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Gianluigi Colin: Sudari, Triennale di Milano, 10/05/2018

In queste tele riconosco le infinite storie di una umanità invisibile. Una memoria sospesa in un tempo che ogni giorno
 si rinnova: volti di donne e uomini, cronache di vite dolenti sovrapposte a fragili racconti di felicità. Ma qui il presente improvvisamente si dissolve: diventa sostanza informe, stratificazione di colori, pura astrazione. Tele prelevate nel cuore del mondo dell’informazione che si manifestano come sudari laici del nostro tempo. Ce lo ricorda Karl Kraus: ‘Dove la vita non ha trovato parole, rimane solo il silenzio'.

Certo il mio lavoro artistico tocca anche il mondo dell’informazione, ma parla soprattutto della sedimentazione del vedere, del tempo, della memoria e ha la funzione di aiutare a riflettere sul nostro presente. Lavoro con lo stesso spirito di un archeologo che preleva e conserva segni, parole e immagini che altrimenti sparirebbero nell’oblio."

Gianluigi Colin


La mostra negli spazi della Triennale di Milano Impluvium, sono stati una vera sorpresa. Per prima cosa la ridistribuzione e allestimento dello spazio realizzata da Baldessari & Baldessari  ne ha dato nuova energia e vitalità e senso di compiutezza. Qui le 18 opere di Gianluigi Colin trovano un respiro e una dimensione contemplativa.
Nel colloquio con Gianluigi Colin, che in parte vi proponiamo, ho ritrovato delle affinità profonde nella sua ricerca e nella sua urgenza di registrare ciò che fuori e dentro di noi accade.
Lui li ha definiti "Sudari", per quel senso che inevitabilmente rimanda al cristico sudario - anche se lui lo definisce laico - traccia di un sconvolgente accadimento  di un percorso che nel suo farsi manifesto, nel ricordo impresso nel sacro lenzuolo, sublima il ricordo. Ci accomuna la necessità e la convinzione che le tracce siano da preservare come monito e storiografica traccia.
Nella visione e convinzione delle scuole mistiche ciò che accade rimane indelebile vibrazione che ci pervade e che è possibile rievocare. Una sorta di "rumore bianco" che si può riascoltare e che alcune ricerche degli anni '60 avevano riprodotto anche in tracce audio/video. 
Ma torniamo ai "Sudari" ecco che Colin nel tessuto che veniva usato per pulire le rotative, recupera quell'essenza del ricordo, quella traccia degli accadimenti. La conserva e ce la riporta in una geometria di colori che ricordano i gouaches, in soffuse immagini, dopo averla fatta sedimentare nel tempo, in attesa della sua resuscitazione e diventare testimonianza.
Visivamente suggeriscono anche visioni architettettoniche di città di un mondo sospeso. 
Prima i suoi lavori presentavano immagini accartocciate di stampe di quotidiani, di settimanali, ma sempre tracce della storia che ci circonda e che forse ci offusca e forse in attesa di essere inserite in una dimensione in cui il distacco ne consente la comprensione, scevra dall'affollamento assordante.

Alla Triennale di Milano è stata presentata  Sudari, mostra personale dell’artista Gianluigi Colin che resterà aperta al pubblico dal 11 maggio al 10 giugno 2018.
La mostra comprende un corpus di 16 grandi tele inedite e realizzate appositamente per il progetto espositivo, più un dittico di piccole dimensioni.

I Sudari di Colin sono una sequenza di opere astratte, cariche di sedimentazioni cromatiche, di striature ripetute, di campiture dilatate nello spazio. La particolarità di questa nuova serie risiede nell’origine di questi lavori, a mettere in luce la storia personale e la radice concettuale della recente ricerca dell’artista: Gianluigi Colin, infatti, si appropria di grandi tessuti utilizzati per pulire le rotative di diversi quotidiani. Si tratta di “roto-pitture”, tessuti in poliestere usati per “rimuovere” simbolicamente le notizie del mondo.
Le opere in mostra svelano le diverse anime di Colin come artista, art director e giornalista. Nascono tra la materia della realtà tipografica, portatrici della memoria di giorni, mesi, anni di notizie, intrise di inchiostri tipografici ed energie collettive. Autentici “stracci di parole”: il grado zero di ogni forma di scrittura.
Gianluigi Colin pone al centro della propria ricerca la mitologia dei quotidiani, riflettendo sul sistema dei media, operando nel dialogo tra immagini e parole e affrontando il tema dello sguardo e della memoria. L’artista, dal punto di vista privilegiato del giornalista, osserva il mondo attraverso il suo farsi storia a partire dal flusso infinito delle immagini della cronaca quotidiana, che arrivano a depositarsi nella memoria individuale solo dopo il filtro dei media. Il “capitale” iconografico della nostra storia presente è il punto di partenza dell’indagine, che mette da parte una lettura ideologica per porre al centro la ricerca sulle trasformazioni tecnologiche che in questi anni hanno mutato i processi conoscitivi, la cultura della rappresentazione e, soprattutto, l’atteggiamento progettuale.
Per questa ragione, la mostra Sudari rappresenta un capitolo del tutto nuovo, inatteso e sorprendente nel percorso di Gianluigi Colin.
Stefano Boeri nella prefazione del catalogo: “Questa volta l'arte preesiste, è già art trouvé: basta un gesto di scoperta e riconoscimento, semplice ma profondo. Un atto sensibile di archeologia minuta, che svela l'indizio e ne riconosce all'istante non soltanto la bellezza autopoietica ma anche i suoi innati apparati concettuali. Eppure quell'azione tanto essenziale ha la forza di ribaltare totalmente le cose, forse perfino un po' involontariamente, al punto che siamo oggi costretti a chiederci: ma sono le immagini a precedere la scrittura, o viceversa? A ben vedere, per essere opera quegli ‘stracci di post-parole’ avevano solo bisogno di un nome: come quello che rende domestico un randagio raccolto per strada. La materia selvaggia viene dunque battezzata Sudari, con un richiamo alla reliquia più iconica e dibattuta del cattolicesimo: un diverso esito figurativo, cromatico, identitario, ma un'identica matrice nella parola”.
Sottolinea Bruno Corà: “Se la vanitas non avesse già assunto iconologicamente l'aspetto del teschio, essa potrebbe, per altri versi e ragioni, essere identificata con queste inedite 'pale' di afasia visiva. Ma il bello è che questa rassegna di ready-made di Colin, stavolta privi di ogni intervento eccetto quello della loro scelta e dimensionamento, non solo rivelano un magnetismo privo di ogni flessione decorativa ma, al contrario, definiti da interna austerità strutturata dall'hasard della macchina, offrono una perentoria immagine di eloquente dissolvimento di ansie, cure, ambizioni, misfatti, speranze, imprese, drammi, sogni e menzogne di ogni giornata irreversibilmente trascorsa. L'approdo di Colin non è una semplice tappa del suo percorso artistico, ma assai di più. I Sudari, se si vuole considerarli a partire dalla loro origine fino all'innalzamento frontale emblematico non iconico, appaiono misura d'avvistamento estetico che ci riguarda. Ciò ricordando il detto già evocato dai versi di Hölderlin e ripetuto dal pensiero filosofico secondo cui ‘ognuno va tanto più lontano se va soltanto là dove può andare’".
Per Aldo Colonetti: “Sudari sono impronte autentiche di una parte del mondo, non della sua totalità; ecco perché i colori, le forme, le tracce dei fatti della società contemporanea, compaiono sotto un’altra veste, senza mai arrivare al nero, ovvero alla negazione della varietà del mondo, attraverso un’opzione dettata dalla superbia assoluta di una ragione astratta. Gianluigi Colin ama il mondo, ama la sua storia per cui non potrà mai negarla totalmente, anche quando, come nel caso di queste ultime opere, ci va vicino; ci sarà sempre, per il nostro autore, una possibilità creativa e progettuale capace di andare aldilà della realtà, senza negarla. Perché questa è la ragione fondamentale dell’arte”.
La mostra è accompagnata da un catalogo edito da Electa con testi di Stefano Boeri, Aldo Colonetti, Gianluigi Colin e Bruno Corà.

Gianluigi Colin (Pordenone, 13/09/1956) conduce da molti anni una ricerca artistica intorno al dialogo tra le immagini e le parole. Il suo lavoro nasce come investigazione sul passato, sul senso della rappresentazione, sulla stratificazione dello sguardo. Si tratta di una poetica densa di richiami alla storia dell’arte e alla cronaca, che tende a porre sul medesimo piano memoria e attualità, facendo sfumare i confini tra le epoche. Una poetica dal forte impegno civile ed etico, che vuole restituire all’esperienza artistica forti valenze militanti.
Personalità eclettica, Colin è stato per molti anni art director del Corriere della Sera, attualmente è cover editor del supplemento culturale la Lettura di cui è stato co-fondatore. Tiene conferenze, seminari e corsi universitari. Insegna alla IULM di Milano “Teoria e tecnica della fotografia”. È autore di numerosi saggi, articoli e interviste dedicati alla fotografia e all’arte contemporanea. Sue personali si sono tenute in numerose città italiane e straniere. Tra le sue mostre, da segnalare quelle all’Arengario di Milano, nel 1998, al centro Cultural Recoleta di Buenos Aires, nel 2002, al Museo Manege di San Pietroburgo, nel 2003, al MADRE di Napoli, alla Bienal del Fin del Mundo a Ushuaia, al Museo IVAM di Valencia nel 2011, alla Fondazione Marconi a Milano nel 2012, alla Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di Pordenone nel 2013, al museo MARCA a Catanzaro, nel 2016.
Protagonista di performance (organizzate in varie parti del mondo), è stato invitato a Valencia09 (presso l’IVAM di Valencia nel 2009) e selezionato per il Padiglione Italia della 54ª Esposizione d’Arte Internazionale della Biennale d’Arte di Venezia. Sue opere sono presenti in collezioni private, musei e istituzioni pubbliche in Italia e all’estero. Vive e lavora a Milano.


"Le immagini che Colin ha pazientemente costruite, isolando, tagliando, incollando, giustapponendo brandelli o intere figure prese a prestito da grandi capolavori del passato (da Raffaello a Manet, da Van Gogh a Picasso, da Velasquez a Matisse) sono effettivamente di straordinaria “piacevolezza” 
Gillo Dorfles

"Colin rappresenta in un modo incredibilmente sereno, con chiari messaggi di forte impatto visivo, il nostro confuso presente
Arturo Perez Reverte, 28/12/2013

 "Conosciamo da tempo la vivacità e l’abilità con cui Gianluigi Colin si serve della carta stampata per farne qualcosa di più di un medium cronachistico, utilizzandolo per vere e proprie creazioni estetiche"
Gillo Dorfles, 13/11/2013


Gianluigi Colin: SUDARI
Dal 11 maggio al 10 giugno 2018
A cura di: Aldo Colonetti e Bruno Corà
Con il supporto di: H.edge, Gruppo Fallani, DE PLANO
Progetto di allestimento: Baldessari & Baldessari
Ingresso: libero
Inaugurazione: giovedì 10 maggio 2018 ore 18.30
Contatti Stampa: Triennale di Milano, Comunicazione istituzionale e Relazioni Media - Alessandra Montecchi e Micol Biassoni - T. +39 02 72434247 - press@triennale.org
PCM Studio - press@paolamanfredi.com - T. +39 02 36769480 - Paola C. Manfredi - M. +39 335 5455539 - paola.manfredi@paolamanfredi.com

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