SiteLock

Luca Gilli: Di/Stanze, Museo Diocesiano Carlo Maria Martini di Milano, 8/02/2018

La fotografia è protagonista dell’appuntamento che inaugura il programma espositivo 2018 del Museo Diocesano Carlo Maria Martini di Milano. Nuova concezione espositiva, più coerente e delimitata, in pieno rispetto del fascinoso spazio architettonico. La fotografia oggi è un testimone di ricerca importante, nel suo grande cambiamento, nel suo diventare uno dei media espressivi, di nobiltà pari agli altri, molto amato dal pubblico per una apparente più semplice comprensibilità e sicuramente dal punto di vista collezionistico assai più abbordabile. Mi si consenta una disgressione basta guardare al successo espositivo della prima Triennale della Fotografia Italiana, nell'esposizione veneziana, che ha realizzato un sorprendente numero di visitatori da tutta Italia.
Ma tornando a Luca Gilli, in lui la luce è elemento centrale che trasforma, nobilitando le tracce del processo costruttivo di nuovi spazi in via di finitura e portando l'osservatore in una dimensione altra, sfalsata.
La passata di gesso, il ritocco, le pennellate, la traccia, si trasformano in una dimensione surreale, che trasporta in una astrazione impalpabile, come in una nebbia, in uno spazio indefinito, dove il segno che appare, diventa bussola di una nuova dimensione.
Il colore, quando è presente, diventa traccia di un sentiero, un punto di riferimento non solo estetico. La luce è l'elemento che paradossalmente mina l'interpretazione del "reale". Diventa ricerca pittorica in uno slancio verso l'assoluto. Quella dimensione misteriosa e mistica che passa sotto il nome di Pittura Astratta.
Vengono in mente i quadri di Antonio Calderara, di Valentino Vago o di alcuni tagli di Lucio Fontana, come in quella della XXXIII Biennale di Venezia, in cui il bianco diventava abbagliante e il taglio, in nero, era conforto di realtà, unico riferimento della dimensione spaziale. Un canto di ascesa verso un nuovo dove.
Di queste trasfigurazioni valga come esempio la chiesa di San Giovanni in Laterano, a Milano. Una chiesa moderna - che Angelo Crespi non avrebbe non menzionato nel suo ultimo libro: "Costruito da Dio" - sinceramente brutta, anche per la stessa ammissione del parroco, che viene straordinariamente trasformata da Valentino Vago, in un "Cantico", in cui la luce tutto trasforma e conduce in una dimensione verso l'Assoluto, che tutto trasforma e trasfigura.
Da sottolineare che le immagini di Luca Gilli, non sono alterate da trasformazioni in digitale, ma da interventi sull'esposizione dello scatto che restituiscono l'elemento straniante che era già presente nelle condizioni di ripresa.
Come ho sottolineato al curatore sul tema della luce, nel suo slancio che ci porta verso l'alto, sono state realizzate ultimamente diverse mostre. Vale la pena di pensarne ad una complessiva che ne riconduca le strade in un'unica visione, magari con più curatori, senza steccati di tecniche realizzative, che oggi non hanno più senso, ma in grado di trasportare lo spettatore in questa visione che ci sembra oggi, sia pur frammentata, presente ed evidentemente gradita ai visitatori, nel bisogno di ritrovare la pittoricità.

Il corpus dell'esposizione ruota intorno al concetto “pittoricità” che si scopre in entrambe le serie di Luca Gilli, formalizzato dal fotografo usando come soggetti una serie di componenti trovati in interni in costruzione, dove l’uso eccessivo di luce modifica la percezione dell’osservatore creando muri senza fine né angoli, spazi senza profondità.
Le 21 fotografie di Luca Gilli, selezionate da cicli di lavori recenti dal titolo Incipit e Blank, dedicati rispettivamente alla costruzione del padiglione della Santa Sede a Expo Milano 2015 (Incipit) e all’indagine di spazi interni in costruzione, ambienti chiusi e cantieri (Blank, 2008-2017). 
Matteo Bergamini, curatore: “La mostra “Di/Stanze” di Luca Gilli raccoglie una selezione di scatti tra i più “pittorici” realizzati dall’autore, presi dalle sue serie più recenti: Incipit – in particolar modo – e Blank. Sembrano strizzare l'occhio alle opere dei grandi Maestri dell'Espressionismo Astratto, al Color Field, o agli Achrome di manzoniana memoria. Che errore! La percezione può scivolare in pieno su altre fonti, ma alla base del lavoro di Gilli c'è la composizione dell’architettura”.
Pennellate di colore su muro e cemento umido, sacchi di polistirolo, canaline elettriche, tracce di lapis da muratore, future bocchette d'areazione e tubi di scarico sono i soggetti dell'indagine che restano - una volta fissati - lontani dalla loro natura e da qualsiasi altra forma riconoscibile.
Le fotografie d'allusione di Gilli, esposte al Museo Diocesano, si pongono ben altrove rispetto alla sempre viva e comune percezione della fotografia come mezzo per la “raffigurazione”.  Sono immagini evanescenti, lontane da una celebrazione fisica, dalla carnalità, al confine tra mondo visibile e invisibile, dove gli espedienti della prospettiva sono annullati a favore di una visione oltre il limite.
Gilli cattura interni che saranno abitati, frammenti di “stanze” ancora lontane dalla loro oggettualità e dal loro fine ultimo quotidiano, che possiamo intendere, immaginare e cogliere - riuscendovi o meno - solo tentando di annullare il divario che intercorre tra la prova trasposta e l'inquadratura originale.
L'esposizione è realizzata in collaborazione con Paola Sosio Contemporary Art di Milano.


Luca Gilli (1965) vive e lavora a Cavriago, Reggio Emilia. Sviluppa la sua ricerca fotografica da molti anni e le sue opere fanno parte di collezioni private e di musei pubblici di fotografia e di arte contemporanea italiani ed europei.
Numerose le mostre personali in Italia, in Francia e nel mondo organizzate da prestigiose istituzioni pubbliche e gallerie private e le presenze in esposizioni collettive. Diverse le partecipazioni a cataloghi collettivi e le pubblicazioni personali, tra le quali Blank (2011) con un prestigioso saggio critico di Quentin Bajac, attuale direttore del dipartimento di fotografia del MoMA di New York, e nel 2016 Incipit (Skira) a cura di Walter Guadagnini. Tra le sue più note ricerche, “Blank”, “Raw state”, la serie “Un musée après” e il più recente progetto “Incipit”. Hanno scritto sul suo lavoro eminenti firme della critica di fotografia e arte contemporanea e importanti esponenti della cultura in Italia e Francia.


Luca Gilli: Di/Stanze
A cura di
: Matteo Bergamini

Dal 9 febbraio al 8 aprile 2018
Orari: da martedì a domenica dalle 10 alle 18. Chiuso lunedì (eccetto festivi); La biglietteria chiude alle ore 17.30
Biglietti: Museo Diocesano + mostra + Museo di Sant’Eustorgio e Cappella Portinari, Intero: € 10 euro; Ridotto individuale: € 8; Ridotto scuole e oratori: € 6
Biglietti Museo Diocesano + mostra: Intero: € 8o; Ridotto individuale: € 6; Ridotto scuole e oratori: € 4
Informazioni: T. 02.89420019 - 02 89402671 - info.biglietteria@museodiocesano.it
Ufficio stampa: CLP Relazioni Pubbliche - Anna Defrancesco - tel. 02 36 755 700 - anna.defrancesco@clponline.it - www.clponline.it

Museo Diocesano Carlo Maria Martini
Chiostri di Sant'Eustorgio
piazza Sant’Eustorgio 3

Milano

Print Friendly, PDF & Email
(Visited 36 times, 1 visits today)
Condividi su:

I commenti sono chiusi

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi