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Enrico Baj: L’arte è libertà, Fondazione Marconi Arte moderna e contemporanea, Milano, dal 7/10/2017

"La pittura è una via, una via che ho scelto, verso la libertà. È una pratica di libertà.
Non si può rimanere indifferenti alla bomba atomica, percepita come mostruosità e contrabbandata come futura fonte di energia”.
Enrico Baj


In un momento come l’attuale dove assistiamo all’esplodere di una minaccia che nega ogni umorismo, la grande opera di Baj, insieme ai ‘Funerali dell’anarchico Pinelli’, costituisce una sicura esortazione a prendere di petto gli errori e le pecche dell’umanità.
Gillo Dorfles, “Corriere della Sera”, 30 ottobre 2001

"I funerali dell’anarchico Pinelli", 1972, installazione comprendente un pannello in legno multistrato, quattro sagome, una finestra, una pedana inclinata coperta di passamanerie; acrilici e collage su tavola, 380/620 x 1200 x 500 cm, collezione privata, Courtesy Fondazione Marconi

A conclusione del programma espositivo 2017 la Fondazione Marconi presenta una mostra dedicata a Enrico Baj, figura di primo piano nel panorama artistico contemporaneo. Erede dello spirito surreal-dadaista e sperimentatore di inedite tecniche e soluzioni stilistiche, Enrico Baj promuove nel 1951, assieme a Sergio Dangelo, il Movimento Nucleare.

Nel 1953 conosce Asger Jorn con il quale fonda il Movimento Internazionale per un Bauhaus Immaginista, schierandosi contro la forzata razionalizzazione e geometrizzazione dell'arte. A partire dagli anni Cinquanta è presente sulla scena internazionale e, in particolare, espone regolarmente a Parigi. Fa il suo debutto negli Stati Uniti dove espone nel 1960 e dal 1967 inizia a collaborare con lo Studio Marconi. In Francia André Breton lo invita a esporre con i surrealisti e nel 1963 gli dedica un saggio pubblicato sulla rivista “L'oeil” di Rosamond e George Bernier.
Cifra distintiva della sua produzione sono le Dame e i Generali, personaggi nati dalla sua fantasia per introdurre una critica politica neanche tanto celata che risulta evidente quando inizia a realizzare i Comizi e le Parate militari. Assiduo frequentatore dello Studio Marconi Enrico Baj è stato uno degli artisti più rappresentati e amati da Giorgio Marconi, suo amico e gallerista.
La mostra che questa volta la Fondazione Marconi gli dedica, organizzata in collaborazione con l'Archivio Baj di Vergiate, ha un taglio decisamente politico e pone l'accento sull'intento di denuncia sociale dell'artista milanese contro ogni forma di potere e sopraffazione. Il percorso espositivo segue un ordine più tematico che cronologico. Dai primi Meccano degli anni Sessanta si passa a una selezione di famosi Generali e alla Parata a 6 (1964), mentre nell'ultima sala al pianoterra campeggia l'opera monumentale dal titolo: I funerali dell'anarchico Pinelli (1972). L'installazione, lunga dodici metri, è frutto di tre anni di lavoro ed è ispirata alla morte dell'anarchico Giuseppe Pinelli, precipitato dalla finestra della Questura di Milano, dove si trovava in quanto sospettato di aver preso parte alla strage di Piazza Fontana. L'importante fatto di cronaca ebbe luogo a Milano il 15 dicembre 1969 e, ancora vivo nella memoria nazionale, rimane tuttora uno dei tanti enigmi irrisolti di quel tormentato periodo.
- Al primo piano alcuni teli dal ciclo dell'Apocalisse creano una continuità con i Funerali dell'anarchico Pinelli che non è solo visiva. Concepita da Baj come un'opera composita, quasi come un puzzle aperto a struttura variabile, conserva molti riferimenti di comunicazione culturale con Picasso, Arp, Pollock, Seurat e altri ancora.
- Il percorso si conclude al secondo piano con una selezione di opere del periodo nucleare (tra cui Due personaggi notturni e Piccolo bambino con i suoi giochi del 1952), tema particolarmente caro a Baj sin dagli esordi, perché “non si può rimanere indifferenti alla bomba atomica, percepita come mostruosità e contrabbandata come futura fonte di energia”.
Dal pericolo nucleare a quello del militarismo, dagli abusi del potere ai molti mali della contemporaneità, si passano così in rassegna tutte le grandi paure del nostro tempo, alcune delle quali tristemente attuali. Del resto, la parola “baj”, amava ricordare l'artista, in polacco significa “cantastorie”. Non è un caso se il percorso espositivo si apre con il Personaggio urlante (1964), recentemente esposto al Cobra Museum di Amstelveen (Paesi Bassi). L'intera opera di Baj, infatti, racconta e denuncia perché, in fin dei conti, come soleva ripetere lo stesso artista: “La pittura è una via - una via che ho scelto - verso la libertà. È una pratica di libertà.


Enrico Baj
nasce a Milano nel 1924 e, dopo gli studi all’Accademia di Brera, si impone come uno dei principali protagonisti dell’avanguardia italiana. Dopo la prima personale alla Galleria San Fedele di Milano nel 1951, fonda con Sergio Dangelo il Movimento di Pittura Nucleare.
Erede dello spirito surreal-dadaista, sperimentatore di tecniche e soluzioni stilistiche inedite, realizza collages e assemblages polimaterici avvalendosi dei materiali più diversi, come stoffe, tappezzerie e fodere di materassi, medaglie e frammenti metallici, specchi e vetri colorati.
Fa il suo debutto a New York nel 1960 nell’ambito della mostra Surrealist Intrusion in the Enchanters’ Domain, organizzata da Marcel Duchamp e André Breton alle D’Arcy Galleries. L’anno seguente, sue opere vengono incluse nella storica mostra allestita al MoMa di New York, a cura di William Seitz, Art of Assemblage (1961). Nel 1964 gli viene dedicata una sala alla 22a Biennale di Venezia. A partire dal 1967 espone regolarmente allo Studio Marconi, e negli anni Settanta ha le prime importanti retrospettive (Palazzo Reale, Milano; Museum Boijmans van Beuningen, Rotterdam; Palais des Beaux-Arts, Bruxelles). Nel 1971 hanno luogo tre importanti mostre a Palazzo Grassi, Venezia; al Museum of Contemporary Art, Chicago e al Musée de l’Athénée, Ginevra.
Dopo la morte dell’artista, avvenuta il 16 giugno 2003, una grande retrospettiva coinvolge diverse sedi milanesi (Spazio Oberdan, Accademia di Belle Arti di Brera, Galleria Giò Marconi, Fondazione Mudima).

Tra le mostre più recenti figurano, tra le altre, quella al Palazzo delle Esposizioni, Roma (2001-2002); alla Fondazione Marconi, Milano (2008, 2009, 2013); a Palazzo Reale, Milano (2012); alla 55a Biennale di Venezia e alla Fondazione Arnaldo Pomodoro, Milano (2013); alla Galleria Giò Marconi, Milano (2015); al Museo Archeologico Regionale, Aosta e alla Luxembourg & Dayan Gallery, New York, (2016); al Cobra Museum, Amstelveen, Paesi Bassi (2017).
Opere di Enrico Baj hanno fatto parte di prestigiose mostre collettive: Italia Pop. L’arte negli anni del boom, Fondazione Magnani Rocca, Mamiano di Traversetolo, Parma; Artisti e divi. Il racconto dell’arte negli anni del boom, Museo del Novecento, Milano; Cobra: una grande avanguardia europea (1948-1951) e Fondazione Roma, Palazzo Cipolla, Roma, (2016); Post War: Art Between the Pacific and the Atlantic, 1945-1965, Haus der Kunst, Monaco di Baviera, (2016-2017).


Enrico Baj “Art is freedom”
Opening: 7 November at 18.00
Exhibition dates: 8 November 2017 - 27 January 2018

To conclude its 2017 exhibition programme, the Marconi Foundation presents an exhibition dedicated to Enrico Baj, a prominent figure in the contemporary artistic perspective. Heir to the Surrealist-Dadaist spirit and an experimenter in original techniques and styles, in 1951 he promoted the Nuclear Movement together with Sergio Dangelo. In 1953 he met Asger Jorn, with whom he founded the International Movement for an Imaginist Bauhaus, opposing the forced rationalisation and geometrisation of art. From the 1950s on, he was a figure on the international scene and exhibited regularly, especially in Paris. His debut in the United States came with an exhibition in 1960. In 1967 he began to work with Studio Marconi. André Breton in France invited him to exhibit with the Surrealists and in 1963 wrote an essay about him, published in Rosamond and George Bernier's magazine "L'oeil". A distinguishing hallmark of Baj's work are the Ladies and the Generals: imaginary characters he created in order to make a barely concealed political critique, later unmistakeably evident when he began to create his Rallies and Military Parades. A frequent presence at Studio Marconi, Enrico Baj was one of the most represented and beloved artists of his friend and gallerist Giorgio Marconi. This year's exhibition of Baj's work at the Fondazione Marconi, organised in collaboration with the Baj Archive in Vergiate, has a decisively political thrust and emphasises the Milanese artist's social denouncement of any form of power and oppression. The show's itinerary follows a more thematic than chronological order. The first Meccano works from the 1960s are followed by a selection of the famous Generals and the Parade of 6 (1964), while the last room on the ground floor hosts the monumental work entitled Funeral of the Anarchist Pinelli (1972). The twelve-metre-long installation was the result of three years' work, inspired by the death of anarchist Giuseppe Pinelli, who fell from a window at the Milan Police Headquarters, where he was being held under suspicion of having taken part in the massacre at Piazza Fontana. The widely-reported event, which took place in Milan on 15 December 1969, still reverberates in the nation's memory and remains one of the many unresolved puzzles of that tormented period. On the first floor, a number of canvases from the cycle Apocalypse create a continuity with Funeral of the Anarchist Pinelli that is not visual alone. Conceived by Baj as a composite work, almost like a puzzle open to a variable structure, the cycle contains many references and cultural links to Picasso, Arp, Pollock, Seurat and others. The exhibition ends on the second floor with a selection of works from the Nuclear period (including Two Night-time Characters and Little Child with his Toys from 1952), a theme particularly dear to Baj from the outset, because “you cannot remain indifferent to the atomic bomb, perceived as a monstrosity and passed off as a future source of energy.” From nuclear danger to that of militarism, from the abuse of power to the many evils of modern world, all the major fears of our time pass before us in the works on show, some of them sadly all too real at the present time. Moreover, the word “baj”, as the artist liked to recall, means “balladeer” in Polish. It is not by chance that the exhibition opens with Screaming Personage (1964), recently exhibited at the Cobra Museum in Amstelveen (Netherlands). Baj's entire oeuvre, in fact, narrates and demonstrates why ultimately, as he used to put it: “Painting is a road – a road I chose – to freedom. It's the practice of freedom.”


Dal
8 novembre 2017 al 27 gennaio 2018

Orario: martedì - sabato 10-13, 15-19 (chiuso il 7 e 8 dicembre e dal 23 dicembre all'8 gennaio)
Ingresso: gratuito
Ufficio stampa: Cristina Pariset - Tel. +39 02 4812584 - Fax + 39 02 4812486 - cell. +39 348 5109589 - cristina.pariset@libero.it

Fondazione Marconi Arte moderna e contemporanea
Via Tadino 15

20124 Milano
Tel. +39 02 29 41 92 32 - Fax +39 02 29417278 - info@fondazionemarconi.org - www.fondazionemarconi.org

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