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Raffaello e l’eco del mito, Accademia di Carrara, GAMeC – Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea, Bergamo, fino al 6/05/2018

"Dalle sue mani sono uscite cose divine"

Fëdor Dostoevskij


Raffaello e l'eco del mito, un progetto di Fondazione Accademia Carrara in collaborazione con Comune di Bergamo, GAMeC - Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di Bergamo e in coproduzione con Marsilio Electa.
Oltre 60 opere provenienti da tutto il mondo, in un percorso che dalla fine del Quattrocento arriva fino ai giorni nostri. Una mostra strutturata su un importante impianto storico-artistico, straordinaria per eccellenza di opere esposte, affascinante nel percorso, elegante, sorprendente, preziosa, un’occasione unica per tutti.
L'esposizione prende avvio dal San Sebastiano di Raffaello, il capolavoro giovanile parte delle raccolte della Carrara, centro dell’indagine espositiva che si sviluppa attraverso vari capitoli. Si inizia con un’indagine sulle radici culturali di Raffaello, attivo tra Urbino, Perugia e Siena. Il clima della raffinata corte dei Montefeltro a Urbino, la capacità dell’artista di assorbire ed elaborare le suggestioni provenienti dai colleghi e dall’antico in un linguaggio personale e di altissima qualità sono evocate in mostra attraverso le opere del padre Giovanni Santi, di Pedro Berruguete, di Perugino e di Pintoricchio, che si confrontano con ben dodici dipinti di Raffaello provenienti da musei nazionali e internazionali. Le opere dei “maestri” come Giovanni Santi, Perugino, Pintoricchio e Signorelli, raccontano la formazione; 14 capolavori di Raffaello celebrano l’attività da giovane magister, dal 1500 al 1505, anni caratterizzati da una continua capacità di innovazione; il capitolo Attorno al San Sebastiano mostra la genealogia di un’iconografia e di una modalità tanto diffusa. Un dipinto destinato alla contemplazione privata, che raffigura soltanto il volto e le spalle del santo, abbigliato come un gentiluomo alla moda. Nell’idearlo Raffaello aveva ben presenti modelli illustri, dai ritratti su fondo di paesaggio divulgati dai pittori fiamminghi alle intense immagini di santi su fondo scuro elaborate da Perugino. Il dipinto arriva a Bergamo nel 1833, e proprio negli stessi anni artisti e collezionisti riscoprono la prima attività del maestro e si appassionano alla sua biografia, presentata come esemplare per temi di attualità quali il rapporto tra arte figurativa e realtà o il prestigio sociale dell’artista.
L’ affascinante tema della fortuna di Raffaello nell’Ottocento è affrontato nella seconda parte della mostra. Ospite di eccezione La Fornarina di Palazzo Barberini, dalla luminosa bellezza bruna, centro della sezione dedicata alla fortuna di Raffaello nell’Ottocento. L’arrivo del San Sebastiano nella collezione di Guglielmo Lochis nel 1836 coincide con la ripresa d’interesse per la vicenda umana e artistica di Raffaello: da un lato il ritrovamento delle sue spoglie mortali al Pantheon nel 1833, dall’altro il rinnovato interesse per la misteriosa Fornarina. Intorno a questo capolavoro le opere di Anthon Raphael Mengs, Peter Cornelius, Felice Schiavoni ed altri documentano il consolidarsi della leggenda dell’artista nell’Ottocento. Il tema degli amori del genio affascina precocemente un artista come Ingres, appassionato studioso di Raffaello, che lo ripete più volte e sarà spesso frequentato dai pittori italiani. Anche in questo caso specifico, a versioni dove prevalgono le allusioni colte ne succedono altre, più tarde, che mettono al centro il tema intimo soprattutto nei suoi risvolti più toccanti. 
L’interesse per Raffaello prosegue senza soluzione di continuità nel Novecento e fino ai nostri giorni. De Chirico e Picasso, Luigi OntaniGiulio Paolini, Vanessa Beecroft e Francesco Vezzoli sono alcuni degli artisti che si sono confrontati con Raffaello e con il suo mito, con una pluralità di esiti che vanno dalla dal riuso alla citazione, dalla deferenza alla devozione, testimoniando quanto viva sia la figura del maestro di Urbino anche nella contemporaneità con artisti che hanno guardato al genio di Urbino come fonte di ispirazione, riferimento, "mania". Picasso subisce l’influenza del suo modo di disporre le figure nello spazio, mentre Salvo, Ontani e Vezzoli misurano con il tema dell’autoritratto la loro vicinanza a Raffaello; Christo, Galliani e Bettineschi propongono citazioni letterali delle sue opere, e la grande tela di Mariani rivisita i grandi affreschi delle Stanze della Segnatura in chiave contemporanea. 

Lo spazio espositivo viene messo in discussione e manipolato da Tobia Scarpa e Mauro Piantelli (De8 Architetti) con Felix Humm e Gigi Barcella, per accogliere le opere di questa mostra extra-ordinaria, che si sviluppa attorno al mondo di Raffaello in una sequenza spazio-temporale ben definita, tra Urbino e Perugia a cavallo del XV secolo e i cui echi risuonano nell’Ottocento fino ai giorni nostri.
La grande arte vive di mezzi poveri”: con gli stessi materiali delle opere, iuta, gesso, pigmenti, vengono riconfigurati gli ambienti della GAMeC - Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di Bergamo, sede della mostra, e soprattutto viene ri-disegnata la luce naturale delle sale. Dalla tela grezza di iuta imbevuta di gesso e pigmenti traspare la trama come sfondo per le opere; sottili linee di doratura del telaio delimitano gli spazi e configurano il ritmo dell’esposizione. Il progetto grafico, che muove dalla firma dell’autore, “Raphael Urbinas”, accompagna la mostra Raffaello e l’eco del mito attraverso una cronaca polifonica della linea del tempo.


Una videoesperienza emozionale coinvolge il pubblico di  Raffaello e l'eco del mito ricostruendo un capolavoro giovanile: la Pala Colonna. Un progetto Museyoumrealizzato grazie a Fondazione Cariplo, per Accademia Carrara.
La mostra Raffaello e l'eco del mito propone, tra le 60 opere esposte, per la prima volta in Europa tre componenti della predella della Pala Colonna, capolavoro giovanile di Raffaello realizzato tra il 1503 e il 1505 per il convento di Sant'Antonio di Padova a Perugia.


La storia della Pala - composta in origine da una tavola principale, da una lunetta e da una predella con 5 elementi - ha visto negli anni la separazione di alcuni di questi componenti, oggi in parte riuniti nella mostra di BergamoOrazione nell'Orto (dal Metropolitan Museum di New York), Andata al Calvario (dalla National Gallery di Londra) e Pietà (dall'Isabella Stewart Gardner di Boston).
Grazie a un'inedita esperienza visuale realizzata da Museyoum, start up che si occupa di intelligenza artificiale e realtà virtuale, è possibile ammirare la Pala Colonna nella sua completezza, mai più raggiunta dal 1663, anno in cui la predella venne venduta dall’ordine religioso alla corona di Svezia. Poco dopo, nel 1677/78, la vendita coinvolse anche la pala principale e la lunetta a favore di un collezionista perugino che  passò da lì a poco la proprietà alla famiglia Colonna, da cui deriva l’attuale denominazione.
Una sala della mostra è stata pensata per immergere gli spettatori in questa affascinante storia attraverso una videoesperienza emozionale. Il progetto, realizzato con il contributo di Fondazione Cariplo, si presenta come un’intensa fusione di immagini, ricostruzioni, narrazioni e ambientazioni sonore che svelano trame e significati, avvicinando il visitatore alla sensibilità del genio urbinate.
Abbiamo sostenuto il progetto di Museyoum per Raffaello e l'eco del mito sia per la validità del contributo all'interno della mostra sia per offrire allo spettatore un'esperienza sensoriale. Accademia Carrara, anche in questa importante occasione, si apre ai nuovi media, in continuità con il progetto di realtà virtuale Viaggi d'Acqua avviato nel 2017 nelle sale del Museo. Gianpietro Bonaldi, COO-Responsabile Operativo Accademia Carrara Museyoum con la realizzazione del progetto della ricostruzione della Pala Colonna di Raffaello esprime la propria natura creativa nell’ideare e sviluppare strumenti di supporto alla visita, per valorizzare il percorso espositivo e suggerire ai visitatori emozionanti momenti di riflessione e approfondimento in affiancamento alla mostra. 

Stefano Bergonzinifounder Museyoum

Museyoum è una realtà Italiana che si è distinta nel mondo per aver ideato e realizzato la prima intelligenza artificiale specializzata in contenuti culturali abbinata alla Realtà Virtuale. Installazioni immersive, sistemi intelligenti di assistenza alla visita e la capacità di personalizzare percorsi e narrazioni sulla base delle caratteristiche e gli interessi dei singoli visitatori, sono gli ingredienti con i quali Museyoum affianca i più importanti musei internazionali per valorizzare opere e contenuti per coinvolgere un pubblico sempre più ampio in emozionanti esperienze di visita.

Raffaello e l’eco del mito 
Dal 27 gennaio al 6 maggio 2018
A cura di: Maria Cristina Rodeschini, Emanuela Daffra e Giacinto Di Pietrantonio
Comitato ScientificoEmanuela Daffra, Vincenzo Farinella, Fernando Mazzocca, Cristina Quattrini, M. Cristina Rodeschini, Maria Rita Silvestrelli, Valagussa Giovanni
Un progetto di: Fondazione Accademia Carrara in collaborazione con GAMeC - Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di Bergamo e in coproduzione con Marsilio Electa
Allestimento: Merotto Milani

Orari: Tutti i giorni dalle 9.30 alle 19.00; chiuso il martedì
Informazioni: t. 02 39469837 - www.raffaellesco.it - www.lacarrara.it
Ufficio Stampa: Adicorbetta - Milano - press@adicorbetta.org - t. +39 02 89053149
Marsilio Editori - Giovanna Ambrosano - ambrosano@civitatrevenezie.it - t + 39 0412725912 - m + 39 3384546387

GAMeC
via San Tomaso 53
Bergamo

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