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Salvator Mundi di Leonardo da Vinci, 450,3 milioni di dollari, Christie’s, New York

Salvator Mundi di Leonardo offerto da Christie's l'opera d'arte più costosa della storia, che con i diritti d'asta fanno lievitare il prezzo a 450.312.500 dollari. 
Il quadro raffigurante Gesù salvatore del mondo sarebbe stato stato dipinto in Francia intorno al 1500 per un committente della casa reale. La casa d'aste l'ha definito "l'ultimo Leonardo", intendendo così l'ultimo quadro del maestro della Gioconda ancora di proprietà di un privato.
"È un momento storico", ha detto il battitore, mentre uno dei potenziali acquirenti per telefono ponderava se alzare la puntata oltre i 300 milioni, partiva da una stima a richiesta di 100 milioni di dollari. L’offerta vincente è infine arrivata da Alex Rotter, un dirigente di Christie’s che rappresentava un compratore il cui nome non è stato rivelatovincendo la gara su Francois De Poortere, direttore del dipartimento di dipinti antichi.
Vittorio Sgarbi: "È costato poco. Quando si vuol esprimere l'importanza di un'opera si usa impropriamente l'aggettivo 'costoso'. Queste opere costano molto perché autori come Leonardo o van Gogh hanno un valore unitario che si deve moltiplicare per il numero di persone che conoscono quegli autori. È come se ognuno pagasse un 'obolo' moltiplicato per il numero di persone che lo conoscono. Ecco perché questi autori hanno quotazioni così alte (e un Raffaello, ad esempio, meno), perché corrispondono con la loro popolarità che coincide con la loro universalità. Una volta stabilito il moltiplicatore, però, la cifra raggiunta dall'opera ha sempre un valore relativo perché il dipinto (che in questo caso è spirito e anima di Leonardo) ha un valore assoluto, la cifra è convenzionale. Il vero tema però è un altro. Questo Leonardo è diventato Leonardo grazie al suo costo, perché fino a ieri non c'era unanimità sull'autenticità dell'opera che oggi, grazie a questo risultato, viene conclamata. Il valore di mercato in questo caso dimostra che quell'opera è un capolavoro e che è effettivamente sua. Anche io stesso, inizialmente, avevo il dubbio che ci fosse anche la mano di un suo allievo e invece oggi sono convinto che sia un capolavoro assoluto di Leonardo".

Il Salvator mundi è un dipinto a olio su tavola (66x46 cm) attribuito a Leonardo da Vinci, databile al 1499 circa e conservato in una collezione privata statunitense. L'opera è stata pubblicata solo nel 2011 in occasione di una mostra alla National Gallery di Londra in cui è stata presentata al pubblico (dopo un restauro che ha eliminato vecchie ridipinture). L'attribuzione finora è stata confermata da quattro studiosi internazionali, con pareri unanimi.
Poco prima di abbandonare Milano per la caduta degli Sforza, Leonardo avrebbe dipinto una tavola del Salvator mundi destinata a un committente privato. Dell'opera restano alcuni studi, soprattutto al castello di Windsor. La memoria dell'opera, sconosciuta fino a questa recente scoperta, era affidata all'incisione che nel 1650 circa ne aveva tratto Wenceslaus Hollar, ma del dipinto si erano perse le tracce.
Il successo dell'opera era stato infatti all'origine di numerose copie, le cui tracce si confondono con quella dell'opera principale. Alcune fonti riportano come l'opera, dopo l'occupazione francese di Milano, era finita in un convento di Nantes. Quando la copiò Hollar invece si trovava nelle collezioni di Carlo I d'Inghilterra, che molto aveva acquistato in Italia. Con la decapitazione del re le sue collezioni vennero in larga parte disperse all'asta. Un Salvator mundi di scuola leonardesca riapparve nel XIX secolo nelle raccolte di sir Francis Cook, che lo vendette poi al barone di Lairenty e successivamente al marchese de Ganay, a Parigi, che ancora lo possiede: si tratta forse di un lavoro di Francesco Melzi(attribuito anche a Boltraffio o Marco d'Oggiono), derivato dall'originale di Leonardo.
L'opera apparteneva a un consorzio di commercianti americani con Robert Simon a capofila, proprietario di una galleria d'arte a New York. Scarse finora sono le notizie sulle circostanze dell'acquisto della tavola, che sarebbe stata rilevata all'asta in una vendita immobiliare nel 2004 o 2006. Dopo l'acquisto l'opera venne portata ai curatori del Metropolitan Museum per una valutazione e poi a quelli del Museum of Fine Arts di Boston, i quali però non si pronunciarono. Nel 2010 è stato infine portato alla National Gallery dove il direttore, Nicholas Penny, ha invitato quattro studiosi per valutarlo: Carmen C. Bambach, curatrice del dipartimento di grafica del Metropolitan Museum, Pietro Marani e Maria Teresa Fiorio, studiosi milanesi autori di diversi saggi su Leonardo e sul Rinascimento, e Martin Kemp, professore emerito di storia dell'arte all'Università di Oxford e noto studioso di Leonardo. I pareri sono stati tutti positivi, così si è deciso di procedere al restauro e di esporre l'opera alla grande mostra monografica su Leonardo che si è tenuta nel museo londinese dal 9 novembre 2011.
La notizia del ritrovamento è stata pubblicata dalla rivista Artnews, seguita dal Wall Street Journal, che aveva anche azzardato una valutazione sui 200 milioni di dollari. L'opera è stata poi venduta privatamente nell'estate del 2013 per 75 milioni di dollari. Nel novembre 2017 l'opera è stata venduta all'asta per 410 milioni di dollari (450 milioni con i diritti d'asta) all'asta dal presidente del Monaco Calcio Dmitri Ryobovlev che l'aveva acquistata per 108 milioni di euro.

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