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Riquadri di lago di Alberto Colombo, Spazio Natta, Como

Inaugurazione martedì 4 luglio alle ore 18.30 con la presentazione del critico Roberto Borghi e rimarrà aperta fino al 23 luglio.

” Ti ho portato in luogo di un piccolo dono dal mio paese natale un problema degno di codesta tua scienza profondissima. Nasce dalla montagna una sorgente, discende attraverso le rocce, si raccoglie in un piccolo vano atto a pranzarvi, tagliato a mano dall’uomo. Dopo essersi un po’ trattenuta cade nel lago Lario. Ha una strana natura: tre volte al giorno si innalza e si abbassa per determinati crescimenti e diminuzioni. Forse che una corrente d’aria più nascosta ora apre l’apertura e i canali della sorgente e ora li chiude“.
Plinio il Giovane
Epistularum Libri Decem, IV, 30, lettera a Lucio Licinio Sura

Per questa mostra, a cura di Ilona Biondi, l'artista Alberto Colombo, milanese di nascita ma laghèe d'adozione, ci accompagna con una barca a remi in un piccolo percorso nei pressi di Torno che va dalla valle della Minzana fino a raggiungere la Villa Pliniana. È un racconto pittorico il suo, carico di suggestioni, di colori e atmosfere.
"Stando a un manoscritto del 1500, la Minzana è un “terreno a vigna e brughiera” (ora è rimasta solo la brughiera che si affaccia sul lago di Como all’altezza di Torno). La Pliniana invece è una villa divenuta leggendaria grazie alle sue “ombre misteriose” , alla sua “fonte intermittente” e agli “ospiti illustri” che si sono succeduti nel tempo. Minzana Pliniana, ancor prima che il titolo della mostra, è la descrizione sommaria del tragitto che Alberto Colombo percorre spesso in barca. La mostra è anzitutto la documentazione “in riquadri” di un viaggio che, a chi lo compie per la prima volta, risulta tanto breve quanto folgorante. Alberto ha remato tra la Minzana e la Pliniana innumerevoli volte, però il senso di folgorazione, il presentimento di qualcosa di poderoso ed enigmatico è rimasto intatto, come testimonia la sua pittura densa e vigorosa, ma pervasa da una luce lirica e da un tono sottilmente oracolare."

Roberto Borghi

Fonti d’ispirazione
Può darsi che, fuori dai confini del territorio lariano, il nome Pliniana dica ormai poco. Allora potrebbe essere il caso di rammentare che la Pliniana (quasi sempre davanti al nome compare l’articolo determinativo a sottolinearne l’unicità) è una villa davvero leggendaria, nella quale hanno soggiornato tra gli altri Napoleone, Foscolo, Stendhal, Byron, Manzoni, Rossini.
Costruita nella seconda metà del Cinquecento a Torno, sulla riva destra del Lago di Como, attorno a una fonte intermittente già descritta in epoca romana da Plinio il Giovane, la villa è il luogo in cui è ambientato (sotto mentite spoglie) Malombra, un tenebroso romanzo dato alle stampe da Antonio Fogazzaro nel 1880 e trasposto al cinema da Mario Soldati nel 1942. Dopo decenni di incuria e di stagnazione istituzionale, l’edificio è stato restaurato e trasformato in una struttura alberghiera d’eccellenza con soddisfazione dei tornaschi. Il restauro compiuto dai proprietari della villa infatti è stato filologico, ma (caso rarissimo) ha avuto degli esiti spettacolari, nel senso che ha permesso alla Pliniana di tornare a spiccare, ad avere il suo originario risalto nel paesaggio lacustre.
La storia della mostra di Alberto Colombo inizia da qui, dall’happy end da manuale di questa vicenda, e s’innesta anzi in una delle sue ulteriori conseguenze. Alberto è un pittore che scruta il lago (le acque ma soprattutto le coste e, verrebbe da dire, le arie del lago) da una barca, e lo fa spesso e volentieri di notte. La nuova illuminazione notturna della Pliniana, anch’essa filologica ma accortamente scenografica, ha rappresentato per lui qualcosa di teneramente antico al quale diamo tuttora il nome di fonte d’ispirazione. Per intenderci, il soggetto di un dipinto è cosa ben diversa dalla sua fonte d’ispirazione, e non solo perché il primo elemento ha un rapporto diretto con l’immagine mentre il secondo decisamente più indiretto. Un soggetto viene raffigurato e come contenuto nell’immagine, una fonte d’ispirazione non solo non è “contenibile”, ma anzi basa il suo funzionamento sull’incontinenza, sulla tracimazione: è l’immagine infatti che scaturisce da essa, proprio come da una fonte. Non a caso le immagini pittoriche raccolte in questa mostra hanno anzitutto un aspetto sorgivo, sembrano come appena sgorgate, appaiono quasi zampilli di visioni. Altra distinzione importante: un soggetto in fondo lo si possiede attraverso l’immagine, da un’ispirazione si è posseduti e ciò che ne scaturisce ha sempre un versante visionario. Quindi dovremmo prendere in considerazione l’ipotesi che le visioni proposte da queste opere non siano solo intensamente liriche, come appare evidente, ma anche sottilmente visionarie.
Di certo la pittura di Alberto non è realista, e neppure, a mio avviso, figurativa. Da quando un po’ tutta l’arte è diventata neo-pop, cioè interessata soltanto a come i nuovi mezzi di comunicazione ridefiniscano i processi iconici e creino meccanismi di consenso, termini quali realismo, figurazione e astrazione sembrano degli obsoleti attrezzi linguistici, anche se mantengono in sé la densità di significato delle tradizioni di pensiero che li hanno generati. La pittura di Alberto non è realista, né figurativa, né astratta, ma è qualcosa che da queste categorie prende comunque le mosse: è trasfigurativa, si pone al bivio tra il preciso dato di realtà e il puro stato d’animo, esprime un riverbero interiore volutamente impuro, perché non vuole fare a meno del reale o, forse meglio, della materia, che ha sempre una dose di protagonismo nei dipinti. Proiettato sul lago, questo sguardo tutto sommato paradossale rende ruvida l’acqua, priva la superficie lacustre di quella levigatezza assoluta e un po’ inquietante che la contraddistingue (ma più negli stereotipi che nella realtà), accentua il senso di profondità che è tipico di ogni lago (ma di quello di Como in particolare) attenuandone allo stesso tempo l’abissalità e virandolo verso una dimensione esistenziale, personale, più intima che metafisica.
E poi c’è la notte: non il lago di notte ma, come suggerisce il capovolgimento attuato dal titolo della mostra, la notte di lago. L’elemento da cui partire per comprendere i lavori esposti è quindi la condizione notturna declinata nella sua variante lacustre. E, per l’esattezza, di quel frammento del lago di Como su cui si affaccia una villa isolata ed enigmatica, nella sua architettura così insolita, con un forte potere di suggestione che a volte sfiora la tenebra. Anche i dipinti di Alberto sono come sfiorati dalla suggestione della notte assoluta, ma si fermano prima, allo stadio in cui l’oscurità non è totalmente nera, ma di un blu scuro con una nota di calore, e in cui il buio non è ancora così corposo da farsi sostanza e perciò rimane atmosfera.
Il fatto che questa pittura così evocativa sia stata suscitata da un progetto di illuminazione che ci si immagina hi tech, millimetrato, studiato fino allo spasimo, fa parte del bello delle fonti d’ispirazione. Che quasi sempre, come accade in certe ville, sono intermittenti, ma che quando sgorgano hanno un effetto prodigioso.

Roberto Borghi


Alberto Colombo nasce a Milano nel 1953 da famiglia brianzola Vive e studia tra Milano e Brianza, si diploma al Liceo Artistico Beato Angelico, frequenta la Facoltà di Architettura e l'Accademia di Brera. 
Dal 1975 dipinge ed espone: è del 1978 la sua prima personale alla Galleria "La Cripta" di Milano dove presenta tele di soggetti architettonici affioranti da superfici materiche ( rosoni di chiese, Venezie, architetture classiche) e pale d'altare interpretate come " meditazioni" su dipinti storici.. Le successive opere, nature, paesaggi e figure, di contatto diretto con una realtà più vicina, tra visione e non visione, gli valgono l'apprezzamento di Giovanni Testori che lo sceglie per "Segnalati Bolaffi" 1981. 
In questi anni, oltre alle collettive, espone in mostre personali a Novate, Monza e Milano. Dopo essersi dedicato per un lungo periodo alla produzione di vetrate artistiche, sculture ed oggetti in vetro, riprende il suo percorso pittorico nel suo nuovo studio a Torno dove dipinge grandi "tele di lago", quel lago che , col passare del tempo, è diventato il suo luogo, la sua realtà, il suo spazio vitale. 
"Nel lago", "L'entrata del molo", "Acqua", "Láach", "Di bianco e di buio", "Lagodalago", sono i titoli delle sue ultime personali le quali segnano la forte appartenenza di Alberto Colombo a questi luoghi.

Personali
2016 “Notte di lago“, Spazio Lumera, Milano
2014 “Lagodalago“, Spazio Pozzoni, Como
2011 “Di bianco e di buio“, Spazio Lumera, Milano
2011  “Alberto Colombo“, Scuola Frassati, Seveso
2011 “Làach“, Villa Raimondi Fondazione Minoprio, Vertemate
2008 “Acqua“, Spazio Lumera, Milano
2007 “Alberto Colombo“, Scuola Frassati, Seveso
2005 “L’entrata del molo”, Spazio Lumera, Milano
2005 “Nel lago”, Galleria Mauri, Mariano Comense
1981 “Alberto Colombo”, I.S.E.P.A., Milano
1981 “Alberto Colombo“, Sporting Club, Monza
1980 “Alberto Colombo“, Gesiö, Novate Milanese
1978 “Alberto Colombo“, Galleria La Cripta, Milano


Riquadri di lago - Lake looks
Alberto Colombo
A cura di: Ilona Biondi

Dal 5 luglio al 23 luglio
Orari: dal martedì al venerdì 16.00 - 20.00; sabato e domenica 11.00 - 20.00

Spazio Natta
Via Natta, 18
Como
Tel. +39 031252352 -cultura@comune.como.it - ilona.biondi@gmail.com - www.albertocolombo.it - info@albertocolombo.it

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