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Gillo forever! Triennale di Milano 16/06/2017

In Triennale standing ovation a Gillo Dorfles, critico e storico d'arte e design, filosofo, pittore, ceramista, antropologo, esteta, dottore in psichiatria, poeta... di 107 anni (Trieste 12/04/1910).
L'omaggio a lui dedicato nel Salone d'Onore della Triennale ci ha regalato uno dei momenti clou della
Milano Arch Week di Stefano Boeri.
Sul palco assieme a lui 
Aldo ColonettiLuigi Sansone, Ferruccio Resta, Diego Bernardi, Mario Bellini, Andrea Cancellato e il sindaco Giuseppe Sala, moderatore Giangiacomo Schiavi.
Un'incontro pensato più di un mese fa da
Diego Bernardi che  è cominciato a casa Dorfles con il Sindaco Giuseppe Sala e il Magnifico Rettore del Politecnico di Milano, Ferruccio Resta.
Ieri davanti ad un foltissimo pubblico di amici, architetti, artisti, designer, giornalisti e studenti, hanno presentato il suo ultimo libro edito da
Bompiani: "Gillo Dorfles Paesaggi e Personaggi", a cura di Enrico Rotelli con l'introduzione Aldo Colonetti, che potrebbe definirsi un vero e proprio "diario di viaggio", in cui Dorfles ci racconta la sua storia. Ogni capitolo è un susseguirsi di ricordi, paesaggi e appunti, arricchiti da preziose digressioni storiche, come la fondazione di Brasilia nel 1960, o da affreschi di vita quotidiana come il suo soggiorno ad Harlem, quando il divario razziale tra bianchi e neri era ancora molto forte e i neri avevano fontanelle pubbliche diverse dai bianchi. In questa tavolozza narrativa emerge la grande passione di Dorfles per la scoperta delle diverse culture, come quella russa e giapponese, di paesi lontani e vicini, ma anche la sua amicizia con intellettuali e artisti del calibro di Toscanini, Montale e Leonor Fini e i suoi numerosi incontri con Frank Lloyd Wright.
I viaggi di Gillo Dorfles raccolti capitolo dopo capitolo come un diario ordinato per città e paesi frequentati.
Dorfles racconta la sua storia dalla nascita a Trieste allo sfollamento in Toscana, a Genova, fino alla scelta di Milano come città elettiva perché la ''più attiva d'Italia''. Il tutto con semplicità e senza indulgere nei personalismi numerosi passaggi storici del Novecento. Un libro prezioso, che più di tanti trattati o testi accademici restituisce l'immagine vivida e potente di un uomo dalle molteplici esperienze.


 

 

Ci ha come sempre sorpreso Gillo! Anche dopo la lunga chiacchierata non si è sottratto a quanti gli si facevano incontro per salutarlo o per un autografo fino all'uscita della Triennale. Una disponibilità infinita come quella che dimostra giornalmente a casa sua ad incontrare quanti gli chiedono udienza e soprattutto un occhio di riguardo per i giovani, come quando gli avevo portato Fabio Muggia per presentargli la sua tesi di laurea su mio padre e ci dedicò oltre un'ora, riannodando i suoi ricordi di quel lungo sodalizio. 

Gianni Marussi, Gillo Dorfles e Fabio Muggia, casa Dorfles, 23/11/2016, © Alessandra Finzi

Splendidamente in forma, sempre stupefacente nelle sue risposte. Unico!
Vero è che dovrebbe lo Stato, sollecitato dal Comune, costituire una riconoscenza per chi in così in tanti campi ha dimostrato la sua eccellenza che attraversa due secoli e sei generazioni almeno per le dirette testimonianze. Una riconoscenza, oggi proposta da Aldo Colonetti, mutuata dal Giappone, nei confronti di chi ha dato così tanto al Paese.
Enrico Rotelli ha lanciato la palla al Sindaco Sala che ha proposto un Nobel "penta-forme".
Spiace l'assenza del ministro Dario Franceschini. 
Ma chi ha avuto la possibilità di esserci sa di aver avuto un grande regalo da un uomo che si è donato con i suoi 107 anni suonati ai numerosissimi presenti, nonostante lo sciopero dei trasporti, e a cui Gillo ha regalato anche un momento al pianoforte....
Straordinario Gillo!!!


Estratto dal libro Bompiani Editore:
Arturo Toscanini [2003] 
"Qual era - nel segreto più intimo del suo animo - la vera personalità di Arturo Toscanini?
Quali aspirazioni, quali emozioni prevalevano in quest'uomo che aveva dato tutto il suo tempo, tutta la sua energia alla musica e che, quasi fino al giorno della morte, aveva diretto le orchestre più celebri del mondo anche a costo di mettere a repentaglio la salute? Vorrei parlare della sua prodigiosa carriera artistica e delle sue impegnative lotte politiche contro il fascismo partendo dall'uomo e dalla relazione sentimentale e icastica che risulta dall'ampio epistolario tra lui e Ada Mainardi, in un periodo che va dal '33 al '40 e anche oltre e che riflette la più grande e più importante passione dell'età matura.
Anche se la sua affettività, sempre molto accesa, ebbe modo di riversarsi sui famigliari (le due figlie, il figlio, i tre nipoti), la moglie Carla, sua fedelissima e generosa compagna (con la quale tuttavia, a quanto apprendiamo dalle lettere, da tempo non esistevano più rapporti intimi) e sui tantissimi amici; ciò non toglie che l'infatuazione e l'assoluta dedizione per Ada Mainardi permette di considerare del tutto eccezionale questo episodio anche rispetto alle molte altre sue relazioni sentimentali.
Ma almeno alcuni dati sulla personalità di Ada Mainardi sono indispensabili ed è facile ricavarli dal libro pubblicato anche in Italia (Nel mio cuore troppo d'assoluto. Le lettere di Arturo Toscanini, a cura di Harvey Sachs, Garzanti, 2003) che ci offre un quadro esemplare di tutta la vita del Maestro, corredato com'è da minuziose note che chiariscono ogni particolare "storico" del vasto epistolario, non solo con la Mainardi ma con direttori d'orchestra, musicisti, letterati, amici e parenti.
Ada Mainardi, dunque, proviene dalla nobile famiglia bergamasca dei Colleoni (e del famoso condottiero Bartolomeo possiamo ancora ammirare il grande monumento equestre di Verrocchio a Venezia). Nata nel 1897 (morta nel 1979) era un'ottima pianista e aveva sposato il noto violoncellista Enrico Mainardi.
Molto bella, colta e vivace, e da sempre appartenente all'ambiente musicale milanese, non era difficile comprendere come il suo destino potesse incrociarsi con quello del Maestro, appunto attorno all'anno 1933, quando lei aveva appena compiuto trentasei anni e Toscanini sessantasei.
Se il tema dominante di questo mio breve scritto consiste nel tracciare un quadro molto parziale circa il rapporto amoroso tra "Artù" (così si firma in molte lettere) e Ada, devo, tuttavia, sin dall'inizio, precisare che mi sono azzardato a farlo solo per il fatto di essere stato – sia pur marginalmente – vicino ai due protagonisti proprio negli anni cruciali del loro "romanzo".
Il che mi permette di trattarne non solo per sentito dire, ma con una certa personale partecipazione. Fu proprio in quegli anni che conobbi la famiglia Toscanini per una precisa ragione: mia moglie Lalla era stata affidata alla tutela del Maestro dopo la morte precoce dei suoi genitori.
Fu così che, nel 1936, in occasione del mio matrimonio, una delle lettere indirizzate a Ada così suonava: "Domattina Lalla si sposa... Walter e Riccardo Polo sono i testimoni – io fungo da padre – l'accompagnerò all'altare... Sarà motivo d'intensa commozione per me... Che Dio le conceda tutta la gioia che le augura il mio cuore."
Basterebbero queste poche righe a illuminare la profonda affettività di Toscanini e, in un certo senso, a "redimere" alcune eccessive turbolenze erotiche quali risultano da molte altre lettere dense di dettagli intimi e pruriginosi che non mi sembra proprio il caso di menzionare.
Non potevo non citare questo minimo episodio perché spiega come e perché, in quegli anni, avessi potuto conoscere Ada – buona conoscente di mia moglie – e come avessi incontrato più volte tutta la famiglia Toscanini (soprattutto la figlia Wally, provvista di tutto il fascino paterno) e lo stesso Maestro che poi ebbi ancora occasione di ritrovare nella sua villa di Riverdale a New York, dopo il suo favoloso ritorno alla Scala del '46 e quando nuovamente si era stabilito a New York dove sarebbe poi morto nel 1957.
Non si dimentichi, infatti, che Toscanini aveva lasciato l'Italia – pur continuando a dirigere in Austria e altrove – soprattutto per il suo odio al Regime, al duce, e verso tutti coloro che erano divenuti succubi del fascismo e del razzismo. Ed è molto significativo che – pur continuando a scrivere lettere appassionate a Ada – egli osasse ammonirla per la sua insufficiente rivolta verso il Regime e forse per un suo larvato razzismo. "Sei troppo avvelenata dall'ambiente che ti circonda – oramai vivete in mezzo alla vergogna..."
E ancora: "Se tu mi avessi detto francamente... Artù non ti amo più... dobbiamo troncare ogni intimità... mi avrebbe molto meno addolorato che di sentire che avevi paura di comunicare con me; paura che il governo fascista scoprisse la nostra amicizia.
Anche tu sei vittima dell'entourage nel quale vivi; vittima della generale vigliaccheria" (1939). Ma dalle lettere risultano ben altre sfaccettature della sua personalità: la sua generosità, le sue irritazioni, alle volte feroci, la sua minuziosa preparazione di ogni concerto; la sua preferenza per gli amati Verdi, Beethoven, Wagner, Respighi, ecc. e il suo disprezzo per importanti musicisti dell'epoca.
Ecco ad esempio come considera Mahler: "Credimi, Mahler non è un artista serio. La sua musica non ha alcuna personalità né genialità... A ogni passo cade in un luogo non comune ma triviale" (lettera al cognato Enrico Polo). Oppure, ecco una sferzante accusa a Petrassi: "Sere fa udii alla radio della musica di Petrassi... Gran brutto scherzo! Quella sì è gente da confinare.
E Molinari è entusiasta di quel giovane rammollito!" In realtà, come potei constatare infinite volte, frequentando la casa di via Durini, non mi accadde mai di incontrarvi – oltre ai famigliari e ad alcuni intimi amici (la Anita Colombo, segretaria della Scala, Fosca Leonardi, figliastra di Puccini, e la figlia Biki, la famosa "sarta"; i cognati Polo, la bellissima – allora giovanissima – Maly Da Zara), qualche esponente delle nuove leve artistiche, sia musicali che letterarie o pittoriche. In altre parole, incuriosisce il fatto che Toscanini avesse escluso ogni rapporto con gli indirizzi culturali che si discostassero dalle sue "preferenze".
Ricordo d'aver avuto l'impudenza, un giorno, di chiedergli perché non lo interessassero Schönberg e Webern; e credo che da allora la sua stima per me scemasse alquanto. Ma sarebbe davvero meschino giudicare Toscanini sulla base di certe sue incomprensioni; la profondità della sua sensibilità artistica, evidente in tutte le sue straordinarie interpretazioni – dal Falstaff di Verdi a La mer di Debussy, dai Maestri cantori di Wagner, alla Salomè di Strauss – si accompagnava con un calore e una disponibilità verso il prossimo difficile, se non ormai impossibile, da riscontrare."

Bompiani Editore
pp. 318
€. 15

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