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Premiazione mostra PhotoMilano omaggio a Emilio Tadini, Spazio Tadini, Milano, 25/03/2018


Emilio Tadini raccontato per immagini da 78 fotografi di PhotoMilano.

All’interno della rassegna Novecento Italiano organizzata dal Comune di Milano per porre l’attenzione sui processi storici, culturali e artistici del secolo appena trascorso, non poteva mancare un approfondimento su uno degli autori milanesi più eclettici della cultura italiana del Novecento: Emilio Tadini.
Il suo amico Umberto Eco lo definì “Un pittore che scrive e un artista che dipinge” e queste “due anime” sono state per Tadini un irresistibile ed instancabile strumento di analisi della cultura del suo secolo, ma soprattutto della condizione umana:

“ll senso della vita credo stia proprio nel cercarne il senso. E credo che l’arte, la cultura e anche le passioni rispondano proprio a questo: contribuire a dare un senso alla vita."

Emilio Tadini

Per conoscere la ricca e significativa opera letteraria e artistica di Emilio Tadini dal 23 febbraio al 18 marzo 2018 si è svolta a Milano un’esposizione nella sua casa natale, in via Jommelli, 24, una traversa di via Porpora, tra Loreto e Lambrate, luogo di riferimento anche di alcuni suoi racconti. Nella Casa Museo Spazio Tadini, a lui dedicata e sede dell’archivio, fondata dal figlio, Francesco Tadini (regista e autore televisivo) e Melina Scalise (psicologa e giornalista), tutte le sale connesse all’atelier dell’artista avevano un percorso duplice tra arte e scrittura, tra immagini e figure. Le sale, appartenute all’ex tipografia del padre di Emilio, Grafiche Marucelli & Co, hanno ospitato i grandi trittici, opere pittoriche rappresentative di vari periodi della ricerca artistica di Emilio Tadini, disegni, sculture, opere di design, lavori pittorici inediti. In altre sale, compreso l’ex studio, una mostra di quadri rappresentativi di diversi cicli pittorici, arricchiti anche da appunti, quaderni e lavori letterari: romanzi, poesie, saggi e fotografie di una vita. Un percorso costellato da momenti di riflessione sulla sua visione dell’arte nel 900 e sulla sua ricerca filosofica con il supporto di contributi fotografici prodotti da fotografi contemporanei aderenti al gruppo PhotoMilano che documenta il capoluogo lombardo per immagini (www.photomilano.org).


Il lavoro svolto dai fotografi di PhotoMilano (club fondato da Francesco Tadini) è stato straordinario. Hanno preso spunto da articoli giornalistici, testi, poesie, dipinti, racconti di chi lo ha conosciuto, immagini, dipinti. A vederlo tutto insieme è come se ci fosse di nuovo Emilio Tadini qui, tra noi, a raccontarci le sue idee. È una grande emozione e un grande omaggio che si unisce al coro di tutti noi soci che, nella Casa Museo Spazio Tadini, lavoriamo tutti i giorni per ricordarlo. Ho dunque scelto di presentare questo contributo direttamente “all’Emilio”( come forse l’avrei chiamato anch’io se avessi avuto occasione di conoscerlo meglio) e gli scrivo così:


Emilio Tadini, © Maria Mulas

“Per questa mostra Il ‘900 di Emilio Tadini, in occasione della rassegna Novecento Italiano del Comune di Milano abbiamo avuto uno straordinario sostegno del Municipio 3 dall’Assessore alla Cultura Luca Costamagna -  e ….pensa un po’ Emilio… ha anche la delega alla Felicità, e so che ti sarebbe piaciuto anche solo per questo. Io e Francesco, in questa Casa Museo a te dedicata abbiamo voluto raccontarti come pittore e scrittore, “tutto insieme”, come non lo hanno mai fatto. Alla nostra maniera abbiamo, ancora una volta, fatto a meno di nostalgici viaggi a ritroso nel passato per inventarci un modo per far scoprire, ancora oggi, tutta la vitalità del tuo lavoro, come se fosse ieri, come se fosse sempre. Abbiamo così chiesto di omaggiarti con un lavoro fotografico traendo spunti sia dalla tua pittura e dal tuo lavoro letterario, rivolgendoci alle decine e decine di fotografi del gruppo PhotoMilano, popolato da appassionati di fotografia e capitanati da tuo figlio Francesco ( instancabile – anche irrefrenabile – condottiero di folle attraverso flussi incessanti di parole, sogni e progetti)
Non ci crederai Emilio, sei come tornato vivo tra noi come non lo sei mai stato in questi 16 anni che non ci sei più. Questi fotografi, questi uomini e queste donne – molti dei quali non ti avevano mai conosciuto – è come se avessero aperto una scatola magica. Ora comprendo perché l’ultimo tuo romanzo si intitolava Eccetera…è perché la storia continua! Del resto ce lo avevi detto anche in privato, quando io e Francesco, rimettendo a posto il tuo studio per la Casa Museo, abbiamo visto volare dalla cassettiera un tuo appunto con su scritto “ancora vedo” e poi “Continua…”. Eccoci qui, dunque,  a leggere appunti, riferimenti alle suggestioni del tuo lavoro, a scoprire frasi come “grazie per averci fatto scoprire Emilio Tadini” e sorprenderci, nonostante il tempo, quanto di contemporaneo e di eterno c’era nella tua costante ed instancabile ricerca sul senso della vita, sul valore delle cose, sul tempo e di quanto fosse importante porsi al mondo con la meraviglia di un bambino, senza alcuna certezza,  per scoprire che ci si sente a casa solo quando si dicono “cazzate”. E’ si, Emilio, il tragico e il comico, il tuo teatro, la vita di ognuno con le cose semplici di tutti i giorni, sono tutte ancora qui, come i profughi, che sono sempre di più e le case pure, ma solo tu riesci a farci volare ieri come oggi.
Tutte queste nuove persone che ti abbiamo presentato nonostante la “distanza”  (con tutto il senso che tu hai voluto dare alla Distanza con il tuo lodevole saggio pubblicato da Einaudi) si congratulano con te e noi ringraziamo loro per aver fatto lo sforzo di superare il tempo, di provare l’ebbrezza di vincere la Distanza e di averci fatto sentire te ancora qui, a casa."

Melina Scalise


I fotografi di PhotoMilano:
Diego Bardone, Francesco Falciola, Cesare Augello, Elisabetta Gatti Biggi, Luigi Alloni, Giovanni Paolini, Walter Ciceri, Gian Paolo Grignani, Alberto Scibona, Gianfranco Bellini, Laura Caligiuri, Francesca Giraudi, Giovanni Gianfranco Candida, Domenico Sestito, Fabio Zavattieri, Andrea Rossato, Francesco Summo, Adele Caracausi, Daniela Loconte, Alberto Grifantini, Michele Salvezza, Alessandra Antonini, Francesca Gernetti, Franco De Luca, Tiziana Granata, Rodolfo Cammarata, Giuseppe Di Terlizzi, Elvira Pavesi, Rosario Mignemi, Corrado Formenti, Armando Melocchi, Anna Limosani, Giovanna Paolillo, Maria Luisa Paolillo, Angelica Mereu, Cinzia Beatrice Stecca, Roberto Ramirez, Federica Tamagnini, Cristina Risciglione, Renato Corpaci, Matteo Garzonio, Romina Pilotti, Silvia Questore, Roberto Longoni, Fabio Natta, Antonella Fiocchi, Stefano Barattini, Luca Barovier, Michele De Fusco, Fabio Bonfanti, Maria Grazia Scarpetta, Marvi Hetzer, Walter Turcato, Claudio Stefanoni, Magda Chiarelli, Mimma Livini, Cristiano Vassalli, Roberto Crepaldi, Marisa di Brindisi, Marco Simontacchi, Claudio Manenti, Nerella Buggio, Giuliano Leone, Paola Fortunato, Lorena Tortora, Roberto Manfredi, Maria Cristina Pasotti, Bruno Panieri, Marina Labagnara, Antonia Rana, Alberto Chignoli, Andrea Fraccaro, Emanuele Cortellezzi, Daniele Rossi, Maurizio Buttazzo, Marco Bellavita.
A tale gruppo si aggiunge, con alcuni suoi disegni, l’artista Eleonora Prado.

Emilio Tadini 009 ph.MariaMulas, 1984,
Emilio Tadini, ©.MariaMulas, 1984

Nato nel 1929 e morto nel 2002, Emilio Tadini ha vissuto appieno i momenti salienti del 900 dalla Grande Guerra fino alle soglie della rivoluzione linguistica e relazionale data dal web. Ha vissuto l’urgenza della ricostruzione, ha dovuto elaborare il dolore della perdita dei suoi genitori ancora ragazzo, ha saputo costruire nuove visioni sulla città collaborando anche con le istituzioni pubbliche, ha progettato la sua vita attorno alla curiosità culturale che gli è sempre appartenuta divorando libri tanto da entrare nelle commissioni di diversi premi letterari tra cui il Bagutta, di cui fu anche presidente.  Davanti a un bicchiere al bar Giamaica, nei piccoli atelier di pittori allora sconosciuti, tanto quanto nelle sale dell’informazione dei grandi quotidiani, come il Corriere della Sera, o negli studi della Rai o della Radiotelevisione Svizzera, nelle sale riunione di importanti aziende italiane, come l’Eni, nei palazzi dell’Arte, come l’Accademia di Brera, Emilio Tadini era il pensatore, il produttore di idee, il commentatore, il critico, il designer, l’uomo della comunicazione e l’intellettuale a tutto tondo.

Nei suoi dipinti e nei suoi scritti, tanto quanto nelle sue recensioni e testi critici sull’arte del 900 emerge una straordinaria capacità di sintesi frutto di uno studio attento di artisti, scrittori, poeti, filosofi e psicoanalisti. “Quando mio padre non dipingeva – ricorda il figlio, Francesco Tadini – era perché mia madre, Antonia, lo portava fuori da Milano, nella nostra casa in Valsesia, a Campertogno, condivisa per un breve periodo con la famiglia Fallaci, quella dell’”Oriana”. Lì, in tre mesi, scriveva un romanzo. Era instancabile e qualunque cosa producesse era naturalmente un’edizione degna d’interesse o addirittura di un premio Campiello. Del resto esordì scrittore ad appena vent’anni, con un poemetto di poesie “La passione secondo Matteo” sulla rivista Il Politecnico scelto da Vittorini e Montale.  Tradusse autori significati del 900 come Pound, Eliot, Auden, Stendhal, Melville, Shakespeare, Joyce e di tutto questo mondo lui e noi figli, io e Michele, ne fummo intrisi. Ricordo sere in cui io appena ventenne rinunciavo ad uscire con gli amici perché a cena c’erano Umberto Eco e Furio Colombo. Mi divertivo più con loro che con i coetanei, rimanevo incantato ad ascoltarli nei loro discorsi seri e poi subito a ridere di ogni cosa, perché l’approfondimento culturale colmava sempre con il paradosso e non c’era filosofia che tenesse rispetto al piacere di stare felicemente tra scherzi e battute insieme”.

Al finissage della mostra, il 18 marzo, un concerto a tre voci e fisarmonica di The Apricot Tree con musica del repertorio jazz anni 40 in particolare con brani del Quartetto Cetra.

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