SiteLock

On a bien accroché: Marc Buchy & Shuzo Azuchi Gulliver, Maison Grégoire, ArtBrussels, Brussels

Alla Bn PROJECTS e Maison Grégoire la mostra On a bien accroché, appositamente concepita per lo spazio di Maison Grégoire e che ruota attorno al confronto tra le opere di Marc Buchy e Shuzo Azuchi Gulliver.

Il titolo del progetto suona in francese in un modo ambiguo, antinomico, «accrocher» significa in francese appendere (una foto) e difficilmente ci sarà qualcosa appeso alle pareti per questo progetto, che presenterà per lo più un corpo di lavoro immateriale basato su dei protocolli.
Ma l'espressione significa anche in francese a livello metaforico, «andavamo d'accordo», sottintendendo così l'idea di affinità potenziali e spontanee, esistenti tra questi due artisti, a prima vista molto diverse.
Una delle sfide del progetto era infatti quella di affrontare questi due artisti di due diverse generazioni e continenti, ma i cui corpi di lavoro si articolano attorno a protocolli concettuali e spesso immateriali, incarnati, attivati ​​nei rispettivi corpi e menti. Una delle sfide del progetto era infatti quella di affrontare questi due artisti da due diverse generazioni e continenti, ma i cui corpi di lavoro si articolano attorno a protocolli concettuali e spesso immateriali, incarnati, attivati ​​nei rispettivi corpi e menti.
Il lavoro di Shuzo Azuchi a.k.a. Gulliver, uno dei maggiori esponenti del Fluxus giapponese, è principalmente articolato attorno a una strategia mediata di espansione e diffusione della sua energia vitale, del suo DNA e del suo materiale corporeo, nello spazio che condivide con lo spettatore.
Specificamente e radicalmente «generoso», ma anche situandosi tra riti semi-liturgici di trasmissione, un atteggiamento di arroganza creativa, o un tentativo di infiltrazione o conquista di spazi di immortalità mediata, la fisicità e l'essere mentale di Gulliver sono spesso sotto i riflettori delle sue installazioni. Spettacoli, disegni e forme sono letteralmente il primo materiale - analizzato, tradotto o persino smembrato - del suo corpo di lavoro.
Per questo progetto, attiveremo, in modo specifico e performativo, una delle opere più emblematiche e fondamentali della sua produzione, il «Body Project», un protocollo con cui Gulliver organizza in modo contrattuale, attentamente pianificato, il dono e la trasmissione del suo corpo, smembrato in 80 parti.

Oltre ai lavori recenti creati appositamente per lo spettacolo, attiveremo anche in un modo nuovo, il suo «progetto Weight» (consistente nell'installazione di un elemento scultoreo di un peso corrispondente a quello dell'artista), proprio come proveremo a diffondere la trascrizione del suo DNA, in modo integrato in tutto lo spazio della Maison Grégoire.
Il lavoro del giovane artista francese Marc Buchy, con sede a Bruxelles, che spesso opera in modalità invisibile, agisce come una sorta di chiave inglese nelle opere, interrompendo la meccanica perfettamente oleata dei contesti in cui interviene.
A prima vista le sue opere sembrano lontane da quelle di Shuzo Azuchi, in quanto discrete, infra-visibili e anti-spettacolari. Tuttavia, a ben guardare, ci sono diversi punti di convergenza tra i due: mettere in discussione i concetti stessi di trasmissione e circolazione (che si tratti di conoscenza, valori o di ciò che rende specificamente un'opera d'arte), la loro efficacia e pertinenza o, al contrario, la loro inutilità. I lavori di Buchy trovano solo la loro attuazione in relazione al corpo o alla mente che li ha immaginati, cioè quelli di Marc.
Un'opera come "Naevius", con cui Marc Buchy aveva un ingenuo, molto naturalistico tatuaggio sulla schiena, che offre in vendita, facendo del suo potenziale acquirente il proprietario di una parte del suo corpo, offre un significativo contrappunto a quello del Progetto del corpo di Azuchi. In questo caso, però, il collezionista sarà in grado di contemplare o esibire le sue opere solo invitando Marc Buchy e fino a quando l'artista sarà vivo, naturalmente.
Per illustrare un simile contrappunto, potremmo confrontare Shuzo Azuchi «Progetti regalo» per cui si impegna - come farà per «On a bien accroché» - a donare ai visitatori volenterosi un fonema giapponese (nel caso presente, « yo »), ogni volta che lo pronuncerà da ora in poi, con il protocollo« Istruzioni »di Buchy. In questo progetto, Buchy vende a un collezionista la promessa di non seguire corsi di astronomia o lezioni di danza per il resto della sua vita.
La questione dell'acquisizione o, al contrario, dell'impedimento della conoscenza, quella della pertinenza o utilità degli impegni cognitivi, sono centrali nella pratica di Buchy: negli ultimi anni ha perseguito un tentativo di disegnare a mano libera o, piuttosto, a braccio libero, un cerchio perfetto.
Per «A bien accroché», sta iniziando un protocollo in cui inviterà il curatore dello spettacolo, o anche i visitatori, a provare a usare la loro mano «sbagliata» per diversi esercizi di composizione o di scrittura.
Una performance che non verrà annunciata e che probabilmente rimarrà inosservata durante l'apertura verrà ulteriormente attivata in modalità Invisibile da due giovani artisti che hanno trascorso una quantità significativa di tempo durante la preparazione dello spettacolo con Buchy: l'idea era di invitarli a osservalo, in modo da riprodurre, in modo integrato, il suo linguaggio del corpo e le sue espressioni.
Oltre a questi singoli progetti, che operano l'uno verso l'altro come eco in affinità o dissonanza, "On a bien accroché" promuoverà e attiverà anche una strategia di compenetrazione e di impollinazione incrociata delle rispettive pratiche e progetti singolari di Shuzo Azuchi e Marc Buchy, che si tratti di essere nello spazio fisico o nella comunicazione della mostra.

Emmanuel Lambion

Bn PROJECTS & Maison Grégoire are very pleased to invite you to
On a bien accroché, an exhibition specially conceived for the space of Maison Grégoire and revolving around the confrontation of the works of Marc Buchy and Shuzo Azuchi Gulliver.

The title of the project plays in French with the ambiguity with the expression : In an antinomic fashion to begin with, for « accrocher » means in French to hang (a picture) and there will hardly be anything hung on the walls for this project, which will mostly present immaterial protocol-based body of work.
But the expression also means in French on a metaphoric level, « we got along well », thus implying the idea of potential and spontaneous affinities existing between these two artists, at first sight very different.
One of the stakes of the project was indeed to confront these two artists from two different generations and continents, but whose bodies of work articulate around conceptual and often immaterial protocols, incarnated./activated in their respective bodies and minds.


The work of Shuzo Azuchi a.k.a. Gulliver, one of the major exponents of Japanese Fluxus, is mainly articulated around a mediated strategy of expansion and spreading of his vital energy, DNA and body material in the space he shares with the beholder.
Specifically and radically « generous », but also situating itself between semi-liturgical rites of transmission, an attitude of creative hubris, or an attempt at infiltrating or conquering spaces of mediated immortality, the physical and mental beings of Gulliver often stand in the limelight of his installations, performances, drawings, and form literally the first material - analyzed, translated, or even dismembered - of his body of work.
For this project, we will activate, in a specific and performative way, one of the most emblematic and seminal works in his production, the « body Project », a protocol whereby Gulliver organizes in a carefully-planned contractual fashion the gift and transmission of his body, dismembered into 80 parts.
Besides recent works specially created for the show, we will also activate in a novel way, his « Weight project » (consisting of the installation of a sculptural element of a weight corresponding to that of the artist), just as we will try and spread the transcription of his DNA in an integrated way throughout the domestic space of Maison Grégoire.
On his side, the work of the Brussels-based young French artist Marc Buchy, which often operates in stealth-like mode, acts as a sort of spanner in the works, disrupting the perfectly oiled mechanics of the contexts where he intervenes.
Discrete, infra-visible and anti-spectacular, his works may at first sight seem far from those of Shuzo Azuchi.

Nevertheless, on closer inspection, there are several points of convergence between the two : Questioning the very concepts of transmission and circulation (whether it be of knowledge, values, or of what specifically makes an artwork), their effectiveness and relevancy or, a contrario, their uselessness, Buchy’s works only find their implementation in relation with the body or the mind which imagined them, that is Marc’s.
A work such as « Naevius », whereby Marc Buchy had a very naturalistic naevius tattooed on his back, which he offers for sale, thus making its potential buyer the owner of a drawn part of his body, offers a good significant counterpoint to to Azuchi’s Body project. In this case though, the collector will only be able to contemplate and or exhibit his artwork by inviting Marc Buchy, and as long as the artist is alive of course.
To illustrate a similar counterpoint, we could compare Shuzo Azuchi « Gift projects » whereby he commits himself - as he will do for « On a bien accroché » - , to gift to the willing visitors a given Japanese phoneme (in the present case, « yo »), whenever he will pronounce it from now on, with Buchy’s « Instructions » protocol.
In this project, Buchy sells to a collector the promise never to take astronomy courses or dance lessons for the rest of his life.
The question of the acquisition or, conversely, of the hindrance of knowledge, that of the relevancy or utility of cognitive commitments, are central in Buchy’s practice: Over the past years he has been pursuing an attempt at drawing freehand or, rather, in a free-arm fashion, a perfect circle.
For « On a bien accroché », he is initiating a protocol where he will invite the curator of the show, or even the visitors, to try and use their « wrong » hand for different compositional or writing exercises.
A performance that will not be announced and will probably remain unnoticed during the opening will be further activated in stealth mode by two young artists who have spent a significant amount of time during the preparation of the show with Buchy : the idea was to invite them to observe him, so as to reproduce, in an integrated way, his body language and expressions.
Besides these individual projects, which operate towards each other as echoes in affinity or dissonance, « On a bien accroché » will also promote and activate a strategy of interpenetration and cross-pollination of Shuzo Azuchi’s and Marc Buchy’s respective practices and singular projects, whether it be in the physical space or the communication of the exhibition.

Emmanuel Lambion



On a bien accroché, with Marc Buchy & Shuzo Azuchi Gulliver, ArtBrussels, Brussels
Special Previews on
: Sat. 21/4 and Sun 22/4/2018, on the occasion of Art Brussels

Vernissage on: Sat. 28 April 2018, 3-7 p.m.
Exhibition open on: Saturdays, 2-6 p.m. and by appointment
From 21 April until 16 June 2018
With the support of: ArtBrussels, Brussels, Tatjana Pieters; Gent SAGYO, Tokyo; Maria Rosa Pividori, Milano

Maison Grégoire
292 Dieweg
B-1180 Bruxelles
www.bnprojects.be - w.detraux@gmail.com - emmanuel.lambion@gmail.com

 

 

Print Friendly, PDF & Email
(Visited 6 times, 1 visits today)
Condividi su:

I commenti sono chiusi

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi