianale”, la cui metodica realizzativa trasforma l’uomo-artista in “Faber”; artefice del proprio destino, del modo in cui esso viene manifestarsi e ad esplicarsi…”. – (Giosuè Allegrini 2013)
Gianni Cella è nato a Pavia nel 1953, è un visionario della vita, prolifico, polimorfico e caleidoscopico che vive in un perenne isolamento adolescenziale. Nel gennaio 2000 ha abbandonato il collettivo Plumcake per sentirsi responsabile del suo mondo creativo ed iniziare un nuovo percorso individuale tra disegno, pittura e scultura. L’artista punta la sua attenzione, con i suoi rilievi plastici e le sue maschere allestite, sul senso di inadeguatezza sempre più crescente nei confronti di noi stessi e degli altri. I suoi personaggi sono l’allegoria dell’insensatezza, dell’immaginazione fantastica, caratterizzata tuttavia da uno sguardo affettuoso e buffo nei confronti della vita che attenua la malinconia. Spesso le sue opere sono una grottesca e caricaturale visione di volti con un occhio solo, sbuffanti, a forma di stella o asteroide, a raccontare una realtà concreta ma nel contempo “psichica”, che narra di pulsioni nascoste, stati d’animo attraverso un bernoccolo, un occhio solitario, una smorfia. La scelta ci parla del senso destabilizzante della vicinanza con “la gente”, della difficoltosa relazione che viene a crearsi tra noi e gli “altri”, amici o nemici che siano. (Sabina Melesi) I suoi lavori sono collocati nei più importanti musei e gallerie internazionali.
Mattia Consonni, “Musica per gli occhi” è il nome che meglio definisce la prolifica attività artistica di Mattia Consonni, Modellando principalmente vinili come materia pura e duttile, ma anche CD, seppur in minor parte, Mattia forgia nuove forme per i dischi, che integrati con le tele, assumono una nuova identità ispirata dall’ascolto degli amatissimi brani. Nascono, dunque, soggetti astratti e simbolici che svelano ed esprimono attraverso la sinergia del colore e dei materiali, le più svariate emozioni ed i messaggi che l’autore intenzionalmente vuole trasmettere per raccontarsi e raccontare. Eloquente e di grande effetto è osservare come l’artista interpreti e si avvicini al significato del brano musicale che intende rappresentare nella maggior parte delle tele realizzate. “Musica per gli occhi” propone uno stile inedito, un’arte contemporanea ed ecocompatibile, in cui gli oggetti in disuso, riciclati ed elaborati, acquisiscono una sorta di immortalità in una connotazione nuova, emozionante, eclettica che svela anticonformismo ed ironia.
Mario De Leo, pittore, musicista e poeta, nasce a Ruvo di Puglia, in provincia di Bari, nel 1944. Si trasferisce a Milano all’inizio degli anni ’60. Negli anni Settanta alterna l’attività di pittore a quella di musicista collaborando con il maestro Giancarlo Disnann, curatore degli arrangiamenti di tutte le sue composizioni, raccolte nel primo LP dal titolo “Suonata Situazione”. L’eclettismo di De Leo lo porta a esplorare la scrittura, e nei primi anni Ottanta scrive il suo primo breve racconto, “Corpo Circuito”. Alcuni testi poetici del1’artista sono inseriti nel volume “Canti dell’immigrazione”, edito da Garzanti (MI), “Antologia interdisciplinare per la scuola media”, edito Ape – Mursia, e “Canti sociali e politici”, edito da Gamma Libri (MI). Con l’attore Moni Ovadia e il musicista Riccardo Sinigaglia (tra gli altri) fonda la cooperativa di musica popolare “l’Orchestra”. Insieme a Michele Straniero, etnomusicologo, dà vita allo studio nazionale di musica etnica. Riceve numerosi riconoscimenti nella veste sia di pittore che di musicista, e nel 1980 compone la colonna sonora del film “Sole, acqua, terra, vento”, della regista americana Jane R. Speiser, prodotto dal regista torinese Daniele Segre. Con Luigi Bianco, poeta, performer e giornalista, e altri artisti, fonda la rivista culturale “Osaon” e, in seguito, il bimestrale di interscambio culturale “Harta”. In quegli anni di grande fermento artistico, De Leo partecipa a premi, concorsi, rassegne tematiche ed esposizioni collettive in Italia e all’estero. Nel 2011 viene segnalato da Vittorio Sgarbi per il progetto “54ma Biennale Internazionale d’Arte di Venezia – Padiglione Italia”, in occasione del 150° anniversario dell’unità d’Italia.
Marcello Diotallevi è nato il 24 aprile del 1942 a Fano. Ha vissuto a Roma dal 1946 al 1974 dove, per un decennio, ha esercitato l’attività di restauratore presso il Laboratorio di restauro in Vaticano. Ha inizio in quegli anni anche la sua attività artistica all’insegna dell’irrequietezza. Come pittore prima, poi come scultore nei primi anni Settanta -, quindi per un po’ si occupa di grafica e infine inizia a scrivere. Sul finire degli anni Settanta hanno inizio le sue incursioni nell’area della Mail Art e della Poesia Visiva. In oltre quarant’anni di costante attività ha collaborato con suoi interventi a libri e riviste nazionali e internazionali. Ha allestito mostre personali nelle maggiori città italiane e all’estero, partecipando nel contempo a esposizioni collettive in tutto il mondo. Fa parte del gruppo di intervento artistico “I metanetworker in spirit”. Si occupa in prevalenza di Poesia Visiva, Mail Art, installazioni e libri d’artista. E’ l’autore della copertina della Guida al Musée National d’Art Moderne-Centre Georges Pompidou di Parigi (Hazan Editeur, 1983). Nel 2007 è invitato al 52° Biennale di Venezia, Eventi Collaterali, “Camera 312 – promemoria per Pierre”. Figura nella Storia dell’arte italiana del ‘900, Generazione anni Quaranta di Giorgio Di Genova, edizioni Bora, Bologna 2007. Dal 1974 abita a Fano.
Nataly Maier nasce a Monaco di Baviera, nel 1957, vive e lavora a Milano e Starnberg. Dopo gli studi di filosofia al Leibniz-Kolleg di Tübingen, frequenta a Monaco la scuola di fotografia. Dalla fine degli anni ’80 si dedica al superamento bidimensionale della fotografia, applicando alcune immagini su dei supporti tridimensionali, ri-attribuendo loro un valore plastico. Dal 2002 nella sua ricerca artistica emergono sconfinamenti verso la pittura, sempre concentrandosi sul colore stesso. La sua prima mostra personale nel 1992 è alla Galleria L’Attico di Roma, ha esposto inoltre al Goethe Loft di Lione, nel 2001 installa una grande limone per la mostra Hommage an eine Sehnsucht alla Villa Romana di Firenze. Altre personali: presso Galleria Fumagalli, Bergamo, Galleria Il Milione, Milano, MEB arte studio, Borgomanero, Antonella Cattani a Bolzano contemporary, Galleria Artesilva, Seregno e alla Galerie Heufelder, Monaco. La Fondazione Calderara di Vacciago ha ospitato nel 2015 la sua mostra Pregnanza del colore.
Renzo Nucara e Carla Volpati Il progetto ARBRE MAGIQUE che Renzo Nucara e Carla Volpati portano avanti da alcuni anni nasce dall’incontro dei singoli percorsi artistici: gli animali di Renzo Nucara e i personaggi immaginifici, chiamati Puppet di Carla Volpati. Popolato o ricreato con la leggerezza delle sue sagome sospese, l’albero si trasforma in un Arbre Magique, sorprendendo lo spettatore e al tempo stesso trasmettendo a chi lo guarda un messaggio di attenzione nei confronti della natura e salvaguardia della biodiversità. Renzo Nucara è tra i fondatori del gruppo Cracking Art. Alle installazioni con il gruppo ha sempre affiancato la sua ricerca artistica, che negli anni recenti si è focalizzata su opere in plexiglas: Stratofilm (strati di metacrilato che inglobano oggetti ritrovati o del quotidiano) e Shape (forme e animali che contengono altre forme). Carla Volpati ha iniziato il suo percorso artistico alla fine degli anni novanta, con opere composte da “frammenti di natura” (ciottoli, piccoli sassi) dall’impronta quasi zen per arrivare a sequenze più complesse, all’uso deciso del colore e a maggiore varietà di materiali. A partire dal 2010, con la serie “Made in Italy”, realizza cicli di opere: In fila per sette, Puppets e Inabox.
Claudio Parentela, nasce a Catanzaro nel 1962, dove vive e lavora. Claudio Parentela è un illustratore, pittore, fotografo, mail artista, collagista, cartoonist, giornalista free lance…attivo da molti anni nella scena underground internazionale. Ha collaborato e collabora con tantissime zines magazines di arte contemporanea, letterarie e di comics in Italia e nel mondo. Scrive di sé: “Amo disegnare e dipingere i forti contrasti, i contrasti assoluti, i contrasti ingarbugliati e contraddittoriamente annodati in inestricabili fili. Mi piace disegnare emozioni assolute e indescrivibili, cercare di comprendere quello che sento e che non riesco ad afferrare. Il pennello, la penna, l’inchiostro nero sono il mezzo elettivo, il bianco della carta è l’anima e la mente vuote…l’inchiostro le riempie di significato…dà loro forma e le deforma e le trasforma… e le consuma e si consuma in esse. Il bianco e il nero sono l’assoluto contrasto, l’eterna guerra che non ha mai inizio né fine…la guerra tra tutto e tutti, senza sopravvissuti…con tante vittime e con nessuna vittima…nella mia anima ci sono sempre stati così tante contraddizioni, il tempo e col tempo le ho ridotte di volta in volta le ho accorpate in poche contraddizioni in un’unica contraddizione, la contraddizione e opposizione palese, definita e nettissima del bianco contro e del nero. Amo descrivere le mille sfumature dell’animo umano, i mille pensieri che si mescolano con le emozioni, i colori, i rumori, nella mente, negli occhi, nell’inchiostro e d’inchiostro e di carta bianca… nel cuore trafitto e perennemente vincitore e vinto”.
Peter Hide 311065 (Franco Crugnola) nasce a Varese nella notte di Halloween del 1965.
Di sé scrive: “Ho scelto nel 2004 il nome d’arte Peter Hide 311065 (mi chiamo Franco Crugnola) derivandolo dall’ossimoro tra Peter Pan (noto sempiterno bambino buono) e mr. Hyde (la parte brutale e “cattiva” del dottor Jekyll). I due nomi hanno la stessa notorietà e rappresentano il primo il bene, l’innocenza, la purezza e la bellezza, il secondo il male, la cruenta e la forza bruta. Come nel romanzo di R. Stevenson ove la lotta impari che oppone il bene e il male tra Jekyll a Hyde, mette in gioco temi di grande suggestione, la metamorfosi e il doppio, lo specchio e il sosia, fino a toccare le corde più segrete e inconfessate dell’animo umano, cosi nei miei lavori cerco di ricreare il male che può prevaricarci attraverso un’immagine allegra e scanzonata. Cerco di rappresentare attraverso immagini che fanno parte del nostro vivere quotidiano, ed apparentemente concilianti, gli opposti che esse stesse rappresentano e di aprire nella mente dello spettatore, che vorrà approfondirne la lettura, una porta immaginaria verso il pericolo della sopraffazione dell’effimero. In una società contemporanea, dove tutto è misurabile col e dal denaro e dove spesso si ha la sensazione che non solo il materiale ne sia soggiogato, ma anche l’immateriale, la parte più unica che contraddistingue l’individuo, il denaro, ha per me il valore simbolico di rappresentare il pericolo di una vasta decadenza culturale e per opposto il degrado che la sua mancanza ne produce. Non voglio rappresentare graficamente la povertà, la violenza fisica o psicologica, il degrado ambientale, ma neppure la bellezza generata solo ed unicamente dalla manipolazione della ricchezza, la sensazione di potenza quasi divina ed il sogno di felicità, ma voglio far riflettere su che cosa genera ciò per cui tutti noi ci affanniamo, viviamo e a volte moriamo: il denaro.”
Alfredo Rapetti Mogol, nato a Milano nel 1961, la formazione artistica di Alfredo Rapetti Mogol risente del clima famigliare, dove da generazioni si respirano musica, letteratura, poesia. Giovanissimo, Rapetti è introdotto dal nonno materno, Alfredo De Pedrini, Presidente dell’Associazione Arti Grafiche, nell’ambiente artistico milanese, arrivando a maturare la passione per la pittura, alla quale si uniscono la formazione presso la scuola del Fumetto a Milano, le collaborazioni in ambito editoriale, mentre l’esercizio pittorico viene sperimentato in diverse direzioni, destinate a confluire, nel 1996, nello studio degli artisti Alessandro Algardi e Mario Arlati che invitano Rapetti a condividere con loro la ricerca pittorica. Nell’atelier di Via Nota Rapetti lavora quattro intensi anni, arrivando a maturare l’esigenza di coniugare le sue due più grandi passioni: la scrittura e la pittura, intendendole quali visualizzazioni del processo mentale e psicologico. Grazie ad una tecnica particolare, detta impuntura, l’azione del dipingere si fonde così con l’atto dello scrivere, e le parole iniziano ad essere segnate non solamente su fogli ma anche nelle tele. Segni, tracce, graffiti di un’umanità creativa e consapevole, le opere di Rapetti proseguono quell’ideale tragitto di una scrittura pittorica che tanto più è universale, quanto più sa frantumarsi e confrontarsi con i secoli della storia dell’arte, dalle avanguardie storiche al concettuale, passando per le esperienze spazialiste di Lucio Fontana e le grafie astratte degli anni Cinquanta. Trovata la forma espressiva congeniale alla sua poetica, fra la fine degli anni Novanta ed oggi è davvero notevole l’attività espositiva, sia personale che collettiva, conseguita dall’artista, instancabile come la sua opera sempre in viaggio fra l’Italia e il resto del mondo: universale, appunto.
Tobia Ravà (Padova, 1959), lavora a Venezia e a Mirano. Ha frequentato la Scuola Internazionale di Grafica di Venezia ed Urbino. Si è laureato in Semiologia delle Arti all’Università di Bologna, dove è stato allievo di Umberto Eco, Renato Barilli, Omar Calabrese e Flavio Caroli. Ha iniziato a dipingere nel 1971 ed espone dal 1977 in mostre personali e collettive in Italia, Belgio, Croazia, Francia, Germania, Spagna, Brasile, Argentina, Cina, Israele, Giappone, Stati Uniti. È presente in collezioni sia private che pubbliche, in Europa, Stati Uniti, America Latina e in Estremo Oriente. Dal 1988 si occupa di iconografia ebraica. Nel 1993 è il promotore del gruppo Triplani, che, partendo dalla semiologia biplanare, prende il nome dall’ipotesi di un terzo livello percettivo derivato dall’aura simbolica, accanto a quelli del significato e del significante. Nel 1998 è tra i soci fondatori di Concerto d’Arte Contemporanea, associazione culturale che si propone di riunire artisti con le stesse affinità per riqualificare l’uomo ponendolo in sintonia con l’ambiente e rendere l’arte contemporanea conscia dei suoi rapporti con la storia e la storia dell’arte, anche interagendo espositivamente con parchi, ville, edifici storici e piazze di città d’arte. Dal 1999 ha avviato un ciclo di conferenze, invitato da università e istituti superiori d’arte, sulla sua attività nel contesto della cultura ebraica, della logica matematica e dell’arte contemporanea. Nel 2004 con Maria Luisa Trevisan ha dato vita a PaRDeS Laboratorio di Ricerca d’Arte Contemporanea a Mirano dove artisti di generazioni e culture diverse si confrontano su temi naturalistici e scientifici.
Isabella Rigamonti nasce nel 1969 e dopo gli studi artistici ed un esordio nel campo pittorico figurativo, inizia un percorso di sperimentazione artistica di natura percettiva informale con tecniche e materiali espressivi inconsueti, che la porta, nel tempo, ad avvicinarsi alla fotografia. L’artista da anni utilizza un linguaggio artistico originale in cui la fotografia è contaminata con il collage e rivolge la sua attenzione ad alcuni temi specifici. I suoi “luoghi non luoghi”, abitati da architetture e personaggi dove gli equilibri fra gli spazi mutevoli diventano, grazie all’intervento artistico, aree di relazione e di immaginazione sorprendenti, ed i “riflessi”, in cui l’artista indaga le infinite possibilità che l’architettura ha di essere specchio storico e sociale e generatrice di contesti urbani sempre nuovi. Negli ultimi anni ha intensificato la sua presenza nel settore artistico partecipando a numerose mostre personali e collettive in gallerie private e spazi museali. Diverse sue opere sono presenti in musei pubblici e collezioni private. Nel 2017 è stata invitata ad esporre in Padiglione Tibet durante la 57° Biennale d’Arte di Venezia.
Tetsuro Shimizu è nato a Tokyo (Giappone) nel 1958. Nel 1987 si trasferisce in Italia, a Milano, dove si diploma in Pittura presso l’Accademia di Belle Arti di Brera. Il lavoro di Tetsuro Shimizu parte da una solida conoscenza del lessico dell’Informale per spingersi quasi verso una negazione dello stesso. L’artista pratica una pittura che conosce bene i suoi confronti e che riesce continuamente a mettersi in rapporto con una prospettiva di ricerca. Se la texture punta a ricavare un effetto di densità e movimento attraverso il colore, l’impianto dei lavori tende a creare una direzione di fuga e di frammentazione dei piani di superficie, che raffredda e nega l’assunto pittorico. Accade che la stessa immediatezza e splendida brutalità dell’Informale, entri in conflitto con una scansione degli spazi visivi che frammentano l’unità originaria. Se la pittura gestuale possiede la caratteristica di dare rappresentazione immediata al pensiero e all’emozione, Shimizu consapevolmente rompe l’unità di luogo e azione. In questo modo crea dei lavori concettualmente elaborati, in cui l’idea compositiva è calcolata e mai affidata alla casualità del momento. Per questi motivi il suo lavoro risulta interessante e nuovo. Lo spazio non è abbandonato al flusso che però mantiene intatta la sua pienezza e forza. Lo spazio viene rilanciato in una forma che è chiusa eppure modulabile. Le opere di Tetsuro vengono fuori dalla parete, non ne sentono più i vincoli, ma vogliono abitare lo spazio. Se i segmenti delle opere lasciano dei vuoti delle fessure, è l’idea di pittura a riempirli. Quindi l’incertezza diventa provvisoria e serve a stabilire un contatto con lo spettatore. L’artista crea uno spazio ibrido, poetico ed indefinito, in cui gli elementi dell’opera accennano ad un linguaggio comune. (Valerio Deh). Dal 1985 espone le sue opere in gallerie private, spazi pubblici in Italia e all’estero.


PRESENTAZIONE - sabato 25 novembre 2017 ore 17.00 con l’occasione si potranno visitare le mostre in corso, tra cui “Centesimi, c'era una volta la piccola economia” e lo Street Photography workshop di Diego Bardone

SPAZIO-CASA MUSEO EMILIO TADINI
Via Nicolò Jommelli 24 a
20131 Milano

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Giusy Versace: Con la testa e con il cuore si va ovunque, Teatro Duse, Bologna, 29 novembre alle ore 21

 

Giusy Versace in scena al Teatro Duse di Bologna con il suo spettacolo:

“Con la testa e con il cuore si va ovunque”

Tratto dalla sua autobiografia, best seller Mondadori, la Versace si racconta mercoledì 29 novembre al Teatro Duse di Bologna in uno spettacolo diretto dal regista Edoardo Sylos Labini e accompagnata dal ballerino Raimondo Todaro e dal cantante pop Daniele Stefani. Una parte dell’incasso sarà devoluto alla Disabili No Limits.

Foto di Mirjiam Bon

“Con la testa e con il cuore si va ovunque”, lo spettacolo teatrale tratto dall’omonimo libro che racconta la storia di Giusy Versace, alza di nuovo il sipario. Dopo le tappe di Milano, Roma e Mestre questa volta sarà ospite del teatro Duse di Bologna mercoledì 29 novembre alle ore 21.
Tratto dalla sua autobiografia, best seller Mondadori, la Versace si racconta mercoledì 29 novembre al teatro Duse di Bologna in uno spettacolo diretto dal regista Edoardo Sylos Labini e accompagnata dal ballerino Raimondo Todaro e dal cantante pop Daniele Stefani. Una parte dell’incasso sarà devoluto alla Disabili No Limits.
Con lei, sul palco, ci sarà come sempre il popolare ballerino Raimondo Todaro con il quale vinse nel 2014 la decima edizione di "Ballando con le Stelle". Confermata la presenza di un altro grande artista e amico di Giusy, il cantante pop Daniele Stefani, che anche stavolta accompagnerà la serata con i suoi brani. Solo nella tappa di Bologna, un momento musicale dello spettacolo sarà arricchito dalle 18 voci della Corale Polifonica SS Giuseppe Ignazio.
Ancora una volta, lo spettacolo sarà diretto dal regista Edoardo Sylos Labini, con le coreografie di Matteo Bittante e dello stesso Raimondo Todaro.
Giusy Versace: Sono felice di portare il mio spettacolo anche qui a Bologna, città che per un periodo mi ha adottata perché proprio qui vicino, a Budrio ho mosso i miei primi passi dopo l’incidente e sono felice che Andrea Nobili, il tecnico che mi ha messo in piedi, avrà un ruolo nello spettacolo poiché è una delle voci del coro. Devo ringraziare, se pur fatto anche altre volte, le 3 aziende che ci accompagnano in questa piccola tournée: Divani&Divani, Vivigas e in modo particolare PMG Italia! Mi ha commossa il dottor Accordi, titolare di quest’ultima, che non solo ci ha dato un pulmino personalizzato col quale ci spostiamo in questi mesi per promuovere lo spettacolo ma proprio sulla tappa di Bologna si è mosso come se lo spettacolo fosse il suo, comprando numerosi biglietti per dare ulteriore supporto anche alla nostra onlus Disabilinolimits. L’affetto e la stima che ci stanno dimostrando, ci danno la carica giusta per affrontare questa tappa con ancora più energia!"

Un racconto coinvolgente, emozionante, spontaneo ed ironico di una donna coraggiosa che ha fatto di un evento drammatico uno stile di vita solare e pieno di energia. Una testimonianza di gioia, fede e un costante invito a non arrendersi mai davanti a nessun ostacolo.
"La mia vita è divisa a metà, c'è un prima e un dopo. Il confine è un guard-rail che si strappa le mie gambette dal ginocchio in giù, il 22 agosto del 2005. Avevo 28 anni... sapevo chi ero ed ero abituata a contare soprattutto sulle mie forze: questo mi faceva sentire al sicuro, imbattibile. In un secondo è sparito tutto. Di fronte a me, un confine. E una scelta: attraversarlo oppure no. Provare a guardare oltre o rimanere attaccata ad un passato che non esisteva più. Credo di aver fatto la scelta giusta..."  
Si descriveva così Giusy Versace, calabrese d'origine e milanese d'adozione, nel suo libro diventato best seller Mondadori: “Con la testa e con il cuore si va ovunque” e si racconta così oggi nell’omonimo spettacolo teatrale, che nelle precedenti tappe ha raccolto grande successo.
Giusy Versace, quella senza gambe, quella iniziata in quel tragico 22 agosto del 2005 ma che, come sottolinea nelle battute finali, l’ha resa una donna migliore. Un messaggio forte, epilogo di uno spettacolo di un’ora e 10 minuti, diretto dal regista e attore Edoardo Sylos Labini. Come accade nell’omonimo libro da cui è tratto, il sipario si alza sugli ultimi minuti che precedono l’impatto contro il guard-rail sulla Salerno Reggio Calabria. La prosa, incalzante e piena d’angoscia, è alternata da un ballo molto intenso con Raimondo Todaro sulle note de “La Cura” di Franco Battiato, riarrangiata da Daniele Stefani e accolto da fragorosi applausi. Il pathos è molto forte e aumenta ancora di più nelle successive scene quando Giusy si risveglia in ospedale e vede il lenzuolo vuoto dal ginocchio in giù. Anche qui, le note di “Bohemian Rhapsody” dei Queen e un paso doble con Todaro fanno venire i brividi e calano il pubblico nel dolore di quei momenti.
Il registro cambia e diventa più leggero dal momento in cui inizia il percorso riabilitativo e Giusy entra in un nuova dimensione, conosce il popolo degli invalidi e assapora una nuova normalità. Giusy e Raimondo si esibiscono in un freestyle in carrozzina sulle note del brano scritto e composto da StefaniNon aver paura”. Da lì lo spettacolo diventa un crescendo di pagine e passaggi ironici e pieni di positività. I primi passi, la prima volta al mare, l’incontro con il fidanzato Antonio (che entra in scena fischiettando), la prima corsa assieme al fratello Domenico, il tutto intervallato da un Jive sulla musica di Elvis Presley, fino ad arrivare ad un altro importante tassello di questa storia: Il viaggio a Lourdes. Un viaggio che rappresenta una svolta importantissima, ovvero il momento in cui Giusy elabora il dolore e lo trasforma in nuova forza. Il video della sua testimonianza di fronte ai fedeli è da pelle d’oca, un discorso che rappresenta il suo “manifesto” di vita e di fede, seguito dalle vibranti note della canzone Hallelujah di Leonard Cohen, reinterpretata da Stefani. Si apre poi il capitolo atletica leggera. Sul mega schermo scorrono i suoi successi, quelli che l’hanno resa una donna potente e libera. Un’altra sfida affrontata e vinta a testa alta, a dispetto di chi non credeva in lei. L’ultimo ballo è l’emblema della felicità. Con le protesi da corsa tempestate di Swarovsky, Giusy e Raimondo volano leggiadri in un quickstep che li ha resi invincibili anche a “Ballando con le Stelle” sulle note di “Sing, Sing, Sing”.
Il finale, come nel libro, è uno straordinario elenco di cose belle e positive che Giusy ha imparato dall’incidente ad oggi, un elenco che racchiude il segreto del suo successo e il motivo del suo sorriso: “Oggi sono una donna migliore, più ricca. Se avessi una bacchetta magica e un solo desiderio da esprimere, una cosa è certa ... non tornerei mai indietro!


Giusy Versace“Con la testa e con il cuore si va ovunque”

29 novembre alle ore 21

Biglietti: platea: € 26 euro, prima galleria e palchi: € 22 euro, seconda galleria € 20; gratuito per disabili.
I biglietti sono in vendita presso la biglietteria del teatro Duse (
dal martedì al sabato, dalle 15 alle 19 e da un’ora prima l’inizio degli spettacoli) via Cartoleria 42, tel: 051 231836 -  biglietteria@teatrodusebologna.it. Oppure sono acquistabili online su Vivaticket.

Una parte dell’incasso sarà devoluto alla Disabili No Limits Onlus, l’associazione creata e guidata proprio dalla Versace per aiutare e regalare attrezzatura sportiva, di vario genere, a persone disabili che vogliono iniziare a praticare sport. - info@gmicomunicazione.it

L’ultima tappa di questa tournée è in programma sabato 16 dicembre al Teatro Puccini di Firenze.

Teatro Duse
Via Cartoleria 42
40124 Bologna
Tel. 051 231836  - www.teatrodusebologna.it

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