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Carlo Ramous: Scultura, Architettura, Città, Triennale di Milano

"Con l'acciaio è possibile fare più o meno tutto, avendo anche il grosso vantaggio che, a differenza ad esempio della terracotta, del legno e dello stesso marmo, l'acciaio inossidabile rimane per sempre qual è. Quindi il pensare, mentre lavori, che stai facendo una cosa che resterà così com'è anche tra cinquecento anni, in un certo senso è di stimolo e direi, di conforto anche dal punto di vista psicologico."
Carlo Ramous


La Triennale di Milano ospita dal 12 luglio al 17 settembre la prima grande retrospettiva dedicata a Carlo Ramous (Milano, 2 giugno 1926 – 16 novembre 2003), protagonista dimenticato della scultura italiana del secondo Novecento che ha attraversato in pieno le fasi cruciali dell’arte moderna approdando, all’inizio degli anni Settanta, alla dimensione dell’opera d’arte ambientale.
Una mostra bellissima che riporta in luce un grande artista. Una mostra allestita in modo impeccabile da Luca Pietro Nicoletti e Fulvio Irace ci restituisce la creatività di un grande scultore che con i suoi interventi scultorei ha reso la forma danzante delle linee che senza basamento si intrecciano con lo spazio. Le fotografie bellissime di Enrico Cattaneo  fanno da cornice sostanziale a sculture e bozzetti.

Dopo una serie di operazioni che hanno portato al recupero e al restauro di un significativo nucleo di grandi sculture, in parte collocate in luoghi pubblici milanesi, questa mostra propone un affondo nell’intero percorso artistico di Ramous, mostrando tutti i passaggi della sua evoluzione stilistica e poetica: dal proficuo sodalizio con architetti e progettisti, che gli consentirono di realizzare, già nella seconda metà degli anni Cinquanta, alcuni significativi interventi scultorei applicati all’architettura religiosa e industriale, all’articolata concezione ambientale della scultura degli anni Settanta, dove abbandona le precedenti ricerche sul segno e sulla materia per dare respiro a forme geometriche che si articolano nello spazio con ardito calcolo degli equilibri. Riflettendo sui volumi plastici secondo idee già futuriste, Ramous concepisce la scultura come forma pronta a staccarsi da terra per librarsi nello spazio.
Come scrive Giuseppe Marchiori nel 1973, "I netti profili delle scultura di Ramous […] devono disegnarsi in uno spazio ampio: per esempio nello spazio del “paesaggio” urbano. Esiste un singolare rapporto tra queste “sigle” monumentali e lo sfondo anonimo delle periferie cittadine".
In mostra, oltre a disegni, dipinti e bozzetti preparatori, sei grandi sculture di dimensioni ambientali - tra cui Timpano e Continuità, collocate rispettivamente nel 2013 nel giardino della Triennale e nel 2017 nel Parco dell’arte dell’Idroscalo di Milano - che introducono la visita, una selezione di sculture che copre un arco temporale che va dalla metà degli anni Cinquanta agli anni Novanta e un’importante sezione dedicata ai rapporti di Ramous con gli architetti, che hanno dato vita alle facciate di Santa Marcellina e San Giovanni Bosco e allo stabilimento di Blois.

Il catalogo, edito da Silvana Editoriale, con testi di Fulvio Irace, Luca Pietro Nicoletti, Antonella Ranaldi, Francesco Tedeschi e Walter Patscheider, verrà presentato in occasione della proclamazione del vincitore del concorso fotografico indetto dal Museo di Fotografia Contemporanea di Cinisello Balsamo per promuovere la conoscenza del lavoro di Carlo Ramous.
Il Museo di Fotografia Contemporanea, in collaborazione con la Triennale di
Milano, ha proposto un concorso fotografico per promuovere la conoscenza del
lavoro di Carlo Ramous, in occasione della grande retrospettiva a lui dedicata, con
l’obiettivo di stimolare l’interpretazione creativa delle opere a scala urbana di
questo importante scultore del Novecento.
Il concorso ha interessato principalmente gli studenti delle scuole di Milano e
provincia nelle quali è presente l’insegnamento della fotografia; ai concorrenti è
stata richiesta l’elaborazione di un progetto fotografico che interpretasse una o
più opere di Carlo Ramous.
La giuria, composta da esperti di fotografia, arte contemporanea e comunicazione
visiva ha individuato il progetto vincitore (3x4 di Fausta Riva) e le tre menzioni
speciali (Tra materia e forma di Leonardo Sassi, Soggezione di Alessandra
Tardanico, Paesaggi urbani di Zoe Arcangeli), ora esposti nella mostra Carlo
Ramous Scultura Architettura Città e pubblicati nel relativo catalogo.
Il concorso prosegue aperto a tutti su Instagram fino al 14 settembre. È possibile
pubblicare i propri scatti delle opere di Ramous con gli hashtag #scultura,
#fotografia, #carloramous e il tag @mufoco.








Caro Walter,
la presenza di Carlo Ramous alla Triennale di Milano tocca diversi decenni e si materializza sia dal punto di vista prettamente artistico con l’esposizione delle sue opere, sia dal punto di vista della partecipazione e della programmazione culturale in qualità di membro del direttivo Centro Studi per molti anni.
La sua prima partecipazione risale alla X Triennale del 1954 nella Mostra merceologica - Sezione C - con una scultura in terracotta Donna che si pettina, h.170 cm, esecuzione Richard-Ginori, documentata nell’archivio fotografico. Sia il soggetto sia la tipologia plastica ricordano la successiva Grande donna seduta dello stesso autore, attualmente collocata in una nicchia nel foyer del Teatro dell’Arte.
Nella XII Triennale del 1960 troviamo la sua opera Ballata del plenilunio all’interno del percorso nel Parco della Triennale, nell’area di accesso all’esposizione internazionale. Nella stessa edizione della Triennale collabora con la commissione della Mostra delle Opere Intrasportabili - opere d’arte inserite nell’architettura nel reperimento delle opere per la mostra.
Nella successiva XIII Triennale del 1964 Ramous è membro del Centro Studi nella grande esposizione dedicata al Tempo Libero e in questa edizione realizza la decorazione a bassorilievo di una scala interna di collegamento, realizzata dagli architetti Carlo Bassi e Goffredo Boschetti. La scala presenta dei bassorilievi in cemento ed è ancora in parte visibile alle spalle dell’attuale Bookstore.
Durante i lavori preparatori della XIV Triennale del 1968, in seguito occupata il giorno stesso dell’inaugurazione, Ramous si trova membro della commissione per le linee programmatiche insieme a Marco Zanuso, Alberto Rosselli, Giancarlo De Carlo, Albe Steiner, Pasquale Morino e Aldo Rossi già dal 1966. La commissione ha il compito di sottoporre al Consiglio di Amministrazione la rosa dei nomi della Giunta Esecutiva e il programma della manifestazione. In seguito Ramous si sentirà tradito dal rifiuto della Giunta di inserire mostre d’arte nella Triennale e presenterà le sue dimissioni da membro della commissione.
Il suo contributo appare però evidente nell’intervento della Triennale nel centro storico di Pavia eseguito sempre per la XIV Triennale, con la realizzazione di una trasformazione estetica del centro cittadino, inserendo opere d’arte, esaltando aspetti cromatici sulla facciate delle case, rendendo gli stessi cittadini partecipi del cambiamento.
A distanza di quasi 45 anni Ramous torna da artista protagonista nel Palazzo dell’Arte, in occasione degli 80 anni della Triennale nel 2013 con la donazione della sua opera Grande donna seduta realizzata nel 1955 in cotto refrattario, e con le successive pose temporanee nel parco della Triennale delle grandi sculture degli anni ’70 Arco, Timpano e Continuità. Il titolo di quest’opera sembra essere il leit-motiv del rapporto tra Ramous e Triennale, un rapporto mai mancato nel tempo che ha avuto momenti di confronto aspro, ma che si è sempre dimostrato fondamentale per la visibilità internazionale dello scultore milanese.
Il Museo di Fotografia Contemporanea, in collaborazione con la Triennale di
Milano, ha proposto un concorso fotografico per promuovere la conoscenza del
lavoro di Carlo Ramous, in occasione della grande retrospettiva a lui dedicata, con
l’obiettivo di stimolare l’interpretazione creativa delle opere a scala urbana di
questo importante scultore del Novecento.
Il concorso ha interessato principalmente gli studenti delle scuole di Milano e
provincia nelle quali è presente l’insegnamento della fotografia; ai concorrenti è
stata richiesta l’elaborazione di un progetto fotografico che interpretasse una o
più opere di Carlo Ramous.
La giuria, composta da esperti di fotografia, arte contemporanea e comunicazione
visiva ha individuato il progetto vincitore (3x4 di Fausta Riva) e le tre menzioni
speciali (Tra materia e forma di Leonardo Sassi, Soggezione di Alessandra
Tardanico, Paesaggi urbani di Zoe Arcangeli), ora esposti nella mostra Carlo
Ramous Scultura Architettura Città e pubblicati nel relativo catalogo.
Il concorso prosegue aperto a tutti su Instagram fino al 14 settembre. È possibile
pubblicare i propri scatti delle opere di Ramous con gli hashtag #scultura,
#fotografia, #carloramous e il tag @mufoco.

Claudio De Albertis, Milano, 2015

"Alla Galleria Blu, che ha aperto la sua nuova sede in via Senato, ha fatto la sua ricomparsa uno degli scultori più seri delle ultime generazioni: Carlo Ramous.
È questi un artista che opera in silenzio, che non apre polemiche, che non alza barricate. È più conosciuto e stimato all'estero che non da noi, per il ben noto fenomeno. Partito dal figurativo è giunto a una forma di espressione che non ha più nessun rapporto con il mondo naturale della rappresentazione. Almeno in apparenza. Diciamo in apparenza perché le forme che lui presenta stanno dentro al naturale. Senza prepotenza, a loro perfetto agio. Sono forme di una rara eleganza, composite, che si sorreggono per agglomerati, per strutture sovrapposte, organismi, come dice Valsecchi nella prefazione. Sono sculture che hanno bisogno di vivere all'aria aperta, in una piazza, in un prato, alle soglie di un bosco.
"
Garibaldo Marussi, Le Arti, N. 3, marzo 1968

Carlo Ramous, collezione privata

Carlo Ramous nasce a Milano nel 1926; frequenta il Liceo Artistico presso
l'Accademia di Belle Arti di Bologna, per poi continuare gli studi presso
l'Accademia di Brera con Marino Marini e Giacomo Manzù, dove espone per la
prima volta un’opera nel 1946. La serie delle mostre personali di rilievo, tuttavia,
comincia più tardi, con mostre importanti presso la Galleria del Milione di Milano
(1956), la Galleria del Cavallino di Venezia (1962) la Galleira Jolas (1971). Risale
al 1962 la sua prima partecipazione con un gruppo di opere alla Biennale di
Venezia, dove viene presentato da Gillo Dorfles. Vi tornerà dieci anni più tardi
(1972) con una sala all’interno della rassegna Aspetti della scultura
contemporanea, con uno stile completamente mutato. Frattanto, mentre la critica
più attenta, sia in Italia sia all’estero, scrive del suo lavoro (Giuseppe Marchiori,
Giovanni Carandente, Guido Ballo, Enrico Crispolti, Herta Wescher, Marco
Valsecchi, Garibaldo Marussi), Ramous avvia una importante collaborazione con l’architetto Mario Tedeschi, che porta alla realizzazione delle facciate a rilievo per le chiese di Santa Marcellina a Milano e San Giovanni Bosco a Baggio, inizio di una lunga collaborazione con architetti e progettisti ben rappresentata dal monumentale intervento sullo stabilimento tipografico di Cino Del Duca progettato da Tullio Patscheider a Blois. Al contempo, la sua scultura assume presto una importante dimensione urbana, ben rappresentata dalle grandi mostre di sculture all’aperto nel centro storico di Parma nel 1972 e in Piazzetta Reale a Milano nel 1973. Una delle opere esposte allora, Gesto per la libertà, nel 1981 troverà collocazione in piazza Conciliazione a Milano, primo di una serie di monumenti collocati dall’artista in Italia e all’estero, fino alla realizzazione di Ad astra nel Chou Park a Chiba City, in Giappone (1992).
Muore a Milano nel 2003.


Carlo Ramous: Scultura, Architettura, Città 
A cura di: Fulvio Irace e Luca Pietro Nicoletti
Dal 12 luglio al 17 settembre 2017
Orari: Martedì - Domenica 10.30 - 20.30; Lunedì chiuso, La biglietteria chiude un'ora prima delle mostre
Ingresso: libero
Uffici Stampa: Antea, anteapress@gmail.com
La Triennale di Milano, Comunicazione istituzionale e Relazioni Media - tel. 02 72434247 - press@triennale.org

Triennale di Milano
Viale Alemagna 6
20121 Milano
T. +39 02 724341 - www.triennale.org

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