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Graziano Villa: La GRANDEUR di parigi, Palazzo Graziani, San Marino, 31/07/2016

In questo particolare momento storico, dove Parigi è stata ferita dai nuovi vandali, il mio è un omaggio alla Città  della Libertà, della Cultura e dell’Arte dove è nata la Fotografia”.

Graziano Villa


Graziano Villa, uno tra i più importanti fotografi ritrattisti (ha lavorato per riviste come AD-Architectural Digest, CAPITAL, AMICA, DOVE, CLASS, TRAVELLER, FORTUNE, VANITY- FAIR), in collaborazione con il Segretariato all'Istruzione e alla Cultura della Repubblica di San Marino, ha realizzato una mostra fotografica dedicata a Parigi: "La GRANDEUR di parigi". Una selezione di stampe fotografiche delle grandi architetture parigine, con elaborazioni artistiche per accentuare la loro “anima grafica”.
L'esposizione è allestita presso Palazzo Graziani, a San Marino e rimarrà  aperta dal 31 luglio al 30 settembre 2016. 
La Mostra è un tributo fotografico per ricordarci della Grandeur di Parigi, Terra di Libertà  che, come San Marino, ha dato rifugio a tanti esuli.

Il peso di una questione irrisolta

Girando lo sguardo mi accorgo di una grande lastra argentea appesa alla parete dello stand del gallerista con  la Tour Eiffel, catturata di sghimbescio, che pareva dovesse cadere sul Mondo, come il peso di una questione irrisolta domina l’azione di un qualcuno che è solo e che da quel peso viene reso sempre più solo. Nessuna firma sull’opera monumentale, nessun segno che la distinguesse fra i capolavori che affollavano d’arte gli immensi padiglioni della fiera di Rimini, ma nella sua instabile grandiosità quella ‘Tour’ era l’opera più forte in quel momento, rievocando le stragi che un mese prima, al Bataclan e negli altri luoghi dell’incontro di Parigi, avevano violato con insana brutalità, la città dell’accoglienza, colpendo gli indifesi, indiscriminatamente. 
Con Lichtenstein e Warhol, Sironi e Balla, Dorazio e Fontana, capaci di proiettare l’immaginario nell’iperspazio della grande cultura d’occidente, la ‘Tour’ di Graziano Villa traduce questo straordinario panorama di idee dipinto dai geni del ‘900, indicandone la fragilità di fronte alla contraddizione generata fin dall’epoca del mercantilismo, accentuatasi nel periodo coloniale, quindi in quello dell’imperialismo, per finire con la globalizzazione finanziaria. È il dilemma fra sviluppo e sottosviluppo, fra ricchezza e povertà, fra lusso e fame, fra opportunità e disperazione, fino a ieri dominato dalla predominanza ‘culturale’ se non quando dalla potenza militare, ed oggi sfuggito di mano, generatore delle brutalità più incredibili, capace di trasfigurare l’animo ed annichilire ogni forma di umanità. Quel peso/torre, pronto a squarciare la coscienza, diventa così a poco a poco un progetto che naviga fra i simboli della grandezza di Parigi, li rielabora fino ad astrarne le forme affinché da essi emergano le emozioni più recondite. 
Graziano Villa facendo esplodere il rosso nei cieli del Louvre o de La Défense, interpreta il nostro bisogno di indagare su quel peso, cercare di capirne il senso profondo, e così avviare quel processo di metabolizzazione e superamento, altrimenti impossibile senza che la catarsi sia ultimata. Un nodo maturato in quattrocento e forse cinquecento anni di storia, oggi giunto al pettine e che la generazione attuale deve affrontare e tentare di sciogliere. Che fa il Piccolo Stato di fronte all’immane grandezza e potenza degli agenti in gioco? Che può fare se non favorire il dialogo, dare messaggi d’accoglienza, e generare generosità? 
Così nasce il progetto di rendere omaggio alla città di Parigi aggiungendo parole a quelle già espresse dall’artista Villa, che, indagando sulla ‘Grandeur’, mette a nudo la fragilità della nostra cultura di fronte alla questione irrisolta, che per mezzo millennio abbiamo finto di non conoscere, perché in fondo era comodo bearci del nostro progresso, trascurando il piccolo particolare che purtroppo gran parte di esso era dovuto  alle risorse che provenivano da Paesi sconosciuti, lasciati all’oblio, tanto che ancor oggi quando l’uomo viene violentato e muore il nostro coinvolgimento emotivo dipende dalla distanza in chilometri da noi e dalla nostra civiltà. 
Quel dramma è invece qui, ci dice Graziano Villa, e c’è un’intera metropoli europea, proprio quella che della libertà e fraternità ne ha fatto una bandiera inserendola fra i principi della sua rivoluzione, a ricordarcelo. Libertà, ecco cosa ci unisce ai fratelli francesi che nella storia l’hanno sempre difesa e così facendo hanno dato aiuto alla Repubblica di San Marino affinché mantenesse intatta la propria indipendenza. Un tributo alla grandezza di Parigi, non c’è modo migliore per confermare la nostra amicizia.

Giuseppe Maria MorgantiSegretario di Stato Istruzione e Cultura, San Marino, 26 maggio 2016


ARCHITETTURA E FOTOGRAFIA INSIEME PER CREARE UN’UNICA OPERA D’ARTE

Per Fellini il cinema era immagine e la luce ne era il fattore fondamentale. Mio zio Federico sosteneva: “...La luce è ideologia, colore, tono, profondità, atmosfera, racconto. La luce è ciò che aggiunge, che cancella, che riduce, che esalta, che arricchisce, sfuma, sottolinea, allude, fa diventar credibile e accettabile il fantastico, il sogno, o, al contrario, rende fantastico il reale, dà miraggio alla quotidianità più grigia, aggiunge trasparenze, suggerisce tensioni, vibrazioni. La luce scava un volto,o lo leviga, crea espressione dove non c’è, dona intelligenza all’opacità, seduzione all’insipienza. La luce disegna l’eleganza di una figura, glorifica un paesaggio, lo inventa dal nulla, dà magia a uno sfondo...
Ho imparato da Federico che la luce è il primo effetto speciale, inteso come trucco, come inganno, come malìa, bottega alchemica, macchina del meraviglioso. 
...La luce è il sale allucinatorio che bruciando sprigiona le visioni; e ciò che vive sulla pellicola vive per la luce. La scenografia più elementare e rozzamente realizzata può con la luce rivelare prospettive inattese, insospettate e calare il racconto in una atmosfera sospesa, inquietante; oppure, spostando appena un cinquemila, e accendendone un altro in controluce, ecco che ogni senso di angoscia si dissolve e tutto diventa sereno, familiare, rassicurante...
Per Federico il film si scriveva con la luce, lo stile si esprimeva con la luce.
Sono partita da qualcosa che conosco molto bene per comprendere come architettura e fotografia, grazie alla luce, possano creare insieme un’unica opera d’arte, testimoniando ancora una volta l’indissolubile rapporto tra Arte e Fotografia.
" ...Bisogna guardar lavorare la luce. È la luce che crea…"  
Non è un concetto preso a caso, infatti il termine fotografia ha origine da due parole greche: phos (luce) e graphis (grafia), quindi letteralmente fotografia significa ‘scrivere con la luce’. 
Quando il fotografo Graziano Villa ha pensato a questo “Tributo a Parigi” ha pensato ad un percorso di “luci e ombre” con uno stile da direttore della fotografia più che da semplice fotografo. Villa ha cercato nei suoi scatti di catturare la luce che l'architettura emana. Fotografare le architetture, gli permette di giocare con le ombre e i punti di vista, chiedendogli sempre un coinvolgimento attivo. L'uomo è volutamente assente nelle immagini in mostra mentre fa la sua comparsa il silenzio. L'unico suono che si percepisce guardandole è quello del vento. Mi sono sempre piaciute le parole che lo zio Federico, fa recitare a Roberto Benigni nel finale de “La voce della luna”(1990): 
...se ci fosse un po' più di silenzio, se tutti facessimo un po' più di silenzio, forse qualcosa potremmo capire...”. 
Attuali oggi più che mai !

Francesca F.Fellinigiornalista - curatrice della mostra
francesca.fellini@federicofellini.info - www.federicofellini.info


Parigi : Capitale della Fotografia.

L’inscindibile e fecondo legame tra la Ville Lumière e la fotografia è storicamente noto. Culla dell’invenzione fotografica, Parigi ha coltivato, per oltre un secolo e mezzo, l’immaginario visivo di cittadini di tutto il mondo, offrendosi come scenario perfetto per le prime sperimentazioni di vedute fotografiche. Le sue strutture architettoniche sono state, fin dagli esordi della tecnica fotografica, un soggetto ideale da riprendere, sia per la loro bellezza maestosa, sia perché rispondevano al requisito, inizialmente indispensabile, dell'immobilità richiesta dal lungo tempo di posa.
Tra i primissimi risultati di Louis Daguerre vi è la fotografia scattata al Boulevard du Temple di Parigi, un dagherrotipo del 1838, ricordata anche come la prima veduta urbana capace di fermare sulla lastra fotosensibile una figura umana - il cliente di un lustrascarpe - arrestatasi sul trottoir per diversi minuti. Qualche anno più tardi, William Fox Talbot pubblicava una serie di calotipi che ritraevano architetture e vedute dei boulevards parigini (nel suo ‘The Pencil of Nature’, 1844).
In un’ottica di documentazione del patrimonio architettonico francese nasceva, negli anni Cinquanta dell’Ottocento, la prima grande campagna fotografica di committenza pubblica; l’Administration des Beaux-Arts-Commission des Monument Historiques incaricava Édouard Baldus, Gustave Le Gray, Hippolyte Bayard, J.L.Henri Le Secq e Auguste Mestral di riprendere, su specifici itinerari concordati, una lista di monumenti parigini per evidenziarne lo stato di conservazione al fine di un loro eventuale restauro. Ma è nella seconda metà del XIX secolo, con il piano rinnovamento urbanistico dei centri storici delle principali città europee, che la capitale francese diviene oggetto di ampie rilevazioni fotografiche, compiute con lo scopo di preservare la memoria della vieille ville. Di lì a poco, infatti, Parigi avrebbe cambiato volto diventando la moderna metropoli dei monumentali edifici pubblici, parchi e giardini, ‘grands boulevards’.
Con l’affinarsi delle tecniche fotografiche e il diffondersi del mezzo, la possibilità di documentare la città e di riportarne una visione personale diventava, a cavallo del secolo, un’opportunità.
Eugène Atget scattò migliaia di fotografie della sua amata Parigi, privilegiando un approccio lento e riflessivo, scegliendo come soggetti gli edifici storici e i loro dettagli. Fotografò serialmente le inferriate dei palazzi, le fontane e le statue dei parchi e delle chiese medievali, producendone stampe che vendette a musei, biblioteche - fra cui la Biblioteca Nazionale di Francia - e altre istituzioni pubbliche. Ma anche vetrine di negozi, vetture in piccoli vicoli, umili venditori con carretti erano oggetto privilegiato dello sguardo di Atget. La sua ricerca diventerà un enorme archivio sulla città, descrivendone ‘monumenti e aspetti’, così come recitava l’insegna fuori dal suo studio.
Parigi è rimasta, per tutto il Novecento, oggetto di innumerevoli omaggi da parte di grandi fotografi, che ne hanno celebrato la bellezza e maestosità delle architetture. Spesso sullo sfondo di scene di vita quotidiana.
George Brassaï si abbandonava alla Parigi notturna, rovesciandone la visione acquisita di Ville Lumière. Le sue riprese partivano dal reale per perdersi nel surreale, trasformando il rigore classico dell’architettura parigina - Place de la Concorde, Notre Dame e così via - in apparizioni della città. Per Robert Doisneau, la città diventava il luogo prediletto di ricerca dell’intima affinità tra ambiente e uomo. Nonostante il suo sguardo fosse prevalentemente umanistico, la presenza della città e dei suoi edifici, talvolta enormi palazzi periferici, ritornava con costanza nelle sue fotografie. Il Bacio de l’Hotel de Ville, del1950, non sarebbe stato lo stesso senza l’'edificio tipicamente parigino che ne fa da quinta. La capacità di Parigi, e delle sue architetture grandiose, di prestarsi ad uno sviluppo linguistico del mezzo espressivo ne ha fatto, e ne fa tuttora, la metropoli europea privilegiata dalla fotografia.
Graziano Villa ce ne propone una nuova visione, inattesa e del tutto personale, capace di un’indiscussa soggettività e di una forte tensione all’astrazione. Una visione grafica, modulare e insieme complessa, onirica e destabilizzante. Così è la Grandeur de Paris.

Lorenza Bravetta, Direttore CAMERA, Centro Italiano per la Fotografia
camera@camera.to - www.camera.to


"Per decenni ho ritratto personaggi di ogni genere, di ogni strato sociale e culturale, in tanti Paesi del mondo. L'ho fatto per riviste importanti come “AD-Architectural Digest”, “CAPITAL”, “AMICA”, “DOVE”, “CLASS”, “TRAVELLER”, “FORTUNE”, “VANITY-FAIR”, ecc. In questo mio peregrinare in ogni angolo del pianeta sono sempre stato affascinato dalle grandi Architetture che l'Uomo ha costruito per lasciare nel Tempo traccia del proprio passaggio e della propria esistenza. I nomi di tali icone sono scolpiti nella memoria collettiva e  continuano a testimoniare l'audacia dell'ingegno umano: la Torre Eiffel, la Muraglia Cinese, le Piramidi di Giza, le Torri Gemelle del WTC, tragicamente famose, quelle di Kuala Lumpur, il Big Ben di Londra, il “Big Boy”, appena usciti dall'aeroporto di Oslo, il Castello Sforzesco di Milano, i Fiori di Metallo della Défense a Parigi, e così via. Perché ho deciso di fare questo tributo a Parigi ? Perché dobbiamo ricordarci della Francia e di Parigi, Terra di Libertà che, come San Marino, ha dato rifugio a tanti esuli. Soprattutto in questo momento storico, nel quale Parigi è stata ferita dai nuovi vandali, è giusto dedicare un tributo alla Città della Libertà, della Cultura e dell’Arte dove è nata la Fotografia. Il mio tributo, consiste in una serie di “Ritratti” alle sue stupende Architetture.  E parlo di Ritratti a ragion veduta perché, come nel ritrarre le persone, ho tentato di personalizzare questi Giganti, di sceverare e descrivere, amplificandola, la loro struttura grafica, ovvero la loro “anima”. Ho cercato di restituire visivamente l'impatto emozionale che queste meravigliose architetture hanno suscitato su di me: un'impressione altamente soggettiva e dunque non comune perché, alla fine, lo sguardo di ciascuno di noi è comunque, sempre e assolutamente unico e inimitabile. Credo di esserci riuscito."

Graziano Villa
 info@grazianovilla.com - www.grazianovilla.com


San Marino è la più antica  Repubblica  indipendente al mondo è anche la più piccola, con i suoi 61,196 Kmq. La leggenda  narra  che Marino  sia giunto  sulle sponde del mare Adriatico nel 257 d.C. assieme a Leo e ad altri lapicidi, dalla Dalmazia, in particolare dalla città di Arbe.  La leggenda  pone la fondazione della Repubblica nell'anno 301 d.C., uno Stato che, seppur  piccolo, conserva  nel proprio seno tutti  i caratteri distintivi di una comunità organizzata, con proprie radice leggendarie, una propria storia,  una propria cultura,  un proprio territorio.
Palazzo Graziani è un edificio ubicato in posizione centrale all'interno del centro stori­co della Repubblica di San Marino, di elevato pregio con una eccellente vista panoramica. L'esistenza dell'edificio risulta  presente già nel catasto Santucci del 1825, per cui si deve ritenere che la sua edificazione sia avvenuta  in epoche  antecedenti. Precedentemente aveva funzione ad uso abitativo ed al piano terra  commerciale. Oggi, a seguito di un radicale intervento, è costituito da complessivi 7 piani, di cui 3 fuori  terra, 3 seminterrati ed una grotta-cisterna interrrata al 4° piano sottostante riportata alla luce in seguito ad un delicato  intervento di scavi. In origine tutti i piani erano  collegati  tra loro attraverso una ripida scala interna; a seguito  dell'intervento di ristrutturazione, questa  è stata elimi­ nata e sostituita da un nuovo corpo  scale-ascensore accorpato al palazzo a lato valle con­sentendone così una migliore distribuzione degli spazi interni.


Graziano Villa: La GRANDEUR di parigi
Orari: dalle 10,00 alle 18,00

Ingresso: libero
Catalogo: introduzione di: Giuseppe Maria Morganti, Segretario all'Istruzione e alla Cultura della Repubblica di San Marino; Ettore Mocchetti: Direttore di “AD-Architectural Digest - Condé Nast Ed.; Lorenza Bravetta : Direttore di “CAMERA”, Torino, ex Direttore a Parigi delle Attività di “MAGNUM PHOTOS” in Europa; Francesca Fabbri Fellini: giornalista - curatrice della Mostra
sito webhttp://www.grazianovilla.com/portfolio/la-grandeur-di-parigi/

Palazzo Graziani
Via Piazzale Lo Stradone 13,
47890 San Marino
Repubblica di San Marino

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